Io adoro “Holly & Benji”, ok? Fin da piccolo, come molti della mia generazione, ho guardato con esaltazione i cartoni in tv, ho sognato di saper segnare in rovesciata e bucare la rete con tiri formidabili. Siamo stati tutti bambini, d’altronde. Nonostante, crescendo, certe esagerazioni diventassero da fenomenali a grottesche, mi sono sempre considerato un fan della serie animata e del fumetto. Quando poi, nella primavera del 2004, è iniziata anche in Italia la pubblicazione della “nuova” serie “Capitan Tsubasa – World Youth” (in cui Holly, Benji e gli altri giocatori, diventati ormai maggiorenni, partecipano con il Giappone al Mondiale Under-20), il mio entusiasmo era ai massimi livelli. Sembrava un sogno divenuto realtà: i personaggi dei cartoni nel mondo reale!
Oggi, dopo otto anni, dopo aver riletto infinite volte i 18 volumi della serie, dopo aver tentato in tutti i modi di chiudere un occhio su tutte le sue incongruenze e assurdità, devo vuotare il sacco: “Capitan Tsubasa – World Youth” è una vera PORCHERIA.
(le serie successive, quando i protagonisti vanno a giocare in Europa in mezzo ai calciatori reali, sono anche peggio, ma lasciamo perdere)
Analizziamo insieme le 10 caratteristiche più gravi.

 
N.B. per venire incontro a chi non ha letto il manga, i nomi utilizzati saranno quelli dell’adattamento italiano, in luogo degli originali giapponesi.

 

 

1. Personaggi citati, esaltati e mai apparsi.

 

Oltre ai grandi giocatori europei e sudamericani che si erano già visti nella serie precedente, il torneo internazionale under-14 (vinto dal Giappone contro la Germania), durante la serie compaiono diversi giocatori stranieri, tutti descritti come fortissimi. Nessuno di questi viene però mai visto all’opera nei vari volumi; anzi, di tutte le partite della fase finale, le uniche a essere mostrate sono quelle del Giappone. Neanche tutte, a dire la verità: la semifinale contro l’Olanda, che rappresenta anche un conto in sospeso tra Benji e il capitano olandese, viene solamente descritta attraverso un articolo di giornale di un paio di pagine (anche se si è scoperto che il fatto era dovuto a un’incomprensione in materia di budget tra l’autore e l’editore). Per non parlare di tutte le tecniche e i tiri inventati dai giocatori giapponesi, che si rivelano efficacissimi quando vengono eseguiti la prima volta, ma non vengono MAI più riproposti.

 
2. Nippo-centrismo.

 

E’ abbastanza ovvio che, essendo la serie incentrata sulla nazionale giapponese, sia quest’ultima a vincere alla fine il grande torneo, anche se mi pare esagerato che ciò avvenga vincendo tutte le partite, qualificazioni e amichevoli comprese. Ma non è assolutamente necessario, ai fini della trama, che vari personaggi di altri paesi si rivelino di origine giapponese; così come non è necessario che il campionato, inizialmente organizzato da un immaginario stato africano, venga all’ultimo minuto trasferito proprio in Giappone. Tutti questi elementi non fanno che altro evidenziare il fastidiosissimo favoritismo che l’autore riserva ai suoi protagonisti.
Piccola aggiunta: lo stadio della finale viene descritto con una capienza di 500.000 spettatori, più di quattro volte quella del più grande stadio di calcio al mondo. Voglio sperare che sia un errore della traduzione italiana.

