1974 – 2009. Trentacinque anni sono passati, da quando un gruppo di ragazzi lecchesi affamati di musica e creatività diede alle stampe un disco destinato a lasciare una firma indelebile nella storia del rock italiano. Erano gli anni in cui in Italia la lezione impartita dai grandi gruppi prog inglesi (ELP, King Crimson, Genesis, ecc.) veniva appresa e rielaborata, e ovunque lungo la penisola nascevano decine di band decise a misurarsi con quei mostri sacri con la propria musica. Ma erano anche gli anni in cui i cantautori e il pop di Canzonissima e Sanremo spadroneggiavano senza ostacoli, e solo poche di quelle band riuscirono a imporsi sulle spietate leggi del mercato; chi non ce la faceva era destinato a rilasciare uno o due album, prima di scomparire nell’oblio. E’ sfortunatamente il caso dei Biglietto Per L’Inferno, che pubblicarono nel 1974 l’omonimo album per la Trident Records, casa discografica che fallì prima che il gruppo potesse completare i lavori per il secondo album (pubblicato postumo nel 1992). La band fu costretta a sciogliersi, come tante altre, ma non fu dimenticata: negli anni, gli amanti del prog italiano riscoprirono tutti quei lavori passati sotto silenzio ai tempi, e migliaia di appassionati dall’Europa, dal Sudamerica e dal Giappone setacciarono fiere e mercati per accaparrarsi una copia di quel capolavoro. Qualcuno disse che si trattava del miglior disco della storia del genere. Qualcun altro descrisse la loro musica come la più potente e oscura del paese, fino all’avvento dei Death SS. Fu così che il Biglietto divenne una band di culto, i dischi furono ristampati su cd e su vinile e venne tributato loro il giusto riconoscimento… fino ad arrivare a oggi.
Oggi ci sono tre signori sulla sessantina (Baffo Banfi, Pilly Cossa e Mauro Gnecchi) che, stanchi di guardare al passato con la nostalgia di chi non ha più stimoli, hanno deciso di chiamare a raccolta un gruppo di validi amici, riprendere in mano i ferri del mestiere e ridare nuova linfa vitale ai loro vecchi classici: il risultato è "Tra L’Assurdo E La Ragione". Il Biglietto Per L’Inferno è tornato.
Perchè .folk? Perchè non si tratta di una semplice reunion, così come il disco in questione non è una semplice raccolta: i brani sono stati riarrangiati attingendo alle esperienze artistiche dei nuovi membri e alla tradizione folk lombarda, e affianco agli strumenti classici del rock ora compaiono flauti, fisarmoniche e mandolini. Non c’è più lo storico cantante Claudio Canali, che ormai da tempo ha abbandonato il mondo del rock per vestire gli umili panni di frate di clausura: spetta a Mariolina Sala il compito di raccogliere la pesante eredità di un frontman che – più della tecnica – faceva del carisma e dell’interpretazione i suoi punti di forza.
Grazie a una combinazione favorevole di eventi (e grazie all’aiuto di Richard, manager dei Folkstone e amico del gruppo), io e Dario abbiamo l’occasione di assistere a uno dei primi concerti in programma del nuovo Biglietto, al Teatro-Cinema Nuovo di Trescore Balneario (BG): non avendo ascoltato il nuovo lavoro, la curiosità è alta. Come renderanno, in questa nuova inedita veste, brani scritti trentacinque anni fa? E quell’insolita componente folk non finirà per mettere in secondo piano la natura rock della loro musica?
