Bluargh!
Riemergo dalle torbide viscere del tempo, dello spazio e della psicologia dello sviluppo per postare, finalmente dopo un botto di tempo, qualcosa di simile a una riflessione personale e non a un frasario o a una puntata di MuseoNewz. Più che una riflessione in realtà è uno sfogo, anzi, potrebbe essere la puntata zero di una sottorubrica di questo blog che intitolerei “Gli scleri dell’Antidio”, in cui cristono e inveisco contro tutto ciò che turba la mia delicata sensibilità giovanile (già facilissima a turbarsi di suo, a onor del vero).
Ordunque, l’oggetto dello sclero di oggi è quella vasta categoria di pensatori, provenienti dalle aree e dalle discipline più disparate ma accomunati da alcuni fattori comuni, che ho ribattezzato “nazisti del pensiero”, abbreviati in NAZI. Per “nazisti del pensiero” non intendo ovviamente sostenitori dell’ideologia hitleriana; i NAZI (che possono essere naziambientalisti, nazifemministe, naziclericali e via dicendo) sono persone con solide credenze e ferrei valori, animati da una forte passione per ciò che fanno e desiderosi di cambiare in meglio il mondo in cui vivono, cose per cui sarebbero persino da ammirare… se non fosse per alcuni piccoli dettagli:

 

1. i NAZI sono assolutamente, genuinamente incapaci non solo di accettare, ma anche solo di contemplare l’idea che esista al mondo qualcuno che la pensa diversamente da loro. Poichè le loro idee sono giuste e vere per definizione, se ne deduce che chi non è d’accordo è il MALE personificato.

 

2. dal punto 1, deriva il fatto che i NAZI non sono in grado di argomentare il proprio pensiero e di convincere un’immaginaria giuria neutrale della fondatezza delle proprie idee: alla disputazione filosofica preferiscono lo scontro frontale, e sostituiscono l’esposizione punto per punto con le foto shock accompagnate da messaggi tipo “Lo vedi questo? E’ COLPA TUA!”.

 

3. essendo pienamente convinti (nelle loro teste) di rappresentare l’essenza suprema dell’anticonformismo, i NAZI si comportano come se tutto il mondo fosse preda di una gigantesca cospirazione che vuole avvelenare le menti degli esseri umani con idee distorte e maligne per scopi politico-economici; le prove di cui loro sono in possesso vengono invece tenute nascoste perchè troppo scomode (quando il più delle volte sono panzane storicamente e scientificamente insostenibili, diffuse giusto da qualche eccentrico teorico sconfessato dai colleghi).

 

4. poichè lo scopo primario di ogni NAZI che si rispetti è la salvezza del mondo, in genere non si accontentano di esporre urlare le proprie tesi su forum e social network, ma si danno da fare attivamente, con boicottaggi, manifestazioni, sit-in e in generale attività volte a sensibilizzare (e di conseguenza convertire) la massa di persone asservite al Sistema.

 