 
3. Capacità sovraumane.

 

Le “saghe” precedenti del fumetto, quando i protagonisti erano ancora ragazzini delle medie, ci avevano già abituato a tiri e azioni al limite dell’incredibile (basti pensare alla famosa “catapulta infernale” dei gemelli Derrick): ma in CT-WY si supera il limite del buon senso. A tal proposito bisogna fare una distinzione tra ciò che è realizzabile anche con estrema difficoltà, e ciò che NON è proprio realizzabile da un essere umano senza superpoteri. E’ possibile che un calciatore colpisca la palla avvitandosi in rovesciata, centri la porta anche tirando da grande distanza o scarti tutta la squadra avversaria un giocatore dopo l’altro. NON è possibile, invece, che riesca a saltare così in alto da superare con i piedi la testa dell’avversario; NON è possibile che, colpendo il pallone di tacco, gli imprima un tale effetto che questo, rimbalzando a terra, torni indietro con un singolo balzo di diversi metri; NON è possibile che un essere umano sappia muoversi tanto rapidamente da “impedire che lo sguardo si fissi su di lui” (sic!); NON è possibile che una persona, ruotando su se stessa, possa spiccare un salto a traiettoria circolare, per giunta tenendo il pallone immobile sul piede; NON è possibile che due calciatori, anche dotati di una sincronizzazione perfetta dei movimenti, colpiscano contemporaneamente il pallone in modo che quest’ultimo sembri “sdoppiarsi” all’occhio umano; e NON è possibile che un calciatore sappia colpire la palla a una velocità superiore ai 200 km/h (il dato viene rilevato da dei tizi vestiti da scienziati sugli spalti, dotati di autovelox).

 
4. Aperto disprezzo delle leggi della fisica.

 

Direttamente collegato al punto precedente, c’è tutto quell’insieme di traiettorie, effetti e impatti che non solo sono oltre le capacità umane, ma sovvertono le leggi stesse della fisica. E’ dunque impossibile che il pallone, dopo essere rimbalzato al suolo e avere quindi perso gran parte della propria energia cinetica, possieda ancora potenza sufficiente a bucare la rete; è impossibile che il pallone colpisca la suola di uno scarpino così violentemente da strappare i tacchetti; è impossibile che un calciatore, spalle alla porta, colpisca la palla di lato imprimendo un effetto “a boomerang”, in modo che essa attraversi tutta l’area con una curva a U, entrando in porta, di fatto, lateralmente; è impossibile che un giocatore possa ruotare su se stesso per accumulare potenza e poi colpire il pallone dopo aver bloccato e rilasciato la gamba come se fosse una freccia in un arco, senza che il compimento della seconda azione dilapidi la “potenza” ottenuta nella prima.
Una menzione speciale la merita il LEVIN SHOT. La tecnica, che in uno slancio di modestia prende il nome dal suo inventore, consiste nello “strisciare” il pallone colpendolo di lato dall’alto verso il basso: in questo modo il pallone (che nella realtà rimbalzerebbe a terra e rotolerebbe via) inizia a ruotare vorticosamente rimanendo perfettamente sospeso in aria, e viene poi colpito normalmente con il collo del piede, acquisendo il moto rotatorio di un proiettile. Con questo tiro la palla è in grado di distruggere letteralmente i guanti del portiere, e di continuare a ruotare anche dopo aver sbattuto più volte contro oggetti e pareti, persino dopo essersi fisicamente incastonata in un cartellone pubblicitario (senza peraltro subire nessun danno). Tutto questo nel fumetto ha perfettamente senso.

 

5. Aperto disprezzo delle regole sul gioco pericoloso.

 

Anche se l’arbitro ha la facoltà, entro certi limiti, di interpretare l’azione in base a criteri personali, esistono gesti che non sono assolutamente consentiti. Invece vediamo un giocatore thailandese che, essendo anche un lottatore di thai-boxing, colpisce pallone e avversario insieme con autentiche mosse di arti marziali, senza che sia fallo; vediamo giocatori entrare in scivolata VERSO L’ALTO, colpendo l’avversario in volo alle braccia e alle gambe, senza che sia fallo; vediamo Holly, il protagonista, che per superare i difensori avversari, prende slancio saltando sulle loro gambe come se fossero dei pali piantati in verticale, senza che sia fallo (e senza che le gambe dei difensori si distruggano). Ma soprattutto vediamo sempre Holly, in finale, recuperare un pallone in volo piegandosi e “avvolgendolo” tra la pancia e le ginocchia; gli avversari cercano di rinviare la palla calciandola insieme a lui, ma tutti i suoi compagni di squadra, tuffandosi in massa alle sue spalle, gli permettono di “precipitare” in rete con il pallone, travolgendo difensori e portiere. Per l’arbitro è tutto perfettamente regolare.

