Archive for dicembre 2011

A year of grey and pink

 

(on air: Caravan – In The Land Of Grey And Pink)

 

Beh, alla fine siamo arrivati.
Non l’ho scelta a caso questa canzone come colonna sonora, caro 2011. Non solo è una canzone davvero bella; ma è anche un titolo buono per rendere l’idea di quello che sei stato. Un anno grigio e rosa.
O anche, per usare un’altra espressione che mi è venuta in mente mentre studiavo nella biblioteca dell’università che non avrei più dovuto frequentare, l’anno del “sì, però”. L’anno delle promesse roboanti e dei risultati striminziti. Sei stato un anno strano, 2011. Il tuo predecessore, partito in sordina, si è rivelato a lungo andare splendido, come non era più accaduto probabilmente dai tempi della pre-adolescenza; e tu, d’altro canto, promettevi di confermare gli stessi ottimi risultati, e aggiungerci altri grandi traguardi, mai raggiunti prima, e per questo ancora più desiderati. E va detto, a onor del vero, che fino all’estate non ti si poteva rimproverare quasi nulla. Sì, però.
, sei stato l’anno in cui i miei sforzi universitari hanno finalmente dato i loro frutti, tradotti nel titolo di studio a cui tanto ambivo, e che sono riuscito a ottenere; però sei stato anche l’anno in cui la mia aspirazione – coltivata per quasi due anni – di trasferirmi in un altro ateneo più confacente ai miei progetti e ai miei interessi è stata frustrata, e nel modo peggiore per giunta, dopo avermi fatto toccare con mano il Paradiso per poi relegarmi in un Purgatorio che conoscevo già fin troppo bene.
, sei stato l’anno in cui il mio sogno di avere un cane si è avverato, però prima hai obbligato me e i miei familiari a passare attraverso un autentico calvario, vedendo morire un altro animale troppo presto e in modo troppo assurdo.
, sei stato l’anno in cui la mia squadra del cuore ha vinto il campionato dopo una lunga attesa, in cui ho ripreso felicemente in mano un hobby, quello della pittura, che avevo troppo frettolosamente chiuso in un cassetto, in cui ho completato con successo la tesi, di cui prima mi spaventava la sola idea; però sei stato anche l’anno che, tra stress, delusioni universitarie, episodi familiari spiacevoli e, dulcis in fundo, la conclusione di ciò che aveva reso tanto speciale il 2010, è riuscito a farmi detestare e auspicare la fine del mese di dicembre, che fino a oggi attendevo con un’impazienza quasi fanciullesca.
, perchè sei stato anche l’anno in cui sembrava che la stabilità affettiva-sentimentale che avevo conquistato l’anno scorso fosse destinata a durare… invece, dopo mesi ricchi di gioie e soddisfazioni, è finita arrancando e crollando in breve tempo, come Dorando Pietri sulla pista di atletica a Londra, dopo una maratona tutta in testa.
Questo non vuol dire che tu sia stato completamente da buttare, 2011. Come ho scritto, fino a fine estate ti meritavi un voto anche superiore a quello del 2010. Peccato che nei pochi mesi successivi tu abbia deciso di buttare tutto all’aria.
Non so onestamente cosa aspettarmi dal 2012, anno bisestile che porta con sè una tendenza estremamente negativa, da sfatare a tutti i costi. Magari le cose perse quest’anno saranno riconquistate, o forse ripenserò al 2011 come a una specie di età dell’oro. Nel frattempo, ci berrò sopra.
Quindi, grazie al cazzo e fanculo, 2011.
It’s time for booze.

 

Notizie dal mondo #16

 

Buonasera,
questa è la Voce del Fato che vi dà il benvenuto per la puntata natalizia di MuseoNewz, il webgiornale che fa tremare ogni governo, ma solo d’inverno e con le finestre aperte. Si ricorda che a un anno da oggi, il 21 dicembre 2012, è prevista la fine del mondo; va ugualmente detto che questa è l’ipotesi più pessimistica, e la distruzione potrebbe essere circoscritta e riguardare solo l’Unione Europea.
Ma veniamo alla rassegna principale.

