Archive for settembre 2013

Apecar, messe e nazionalismo austro-ungarico

 

 

Eger, domenica 21 luglio, 10 del mattino

 

 

Giusto il tempo di scendere dal treno e già mi becco il primo cazziatone della giornata. A quanto pare è vietato fumare sulle banchine della stazione, sebbene siano completamente all’aperto, e più che banchine siano strisce di terra tra i binari. Mi pare grottesco aver infranto nell’Europa Orientale un divieto antifumo che non esiste in Italia, ma non è il caso di discutere: metti che il sindaco è uno dei Verdi? Spengo la sigaretta, mi scuso ed esco dalla stazione.

 

“Tutti amano Eger, e visitandola si capisce subito il perchè”, così recita la Lonely Planet nel mio zaino. A essere sinceri non mi pare la classica località per il turista medio, benchè annoveri qualche edificio storico di rilievo, il minareto più a nord d’Europa e soprattutto la Valle delle Belle Donne, una specie di fiera permanente del vino rosso. A me comunque fa un’ottima impressione: tanto verde, case di paese con due-tre piani al massimo e i tetti a punta, zero traffico, poca gente in giro se non anziani e mamme col passeggino, qualche emporio di quelli dove puoi trovare di tutto, dai salumi alle batterie per automobili. Pécs, non certo una metropoli, dava molto più l’idea di un’attrazione turistica; qui invece sembra di essere in quei paesini della Brianza dove la vita scorre lenta, la gente si fa i cazzi propri e si gode il relax, dove in qualsiasi momento puoi scendere giù al baretto a berti un bianchino e giocare a scopa con i pensionati. I ritmi placidi che in quella giungla di asfalto e fichetti che mi ha dato i natali probabilmente non sono mai esistiti. Mio padre la adorerebbe, un mio coetaneo medio si sparerebbe nei coglioni; io, che volevo un assaggio di Ungheria lontano dai grandi musei e dalle vie dello shopping della capitale, mi trovo decisamente a mio agio. Non fa neanche caldo.
In ogni caso, mi basta poco per rendermi conto di aver cannato ancora una volta la tabella di marcia: a mezzogiorno nella cattedrale c’è un concerto d’organo a cui vorrei assistere, ma mancano quasi due ore. Il castello e il minareto sono troppo lontani per poterli visitare e tornare in tempo; di pranzare a quest’ora non se ne parla. Decido di cominciare con un giro della piazza della cattedrale, guardo quel che c’è da vedere e intanto mi informo su quanto costa il biglietto.

 

P1010667

 

La cattedrale è molto bella, poco da dire: esterno color crema con due campanili e il colonnato all’ingresso tipo tempio greco, all’interno una bella cupola riccamente decorata e tanti affreschi. Di fianco al portone c’è una specie di avviso, ovviamente solo in ungherese, da cui però capisco che il concerto è alle 12 e costa 800 fiorini (circa 3 euro). Cerco qualcuno da cui comprare il biglietto e mi imbatto in un’arzilla vecchietta sui 130 anni: dentiera a pianoforte ingiallito, abbigliamento da rifugiata kosovara, sguardo di chi non sa in che anno siamo e condizioni di salute che rendono plausibile un infarto nei prossimi dieci minuti. Se spero che parli inglese sto fresco, ma proviamoci. In fondo, a Pécs sono riuscito a ordinare un pranzo succulento usando solo le frasi fatte della guida, pseudotedesco e gesti. Dopo qualche minuto di monosillabi e sorrisi sdentati riesco a capire che i biglietti li vende effettivamente lei (siamo a posto), ma solo quando inizia il concerto e non prima. Tanto vale scendere in piazza a cazzeggiare.

 

Il banchetto dei souvenir non ha niente di interessante, salvo alcuni gadget per nostalgici con i confini dell’Ungheria prima del Trattato di Versailles e la scritta “NO, MAI!”. Sorrido al pensiero di quanto, cent’anni dopo, bruci il culo agli ungheresi aver perso la Prima Guerra Mondiale, compro un paio di cartoline e mi allontano.
All’incrocio di fianco alla cattedrale vedo una delle cose più awesome di questo viaggio: una specie di motocarro tipo Apecar in cui il cassone posteriore è stato sostituito da una piattaforma con su due sedili e la scritta “Sightseeing Bus”, al volante un tizio ingrugnito stile “haters gonna hate” e seduti dietro due anziani con l’aria scazzata di chi sperava di andare a Venezia ed è finito a San Donà di Piave. Il punto più alto e al tempo stesso più basso raggiunto nella storia dell’industria del turismo. La scena merita di essere immortalata: purtroppo appena prendo la macchina foto parte il verde e il “bus” va per la sua strada.
Ho ancora un po’ di tempo da passare in qualche modo, e una birra mi sembra una buona idea. Fortunatamente nella via da cui sono arrivato c’è un piccolo bar di quelli che piacciono a me: interni in legno, pubblicità di alcolici vintage, persino un calciobalilla. Sono quasi tentato di proporre una partita ai due avventori al bancone, ma mi frenano l’incompatibilità linguistica e il fatto che agli esponenti di un popolo così revanscista da vendere souvenir con i vecchi confini dell’impero, non sia il caso di rivelarmi come persona originaria proprio del paese che li ha sconfitti in quella guerra. Bevo la mia Dreher media, pago ed esco.

