Archive for dicembre 2010

Il bicchiere dell’addio

E così, un altro anno è giunto alla fine. Tra poche ore partirò per Como, per celebrare come da consuetudine il Capodanno tra fiumi di birra, delirio e folk-viking. Sotto quest’aspetto, il copione sarà lo stesso degli anni precedenti; ciò che è cambiato è il mio stato d’animo nei confronti dei 12 mesi trascorsi dal Capodanno precedente.
Per andare subito al sodo, il 2010 è stato un grande anno. Mentre gli ultimi due si sono rivelati rispettivamente un mezzo incubo e un mediocre insieme di avvenimenti, stavolta sono riuscito a ottenere gran parte di quello a cui tenevo. Naturalmente non tutto è andato per il verso giusto: nella fattispecie, dal punto di vista dei rapporti umani si sono ripresentati i litigi e le incomprensioni che hanno caratterizzato gli anni passati, con le conseguenti, dolorose separazioni. Ho decisamente sofferto per gli avvenimenti in questione, ma non rimpiango una sola delle mie decisioni in merito: messo di fronte a una scelta, ho preso quella che ritenevo giusta e ne ho affrontato dignitosamente le conseguenze, senza fare marcia indietro nè cercare impossibili mediazioni. E ritengo, alla fine e lucidamente, di aver fatto la mossa migliore.
Un’altra cosa che purtroppo mi ha guastato parecchio l’umore e provocato notevole rabbia, è l’università. Non tanto per gli esami in sè, che pure mi hanno fatto penare parecchio, ma che sono riuscito quasi sempre a gestire, trovandomi oggi, a fine dicembre, quasi a un passo dalla laurea; ciò che mi ha fatto incazzare oltre ogni limite sono stati gli intoppi burocratici, la gestione scriteriata di corsi e appelli, il menefreghismo delle strutture addette alle informazioni e ai servizi, il caos totale a cui è stato destinato il mio ordinamento, i cui iscritti vengono abbandonati a se stessi, mentre le nuove matricole sono assistite e coccolate. Non so, ora come ora, se dopo la laurea proseguirò in Bicocca per la specialistica; ma se fino all’inizio di quest’anno propendevo quasi senza dubbio per il sì, adesso sto seriamente cercando soluzioni alternative, avendo ormai esaurito pazienza e riguardo.
Per fortuna le cose positive sono ben maggiori: come ho accennato, con gli esami la situazione non è più così malvagia: la prossima sessione potrebbe essere l’ultima prima della laurea, dipende da quanto riuscirò a rendere. Anche il tirocinio, che inizialmente era l’aspetto che più mi spaventava e angosciava, si è rivelato una passeggiata, grazie all’ambiente estremamente disponibile e accogliente che ho trovato all’ospedale San Paolo. Ho sempre trovato il tempo per coltivare i miei hobby, soprattutto la musica, che quest’anno mi ha regalato soddisfazioni davvero enormi con le nuove uscite (nonostante il dolore per varie malattie e dipartite, in primis l’immenso Ronnie James); ho visto bei concerti e fatto delle belle vacanze, nonostante le premesse quantomeno preoccupanti; non sono riuscito purtroppo a trovare lavoro come avrei voluto, ma per fortuna non sono ancora in una situazione da allarme rosso.
In realtà non c’è da perdersi in chiacchiere: se questo 2010 si è rivelato di gran lunga migliore dei precedenti concorrenti, il merito è soprattutto di una persona. Una persona che, in questi mesi, mi ha dato così tanto, che spesso sono colto dal pensiero di non ripagarla quanto meriterebbe. Una persona che ha finalmente portato nella mia esistenza l’equilibrio che mancava, e che a lungo ho cercato nelle persone sbagliate, o in quelle che, semplicemente, potevano darmi solo altre cose. Una persona che ho imparato a conoscere ed amare, e che ha fatto lo stesso con me, vedendo in me aspetti e sfumature positive che a cui nemmeno io avevo dato il giusto peso in passato. Una persona che, ora che è al mio fianco, spero vi resti il più a lungo possibile, perchè l’impalcatura della mia vita che adesso è finalmente stabile come volevo io, crollerebbe di colpo se perdesse il suo pilastro-chiave. Una persona che, quando leggerà queste righe, spero sorrida, anche se probabilmente neppure questo potrà rendere appieno l’idea di quello che provo, così difficile da tradurre in forma scritta.
A oggi sono quasi 11 mesi: non è tantissimo, anche se è enormemente maggiore della media delle mie relazioni precedenti. Non avendo mai provato direttamente l’esperienza di una storia duratura, mi trovo di fronte a un territorio inesplorato. Questo pensiero tempo fa mi avrebbe spaventato, avrei temuto di combinare qualche sciocchezza e rovinare tutto, o anche semplicemente di assistere alla fine naturale di un rapporto quando viene a mancarne l’energia vitale. Ma questo, appunto, tempo fa: adesso io guardo al futuro con ottimismo e il sorriso un po’ sprezzante di chi non ha nulla da temere, perchè ha finalmente trovato il punto fermo a cui appoggiarsi per iniziare a costruire la felicità, quella vera. Sono parole pesanti, vero? Tempo fa mi sarei rifiutato di scriverle, pensando alle conseguenze. Ma questo, appunto, tempo fa.
E se stasera posso seriamente pensarle, queste parole, se stasera posso permettermi di affrontare l’anno nuovo con la serenità e la soddisfazione di chi ha già le cose davvero importanti, e non con il desiderio di riscatto dopo un raccolto di delusioni e fallimenti, lo devo soprattutto a te. Un “grazie” non rende molto l’idea, ma nella sua semplicità è un ottimo regalo per chiudere il 2010. Ne avrai molti altri nei mesi a venire, te lo prometto.
Per cui, grazie, piccola.
Non vedo l’ora che arrivi la mezzanotte.

