Archive for Maggio 2012

Hitler aveva una palla sola

 

Breve raccolta di fun facts sulle bizzarrie e i deliri di onnipotenza di alcuni dei più efferati dittatori del XX Secolo. Un viaggio surreale tra patate, cannibalismo, sigari esplosivi e telefoni invisibili.

 

 

François Duvalier, meglio noto come Papa Doc, dittatore di Haiti dal 1964 al 1971, per aumentare il suo ascendente sulla popolazione cattolica, fece distribuire per le strade migliaia di volantini con l’immagine di Gesù che gli poggiava una mano sulla spalla e la scritta “Io l’ho scelto!”. Ciononostante, era molto attratto dal culto voodoo: appariva in pubblico con le sembianze del dio traghettatore dei morti, sosteneva di saper praticare la magia nera e di essere in grado di trasformare i suoi nemici in zombie.

 

Idi Amin Dada, dittatore dell’Uganda dal 1971 al 1979, per sottolineare la sua superiorità rispetto agli ex-colonizzatori inglesi, si attribuì i titoli di “Re di Scozia” e “Conquistatore dell’Impero Britannico”. Durante una sua visita a Londra, in un periodo di crisi dell’economia inglese, consegnò un carico di patate destinato “al popolo inglese affamato”; si vantava inoltre di saper controllare i coccodrilli col pensiero.

 

Joseph Desirè Mobutu, dittatore della Repubblica Democratica del Congo dal 1965 al 1997, proclamò una serie di riforme culturali volte a troncare ogni legame con la dominazione coloniale europea e recuperare le antiche tradizioni africane: oltre a cambiare il nome della nazione in Zaire e a sostituire i nomi di città e luoghi geografici con parole africane, obbligò tutti gli abitanti ad abbandonare nomi e cognomi di origine europea e ad adottare nomi africani; lui stesso si ribattezzò “Mobutu Sese Seko Nkuku Ngbendu Wa Zabanga”, la cui traduzione all’incirca è “Mobutu il potente guerriero che va di vittoria in vittoria lasciando fuoco dietro di sè”.

 

Jean-Bedel Bokassa, dittatore della Repubblica Centrafricana dal 1966 al 1979, secondo numerose fonti, partecipava personalmente ai pestaggi e alle torture nei confronti degli oppositori politici nelle carceri; pare addirittura che fosse solito mangiare parti dei loro cadaveri.

 

Gnassingbè Eyadema, dittatore del Togo dal 1967 al 2005, organizzò la vendita nei negozi del paese di una serie di orologi da polso commemorativi con il proprio volto che appariva e scompariva ogni 15 secondi, oltre alla pubblicazione di albi a fumetti dove lui stesso era il protagonista nei panni di un supereroe invulnerabile. Portava inoltre sempre con sè, come portafortuna, un proiettile estrattogli dal corpo in seguito a un fallito attentato.

 

Di Leonid Breznev, segretario generale del Partito Comunista Sovietico dal 1964 al 1982, è nota la passione per le automobili di lusso. Possedeva una collezione di più di 50 vetture, tra cui una Mercedes limousine a 6 porte prodotta in due soli esemplari: arrivava spesso a far chiudere le strade nel centro di Mosca per guidarle personalmente.

 

Kim Jong Il, detto “il Caro Leader”, figlio del celebre “Presidente Eterno” della Corea del Nord Kim Il Sung, è sempre stato celebrato con tratti divini dalla propaganda di regime: i biografi ufficiali affermano, per esempio, che la sua nascita sia stata celebrata da un doppio arcobaleno su un monte sacro del paese, e dalla comparsa di una nuova stella nel cielo. Inoltre, sempre secondo la propaganda, è lui ad avere inventato l’hamburger (cibo di cui è sempre stato ghiotto), oltre a uno speciale telefono senza fili invisibile.

 

Mao Tse Tung, storico leader e promotore della Rivoluzione Culturale cinese, era abituato a non lavarsi mai i denti, masticando invece foglie di tè verde. Ai suoi medici, preoccupati per la sua igiene orale, rispondeva: “Avete mai visto una tigre lavarsi i denti?”

 

Josip Broz, universalmente noto come Tito, presidente della Repubblica Socialista di Jugoslavia dal 1953 al 1980, era un appassionato di animali esotici e di caccia. Oltre a possedere un enorme zoo privato in una villa in Istria, organizzava imponenti battute di caccia grossa sia in patria, sia nella savana africana: centinaia di battitori lavoravano a pieno ritmo nei giorni precedenti per setacciare la zona e radunare gli animali, facendo in modo che il Presidente riuscisse sempre ad abbattere le prede più grandi e ambite.

