Anche il Wacken è andato.
Nonostante le pessime premesse iniziali, nonostante le incognite sulla compagnia, le improvvisazioni dell’ultimo giorno, le condizioni climatiche avverse (nulla in confronto ai vari Sonisphere in giro per l’Europa…) e tutto il resto, alla fine è stata una bella esperienza.
Nulla da dire sulla qualità delle esibizioni musicali (oggetto del prossimo intervento), paragonabile a quella del mio primo W.O.A. targato 2007, forse persino superiore: per sintetizzare al massimo, Overkill e Grave Digger sugli scudi, seguiti da Alice Cooper, Ihsahn e Die Apokalyptischen Reiter, mentre un po’ di delusione per Edguy e Orphaned Land, sempre comunque nell’ambito di un’esibizione positiva.
Parlando di questioni extra-musicali, c’è poco di cui lamentarsi. Una cosa, come detto, è il clima: la pioggia è caduta a fasi alterne i primi giorni, graziandoci poi nelle giornate dei concerti; ma il vero problema è stato il freddo notturno, un freddo umido, penetrante, capace di lasciare la tenda fradicia anche col cielo sereno; un freddo che veniva poi sostituito da un cocente sole estivo, che fin dalle prime ore della mattina arrostiva le tende rendendole dei veri e propri forni;  oltre alle difficoltà per dormire decentemente, una simile escursione termica non è l’ideale per la salute (anche se pressochè nulla a Wacken lo è :D), e lo dimostrano i numerosi raffreddori e influenze.
Un’altra cosa, ma era inevitabile e preventivato, è il numero di persone presenti. Naturalmente per gli organizzatori è un motivo di vanto, ma per i fruitori, vedere i concerti da distanze siderali, impiegare mezz’ora per arrivare dall’area concerti alla propria zona di campeggio e dover sopportare file interminabili per usare cessi e docce (quando uno naturalmente non vuole usare i cespugli e tenersi il tanfo…) può non essere altrettanto gratificante. Al Summer Breeze, dove il pubblico è meno della metà, tutto dà l’impressione di essere "a misura d’uomo", qui purtroppo è un concetto che ormai si è perso. Del resto, è il prezzo da pagare per avere un festival di livello mondiale, con gruppi altrettanto importanti.
Un’altra piccola delusione, e qui parlo davvero a titolo personale, è il Metal Market: passino i 2,50 euro di ingresso una tantum, ma una volta dentro mi aspettavo una scelta francamente più variegata. Capisco che il metallaro medio non brilli per apertura mentale quanto i fan di altri generi, quindi non mi aspettavo le discografie complete di Pink Floyd, Flogging Molly o Hendrix; ma almeno nell’ambito del metal stesso, esporre i soliti due-tre cd (di solito best of o studio album sfigati) di molti gruppi hard, heavy e power importanti, e invece centinaia di dischi dei gruppi black e grindcore più disgraziati, misconosciuti e underground, non mi sembra molto invitante.
Quanto alle cose positive, per fortuna la lista è più lunga. Per mangiare – a meno che uno non sia a dieta – c’è davvero l’imbarazzo della scelta, comprese diverse specialità etniche; l’introduzione del villaggio vichingo e del tendone ha portato alla gente un’ottima alternativa ai concerti e al vagabondaggio nel campeggio (soprattutto il villaggio, con la sua vasta offerta di idromele, vini speziati e altre gustose specialità, è stata una meta frequente). Anche i trasporti alla fine non hanno dato problemi particolari: certo, la metropolitana di Amburgo è un enigma difficile da risolvere per chiunque non sia tedesco, ma con un po’ di buona volontà e l’aiuto dei passanti ne siamo venuti a capo; persino dormire in aeroporto l’ultima notte è stato sopportabile (lo sarebbe stato di più, se una cazzo di guardia non ci avesse svegliati dicendoci che il terminal stava per essere chiuso per la notte, salvo poi chiederci scusa e farci tornare dove eravamo… non sono più riuscito ad addormentarmi così bene!).
Ma la vera nota felice di questo Wacken, soprattutto se confrontata ai dubbi della vigilia, è stata la compagnia: tanti ragazzi, di diversa età, provenienza (dalla Sardegna al Trentino) e gusti musicali, accomunati dalla voglia di divertirsi, cazzeggiare… e scroccare il cesso del camper XD. Trattandosi di un gruppo abbastanza numeroso, inevitabilmente si sono formati dei gruppetti, ma i rapporti sono stati allegri tra tutti. L’eroe vero e proprio però è Omar, l’ultras granata, l’uomo che si sveglia la mattina, fuma una sigaretta, beve una birra e riprende a dormire: tra i tentativi di approccio alle tedesche finiti in sfacelo (una lo ha fatto aspettare fuori dal camper al freddo per mezz’ora e non si è fatta viva, un’altra gli si è avvinghiata addosso e ha rischiato di farlo pestare dal fidanzato enorme e incazzato), l’epica sbronza finale a base di Jagermeister e soprattutto "GIANNI MORANDI MANGIA LA MERDA OOH OOH OOH OH OH" (tormentone ufficiale del Wacken 2010), si è guadagnato un posto speciale nei cuori di tutti noi. Ma di gente da ringraziare ce n’è tanta… Claudio, l’anziano del gruppo, che in un certo senso ha reso possibile tutto questo prenotando il camper e l’area del campeggio (per non parlare dei suoi boxer ultra-fashion di Tigro); Claudio-col-pizzetto e la sua irrefrenabile parlantina bergamasca, Serena che ha fatto da avamposto a Wacken un mese prima del festival (io mi sarei suicidato molto prima), il thrasher Davide, Barabba che ci ha aiutati a montare la tenda al buio, Lorenzo, Marta e tutto il gruppo dei romani… siete stati migliori di quanto mi sarei mai aspettato!
Discorso a parte per la mitica Mary, che merita solidarietà a prescindere per essere stata coinvolta in un casino che non la riguardava, e che ha rischiato di compromettere la sua (e mia) partecipazione a questo festival, ma che alla prova dei fatti si è rivelata un’ottima compagna di tenda e di avventure, raccogliendo ai miei occhi l’eredità che per tre anni è stata del Defender. Grazie soprattutto a te, da solo non mi sarei certo divertito così.
Un vero peccato che altre persone non possano essere incluse in questo intervento… ma in fondo ognuno raccoglie quel che semina; di certo non ho seminato da solo, e di certo non rimpiango la mia decisione e non ho intenzione di fare marcia indietro. Tanto siamo tutti soddisfatti in fin dei conti, no?
Bene folks, direi che ho scritto tutto. Prossimamente la seconda parte sulle varie band; le foto, come sapete, su questo blog non saranno inserite, ma potete trovarle su Faccialibro. Quanto al futuro, dubito che l’anno prossimo ci saranno tempo e fondi per un altro festival… ma mantengo un minimo di spazio per cambi di programma. Almeno stavolta, so che la compagnia è affidabile.
Long live rock and roll!