 

(vi piacerebbe)

        (vi piacerebbe)

 

Quando torno alla cattedrale, la situazione è cambiata: la custode dell’arteriosclerosi sta discutendo con una specie di maestra di scuola, alla guida di una comitiva di ragazzine sui 12 anni. Mi avvicino, saranno lì anche loro per il concerto, magari capisco qualcosa in più. Non sembrano ungheresi comunque: la vecchia si esprime sempre a monosillabi e indica l’avviso sul portone, come faceva con me, ma la maestrina continua a porle domande seccate in un’altra lingua. I miei tentativi di fare da tramite in inglese non servono a granchè, visto che nessuna delle parti sembra comprenderlo; in compenso scopro che la scolaresca viene dalla Polonia. “Polonia, figata!” penso tra me e me, esaltandomi senza ragione; la situazione però è complicata, non è il caso che mi intrometta per chiedere se conoscono i Behemoth.
A logica però vorranno avere informazioni sul concerto. Chiedo: “Are you here for the concert too?” e la maestrina risponde “NO, not the concert!”, come se fosse la quindicesima volta che risponde a questa domanda. Calma, analizziamo la cosa come farebbe Sherlock Holmes. Si tratta chiaramente di una classe in gita scolastica, perciò saranno qui a fini educativo-culturali; la cattedrale è visitabile gratuitamente anche adesso, quindi non ha senso stare a questionare con la portinaia; per quale motivo allora siete venute dalla Polonia fino in questo angolo sperduto della Grande Pianura, se non per assistere a questo concerto del cazzo? Cosa c’è che non colgo?

 

E all’improvviso, l’illuminazione.

 

You wanna know when the Mass begins, right?” dico, congiungendo le mani nel gesto dei fedeli del dio di Abramo e Isacco. Mi aspetto che anche la maestrina si illumini, esclamando “Oh mio eroe! *o*” in polacco, invece assume un’espressione di sollievo esasperato, come a dire “Finalmente uno di voi coglioni ha capito”.
Già, dimenticavo che la domenica mattina i cristiani tendono ad andare a messa. Tra l’altro, non so come funzionino le cose a Varsavia, ma da noi le funzioni religiose iniziano sempre a quest’ora, non è che ci sia molto da chiedere… ma lungi da me creare ulteriori problemi.
Rivolgo lo stesso gesto a Miss Quinta Età, che indica l’ingresso della chiesa invitandoci a entrare. Le polacche entrano ordinatamente, io rimango fuori ad accendermi una sigaretta. In fondo la mia opera pia di mediazione linguistica l’ho già svolta, mi ritengo soddisfatto.

 

Great_success

 

 

 

 

 

Alla fine il concerto non era ‘sta cosa eccezionale: mi è parso di riconoscere dei brani di Bach, ma per quel che ne so poteva essere pure Rick Wakeman. L’ultimo è l’Ave Maria di Schubert, che però senza il cantato perde buona parte della sua bellezza.
Il castello di Eger è poca cosa se paragonato a quello di Praga o di Budapest stessa (d’altronde è una costruzione concepita per resistere ai nemici, non per far fare “oooohh” ai turisti), ma i panorami sulla città dall’alto sono splendidi e compensano la fatica della salita.
Alla bancarella ai piedi del minareto compro per pochi fiorini una riproduzione in legno pacchianissima del minareto stesso, che farà bella mostra in una futura mensola “cianfrusaglie around the world”. Alla Valle delle Belle Donne arrivo solo nel tardo pomeriggio e riesco a stare solo un paio d’ore, sufficienti per qualche bicchiere di ottimo Sangue di Toro ai tavoli all’aperto di una delle taverne, vicino a un’orchestra di ubriaconi rubizzi con costumi d’epoca che prova a suonare pezzi di musica tzigana rivisitati in chiave moderna, ma azzecca una nota su tre.
Un’ottima chiosa a questa giornata di true hungarian countryside.