I NAZI in questione sono i nazianimalisti, quelli che non si limitano a lottare contro gli abbandoni, i maltrattamenti, i combattimenti clandestini e tutte le condotte crudeli nei confronti degli animali che purtroppo abbondano nella nostra società, ma portano avanti l’idea che gli animali siano meglio delle persone, che il mondo animale sia un mondo di pace amore e rispetto, che non esistano razze di cani pericolose ma solo padroni cattivi (quindi l’allevamento e la selezione specifica per creare razze fisicamente idonee alla lotta e alla caccia è solo propaganda di regime) ecc. Come spesso accade, alla base di tutto c’è un fatto di cronaca: qualche giorno fa, un gruppo di (nazi)animalisti ha fatto irruzione in una non so quale struttura in una non so quale regione italiana, per liberare dei beagle destinati a un centro di sperimentazione, venendo successivamente arrestati dalle forze dell’ordine. Naturalmente, la cosa ha suscitato manifestazioni di solidarietà da parte degli altri nazianimalisti, al grido di “assassini! torturate degli animali innocenti!”.
Ora, io non so se quel centro di sperimentazione dove i beagle erano diretti si occupasse di ricerca medica o di qualcosa di più futile, tipo i cosmetici. So però che, come ha evidenziato un mio buon amico biotecnologo (che, per tutelarne la privacy, chiameremo Grim, oppure Mattia, oppure Mattia P., ok basta :D), la ricerca medica, quella che salva anche le vite dei nazianimalisti malati gravi, non può prescindere dalla sperimentazione sugli animali. Se questa gente, invece di sprecare tempo prezioso affiggendo volantini, facendo irruzione in laboratori e sfasciando attrezzature costosissime – e pagate dai contribuenti – si prendesse la briga di documentarsi un secondo e magari parlare con chi lavora in questi campi, si renderebbe conto di alcune cose interessanti. Per esempio, che la ricerca medica in Europa e negli Stati Uniti (dove avviene il 99% della ricerca scientifica generale, dall’astrofisica ai pannolini Pampers) è regolata da un severo codice etico che, tra le altre cose, impone di ridurre il più possibile le sofferenze delle “cavie”; che, per testare l’effetto di un farmaco o di una tecnica di cura sul corpo umano, è necessario utilizzare un organismo che sia il più possibile simile per struttura biologica e funzionamento, come quello delle scimmie; e, soprattutto, che i centri di ricerca non sono campi di concentramento pieni di pazzi sadici che si divertono a squartare animaletti, ma sono luoghi dove lavorano scienziati con alle spalle decenni di studi, animati dallo stesso obiettivo dei nazianimalisti: cercare di migliorare il mondo.
Riporto, in proposito, un estratto dal mio libro di Neuroscienze, il cui contenuto è generalizzabile a tutti i campi della scienza medica che prevedono la sperimentazione su animali:

 

“Al giorno d’oggi, i neuroscienziati statunitensi accettano certe responsabilità morali verso i loro animali da esperimento:
1. gli animali vengono usati solo per esperimenti utili all’avanzamento della nostra conoscenza del sistema nervoso;
2. vengono prese tutte le misure necessarie per minimizzare il dolore e le esperienze spiacevoli agli animali da esperimento (uso di anestetici, analgesici ecc.);
3. vengono prese in considerazione tutte le alternative possibili all’uso di animali.
L’adesione a questo codice etico viene controllata in diversi modi. Primo, le proposte di ricerca devono essere vagliate dall’Institutional Animal Care and Use Committee (IACUC). Di questo comitato fanno parte un veterinario, scienziati di altre discipline e rappresentanti della comunità non scientifica. In seguito al vaglio dello IACUC, le proposte vengono valutate per il valore scientifico da un gruppo di neuroscienziati esperti. Questa selezione assicura che solo i progetti più utili e interessanti vengano portati avanti. Quando poi i neuroscienziati cercano di pubblicare le loro osservazioni su giornali specialistici, i loro articoli vengono esaminati attentamente da altri neuroscienziati riguardo al valore scientifico e alle misure per la tutela degli animali. Riserve su l’una o l’altra delle questioni possono portare al rifiuto dell’articolo, che di conseguenza porta alla perdita di fondi di ricerca. Oltre a queste procedure di controllo, la legge federale impone rigidi standard per la custodia e la cura degli animali da laboratorio.”

 

Ma questo, è ovvio, per i nazianimalisti non ha alcun significato. Gli animali hanno sempre ragione, gli uomini sono sempre nel torto; e un essere umano può anche sterminare migliaia di suoi simili in un regime totalitario, ma non scatenerà mai la loro indignazione quanto uno scienziato che inietta un farmaco sperimentale a un cagnolino. Certo, perchè va anche detto che i cagnolini, i topolini e le scimmiette sono animali che suscitano tenerezza, che potremmo volere nelle nostre case. Per studiare fenomeni come la conduzione degli impulsi nervosi si utilizzano anche lumache e calamari, ma io non ho mai sentito di un animalista che irrompe in un centro di ricerca per salvare un calamaro.

 

Per quanto mi riguarda, io che gli animali magari non li amo come li amano i nazianimalisti e non li considero migliori delle persone, ma ho sempre vissuto con cani e gatti in casa e guai a chi me li tocca, non dimentico che tutto ciò che attualmente sappiamo sul corpo umano e su come curarlo è stato scoperto grazie al sacrificio di milioni di animali, ma non per questo non ne è valsa la pena; e preferisco che una nuova medicina potenzialmente salvifica venga provata prima su una scimmia che su mio figlio. E se a quella gente la cosa dà tanto fastidio, che offrano spontaneamente i propri corpi alla scienza; gli animali saranno più felici, e anche la ricerca ne gioverà.