 

L’EROE DEL GIORNO: in questo caso gli eroi sono tanti, qualche centinaio. Voi tutti, ovviamente, conoscete la storia dei leghisti che chiedono la secessione della Padania: forse però non conoscete la storia della secessione del PRINCIPATO DI FILETTINO. Filettino è un piccolo comune in provincia di Frosinone, poco più di 500 abitanti, che un bel giorno, sentendosi danneggiato dalle misure economiche del governo, ha avuto la simpatica idea di autoproclamarsi STATO INDIPENDENTE, sul modello di San Marino. Ma se pensate che il resto del paese si sia fatto una risata e la cosa sia finita lì, vi sbagliate di grosso: i filettinesi hanno fatto le cose in grande. Hanno nominato “principe reggente” l’avvocato Carlo Taormina (che in queste puttanate mediatiche ci sguazza), hanno iniziato a stampare moneta, hanno avviato le pratiche per la creazione di una banca nazionale, hanno convocato giornalisti e troupe televisive da tutto il mondo, stanno addirittura preparando una cerimonia di insediamento!
Attualmente è in corso un referendum per sancire la definitiva indipendenza dell’Italia, e a quanto dice Taormina (pardon, il Principe Taormina) “la Cina, il Giappone e il Canada hanno già riconosciuto il principato di Filettino”.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/12/10/visualizza_new.html_11962799.html
Onestamente non so se raccapricciarmi o ridere. Ma come si dice per le invenzioni idiote, pensate alle possibili applicazioni pratiche! Per esempio, a me non piace la mia università: raccolgo una decina di coglioni, mi auto-nomino rettore e fondo l’Università degli Studi di Crescenzago, ovviamente utilizzando le strutture e gli edifici dell’altra università, e pagando le rette a me stesso. Provate anche voi, anche i vostri vicini se ne accorgeranno!
(e comunque spero di vivere abbastanza a lungo per vedere la partita Italia-FILETTINO, qualificazioni ai Mondiali.)

 

CRONACA: ognuno di noi, ne sono certo, ha una personale tecnica di approccio alle donne: ci sono quelli che offrono da bere, quelli che regalano fiori, quelli che offrono poltrone in Parlamento e via discorrendo. Non pensavo, onestamente, che ci fosse gente convinta che CAGARE davanti alla porta della donna amata sia un metodo efficace, ma sono costretto a ricredermi: un 62enne genovese, infatti, è solito farlo più volte.
http://attualissimo.it/defecava-porta-per-conquistarla-arrestato-per-stalking/?utm_source=site&utm_medium=sidebar&utm_campaign=sidebar
La vedova 50enne oggetto delle sue attenzioni, purtroppo, non ha gradito e l’ha denunciato per stalking. Doveva aspettarselo: l’unica persona con cui una strategia simile potrebbe funzionare, al massimo, è Gianni Morandi.
(se non l’avete capita, fate ammenda e visitate questa pagina)

 

ESTERI: quante volte, nella vostra vita (soprattutto a scuola), vi siete trovati alle prese con una penna che, dopo poco tempo, smetteva di funzionare, anche quando l’inchiostro sembrava esserci? Non è un problema di questa anziana signora inglese: la sua penna, dopo 25 anni, funziona ancora come appena presa! Forse il segreto sta nel luogo dove l’ha custodita finora: il suo STOMACO.
E’ tutto vero: la signora ha inghiottito la penna per sbaglio, poi se n’è DIMENTICATA per 25 ANNI, e le è stata individuata ed estratta dai medici, da cui era andata lamentando dissenteria e perdita di peso.
http://www.ilgiornale.it/esteri/gb_tolgono_pennadallo_stomaco_dopo_25_annie_biro_funziona_ancora/gran_bretagna-stomaco-operazione-ospedale-penna_biro/21-12-2011/articolo-id=563668-page=0-comments=1
Forse è stato veramente meglio così: pensate, dopo averla ingoiata, che piacere sarebbe stato espellerla per via rettale. Specie se, nel frattempo, si era messa in posizione orizzontale.

