Lo so, non ho mai parlato di politica su questo blog, se si escludono notizie assurde e prese per il culo all’interno di MuseoNewz. Però è da tanto che non aggiorno, la nuova puntata del webgiornale non è ancora pronta, e in fondo questo argomento mi sta a cuore.

 

Vado subito al sodo: a me Beppe Grillo sta sul cazzo. Terribilmente, irrimediabilmente sul cazzo. Anche ignorando completamente i contenuti del suo messaggio politico, il suo modo di parlare urlare, l’atteggiamento, i toni, gli insulti sistematici, mi irritano al punto tale che ogni volta che lo vedo in tv (e negli ultimi due mesi l’ho visto più spesso di Berlusconi, il che è tutto dire) il mio primo istinto è di lasciare la stanza.
Non nego che ci siano moltissime persone nel Movimento (sia gli attivisti che i semplici elettori e simpatizzanti) assolutamente valide, non metto in discussione la loro intelligenza e tanto meno le loro buone intenzioni; molte le ho conosciute personalmente. Sono anche dell’idea che il programma del 5 Stelle non sia assolutamente tutto da buttare, molti dei punti programmatici dovrebbero comparire nell’agenda di qualsiasi partito serio (soprattutto a sinistra) e non credo neppure che siano così utopici/irrealizzabili. Ma resta il problema-Grillo, Grillo e chi gli sta dietro. Credo che tutto ciò che non mi piace e mi spaventa del M5S dipenda in qualche misura da lui. Anche l’aspetto più evidente, ovvero la cecità ideologica e fanatica di molti dei suoi, sia di sicuro favorita, se non originata, dal suo atteggiamento da caudillo: poi, la questione se sia Grillo ad aizzare i suoi elettori rendendoli degli integralisti, o se siano loro ad essere così di natura e siano quindi approdati alla loro ovvia destinazione, credo rimarrà senza risposta, tipo il classico “è venuto prima l’uovo o la gallina?”.
Ora, i partiti personalistici/padronali non sono novità in questo paese del cazzo: da Tangentopoli in poi, con l’eccezione (rotflmao) del PD e dei suoi stadi evolutivi precedenti, non mi viene in mente una sola forza politica di rilievo che non sia stata creata da zero o sia frutto di una scissione da qualcos’altro, sempre per iniziativa di un singolo. E anche il mito di Grillo che porta la gente inesperta in Parlamento, come gli stessi grillini fanno notare, è da sfatare: Berlusconi è celebre anche per aver ricompensato politicamente una vasta schiera di amici e sodali che nella vita di tutto si sono occupati tranne che di politica, e pure nel PD c’è e c’è stata una bella lista di dilettanti allo sbaraglio (qualcuno ha detto Josefa Idem?). Per quanto riguarda poi le affascinanti castronerie con cui i neo-parlamentari a 5 stelle ci hanno deliziato, ammetto di aver ghignato di brutto anch’io, ma i precedenti esistono e non sono meno assurdi (come dimenticare gli exploit di Borghezio sugli UFO?).

 

Fin qui tutto ok, il M5S non è sicuramente peggio di ciò che c’era prima (anche se ha costruito il suo successo proprio sulla discontinuità con lo status quo, quindi già c’è qualcosa che non torna). Il problema però è un altro. E riguarda proprio l’immagine di Grillo come leader politico, o meglio come capo del partito, le sue idee sulla democrazia (interna al movimento e per il paese), la sua ipocrisia e il suo concetto di dibattito politico. Perchè quando parla di abolire i privilegi, tagliare i costi della politica, eliminare i finanziamenti pubblici ai partiti e via dicendo, è facile essere d’accordo (aggiungerei “sticazzi”).

Ma quando lui sostiene di non essere il capo del M5S ma “il garante” che si occupa di valutare se una persona è idonea a far parte del Movimento e a candidarsi, io la vedo come un’elaborata forma di ipocrisia, un modo per dire: “Io non mi candido a premier e non ho alcun ruolo nel Movimento e nell’eventuale governo, però se qualcuno osa deviare dall’ortodossia o azzardarsi a esprimere un’opinione che non rientri negli obiettivi – non sindacabili – del Movimento, lo caccio a pedate”. In sostanza non decide nulla ma decide tutto, che è ancora peggio dei classici satrapi alla Craxi, che almeno ci mettono la faccia.

Quando dice che lo scopo è arrivare al 100%, io non lo interpreto come “vogliamo fare sì che ogni cittadino sia parte attiva dello Stato senza la mediazione dei partiti”, ma come “vogliamo conformare tutta la popolazione alle nostre posizioni ed eliminare ogni forma di dissenso”. Questa, mi spiace, si chiama DITTATURA. E se qualcuno può obiettare che, alla fin fine, è meglio una dittatura che fa cose buone di una democrazia che funziona di merda, la mia risposta è che una forza politica che è certa di conservare il potere anche se non mantiene i propri impegni, alla lunga perde ogni impulso a migliorarsi.

