Non è facile scrivere stasera. Perchè stasera il microfono non ce l’ha la ragione, ce l’ha il cuore.
Oggi, 16 maggio 2010, ci ha lasciati uno dei più grandi cantanti della storia del rock. Non ho intenzione di scrivere una biografia della sua vita… molti conoscono bene i suoi trascorsi con i Rainbow prima, con i Black Sabbath poi e infine da solista, così come gli album storici che ha inciso e le canzoni indimenticabili che ha cantato. Stasera voglio provare a spiegare cosa mi rende così legato a lui e al suo ricordo.
Iniziò tutto nel 2006, con Man On The Silver Mountain e il Live In Germany 1976: mi colpì la sua voce incredibile, profonda e straodinariamente evocativa. Anche coi Sabbath e da solista, le sue canzoni hanno continuato a regalarmi emozioni continue: Gates Of Babylon, Heaven And Hell, Holy Diver, Stargazer, Don’t Talk To Strangers, Lonely Is A Word, Temple Of The King… pezzi che hanno fatto la storia del rock e del metal, ma anche la MIA storia, io che a tutti quei pezzi lego tanti piccoli ricordi. Mi viene quasi da sorridere, adesso, pensando alla mia esaltazione quando trovai in uno sfigatissimo negozio di dischi usati in via Padova una copia di Live In Germany… o quando, dopo l’esame di pratica della patente, passai tutto il tragitto a parlare con l’istruttore dei Rainbow (l’unico momento in cui non l’ho odiato per tutto quello che mi ha fatto passare)…
E adesso, il mio grande rimpianto è non averlo mai visto dal vivo… nel 2005, al Tradate Iron Fest, non lo conoscevo ancora; nel 2007, al Gods, mi dispiaceva perdere la giornata con lui, i Blind Guardian e i Symphony X, ma andando già a Wacken non potevo fare diversamente; e anche l’anno scorso, sempre al Gods, pur suonando a pochi chilometri da casa mia, scelsi di non andare, sempre per altri programmi. Ora che non c’è più, mi sento come se gli avessi fatto un torto. Potessi tornare indietro… E dire che avevano già annunciato le date del tour estivo degli Heaven And Hell, e nonostante le mie perplessità sul suo stato di salute, ero già gasatissimo e stavo per comprare il biglietto, prima che annullassero tutto per l’aggravarsi delle sue condizioni.
Ronnie James Dio non è morto davvero. Sembra retorica, ne sono consapevole, ma mai come in questi casi va detto che l’Uomo muore, ma l’Arte vive per sempre. E quindi nei nostri cuori, nei nostri cd e lp, nei nostri stereo, nelle nostre orecchie, Ronnie vive ancora; insieme al suo amico di sempre Cozy Powell, insieme a De Andrè, insieme a Freddie, Chuck Schuldiner, Cliff Burton, Criss Oliva, Randy Rhoads, John Bonham, Syd Barrett, Feiez, a tutti gli artisti che ci hanno lasciato troppo presto, ma che non dimenticheremo mai.
Da oggi siamo tutti più poveri.

Ciao, Ronnie. Grazie di tutto.