L’altra sera ero seduto nella mia stanza, un bicchiere dell’idromele di Folk in mano e la musica di un misconosciuto gruppo prog-fusion danese al computer. In questo contesto di pace dei sensi, ho iniziato a pensare a quale sarebbe stato l’anno ideale in cui nascere (ovviamente in tempi relativamente recenti, i fanatici del Medioevo che vorrebbero vivere nel 1100 per potersi vestire come dame e cavalieri non mi sono mai andati a genio). Dopo una lunga riflessione, la scelta è caduta sul 1978, dieci anni esatti prima della mia nascita reale.

1978. Tanto per cominciare, il contesto politico-economico. Sarei nato troppo tardi per avvertire il clima di pessimismo, rabbia e paura degli Anni di Piombo, della strategia della tensione, delle Brigate e delle bombe, ma nel momento giusto per beneficiare della ripresa dell’economia dopo la recessione degli anni Settanta. Sì è vero, gli anni Ottanta sono stati il decennio della moda, della speculazione selvaggia, dell’arrivismo sociale, delle morti misteriose, dei governi che cambiavano ogni anno ma con dentro le stesse facce di merda democristiane e socialiste. Ma sono stati anche anni di benessere, di creatività, senza rivolte di piazza, senza timori di guerre mondiali, con un vento di libertà che soffiava su un po’ ovunque, dall’Argentina alla Polonia. Poi, come cantava De Andrè in “La Domenica delle Salme”, ci avrebbero spiegato che era tutta una presa per il culo, che la politica non era marcia ma direttamente putrefatta, e l’illusione del progresso poggiava sulle sabbie mobili. Ma questo lo avrei scoperto comunque col tempo, e intanto avrei avuto qualche anno di pia illusione.
Perchè sarei stato un bambino, e per un bambino crescere negli anni Ottanta era il Paradiso. Non avrei avuto il computer o la Playstation, d’accordo, ma ci sarebbe stato il MegaDrive, il Lego, i Librogame, Topolino ancora di qualità, le figurine dei Calciatori idem. Avrei trovato il Subbuteo nei negozi e non su Ebay, e a 10-12 mila lire, non a 70 euro come certi pezzi rari. Nella realtà, la mia infanzia ha subìto il fascino fortissimo di tutta una serie di giochi, prodotti e attività che erano già “fuori tempo massimo” per la mia generazione; nascere dieci anni prima avrebbe voluto dire anche gustarli nel momento di gloria, o almeno nelle ultime scintille. E poi i cartoni animati! Non dico che non mi piacessero quelli di quando ero piccolo, ma siamo seri, i cartoni degli anni Ottanta erano I cartoni, quelli che hanno fatto la storia, che sono entrati nel mito. Chi, anche senza aver visto una sola puntata, non ha mai sentito nominare Mazinga, L’Uomo Tigre, Daitarn, He-Man? Così come quei telefilm o show televisivi che allora erano piatti forti del palinsesto tv, e oggi trovano spazio solo nelle fasce “revival per sfigati nostalgici” (in genere il sabato mattina su Italia Uno).
Al cinema avrei potuto vedere film culto (personale ma non solo) come Ritorno al Futuro o la saga di Indiana Jones, e più tardi Jurassic Park, Pulp Fiction, gli ultimi grandi classici della Disney.
Dal punto di vista dello sport, qui la lista sarebbe davvero infinita. Tanto per cominciare, sarei stato troppo piccolo per patire i drammi del Milan in B, ma grande abbastanza per godermi pienamente tutto il ciclo leggendario di Sacchi e Capello; e mi sarei goduto anche l’ultimo “bel” calcio della storia, prima che i soldi e le televisioni distruggessero tutto per sempre; i Mondiali del 1990 e del 1994, visti in diretta e non su internet e vecchi ritagli di giornali; la Formula 1 di Senna e Prost, il basket dell’Olimpia d’oro di D’Antoni e coach Dan, la NBA di Bird, Magic Johnson, Jordan e del Dreamteam di Barcellona 1992, il tennis di Sampras e Agassi all’apice.
A livello musicale, avrei scoperto (o qualcuno mi avrebbe fatto conoscere) le grandi band che amo nel loro momento d’oro, o comunque quando erano ancora in attività. Avrebbe significato – almeno a livello teorico – poter vedere dal vivo i Pink Floyd, i Dire Straits, gli Iron Maiden di “Fear Of The Dark”, i Guns ‘n Roses di “Use Your Illusion”, i Gamma Ray di “Land Of The Free”, i Metallica del Black Album, Elio E le Storie Tese a inizio carriera, De Andrè ancora in vita. Avrei acceso la radio o la tv e avrei sentito il glam rock, la new wave, l’esplosione del grunge; generi che magari oggi non mi fanno impazzire, ma restano esponenzialmente meglio dell’hip hop e del dance pop tutto uguale che va di moda oggi.

Ma non è solo una questione di passioni d’infanzia e gusti personali. Se fossi davvero nato nel 1978, avrei frequentato il liceo a metà anni ’90: non posso ovviamente avere certezze, ma mio fratello ha studiato più o meno in quegli anni, e considerati i cerebrolesi che mi sono trovato io a scuola, paragonati ai compagni tutto sommato normali che ha avuto lui, avrebbe significato passare un’adolescenza decisamente più gradevole. Mi sarei iscritto all’università nel 1997: ragionando nell’ambito di Psicologia, un sensatissimo corso di 5 anni, invece che quella troiata del 3+2, con l’opportunità di studiare su un manuale dei disturbi mentali uscito da poco, e aggiornato proprio durante il mio percorso di studi (invece del DSM-IV-TR che è vecchio ormai di 13 anni, e la nuova versione probabilmente renderà obsolete le mie conoscenze). Sarei entrato nel mondo del lavoro in un momento di minore concorrenza rispetto a oggi, con la crisi economica ancora di là da venire, senza dover scegliere per forza tra stage sottopagati o lavoretti in nero. Con un po’ di fortuna, oggi mi ritroverei all’alba dei 35 anni con una professione già avviata, una casa mia, magari una famiglia, di sicuro una cantina piena di ricordi meravigliosi della mia infanzia. E di fronte a uno scenario simile, andare avanti a schede telefoniche fino a 18 anni, non avere internet prima dell’università e ascoltare i miei album preferiti con un walkman e cassettine copiate è davvero un prezzo esiguo da pagare.

Tra l’altro, avrei votato contro Berlusconi quattro volte e non due.

Invece vado per i 25, non ho un lavoro fisso, il calcio di oggi è una merda e al cinema si vedono quasi solo commediole romantiche copy&paste e film horror girati in macellerie messicane. Non ci sono neanche i volopattini, le auto volanti e le scarpe con le strighe che si auto-allacciano.
Datemi una DeLorean, cazzo. Mi accontento anche di questa.