 

Tra i più grotteschi culti della personalità figura senza dubbio quello di Saparmyrat Niyazov, presidente del Turkmenistan dalla sua indipendenza nel 1991 fino alla morte nel 2006. Nelle sue iniziative politiche e culturali, tra le altre cose, ha proibito tutti gli spettacoli artistici, come il balletto e l’opera, che non appartengono al patrimonio culturale turkmeno; ha cambiato i nomi di mesi e giorni della settimana del calendario con il suo nome, quello della madre e di altri eroi nazionali; ha scritto un libro-guida della nazione il cui insegnamento è obbligatorio a scuola e la cui conoscenza è necessaria per avere un impiego statale; e ha stabilito che tutti i medici del paese non debbano pronunciare il giuramento di Ippocrate, ma un altro giuramento su di lui stesso.

 

Secondo Fabian Escalante, guardia del corpo per molti di anni di Fidel Castro, il dittatore cubano sarebbe stato vittima di 638 tentativi di attentato, di cui quasi 200 solo durante la presidenza di Ronald Reagan. Alcuni di questi attentati prevedevano l’uso di sigari esplosivi, siringhe piene di veleno mascherate da penne stilografiche, radio contenenti meccanismi per diffondere gas tossici e tute da sub infettate di funghi velenosi.

 

I beagle sono troppo carini, facciamo esperimenti sulle blatte

 

Bluargh!
Riemergo dalle torbide viscere del tempo, dello spazio e della psicologia dello sviluppo per postare, finalmente dopo un botto di tempo, qualcosa di simile a una riflessione personale e non a un frasario o a una puntata di MuseoNewz. Più che una riflessione in realtà è uno sfogo, anzi, potrebbe essere la puntata zero di una sottorubrica di questo blog che intitolerei “Gli scleri dell’Antidio”, in cui cristono e inveisco contro tutto ciò che turba la mia delicata sensibilità giovanile (già facilissima a turbarsi di suo, a onor del vero).
Ordunque, l’oggetto dello sclero di oggi è quella vasta categoria di pensatori, provenienti dalle aree e dalle discipline più disparate ma accomunati da alcuni fattori comuni, che ho ribattezzato “nazisti del pensiero”, abbreviati in NAZI. Per “nazisti del pensiero” non intendo ovviamente sostenitori dell’ideologia hitleriana; i NAZI (che possono essere naziambientalisti, nazifemministe, naziclericali e via dicendo) sono persone con solide credenze e ferrei valori, animati da una forte passione per ciò che fanno e desiderosi di cambiare in meglio il mondo in cui vivono, cose per cui sarebbero persino da ammirare… se non fosse per alcuni piccoli dettagli:

 

1. i NAZI sono assolutamente, genuinamente incapaci non solo di accettare, ma anche solo di contemplare l’idea che esista al mondo qualcuno che la pensa diversamente da loro. Poichè le loro idee sono giuste e vere per definizione, se ne deduce che chi non è d’accordo è il MALE personificato.

 

2. dal punto 1, deriva il fatto che i NAZI non sono in grado di argomentare il proprio pensiero e di convincere un’immaginaria giuria neutrale della fondatezza delle proprie idee: alla disputazione filosofica preferiscono lo scontro frontale, e sostituiscono l’esposizione punto per punto con le foto shock accompagnate da messaggi tipo “Lo vedi questo? E’ COLPA TUA!”.

 

3. essendo pienamente convinti (nelle loro teste) di rappresentare l’essenza suprema dell’anticonformismo, i NAZI si comportano come se tutto il mondo fosse preda di una gigantesca cospirazione che vuole avvelenare le menti degli esseri umani con idee distorte e maligne per scopi politico-economici; le prove di cui loro sono in possesso vengono invece tenute nascoste perchè troppo scomode (quando il più delle volte sono panzane storicamente e scientificamente insostenibili, diffuse giusto da qualche eccentrico teorico sconfessato dai colleghi).

 

4. poichè lo scopo primario di ogni NAZI che si rispetti è la salvezza del mondo, in genere non si accontentano di esporre urlare le proprie tesi su forum e social network, ma si danno da fare attivamente, con boicottaggi, manifestazioni, sit-in e in generale attività volte a sensibilizzare (e di conseguenza convertire) la massa di persone asservite al Sistema.

 