 

Ci vorrebbe un po’ di Pol Pot

 

 

… no, non temete, non sono diventato realmente polpotiano. L’omaggio ai Fucktotum mi serve solo come pretesto per esporre le principali modifiche che vorrei effettuare nel mondo del calcio, per riportarlo al suo antico e nobile splendore, prima dell’Età Oscura (che come tutti sapete, inizia negli anni Novanta).
Quando avrò portato a compimento il mio golpe all’Uefa, queste saranno le nuove regole:

 

Art. 1 – Abolizione della Champions League e dell’Europa League. Ripristino di Coppa dei Campioni (riservata solo ai vincitori dei campionati nazionali), Coppa delle Coppe e Coppa Uefa. Tutte le partite delle suddette competizioni saranno giocate il mercoledì.

 

Art. 1 bis – Abolizione del Mondiale per Club. Ripristino della Coppa Intercontinentale riservata esclusivamente ai campioni di Europa e Sudamerica, con finale in gara unica da giocare a Tokyo.

 

Art. 2 – Abrogazione della Sentenza Bosman: ai club europei sarà consentito tesserare un numero massimo di 6 giocatori stranieri, senza distinzione tra comunitari ed extracomunitari. Per “straniero” sarà da intendersi qualsiasi giocatore non convocabile per la nazionale del campionato in cui milita.

 

Art. 3 – Istituzione di un Comitato di Salute Pubblica con il compito di stabilire un tetto massimo per le spese di trasferimento e gli stipendi di calciatori e allenatori.

 

Art. 3 bis – Abolizione delle provvigioni ai procuratori sui trasferimenti dei calciatori.

 

Art. 4 – Le piattaforme televisive non avranno voce in capitolo nell’organizzazione delle competizioni nazionali e internazionali. Il Comitato di Salute Pubblica vigilerà sulla corretta ripartizione dei diritti televisivi e dei relativi introiti.

 

Art. 5 – L’uso della tecnologia durante le partite sarà limitato ai sensori elettronici per la valutare se la palla ha oltrepassato la linea di porta. Sarà considerato in fuorigioco solo il giocatore con tutto il corpo oltre l’ultimo difensore. Le pene sportive per la simulazione saranno inasprite.

 

Art. 6 – per quanto riguarda il campionato italiano: ripristino della Serie A a 18 squadre e della serie B a 20. Abolizione della Lega Pro e ripristino dei campionati di serie C1 e C2. Abolizione di anticipi e posticipi: salvo casi eccezionali, tutte le partite saranno giocate la domenica.

 

Art. 7 – I giornali e i programmi televisivi sportivi verranno istruiti a trattare di calcio con toni pacati e nel rispetto della lealtà sportiva. Le polemiche arbitrali saranno fortemente disincentivate. Per i trasgressori, si veda art 12.

 

Art. 7 bis – Abolizione delle telecronache faziose. Le partite in televisione verranno commentate da cronisti competenti e super partes.

 

Art. 8 – Ogni squadra di club avrà una prima maglia e una seconda maglia, che sarà utilizzata solo in caso di evidente confusione con la maglia della squadra avversaria. Ogni variazione di colori e disegni da parte degli sponsor tecnici verrà sottoposta al giudizio del Comitato di Salute Pubblica, che tenderà a privilegiare la Tradizione.

 

Art. 8 bis – Salvo casi di evidente confusione con le maglie delle squadre in campo, arbitri e guardalinee indosseranno divise di colore nero.

 

Art. 9 – Ai calciatori sarà concesso scegliere un numero di maglia non superiore al numero dei giocatori presenti nella rosa; se ad esempio una squadra avrà 24 calciatori tesserati, i numeri andranno dall’1 al 24. Sarà inoltre proibito inserire soprannomi, nomi di battesimo o qualsiasi parola diversa dal cognome del calciatore. In caso di omonimie all’interno della stessa squadra, sarà concesso l’utilizzo dell’iniziale prima del cognome.

 

Art. 10 – Istituzione per i calciatori di una tassa speciale su tutte le acconciature che il Comitato di Salute Pubblica giudicherà indecorose.

 

Art. 11 – Tolleranza zero sulle violenze negli stadi: ai tifosi colpevoli di atti di teppismo e vandalismo verrà proibito l’ingresso allo stadio per un periodo di tempo variabile a seconda della gravità del gesto. I gruppi organizzati responsabili di ripetuti atti di violenza saranno sciolti in modo permanente. Tutte le sanzioni penali attualmente in vigore saranno inasprite.

 

Art. 12 – I vecchi stadi in disuso verranno convertiti in campi di rieducazione per i trasgressori. Il Comitato di Salute Pubblica provvederà a un programma basato sull’importanza della lealtà sportiva e il rispetto delle tradizioni. Particolare attenzione verrà rivolta a: dirigenti che hanno suggerito modifiche dei precedenti articoli a scopo di lucro; calciatori colpevoli di aver truccato le partite, fatto uso di doping o provocato risse in campo; giornalisti che hanno fomentato polemiche sugli arbitraggi; Enzo Gambaro.

 

RESTAURAZIONE! ORA!

 

Congresso_di_Vienna