Appunti sulla “Twilight Saga”

Buonasera,
questo intervento sarà molto faticoso da scrivere, lo so già; ma come si dice in gergo, è uno sporco lavoro e va fatto.
Quando, lo scorso gennaio, mi accingevo a scrivere la lista dei buoni propositi per l’anno nuovo, avendo cura di scegliere i più ridicoli e inutili che mi venissero in mente, ho pensato di metterci dentro anche la recensione dei due film (poi diventati tre nel corso dell’anno, ma ovviamente il terzo, non essendo stato citato nel post, non conta) della saga di Twilight, nuova passione delle adolescenti di ogni dove e autentico apripista di un nuovo genere letterario-cinematografico-televisivo, che potremmo definire Harmony-vampiresco (lol). Naturalmente, come ogni idea del cazzo, appena passata per la testa ne è subito uscita, e mi sono deciso ad assolvere il mio ingrato compito solo poche settimane prima della scadenza prefissata. Terminata la doverosa introduzione (giusto per chiarire che non mi sarei mai messo a guardare seriamente simili film, se non per un’insensata sfida personale), ecco le recensioni di entrambe le pellicole.

TWILIGHT (2008)

La storia è ambientata in un piccolo paese nel nord-ovest degli Stati Uniti, caratterizzato da ampie foreste e un clima perennemente plumbeo, molto british: qui si trasferisce la protagonista, Bella Swan. I genitori di Bella sono divorziati, e mentre la madre rimane col nuovo compagno, lei va a vivere con il padre, classico sceriffo tutto d’un pezzo e dotato di una simpatia e una verve umoristica paragonabili a Kimi Raikkonen. Come molte eroine di film adolescenziali, appena arriva nella nuova scuola è subito oggetto delle attenzioni di tutti, e i nuovi compagni le offrono amicizia e disponibilità; lei però li caga poco, perchè è incuriosita da un gruppo di studenti taciturni e schivi, che stanno solo tra loro in ogni momento, evitano tutti e sono evitati da tutti: costoro sono i componenti della misteriosa famiglia Cullen. La nostra Bella, in particolare, è attratta magneticamente da uno di loro, il prestante Edward, che in verità la tratta con una freddezza al limite della scortesia, ma solo perchè (come i fan del libro sanno già, ma noi spettatori dobbiamo ancora scoprire) è a sua volta inesorabilmente attratto da lei.
La prima parte del film scorre con una notevole lentezza, tra giochi di sguardi, silenzi e scene di esterni piovosi, segnata dalla costante mono-espressività dei due attori (Kristen Stewart e Robert Pattinson). Ma a un certo punto tutto cambia: all’uscita di scuola, Bella sta per venire travolta da un furgone fuori controllo (guidato tra l’altro da un suo compagno di classe, che per questo rischia successivamente la lapidazione per mano del padre di lei, tutore della legge), ma all’improvviso appare Edward che blocca fisicamente il furgone con una mano sola, andandosene poi come se niente fosse, senza fornire spiegazione alcuna. Bella invece si documenta, osserva che il padre di Edward – il medico Carlisle – sembra essere suo coetaneo, nota curiosamente che gli altri componenti della famiglia la scrutano con odio appena si avvicina a lui, si accorge che Edward & family si fanno vedere in giro solo quando c’è brutto tempo (quindi sempre); e alla fine, con qualche ricerca su Google, e dopo che Edward la salva nuovamente da un branco di adolescenti allupati, giunge alla sconvolgente verità: Edward non è un essere umano, bensì un vampiro.
