Avete presente il desiderio di evasione che a volte ti assale, senza una ragione particolare, e ti fa venire voglia di lasciarti tutto alle spalle, pensieri, luoghi e persone, preparare uno zaino con lo stretto indispensabile, e fuggire nel posto più remoto al mondo, dove nessuno sa chi sei e dove puoi reinventare completamente te stesso e la tua vita?
Beh, ultimamente mi sento un po’ così. Non è che me la passi poi così male, intendiamoci. Sono vivo, in buona salute e fisicamente integro, che è già un aspetto da non sottovalutare; la mia vita universitaria triennale si è felicemente conclusa; la mia vita universitaria specialistica è stata inaugurata da un grosso FAIL lampeggiante accompagnato da risate di scherno, ma per ora il suo palliativo (dio, sento che mi rimangerò questa frase) non si sta rivelando poi così male; la vita sociale-affettiva non presenta per ora preoccupanti minacce, almeno non in misura irrimediabile; e Mario Monti non si è ancora introdotto di soppiatto in camera mia a depredare i miei pochi dobloni. Ho persino visto finalmente esaudito il mio desiderio di avere un cane che gira per casa, piscia e caga ovunque e mi mastica il cellulare. Obiettivamente non ho di che lamentarmi.
Però, però… c’è un però. La tentazione di partire alla ventura c’è sempre, e malgrado la mia per certi aspetti sia la classica esistenza da lobotomizzato membro della società consumistica, continuo a sentire nella mia testa questa vocina che bisbiglia “vai, vai, non importa dove, ma vai”.
Siccome però a me importa eccome sapere dove vado, ho cercato di immaginare in quali posti potrei trovare asilo e rivoluzionare un po’ il mio enigmatico futuro. In sostanza, come dovrebbe essere il luogo nel quale fuggirei?
 

– deve essere un luogo sperduto, isolato, lontano dalle grandi città e dalla tipica vita urbana.
– deve essere un luogo lontano dall’immaginario collettivo e privo di attrattive per i normali turisti o viaggiatori.
– deve esserci una situazione ambientale e climatica “pura”, immersa nella natura selvaggia, senza troppi interventi umani.
– devono esserci comunque le condizioni per poter sopravvivere in modo dignitoso, sia come attività lavorative, che come infrastrutture per gli abitanti. Per dire, l’ADSL non è necessario, ma sarebbe gradevole almeno la corrente elettrica per illuminare la casa di notte, senza bisogno di dar fuoco a un cumulo di paglia.
– (facoltativo) deve far freddo, ma freddo vero. Non i 20 gradi d’estate che ti constringono a uscire di casa con il golfino, come scrive certa gente su Facebook, ma temperature sotto zero, roba da ghiacciarti la saliva in bocca.
 

Identificati i criteri, ho fatto una breve ricerca su internet, individuando alcuni posti bizzarri e ai margini della civiltà; per ognuno di essi ho valutato pro e contro, e queste sono le opzioni più quotate.
 
 

ISOLE SVALBARD (Mar Glaciale Artico)
 

Situate a nord nella Norvegia, là dove tutti i popoli della Terra possono a buon diritto essere considerati “terroni”. Un tempo era sede di miniere e basi per spedizioni al Polo Nord; ora conta una popolazione ridotta ma stabile, e grazie al Trattato delle Svalbard (firmato anche dall’Italia), è possibile trasferirsi e fare qualunque attività senza visti nè documenti particolari.
Pro: facili da raggiungere; infrastrutture presenti in buona quantità; natura quasi incontaminata; è molto trve.
Contro: si parla norvegese, che non ho voglia di imparare; sta diventando un luogo fin troppo turistico, mentre a me interessano posti dove a nessun visitatore normale verrebbe mai in mente di andare.
 
 

KLONDIKE (Yukon, Canada)
 

La regione più estrema del grande Canada, al confine con l’Alaska, dove Zio Paperone iniziò ad accumulare le sue fortune scavando le miniere col becco. Nessuno se lo caga più da quando è finita la Febbre dell’Oro, ma ridendo e scherzando qualche migliaio di abitanti lo conta ancora; il villaggio di Dawson City sembra avere quasi tutto l’occorrente per un’esistenza decente, compreso un pub, La Capra Ubriaca, che solo per il nome meriterebbe una visita.
Pro: natura e fauna spettacolare; facile da raggiungere, soprattutto se si ha un camper con i controcoglioni; si parla inglese; possibilità almeno teorica di trovare un lavoro diverso dal minatore (anche se mi verrebbe un fisico da paura); il Canada in generale è un paese civile e serio.
Contro: forse è meno isolato e affascinante di altri posti sulla mia lista… mi sa di relativamente “troppo comodo”. Anche se, a essere onesti, già trovare di che vivere in un luoghi del genere da immigrato non dev’essere così facile.
 
 

TRISTAN DA CUNHA (Oceano Atlantico)
 

Sperduto e inutile arcipelago, strategicamente posizionato in modo da essere il luogo abitato più isolato del pianeta. L’unico insediamento ha un nome estremamente cazzuto (“Edinburgh Of The Seven Seas”, anche se nessuno, neanche gli abitanti, lo chiama più così), e nelle vicinanze c’è un’isoletta, chiamata Isola Inaccessibile, dove varrebbe la pena di andare solo per piantare un cartello con su scritto “CHALLENGE ACCEPTED”.
Pro: sono abituati agli italiani, visto che in tempi passati ci sono finite due famiglie liguri; ambienti naturali pregevoli; si parla inglese; potrei risolvere in parte il problema delle malattie genetiche da endogamia.
Contro: problematico da raggiungere; ben poche attività lavorative; pare abbiano seri problemi con i vulcani.
 