 

6. Realismo dei match.

 

Parlando di normali momenti di gioco, in CT-WY si vedono una ventina circa di partite. E in questa ventina di partite non viene mai fischiato nessun fuorigioco; viene battuto un solo calcio di punizione (in gol) e nessun calcio di rigore; vengano estratti in tutto 2 cartellini gialli (allo stesso giocatore per giunta) e 2 rossi.

 

7. Infortuni.

 

Chiunque segua con un minimo di attenzione il calcio vero, si accorge facilmente che gli infortuni, nelle partite e negli allenamenti, sono molto comuni. Gran parte di essi sono di natura muscolare (stiramenti, strappi, lesioni varie), o riguardano tendini e legamenti. In CT-WY i calciatori si infortunano solo in due modi: investiti da un mezzo motorizzato, o ricevendo violente pallonate. In entrambi i casi, si assiste ad ampie emorragie esterne anche se la lesione è interna, e alla distruzione quasi totale dell’abbigliamento intorno alla zona colpita (specialmente i guanti da portiere).

 

8. Assenza di informazioni.

 

Il campionato mondiale under-20 non è un torneo di quartiere: è una manifestazione internazionale organizzata dalla FIFA, a cui partecipano giocatori generalmente professionisti o ingaggiati dai settori giovanili di club di primo livello. Per questo motivo è semplicemente assurdo che alcuni giocatori e i loro “tiri segreti” possano essere tenuti nascosti agli avversari, che quindi non riescono a trovare contromisure adatte: nella realtà, di ogni calciatore nella rosa di qualunque nazionale gli addetti ai lavori conoscono generalità, esperienze calcistiche e abilità.
Nonostante tutto ciò, in finale compare dal nulla un giocatore che viene direttamente dall’Amazzonia (!), di cui non si sa nulla e che non ha mai partecipato neanche ad un allenamento della sua squadra, senza che nessuno, nè i giornalisti nè i membri dello staff tecnico, abbia rilevato l’anomalia (ricordo che prima di ogni partita all’arbitro vengono consegnate le liste dei giocatori in campo e in panchina, quindi l’assenza nell’intero stadio di un giocatore segnato come disponibile dovrebbe essere almeno notata).

 

9. Onnipotenza del protagonista.

 

Qua usciamo un attimo dal realismo calcistico per occuparci della storyline. E’ chiaro che, prendendo la serie il proprio nome dal protagonista, quest’ultimo sia su un livello superiore a quello dei suoi compagni: ma uno dei temi principali della storia è proprio l’importanza del gioco di squadra, della coesione tra i calciatori, dello spirito di sacrificio e della volontà di ognuno di fare la propria parte per arrivare al grande traguardo. Peccato che, nelle fasi finali del torneo, tutti i gol del Giappone siano realizzati da Holly. Holly che, in generale, è un dio tra gli esseri umani: l’unico della squadra a essere sempre in forma, a non soffrire mai il dolore e la stanchezza, a non avere mai un pensiero negativo o un momento di sconforto; l’unica volta che riceve un “rimprovero”, è perchè gioca volontariamente al di sotto delle proprie possibilità per permettere ai compagni di stare al passo. Va inoltre detto che, come appare più volte nella serie, è in grado, senza nessun allenamento e dopo una sola osservazione, di impadronirsi di tecniche che gli inventori hanno impiegato mesi per sviluppare.

 

10. Funzione salvifica del protagonista.

 

Come se non bastasse lo strapotere fisico, Holly è capace, grazie alla sua positività e al suo amore per il calcio, di “convertire” gli avversari. Molti di essi vengono caratterizzati come freddi, violenti, scorretti, arroganti, che provano quasi gusto a fare del male agli altri; ma durante e dopo la partita, con poche semplici parole, vengono trasformati in esempi di sportività e nobiltà d’animo, e per il resto della serie traboccano di amore e gratitudine per il protagonista.

 

 

Insomma: Yoichi Takahashi, vaffanculo.