A questo punto, chi ha conosciuto la figura del vampiro attraverso i libri di Bram Stoker o i film con Bela Lugosi potrebbe storcere il naso: i vampiri della saga, infatti, uniscono una serie di poteri che li avvicinano più a supereroi di fumetti con poche pretese; abbiamo quindi superforza, supervelocità, sensi iper-sviluppati, presunta immortalità, eterna giovinezza, lettura del pensiero, divinazione, e naturalmente sbrilluccichìo diurno. Ma tutto ciò non è importante, perchè all’improvviso, senza nessuna ragione apparente, tra i due scoppia l’amore. Edward confessa che i rumori che sentiva lei la notte, li causava lui materializzandosi nella sua stanza per osservarla mentre dormiva (molti lo trovano tenero, io la chiamerei perversione, ma tant’è) e le dice anche che lei è l’unica di cui lui non riesca a leggere i pensieri, motivo per cui la ama follemente e la proteggerà per tutta la vita. Io ora lo sto descrivendo in modo sbrigativo, ma nel film non vengono fornite molte spiegazioni in più, dando per scontate le informazioni dei libri: ulteriore motivo per considerarlo un prodotto for fans only.
Tornando alla trama, Bella è un po’ turbata dal fatto che i vampiri sono famosi per succhiare il sangue delle vittime, ma Edward la tranquillizza: lui e i suoi parenti sono vampiri vegetariani (sic!), quindi bevono solo sangue di animali. La introduce anche alla sua famiglia, che a parte il padre e una delle sorelle, la tollera con notevole sforzo. Ma questo clima di romantico idillio viene rotto quando, durante una partita di baseball, ovviamente con un temporale alle porte (del resto la partita stessa era solo un pretesto per sfoggiare i superpoteri di cui sopra), il gruppo fa la conoscenza di altri tre vampiri, a differenza loro carnivori. Uno di loro, vedendo Bella e capendo che non è una vampira, ha un’erez… ehm, decide che quella è una sua preda e dovrà averla anche a costo di inseguirla per mezza America, cosa che di fatto avviene. Il che, ai fini della pellicola, è un bene, perchè si dissolve un po’ l’atmosfera misteriosa e romantica che ha regnato per un’ora e mezza, il ritmo sale e il film diventa quasi d’azione, con inseguimenti e spostamenti continui, tutti volti a difendere Bella dalle voglie assatanate del vampiro cattivo. Il vampiro cattivo, però, frega tutti, prendendo in ostaggio la madre di Bella e intimando alla figlia di recarsi sola al luogo dell’appuntamento. In realtà è tutta una montatura, non c’è nessun ostaggio, e il vampiro assale l’indifesa Bella; dopo averla immobilizzata, sta per ucciderla, ma con un tempismo degno di Milord, appare Edward che lo spinge via, lo carica di mazzate e infine lo fa smembrare e bruciare dai fratelli (metodo brevettato per ammazzare un vampiro per sempre), mentre lui salva Bella in un modo un po’ incasinato che prevede comunque teatrali morsi succhia-sangue.
Bella guarisce, l’amore trionfa e tutti tornano nel paesino piovoso, dove li aspetta Jacob Black, ragazzino indiano che in realtà è un licantropo, oltre che il principale antagonista e rivale in amore di Edward; noi spettatori che non abbiamo letto il libro, però, non possiamo saperlo, perchè nel film viene trattato come la peggio comparsa.
Insomma, un film che stenta parecchio a decollare, prendendo un po’ di energia e coinvolgimento solo verso la fine; per il resto è una normale storia d’amore condita con un po’ di gothic-horror, e soprattutto piena di allusioni e riferimenti ai libri, col risultato che chi non li ha letti si perde tutti i collegamenti, e finisce per considerare tutto quanto un pretesto per far funzionare la coppietta.