 

ESTERI #2: litigare duramente con il proprio coniuge: a un sacco di persone sposate è capitato e capiterà. Nel migliore dei casi ci si arrabbia, non ci si parla per un po’ e poi le cose si sistemano. Nel peggiore, ci si ritrova SEPOLTI VIVI in un bosco, com’è accaduto a questa donna polacca. Il marito l’ha legata, chiusa in una scatola di cartone e sepolta sotto terra; ma lei non si è persa d’animo e, probabilmente memore della famosa scena in Kill Bill, è riuscita a liberarsi usando come attrezzo il proprio ANELLO di fidanzamento.
http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1031569/gb-seppellisce-viva-la-fidanzata-e-lei-si-libera-usando-lanello-di-fidanzamento.shtml
Il marito, arrestato, ha dichiarato che non voleva ucciderla, ma solo spaventarla. Non male come scusa: se mai dovessi cospargere di benzina qualcuno e dargli fuoco, dirò che volevo riscaldarlo perchè aveva freddo.

 

SALUTE: “Che cos’è questa?” (mostrando il pugno chiuso). “Non saprei…” “E’ una prugna! Ti fa ridere?” “Veramente no.” “Infatti fa cagare! Ah ah ah!”. Questo gioco intelligente impazzava nella nostra infanzia (o almeno nella mia); ma ora non si potrà più dirlo. L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, infatti, ha proibito di reclamizzare, a fini commerciali, le proprietà lassative delle prugne, perchè gli esperti della UE non hanno trovato prove sufficienti a riguardo.
http://www.vanityfair.it/news/mondo/2011/12/14/prugne-lassative-divieto-unione-europea
Ma un europarlamentare inglese, che a quanto pare va di corpo che è una meraviglia, promette battaglia per riabilitare le povere prugne. Ed è bello che i vertici europei abbiano finalmente qualcosa di veramente importante a cui pensare, in tempi di crisi.

 

CUCINA: un tempo era diffuso il detto “del maiale non si butta via niente”, a esaltare il gusto e le proprietà nutritive anche delle sue parti più bizzarre. E’ forse il momento di riciclarlo per la mucca: non solo si beve il suo latte e si mangiano i suoi derivati e la carne, ma a breve potremo anche berne l’URINA! Una ditta indiana (poteva essere altrimenti?) ha sviluppato una bevanda basata proprio su questo ingrediente, che dovrebbe avere diverse proprietà curative, sia per il fegato, che per la prevenzione del cancro.
http://www.leggo.it/articolo.php?id=153607
Tutto molto bello, ma sul sapore, a onor del vero, non ci sono indizi. Io penso proprio che gli crederò sulla parola, e intanto spezzo una lancia a favore della tanto vituperata birra BIRRA.

 

MUSICA: anche questa volta, come nella puntata precedente, voglio salutarvi con una piccola appendice musicale. Forse conoscete la canzone “You Suffer” dei Napalm Death: . Come potete immaginare, è entrata nel Guinness dei Primati come il brano musicale più breve mai inciso. E’ divertente spulciare un po’ Youtube per vedere i numerosi omaggi a questo capolavoro della musica di avanguardia! Ecco i miei preferiti:

 

You Suffer a FRETS ON FIRE!
http://www.youtube.com/watch?v=8p0xVU-Osdw&feature=grec_index

 

You Suffer per UKULELE!
http://www.youtube.com/watch?v=43iWtzpMteU&feature=related

 

You Suffer in 8-BIT!
http://www.youtube.com/watch?v=8nyQfcL9Y_w

 

You Suffer rallentata dell’800%!
http://www.youtube.com/watch?v=hm0ZNLS9eeY&feature=related

 

Anche per oggi è tutto. La Voce del Fato, con l’alto patrocinio del Ministero degli Esteri del Principato di Filettino, vi augura buone feste e vi dà appuntamento alla prossima puntata.

