(on air: Caravan – In The Land Of Grey And Pink)

 

Beh, alla fine siamo arrivati.
Non l’ho scelta a caso questa canzone come colonna sonora, caro 2011. Non solo è una canzone davvero bella; ma è anche un titolo buono per rendere l’idea di quello che sei stato. Un anno grigio e rosa.
O anche, per usare un’altra espressione che mi è venuta in mente mentre studiavo nella biblioteca dell’università che non avrei più dovuto frequentare, l’anno del “sì, però”. L’anno delle promesse roboanti e dei risultati striminziti. Sei stato un anno strano, 2011. Il tuo predecessore, partito in sordina, si è rivelato a lungo andare splendido, come non era più accaduto probabilmente dai tempi della pre-adolescenza; e tu, d’altro canto, promettevi di confermare gli stessi ottimi risultati, e aggiungerci altri grandi traguardi, mai raggiunti prima, e per questo ancora più desiderati. E va detto, a onor del vero, che fino all’estate non ti si poteva rimproverare quasi nulla. Sì, però.
, sei stato l’anno in cui i miei sforzi universitari hanno finalmente dato i loro frutti, tradotti nel titolo di studio a cui tanto ambivo, e che sono riuscito a ottenere; però sei stato anche l’anno in cui la mia aspirazione – coltivata per quasi due anni – di trasferirmi in un altro ateneo più confacente ai miei progetti e ai miei interessi è stata frustrata, e nel modo peggiore per giunta, dopo avermi fatto toccare con mano il Paradiso per poi relegarmi in un Purgatorio che conoscevo già fin troppo bene.
, sei stato l’anno in cui il mio sogno di avere un cane si è avverato, però prima hai obbligato me e i miei familiari a passare attraverso un autentico calvario, vedendo morire un altro animale troppo presto e in modo troppo assurdo.
, sei stato l’anno in cui la mia squadra del cuore ha vinto il campionato dopo una lunga attesa, in cui ho ripreso felicemente in mano un hobby, quello della pittura, che avevo troppo frettolosamente chiuso in un cassetto, in cui ho completato con successo la tesi, di cui prima mi spaventava la sola idea; però sei stato anche l’anno che, tra stress, delusioni universitarie, episodi familiari spiacevoli e, dulcis in fundo, la conclusione di ciò che aveva reso tanto speciale il 2010, è riuscito a farmi detestare e auspicare la fine del mese di dicembre, che fino a oggi attendevo con un’impazienza quasi fanciullesca.
, perchè sei stato anche l’anno in cui sembrava che la stabilità affettiva-sentimentale che avevo conquistato l’anno scorso fosse destinata a durare… invece, dopo mesi ricchi di gioie e soddisfazioni, è finita arrancando e crollando in breve tempo, come Dorando Pietri sulla pista di atletica a Londra, dopo una maratona tutta in testa.
Questo non vuol dire che tu sia stato completamente da buttare, 2011. Come ho scritto, fino a fine estate ti meritavi un voto anche superiore a quello del 2010. Peccato che nei pochi mesi successivi tu abbia deciso di buttare tutto all’aria.
Non so onestamente cosa aspettarmi dal 2012, anno bisestile che porta con sè una tendenza estremamente negativa, da sfatare a tutti i costi. Magari le cose perse quest’anno saranno riconquistate, o forse ripenserò al 2011 come a una specie di età dell’oro. Nel frattempo, ci berrò sopra.
Quindi, grazie al cazzo e fanculo, 2011.
It’s time for booze.