 

BHUTAN (Asia Centrale)
 

Il gemello sfigato del Nepal. A sud la condizione climatica e ambientale è di tipo tropicale, ma basta spostarsi verso i monti a nord per trovare i classici villaggi inerpicati tipo Tibet. E poi la bandiera è bellissima.
Pro: le montagne più alte e belle del mondo; facile da raggiungere; buone infrastrutture.
Contro: culturalmente lontanissimo; nonostante la gente mastichi sempre più l’inglese, la lingua più parlata resta lo dzongkha, incomprensibile; netto divario tra le città a sud, dove c’è tutto di utile e niente di interessante, e i villaggi sulle montagne, estremamente suggestivi ma dove la vita mi sa di medievale e inospitale.
 
 

ISOLE FALKLAND (Oceano Atlantico Meridionale)
 

Un pezzo di Inghilterra nell’estremo Sud, con clima rigido e vento della madonna. Ben messa quanto a insediamenti e popolazione permanente; esiste addirittura un campionato di calcio, dove partecipano ben 4 squadre, e là in mezzo credo che nemmeno io potrei sfigurare più di tanto. La situazione politica è abbastanza tranquilla, ma se gli argentini dovessero nuovamente invadere le isole e reimporre la guida a destra, sarei probabilmente l’unico abitante a esserci già abituato.
Pro: quasi tutto l’occorrente per una sana vita di paese; si parla inglese e si ha anche la cittadinanza; discrete, seppur non enormi, possibilità di impiego (alla peggio si allevano pecore); facilissime da raggiungere (c’è persino un aeroporto).
Contro: a livello di paesaggi naturali non mi sembra davvero niente di che; e poi non so, manca quel qualcosa che le renderebbe un luogo davvero unico e speciale, e non un simulacro della provincia inglese più brullo e freddo.
 
 

GEORGIA DEL SUD (Oceano Atlantico Meridionale)
 

All’incirca come le Falkland, anche se molto meno abitata, più lontana, più piccola, più inutile. Il villaggio di Grytviken, l’unica cosa rassomigliabile a un insediamento abitato, in realtà comprende solo una base scientifica e un museo sulle balene; secondo Wikipedia, è abitato stabilmente da una decina di persone, alle quali vanno aggiunti i due custodi del museo.
Pro: remota e sperduta a sufficienza; bei paesaggi; la (poca) gente parla inglese.
Contro: a meno che non cerchino un terzo custode del museo, l’unica soluzione per trasferirsi e mettere insieme pranzo e cena sarebbe in qualità di scienziato, e il mio curriculum da pseudo-umanista là avrebbe il valore di un due di picche quando si gioca a Uno. Oltretutto arrivarci materialmente è un casino, a meno di possedere uno yacht con un ufficiale di rotta davvero capace.
 
 

PITCAIRN (Oceano Pacifico)
 

La leggendaria isola dove trovarono riparo gli ammutinati del Bounty e le loro squinzie polinesiane; La Stampa l’ha definita “lontana da tutto, così inutile, aspra e selvaggia, da non avere mai interessato nessuno”. Già questo le fa guadagnare molti punti.
Pro: mare stupendo e foreste rigogliose; non impossibile da raggiungere, mettendo in conto una settimana di navigazione dalla Nuova Zelanda; gli abitanti, come Margaret Mead ci insegna, hanno una concezione creativa della sessualità.
Contro: pochissime infrastrutture per condurre una vita decente; non c’è veramente niente da fare per guadagnarsi il pane, tant’è che quasi tutti gli autoctoni sono fuggiti; i pochi rimasti parlano una lingua incomprensibile, fatta di un improbabile miscuglio di tahitiano e inglese marinaresco del ‘700; e quel che è peggio, sono tutti Avventisti del Settimo Giorno: se devo ritrovarmi circondato da fanatici cristiani, tanto vale rimanere dove sono ora.
 
 

ANTARTIDE
 

Il luogo TRVE per eccellenza. Natura incontaminata nel vero senso della parola, clima rigido e inospitale (forse fin troppo) e molte basi scientifiche dove chiedere asilo. Una di esse è dotata persino di una chiesa, la chiesa più a sud del mondo, ottima nel caso il freddo estremo mi facesse impazzire e mi convincesse a riconvertirmi al Cristianesimo.
Pro: neve TUTTO L’ANNO; non impossibile da raggiungere (ci sono alcune navi che salpano dalla Terra del Fuoco per portare rifornimenti); tante foche.
Contro: come e ancor più di Grytviken, no scientist no party. A meno che non cerchino un inserviente per tenere puliti i bagni, ma suppongo che si arrangino da sè. E la situazione ambientale e climatica esclude pesantemente improvvisazioni personali.
 
 

Alla luce dei risultati, in cima alla classifica si piazza il Klondike, seguito a ruota dalle Falkland; medaglia di bronzo alle Svalbard. Con ogni probabilità, tra qualche tempo, rileggerò questo post e penserò “What the fuck?”; ma va pur detto che, nella maggior parte dei casi, i luoghi citati mi hanno sempre affascinato. Vorrà dire che interpreterò questo intervento come una specie di elenco di posti da visitare, insieme a mille altri, quando avrò vinto alla lotteria o avrò brevettato un’automobile che faccia 1000 chilometri con un litro di piscia, sarò diventato miliardario e potrò spendere il mio tempo girando a caso intorno al mondo.
Nel frattempo, come sempre, Long Live Rock n’ Roll.
 

(da quanto non lo scrivevo in calce a un post!)