NEW MOON (2009)

La storia riparte qualche tempo dopo i fatti del primo film: la storia tra Bella e Edward va a gonfie vele, a parte le seghe mentali di lei, che si sente già vecchia a 18 anni perchè sa che la sua anima gemella in realtà ne ha più di 100, ma rimarrà sempre giovane in quanto vampiro, mentre lei è destinata a diventare decrepita. Ormai a casa Cullen è come un membro della famiglia, tanto che si organizza una festa per il suo compleanno. Ma qui accade il fattaccio: nell’aprire un pacchetto Bella si ferisce al dito, e la vista del sangue fa sclerare uno dei fratelli di Edward, che non si è ancora abituato all’idea di bere sangue non umano per lì’eternità. Tutto si risolve con qualche legnata di circostanza, ma ormai per Edward è tutto chiaro: finchè Bella rimarrà un’umana, non sarà al sicuro in mezzo ai vampiri, per cui è destino che i due si separino (il che capita a fagiolo, perchè i paesani si sono accorti che i Cullen dopo anni sono sempre uguali, anche i vecchi come Carlisle). La rottura avviene nella solita foresta sotto il solito cielo nuvoloso, con Edward che recita la parte dell’amante menefreghista per fare in modo che lei non si strugga eccessivamente (ovviamente invano), e la esorta a dimenticarlo e vivere una vita normale con gli umani, tanto lui non si farà mai più vedere.
A questo punto Bella e il film entrano nella fase-emo: lei passa mesi seduta su una sedia a guardare il panorama – grigio – dalla finestra; tronca ogni contatto con i pochi amici di scuola; inonda di mail Alice, sorella di Edward e sua grande amica, raccontandole tutte le sue menate anche se le mail ritornano regolarmente al mittente senza neanche essere lette; ed è colta ogni notte da incubi isterici, con grande apprensione del padre (nota personale: il padre di Bella è il vero eroe del film, perchè pur continuando a essere espansivo quanto una guardia di Buckingham Palace, ce la mette tutta per consolare la figlia, mentre lei ne  combina di cotte e di crude tra vampiri e licantropi, e nessuno si degna di dargli una spiegazione). Dopo questa fase semi-comatosa, finalmente la nostra inizia a riprendersi, grazie al suo nuovo hobby: rischiare la propria vita in imprese assurde e autolesioniste (tipo flirtare con biker arrapati o spararsi discese in motocross senza usare il freno), solo per vedere e far incazzare lo spirito di Edward che tenta di metterla in guardia. Un altro elemento che le dona buonumore è l’amicizia, sempre più forte, con Jacob Black, che in realtà è perdutamente innamorato di lei; lei ben conscia di ciò lo sfrutta spregiudicatamente affinchè lui la assista nelle sue imprese suicide e colmi il vuoto lasciato da Edward.
Come nel primo film, anche stavolta, dopo una prima frazione moscia e pesante come una peperonata caricata a tabasco, segue una seconda parte dinamica e d’azione: stavolta però i protagonisti sono i licantropi. Jacob, infatti, suo malgrado è vittima della trasformazione tipica della sua tribù, e (sempre nella speranza di farsela) introduce Bella ai suoi amici; amici che, tra l’altro, le fanno un gran favore, ammazzando uno dei vampiri carnivori che avevano giurato vendetta dopo l’omicidio del loro compagno, quello che aveva dato la caccia a Bella alla fine di “Twilight”. Tutto sembra avviato verso la tranquillità, con Bella amica dei lupi mannari e Jacob pronto a soddisfarla emotivamente? Naturalmente no, perchè lei ormai ci ha preso gusto a farsi del male per sentire la voce di Edward nella sua testa, così si butta da una scogliera e rischia di annegare, salvata