Tutti i dubbi sono fugati quando il gruppo apre con Il Tempo Della Semina, title-track del secondo album: il rock c’è eccome ed è in primo piano, con la chitarra a prendere le redini e tastiera e flauti a inseguirla, per costruire una canzone che, salvo il tema iniziale, si faticherebbe a collegare con la versione originale. Anche Il Nevare viene completamente stravolta: ora è una ballad di grande atmosfera, con il testo quasi recitato dall’ottima Mariolina Sala. Tra L’Assurdo E La Ragione, creazione del nuovo progetto, è una perla di folk-rock di grande impatto, mentre invece L’Amico Suicida, uno dei pezzi più crudi e amati del gruppo, fa storcere più di un naso: anche qui il testo viene recitato a mo’ di poesia, ma la musica, che nell’originale era un’opera di quattordici minuti di intense sfuriate dark-progressive, qui viene ridotta a pochi scampoli strumentali.
E’ importante segnalare che, tra un pezzo e l’altro, "Baffo" Banfi si alza e racconta diversi aneddoti sulla storia e le origini del Biglietto, come le difficoltà per dei ragazzi ancora senza patente di andare alle prove e ai concerti, o l’impresa di far passare in radio il brano "Confessione" senza censure, nonostante il genere lontano dai gusti popolari e soprattutto la parola "bastardo" nel testo; notevoli anche gli accompagnamenti musicali a questi monologhi, con la chitarra di Giaffreda che riproduce le melodie di grandi classici del rock, da "Dancing With The Moonlit Knight" dei Genesis a "Stairway To Heaven" dei Led Zeppelin.
L’esibizione continua su livelli qualitativi altissimi: Ansia, introdotta da un ottimo assolo di batteria, esce rivitalizzata e migliorata dall’opera di "ringiovanimento"; Tarantella, vivace divagazione nel folk puro, mette in mostra tutta l’abilità e la coesione dei musicisti, prima del brano più atteso; la storica Confessione (per chi scrive, insieme a "Impressioni Di Settembre" il picco più alto mai raggiunto dal prog italiano anni ’70) fa esplodere tutta la sua magia, con la voce dura ed energica stile-Gianna Nannini della Sala, i flauti che si inseriscono e Giaffreda che lascia libero sfogo a tutte le sue influenze chitarristiche (da Hendrix a Blackmore, a Van Halen) con un assolo di quelli che lasciano il segno.
Rimane il tempo per un’incursione tra i solchi di "Il Tempo Della Semina" con l’accoppiata L’Arte Sublime Di Un Giusto Regnare + Mente Solamente, suonate in successione e abbellite da un arrangiamento nettamente superiore all’originale, grazie anche alla nuovamente ottima prova della cantante; la conclusione viene lasciata a una versione molto personale di Una Strana Regina, che inizia con delicatezza e prosegue con un tono quasi solenne, lontano dalla rabbia della vecchia interpretazione, prima dell’ultimo assolo dal gusto pinkfloydiano di un Giaffreda sempre sugli scudi.
Il concerto è terminato ma, come da consuetudine, gli applausi richiamano sul palco la band, che ripropone Tra L’Assurdo E La Ragione e Confessione. Una scelta non casuale, ma un ideale connubio tra il passato e un presente ricco di soddisfazioni, con la benedizione di Fra’ Claudio, l’appoggio di un pubblico fedele e la magia mai sopita del vero prog rock italiano.


Setlist:

Il Tempo Della Semina
Il Nevare
Tra L’Assurdo E La Ragione
L’Amico Suicida
Ansia
Tarantella
Confessione
L’Arte Sublime Di Un Giusto Regnare
Mente Solamente
Una Strana Regina
Encore:
Tra L’Assurdo E La Ragione
Confessione


BIGLIETTO PER L’INFERNO.FOLK are:

Mariolina Sala: voce
Franco Giaffreda: chitarra
Enrico Fagnoni: basso, contrabbasso, chitarra
Mauro Gnecchi: batteria
Giuseppe "Pilly" Cossa: tastiere, fisarmonica, cori
Renata Tomasella: flauto, ocarina, bombarda, cori
Ranieri "Ragno" Fumagalli: flauto, ocarina, cornamusa
Carlo Redi: violino, mandolino
Giuseppe "Baffo" Banfi: monologhi e direzione artistica