Quando propone referendum per ogni cosa, anche sul numero di asciugamani nei cessi di Montecitorio, io non applaudo alle meraviglie della democrazia diretta, ma faccio notare che: 1. è un procedimento costoso e complesso da organizzare, non è come un sondaggio su Facebook; 2. perchè i referendum abbiano un senso la popolazione deve essere nelle condizioni di poter prendere una decisione, e dev’essere quindi in possesso di informazioni e conoscenze sufficienti a formarsi un’opinione ponderata. Se vieni a chiedere a me che tipo di fertilizzanti usare sulle coltivazioni di granturco, io non so un cazzo di agricoltura e inevitabilmente risponderò a caso (sempre che non arrivi qualcuno a dirmi “fidati, vota B”), e indipendentemente dall’alternativa che sceglierò, sarà una decisione sbagliata concettualmente.

Quando urla al complotto dei giornali che vogliono diffamare il Movimento e vogliono dipingere i suoi membri come incompetenti e ignoranti, io gli riderei in faccia, perchè il compito di ogni giornalista politico che si rispetti è di porre domande scomode al potente di turno, senza farsi intimidire; e semmai spetta ai grillini documentarsi e prepararsi per non fare figure di merda. E riderei in faccia pure a Travaglio, che è sempre stato pronto a denunciare i giornalisti inginocchiati ai vari califfi del PDL, ma quando è toccato a lui intervistare Grillo, gli ha lasciato fare il suo show, compiaciuto sugli argomenti facili ed evasivo su quelli spinosi.

Quando scrive sul suo blog che chi non ha votato M5S è uno che non sente la crisi economica / uno con la pensione ricca e sicura / un evasore fiscale / uno con privilegi da difendere, io mi incazzo come un drago di Komodo, perchè LE COSE NON STANNO COSI’: è una generalizzazione idiota, una delegittimazione totale dell’avversario politico (“se non voti per me sei uno stronzo o uno stupido”), praticamente quello che ha fatto Berlusconi dal 1994 a oggi.

Quando dice che i marocchini vanno presi a calci in Questura (o quando quell’altro in Sardegna paragona i matrimoni gay a quelli tra animali), io capisco e accetto il fatto che una frase travisata o decontestualizzata porti all’equivoco; ma allora voglio che mi venga spiegata in modo inequivocabile la posizione ufficiale del Movimento 5 Stelle sull’immigrazione e i diritti civili. E NON ACCETTO che mi venga detto: “Ma queste cose non sono la priorità”, perchè non lo sono neanche il wi-fi e i pannelli fotovoltaici.

Quando esalta il web come fonte di conoscenza contro i giornali e le tv manipolate dai politici, io storco il naso, perchè chiunque abbia dimestichezza con i social network sa che internet è il regno incontrastato delle bufale, delle notizie senza fonti, delle teorie strampalate spacciate per verità scientifiche e di tutto ciò che un giornale serio non pubblicherebbe mai; perchè se il giornalista scrive minchiate ne risponde al direttore, all’editore e soprattutto ai lettori, mentre il blogger o l’utente del forum possono scrivere quel cazzo che pare a loro, comprese le diffamazioni e le falsità (anche contro il M5S, è ovvio).

Quando parla di reddito di cittadinanza, e la gente si esalta, a me vien da ridere, perchè non ci trovo davvero le differenze con Berlusconi che promette di restituire i soldi dell’IMU. Anzi, Berlusconi almeno si è sforzato per pensare a un modo (inventato) per rimediare i soldi.

 

Di tutte queste cose parlerei volentieri con i grillini, ma purtroppo ho la sensazione che quasi tutti loro, anche i più colti e informati, siano ormai entrati nella dimensione del militante, quella del “noi bene – loro male” che tronca qualsiasi dibattito, perchè interpreta ogni concessione all’avversario come una debolezza di fede. E se io mi sento spaventato dalle possibili derive estreme e antidemocratiche che questa forza politica e il suo elettorato possono prendere, vorrei che chi a differenza mia ci crede mi rassicurasse e mi spiegasse perchè non ho niente da temere, invece che attaccarmi e ridicolizzarmi perchè “sono troppo legato ai vecchi partiti”, “i giornali mi hanno fatto il lavaggio del cervello”, “sono troppo intellettuale e radical chic per riuscire a capire le loro ragioni”, ecc.

Perchè io non ho intenzione di nasconderlo: Grillo e il M5S MI FANNO PAURA. Pur riconoscendo le buonissime intenzioni di molti suoi membri e condividendo parte del programma, non posso non pensare che molte delle peggiori dittature dello scorso secolo (e a ben vedere, anche di questo) sono nate in circostanze storiche e sociali molto simili a queste: paese economicamente al collasso + classe politica corrotta e inefficiente + popolazione disperata, affamata e incazzata + leader che canalizza il malcontento verso un obiettivo concreto. D’altronde, qualcuno (non ricordo chi e Google non mi è d’aiuto) diceva che al popolo servono tre cose: messaggi semplici, una bandiera e un nemico da combattere. I grillini li hanno tutti e tre. E non so voi, ma rinunciare alla mia libertà di espressione e di dissenso in cambio dell’abolizione delle province e della riduzione del numero dei parlamentari non è uno scambio equo.