in extremis da Jacob. Questa scena, però, viene vista telepaticamente da Alice, la vampira che prevede il futuro; essendosi persa la parte finale con il salvifico intervento del licantropo, pensa che Bella sia morta, e lo dice a Edward, il quale shakespearianamente decide di aver perso ogni ragione di vita; solo che invece di andare da uno speziale a Mantova, va in Toscana a farsi ammazzare dai Volturi. Chi minchia sono i Volturi, chiederete voi? Non l’ho capito molto bene, e del resto il film come al solito non è prodigo di spiegazioni: vi basti sapere che sono una nobile casata di vampiri, che nei secoli si è arrogata il diritto di dettare legge tra i propri simili, giustiziando chi ne rivela i segreti agli umani. Tornando alla trama, Alice torna al paesino, incontra Bella e le rivela tutto; Bella si appresta a partire per salvare il suo amato (lasciando all’ignaro padre un bigliettino con su scritto all’incirca “Ho 18 anni e faccio quello che voglio, vado a prendere l’aereo per l’Italia, non aspettarmi alzato”), nonostante le resistenze di Jacob, scaricato in malo modo dopo che Bella gliel’ha fatta annusare per tutto il film.
Giunti in Italia, Bella e Alice riescono per un pelo a impedire che Edward si riveli agli umani spogliandosi in pieno giorno in mezzo a una processione (sic!), ma su di lui pesa il giudizio dei Volturi. Qui scopriamo nuovi poteri dei vampiri secondo Stephanie Meyer, come la capacità di infliggere dolore con la forza del pensiero: tutte cose che su Bella non funzionano, perchè non si sa, forse perchè è la protagonista. Ad ogni modo, i Volturi sono colpiti dalla forza dell’Amore, e risparmiano la vita a entrambi, con un monito molto mafioso (del resto siamo in Italia :D): è meglio che Edward si sbrighi a farla diventare una vampira, altrimenti loro le faranno la festa, perchè ormai sa troppe cose. L’allegro terzetto torna in America, e a casa Cullen si fa una simpatica votazione, al termine della quale viene deciso che Bella diventerà vampira e si unirà alla famiglia. Il più perplesso di tutti paradossalmente è proprio Edward, che è preoccupato per “l’anima di Bella”, o qualcosa del genere, non si capisce. Il film termina con un duro confronto tra Edward e il cornuto-e-mazziato Jacob, a cui rode ancora parecchio il culo per come sono andate le cose: i due si spintonano e si guardano in cagnesco per un po’, poi il licantropo se ne va minacciando rappresaglie su tutta la comunità dei vampiri. Alla fine Edward acconsente alla richiesta di Bella di trasformarla, a una condizione: lei dovrà sposarlo. Sull’espressione tipo “OMG” di lei (perchè poi? Sono 4 ore e due film che non fa che ripetere di voler vivere tutta l’eternità insieme a lui! Cos’è, vuole la convivenza invece del sacramento?) partono i titoli di coda.
Insomma, nonostante qualche scena d’azione non malvagia e un po’ di sana tensione, il film si rivela fondamentalmente palloso, soprattutto a causa dell’insopportabile, lagnosa ed egoista protagonista. Oltre alle spiegazioni non date, alle scene romantiche diabetiche e un po’ copia-incollate e ai continui pretesti per far vedere i due protagonisti maschili a torso nudo per più tempo possibile, non rimane molto altro: giusto la porta aperta per una futura, possibile guerra totale tra vampiri e licantropi, che forse ci sarà, ma di sicuro io non la vedrò, perchè sta saga mi ha un po’ rotto i maroni.

Uff, anche questa è andata. Certo che sono proprio coglione a fare propositi come questo, l’anno prossimo ritorno con le diete e i lavoretti estivi. Forse.