 

Just gotta get right out of here

 

Avete presente il desiderio di evasione che a volte ti assale, senza una ragione particolare, e ti fa venire voglia di lasciarti tutto alle spalle, pensieri, luoghi e persone, preparare uno zaino con lo stretto indispensabile, e fuggire nel posto più remoto al mondo, dove nessuno sa chi sei e dove puoi reinventare completamente te stesso e la tua vita?
Beh, ultimamente mi sento un po’ così. Non è che me la passi poi così male, intendiamoci. Sono vivo, in buona salute e fisicamente integro, che è già un aspetto da non sottovalutare; la mia vita universitaria triennale si è felicemente conclusa; la mia vita universitaria specialistica è stata inaugurata da un grosso FAIL lampeggiante accompagnato da risate di scherno, ma per ora il suo palliativo (dio, sento che mi rimangerò questa frase) non si sta rivelando poi così male; la vita sociale-affettiva non presenta per ora preoccupanti minacce, almeno non in misura irrimediabile; e Mario Monti non si è ancora introdotto di soppiatto in camera mia a depredare i miei pochi dobloni. Ho persino visto finalmente esaudito il mio desiderio di avere un cane che gira per casa, piscia e caga ovunque e mi mastica il cellulare. Obiettivamente non ho di che lamentarmi.
Però, però… c’è un però. La tentazione di partire alla ventura c’è sempre, e malgrado la mia per certi aspetti sia la classica esistenza da lobotomizzato membro della società consumistica, continuo a sentire nella mia testa questa vocina che bisbiglia “vai, vai, non importa dove, ma vai”.
Siccome però a me importa eccome sapere dove vado, ho cercato di immaginare in quali posti potrei trovare asilo e rivoluzionare un po’ il mio enigmatico futuro. In sostanza, come dovrebbe essere il luogo nel quale fuggirei?
 

– deve essere un luogo sperduto, isolato, lontano dalle grandi città e dalla tipica vita urbana.
– deve essere un luogo lontano dall’immaginario collettivo e privo di attrattive per i normali turisti o viaggiatori.
– deve esserci una situazione ambientale e climatica “pura”, immersa nella natura selvaggia, senza troppi interventi umani.
– devono esserci comunque le condizioni per poter sopravvivere in modo dignitoso, sia come attività lavorative, che come infrastrutture per gli abitanti. Per dire, l’ADSL non è necessario, ma sarebbe gradevole almeno la corrente elettrica per illuminare la casa di notte, senza bisogno di dar fuoco a un cumulo di paglia.
– (facoltativo) deve far freddo, ma freddo vero. Non i 20 gradi d’estate che ti constringono a uscire di casa con il golfino, come scrive certa gente su Facebook, ma temperature sotto zero, roba da ghiacciarti la saliva in bocca.
 

Identificati i criteri, ho fatto una breve ricerca su internet, individuando alcuni posti bizzarri e ai margini della civiltà; per ognuno di essi ho valutato pro e contro, e queste sono le opzioni più quotate.
 
 

ISOLE SVALBARD (Mar Glaciale Artico)
 

Situate a nord nella Norvegia, là dove tutti i popoli della Terra possono a buon diritto essere considerati “terroni”. Un tempo era sede di miniere e basi per spedizioni al Polo Nord; ora conta una popolazione ridotta ma stabile, e grazie al Trattato delle Svalbard (firmato anche dall’Italia), è possibile trasferirsi e fare qualunque attività senza visti nè documenti particolari.
Pro: facili da raggiungere; infrastrutture presenti in buona quantità; natura quasi incontaminata; è molto trve.
Contro: si parla norvegese, che non ho voglia di imparare; sta diventando un luogo fin troppo turistico, mentre a me interessano posti dove a nessun visitatore normale verrebbe mai in mente di andare.
 