I NAZI in questione sono i nazianimalisti, quelli che non si limitano a lottare contro gli abbandoni, i maltrattamenti, i combattimenti clandestini e tutte le condotte crudeli nei confronti degli animali che purtroppo abbondano nella nostra società, ma portano avanti l’idea che gli animali siano meglio delle persone, che il mondo animale sia un mondo di pace amore e rispetto, che non esistano razze di cani pericolose ma solo padroni cattivi (quindi l’allevamento e la selezione specifica per creare razze fisicamente idonee alla lotta e alla caccia è solo propaganda di regime) ecc. Come spesso accade, alla base di tutto c’è un fatto di cronaca: qualche giorno fa, un gruppo di (nazi)animalisti ha fatto irruzione in una non so quale struttura in una non so quale regione italiana, per liberare dei beagle destinati a un centro di sperimentazione, venendo successivamente arrestati dalle forze dell’ordine. Naturalmente, la cosa ha suscitato manifestazioni di solidarietà da parte degli altri nazianimalisti, al grido di “assassini! torturate degli animali innocenti!”.
Ora, io non so se quel centro di sperimentazione dove i beagle erano diretti si occupasse di ricerca medica o di qualcosa di più futile, tipo i cosmetici. So però che, come ha evidenziato un mio buon amico biotecnologo (che, per tutelarne la privacy, chiameremo Grim, oppure Mattia, oppure Mattia P., ok basta :D), la ricerca medica, quella che salva anche le vite dei nazianimalisti malati gravi, non può prescindere dalla sperimentazione sugli animali. Se questa gente, invece di sprecare tempo prezioso affiggendo volantini, facendo irruzione in laboratori e sfasciando attrezzature costosissime – e pagate dai contribuenti – si prendesse la briga di documentarsi un secondo e magari parlare con chi lavora in questi campi, si renderebbe conto di alcune cose interessanti. Per esempio, che la ricerca medica in Europa e negli Stati Uniti (dove avviene il 99% della ricerca scientifica generale, dall’astrofisica ai pannolini Pampers) è regolata da un severo codice etico che, tra le altre cose, impone di ridurre il più possibile le sofferenze delle “cavie”; che, per testare l’effetto di un farmaco o di una tecnica di cura sul corpo umano, è necessario utilizzare un organismo che sia il più possibile simile per struttura biologica e funzionamento, come quello delle scimmie; e, soprattutto, che i centri di ricerca non sono campi di concentramento pieni di pazzi sadici che si divertono a squartare animaletti, ma sono luoghi dove lavorano scienziati con alle spalle decenni di studi, animati dallo stesso obiettivo dei nazianimalisti: cercare di migliorare il mondo.
Riporto, in proposito, un estratto dal mio libro di Neuroscienze, il cui contenuto è generalizzabile a tutti i campi della scienza medica che prevedono la sperimentazione su animali:

 

“Al giorno d’oggi, i neuroscienziati statunitensi accettano certe responsabilità morali verso i loro animali da esperimento:
1. gli animali vengono usati solo per esperimenti utili all’avanzamento della nostra conoscenza del sistema nervoso;
2. vengono prese tutte le misure necessarie per minimizzare il dolore e le esperienze spiacevoli agli animali da esperimento (uso di anestetici, analgesici ecc.);
3. vengono prese in considerazione tutte le alternative possibili all’uso di animali.
L’adesione a questo codice etico viene controllata in diversi modi. Primo, le proposte di ricerca devono essere vagliate dall’Institutional Animal Care and Use Committee (IACUC). Di questo comitato fanno parte un veterinario, scienziati di altre discipline e rappresentanti della comunità non scientifica. In seguito al vaglio dello IACUC, le proposte vengono valutate per il valore scientifico da un gruppo di neuroscienziati esperti. Questa selezione assicura che solo i progetti più utili e interessanti vengano portati avanti. Quando poi i neuroscienziati cercano di pubblicare le loro osservazioni su giornali specialistici, i loro articoli vengono esaminati attentamente da altri neuroscienziati riguardo al valore scientifico e alle misure per la tutela degli animali. Riserve su l’una o l’altra delle questioni possono portare al rifiuto dell’articolo, che di conseguenza porta alla perdita di fondi di ricerca. Oltre a queste procedure di controllo, la legge federale impone rigidi standard per la custodia e la cura degli animali da laboratorio.”

 

Ma questo, è ovvio, per i nazianimalisti non ha alcun significato. Gli animali hanno sempre ragione, gli uomini sono sempre nel torto; e un essere umano può anche sterminare migliaia di suoi simili in un regime totalitario, ma non scatenerà mai la loro indignazione quanto uno scienziato che inietta un farmaco sperimentale a un cagnolino. Certo, perchè va anche detto che i cagnolini, i topolini e le scimmiette sono animali che suscitano tenerezza, che potremmo volere nelle nostre case. Per studiare fenomeni come la conduzione degli impulsi nervosi si utilizzano anche lumache e calamari, ma io non ho mai sentito di un animalista che irrompe in un centro di ricerca per salvare un calamaro.

 

Per quanto mi riguarda, io che gli animali magari non li amo come li amano i nazianimalisti e non li considero migliori delle persone, ma ho sempre vissuto con cani e gatti in casa e guai a chi me li tocca, non dimentico che tutto ciò che attualmente sappiamo sul corpo umano e su come curarlo è stato scoperto grazie al sacrificio di milioni di animali, ma non per questo non ne è valsa la pena; e preferisco che una nuova medicina potenzialmente salvifica venga provata prima su una scimmia che su mio figlio. E se a quella gente la cosa dà tanto fastidio, che offrano spontaneamente i propri corpi alla scienza; gli animali saranno più felici, e anche la ricerca ne gioverà.