Letterina a Babbo Natale

Caro Santa (posso chiamarti Santa? Bene, mi piacciono le lettere dal tono informale e gggiovane),
da quanto tempo non ti scrivo? L’ultima mia missiva sarà stata nel millennio scorso, ai tempi dell’analogico, del 56k, del fax e del MegaDrive, in una parola, i gloriosi anni ’90. Cosa mi ha spinto a riprendere i contatti con te, che ti stai preparando per il tuo unico giorno di lavoro, a fronte di 364 giorni di vacanza? Non saprei, così su due piedi. Forse mi sentivo in colpa perchè era da settimane che non scrivevo vaccate sul blog, e cercavo qualcosa d’effetto per la Vigilia di Natale. O forse volevo integrare il post del bilancio di fine anno che arriverà tra breve con qualcosa di meno personale e più disimpegnato.
So che non è carino disturbarti mentre stai dando gas alle renne e preparando gli ultimi pacchetti (per inciso, vero che nei decenni scorsi c’era molto più gusto a fare regali? Oggigiorno i bambini vogliono solo oggetti tecnologici con la “i” nel nome, oppure roba tipo i Gormiti o Hello Kitty… una volta, col Lego e le Micro-Machines c’era molto più stile, diciamocelo. E poi con l’euro è tutto più caro). Ma ho un po’ di desideri per l’anno nuovo, Santa. Non sono propriamente regali materiali, quindi forse sbaglio a rivolgermi a te, sono più eventi o situazioni che non sono in grado di far accadere con le mie mani… io ci provo comunque, non si sa mai. Del resto sono stato bravo quest’anno, ho combinato molti meno danni degli anni scorsi, quindi forse ho guadagnato un po’ di credito. Comunque sia, io ti scrivo la mia lista: fai conto che c’è tempo fino al Natale 2011, poi vedi tu. Non ho fretta.
Dunque, per il prossimo Natale vorrei…

– La revoca dello scudetto a tavolino 2006 all’Inter, senza assegnazione a un’altra squadra, come sarebbe stato giusto fare fin dall’inizio. Per inciso, da quando hanno cominciato a fare la voce grossa non li sopporto più, una bella doccia fredda li riporterebbe sulla terra.

– Il fallimento di Mourinho in qualsiasi attività della vita, anche come padre, anche a giocare a carte con gli amici al bar.

– Una reunion dei Savatage con Zak alla voce e Jon al piano, con annessa data italiana. Eventuale nuovo album è ben accetto, ma non necessario.

– Una data italiana anche degli Scorpions, che stanno per sciogliersi e mi roderebbe parecchio il culo se non facessi in tempo a vederli almeno una volta.

– La scomparsa di Teo Mammuccari ed Enrico Papi dagli schermi televisivi italiani. Non è necessario farli fuori, anche se sarebbe divertente, mi basta che siano esiliati su un’emittente regionale croata.

– La fine del governo Berlusconi, con qualunque mezzo, possibilmente che implichi indagini giudiziarie.

– Parallelamente a ciò, la nascita di un vero partito di sinistra, che faccia vera opposizione e guidato da un vero uomo politico capace… magari Vendola.

– L’eliminazione dell’espressione “CAPITAN OVVIO” da internet.

– La riapertura del Music Drome a Milano, un altro concerto in quella topaia dei Magazzini Generali non lo voglio vedere.

– E’ tanto che il Milan non vince lo scudetto, in effetti.

– Qualche soldo in più non mi farebbe schifo, anzi.

– L’uscita in fumetteria dei nuovi numeri di Berserk ed Evangelion, anche perchè quest’ultimo lo aspetto da quando andavo al liceo.

– Infine, vorrei arrivare al prossimo Natale insieme alla stessa persona. Ce la metterò tutta perchè ciò accada, ma una mano tesa da parte del Fato mi farebbe comodo.

Direi che è tutto, spero di non essere stato troppo ingordo. Fa’ quel che riesci, Santa, e soprattutto vai tra’, che è sempre la cosa migliore. Ti saluto ora, devo finire di impacchettare l’unico regalo che faccio ai parenti, nonchè rispondere ai 4736 auguri di Buon Natale che mi arriveranno a minuti. Buon viaggio, non fidarti del TomTom, e salutami Rudolph (già che ci sei, digli che il naso rosso non è un effetto della magia del Natale, ma dell’abuso di etanolo).
Buona commemorazione della nascita del Dio Mitra anche a te.