 

KLONDIKE (Yukon, Canada)
 

La regione più estrema del grande Canada, al confine con l’Alaska, dove Zio Paperone iniziò ad accumulare le sue fortune scavando le miniere col becco. Nessuno se lo caga più da quando è finita la Febbre dell’Oro, ma ridendo e scherzando qualche migliaio di abitanti lo conta ancora; il villaggio di Dawson City sembra avere quasi tutto l’occorrente per un’esistenza decente, compreso un pub, La Capra Ubriaca, che solo per il nome meriterebbe una visita.
Pro: natura e fauna spettacolare; facile da raggiungere, soprattutto se si ha un camper con i controcoglioni; si parla inglese; possibilità almeno teorica di trovare un lavoro diverso dal minatore (anche se mi verrebbe un fisico da paura); il Canada in generale è un paese civile e serio.
Contro: forse è meno isolato e affascinante di altri posti sulla mia lista… mi sa di relativamente “troppo comodo”. Anche se, a essere onesti, già trovare di che vivere in un luoghi del genere da immigrato non dev’essere così facile.
 
 

TRISTAN DA CUNHA (Oceano Atlantico)
 

Sperduto e inutile arcipelago, strategicamente posizionato in modo da essere il luogo abitato più isolato del pianeta. L’unico insediamento ha un nome estremamente cazzuto (“Edinburgh Of The Seven Seas”, anche se nessuno, neanche gli abitanti, lo chiama più così), e nelle vicinanze c’è un’isoletta, chiamata Isola Inaccessibile, dove varrebbe la pena di andare solo per piantare un cartello con su scritto “CHALLENGE ACCEPTED”.
Pro: sono abituati agli italiani, visto che in tempi passati ci sono finite due famiglie liguri; ambienti naturali pregevoli; si parla inglese; potrei risolvere in parte il problema delle malattie genetiche da endogamia.
Contro: problematico da raggiungere; ben poche attività lavorative; pare abbiano seri problemi con i vulcani.
 
 

BHUTAN (Asia Centrale)
 

Il gemello sfigato del Nepal. A sud la condizione climatica e ambientale è di tipo tropicale, ma basta spostarsi verso i monti a nord per trovare i classici villaggi inerpicati tipo Tibet. E poi la bandiera è bellissima.
Pro: le montagne più alte e belle del mondo; facile da raggiungere; buone infrastrutture.
Contro: culturalmente lontanissimo; nonostante la gente mastichi sempre più l’inglese, la lingua più parlata resta lo dzongkha, incomprensibile; netto divario tra le città a sud, dove c’è tutto di utile e niente di interessante, e i villaggi sulle montagne, estremamente suggestivi ma dove la vita mi sa di medievale e inospitale.
 
 

ISOLE FALKLAND (Oceano Atlantico Meridionale)
 

Un pezzo di Inghilterra nell’estremo Sud, con clima rigido e vento della madonna. Ben messa quanto a insediamenti e popolazione permanente; esiste addirittura un campionato di calcio, dove partecipano ben 4 squadre, e là in mezzo credo che nemmeno io potrei sfigurare più di tanto. La situazione politica è abbastanza tranquilla, ma se gli argentini dovessero nuovamente invadere le isole e reimporre la guida a destra, sarei probabilmente l’unico abitante a esserci già abituato.
Pro: quasi tutto l’occorrente per una sana vita di paese; si parla inglese e si ha anche la cittadinanza; discrete, seppur non enormi, possibilità di impiego (alla peggio si allevano pecore); facilissime da raggiungere (c’è persino un aeroporto).
Contro: a livello di paesaggi naturali non mi sembra davvero niente di che; e poi non so, manca quel qualcosa che le renderebbe un luogo davvero unico e speciale, e non un simulacro della provincia inglese più brullo e freddo.
 
 

GEORGIA DEL SUD (Oceano Atlantico Meridionale)
 

All’incirca come le Falkland, anche se molto meno abitata, più lontana, più piccola, più inutile. Il villaggio di Grytviken, l’unica cosa rassomigliabile a un insediamento abitato, in realtà comprende solo una base scientifica e un museo sulle balene; secondo Wikipedia, è abitato stabilmente da una decina di persone, alle quali vanno aggiunti i due custodi del museo.
Pro: remota e sperduta a sufficienza; bei paesaggi; la (poca) gente parla inglese.
Contro: a meno che non cerchino un terzo custode del museo, l’unica soluzione per trasferirsi e mettere insieme pranzo e cena sarebbe in qualità di scienziato, e il mio curriculum da pseudo-umanista là avrebbe il valore di un due di picche quando si gioca a Uno. Oltretutto arrivarci materialmente è un casino, a meno di possedere uno yacht con un ufficiale di rotta davvero capace.
 
 

PITCAIRN (Oceano Pacifico)
 

La leggendaria isola dove trovarono riparo gli ammutinati del Bounty e le loro squinzie polinesiane; La Stampa l’ha definita “lontana da tutto, così inutile, aspra e selvaggia, da non avere mai interessato nessuno”. Già questo le fa guadagnare molti punti.
Pro: mare stupendo e foreste rigogliose; non impossibile da raggiungere, mettendo in conto una settimana di navigazione dalla Nuova Zelanda; gli abitanti, come Margaret Mead ci insegna, hanno una concezione creativa della sessualità.
Contro: pochissime infrastrutture per condurre una vita decente; non c’è veramente niente da fare per guadagnarsi il pane, tant’è che quasi tutti gli autoctoni sono fuggiti; i pochi rimasti parlano una lingua incomprensibile, fatta di un improbabile miscuglio di tahitiano e inglese marinaresco del ‘700; e quel che è peggio, sono tutti Avventisti del Settimo Giorno: se devo ritrovarmi circondato da fanatici cristiani, tanto vale rimanere dove sono ora.
 
 

ANTARTIDE
 

Il luogo TRVE per eccellenza. Natura incontaminata nel vero senso della parola, clima rigido e inospitale (forse fin troppo) e molte basi scientifiche dove chiedere asilo. Una di esse è dotata persino di una chiesa, la chiesa più a sud del mondo, ottima nel caso il freddo estremo mi facesse impazzire e mi convincesse a riconvertirmi al Cristianesimo.
Pro: neve TUTTO L’ANNO; non impossibile da raggiungere (ci sono alcune navi che salpano dalla Terra del Fuoco per portare rifornimenti); tante foche.
Contro: come e ancor più di Grytviken, no scientist no party. A meno che non cerchino un inserviente per tenere puliti i bagni, ma suppongo che si arrangino da sè. E la situazione ambientale e climatica esclude pesantemente improvvisazioni personali.
 
 

Alla luce dei risultati, in cima alla classifica si piazza il Klondike, seguito a ruota dalle Falkland; medaglia di bronzo alle Svalbard. Con ogni probabilità, tra qualche tempo, rileggerò questo post e penserò “What the fuck?”; ma va pur detto che, nella maggior parte dei casi, i luoghi citati mi hanno sempre affascinato. Vorrà dire che interpreterò questo intervento come una specie di elenco di posti da visitare, insieme a mille altri, quando avrò vinto alla lotteria o avrò brevettato un’automobile che faccia 1000 chilometri con un litro di piscia, sarò diventato miliardario e potrò spendere il mio tempo girando a caso intorno al mondo.
Nel frattempo, come sempre, Long Live Rock n’ Roll.
 

(da quanto non lo scrivevo in calce a un post!)