Archive for Maggio 2010

Apologia del downloader


Miei protetti,
è di nuovo il tempo di un intervento serio, anche se non particolarmente impegnato. Ritengo che l’argomento, sebbene non di primaria importanza in tempi travagliati come questi, interessi comunque molti di noi, soprattutto ora che da più parti si parla di censura del web, di misure restrittive ecc.: mi riferisco al file-sharing, ovvero alla condivisione in rete e download di materiale coperto da diritto d’autore, e più nello specifico al download di musica.
Come nel caso del post sull’Inter, la molla è stata un discorso altrui, questa volta l’intervista a Fenrir, redattore del sito Truemetal: riporto la sua risposta alla domanda "qual è il lato negativo dell’mp3":

"Il lato negativo è quello degli scaricomani, che amo definire "ladri" a tutto tondo. La gente che prende l’ultimo album del gruppo X, lo scarica tutto, lo mette nella sua bella cartellina, lo ascolta qualche volta e se ne va in giro su internet a dire "io ce l’ho – io ce l’ho – io l’ho sentito" come fossero grandi intenditori, e in realtà a casa non hanno altro che un cimitero di band compresse in un disco ottico o due. Lì il mercato agonizza e muore, e questa gentaglia ha il coraggio di chiamarsi metallara quando invece non è altro che una "McDonaldara" del metal. Va al suo fast food di Emule, si scarica il suo bel big mac di 10-20 band, ascolta un po’ e passa al prossimo panino. Poi ci credo che escono fuori con i discorsi ‘ormai il metal m’ha annoiato / è tutto uguale’. Con che faccia poi vanno ai concerti e guardano in faccia i propri idoli, cantando a memoria canzoni che stanno nei loro hard-disk. Se quelle band sono lì sopra non è certo per merito loro, e magari si lamentano pure che non suonano mai in Italia. Mesi, anni di lavoro di professionisti dell’intrattenimento rubati e sviliti da una banda di ragazzetti criminali che si vantano con sfrontatezza dei loro Hard Disk pieni, sapendo tanto di essere protetti da uno schermo che non li farà mai scoprire. In molti tentano di giustificare certi ladrocini nelle maniere più disparate, ma se davvero pensate che sia giusto farlo andate dai vostri idoli e chiedetegli che ne pensano del fatto che avete scaricato tutta la loro discografia, e fategli autografare magari un album copiato. Alcune band sono pro pirateria – pace all’anima loro. Molte altre non lo sono, e nascondersi dietro a uno schermo non rende meno criminali di uno scippatore di vecchiette. È la classica vigliaccheria dei criminali da salotto, insomma. L’MP3 è un mezzo meraviglioso rovinato dai soliti furbi che pensano che la vita sia tutta in corsia preferenziale, in barba a chi sta in fila al casello."

Fermi restando il diritto di ognuno di esprimere la propria opinione, e la stima professionale per chi considero uno dei massimi esperti e migliori recensori italiani di black-viking, mi sento in dovere di dire la mia: io penso che questa risposta sia un ammasso quasi totale di cazzate, e spiego il perchè.
In primo luogo, la definizione di download di mp3 come furto non sussiste. Il furto implica la sottrazione di una proprietà altrui, mentre chi scarica musica da internet non sottrae nulla, al massimo duplica: il materiale messo in condivisione in rete viene riprodotto negli hard disk. Può sembrare un artificio retorico-giuridico, ma è la verità: un’operazione a costo 0 e guadagno 0 (tralascio volutamente chi vende cd di musica scaricata, quelli lucrano ed è tutt’altro discorso).
In secondo luogo, il discorso del "il metal mi ha annoiato" (tra l’altro, è poi così grave? Si tratta pur sempre di gusti personali) non è certo imputabile ai soli mp3. Che il download di musica da internet porti necessariamente a un ascolto superficiale e infine allo stancarsi delle band è una generalizzazione bella e buona: non nego certo che ci siano casi del genere, ma dipende dalla coscienza di ognuno, dal proprio attaccamento alla musica e dall’apertura mentale. Si può anche ascoltare mille volte e conoscere a memoria un album scaricato che si ama, e cancellarne un altro perchè, nonostante l’interesse iniziale, non è piaciuto. Io stesso, che il metal lo adoro ed è il genere che sicuramente conosco meglio, ho sempre ascoltato anche artisti diversi, dal rock classico, al folk, ai cantautori. Ma nessun genere mi ha ancora stancato, nè mi sogno di definirlo "tutto uguale". Chi dice così è solo un ascoltatore distratto, e in quel caso gli mp3 possono peggiorare la situazione, ma non originarla.
Il "peggio di sè" però, Fenrir lo dà parlando degli autografi sui dischi masterizzati, provocazione per dimostrare che chi scarica vantandosene e dandosi arie da esperto ascoltatore, in realtà sa in cuor proprio di essere nel torto. Beh, caro Fenrir, io non avrei alcun problema morale nel dire a un artista che sono andato a vedere dal vivo, che ho scaricato tutta la sua discografia: semplicemente perchè, se non l’avessi fatto, io quell’artista lo conoscerei solo di fama, e certo non sborserei il prezzo del biglietto (che nella MIGLIORE delle ipotesi è 20 euro, più di quasi ogni album, anche nuovo) per vedere qualcuno di cui ho letto solo qualche recensione, e al massimo sentito qualcosa su Youtube. A tal proposito voglio raccontare un aneddoto personale.
Qualche mese fa, per documentarmi sui gruppi che avrebbero suonato all’Italian Gods Of Metal, ho ascoltato un paio di canzoni degli In Tormentata Quiete sul loro Myspace, e sono rimasto assolutamente a bocca aperta per la bellezza, l’originalità e l’altissimo tasso tecnico delle tracce: mi sono quindi fiondato a scaricare la loro discografia, ascoltandola ripetutamente e diventando in breve tempo un loro convinto fan. Il giorno del concerto, finita l’esibizione, ho incontrato tra il pubblico il cantante della band (ragazzo umile, simpatico e gentilissimo), che mi ha venduto entrambi i cd a un prezzo "da amico", e abbiamo parlato un po’. "Ma come facevi a conoscere le nostre canzoni?" mi chiede. Io gli rispondo, senza problema: "Ho scaricato gli album da internet". Lui mi sorride e dice: "Hai fatto benissimo!"
Questo cosa vuol dimostrare? Che per i gruppi piccoli, quelli che ai concerti chiamano 50 persone e non riescono neanche a mantenersi con la musica, il download è una manna dal cielo, perchè permette di diffondere il loro nome e le loro opere a un pubblico potenzialmente vastissimo: quelli intelligenti lo hanno già capito, e spesso offrono la possibilità di scaricare l’album direttamente dal loro sito. Le band celebri invece, quelle che riempiono gli stadi, i soldi li fanno in altri modi, coi tour, la pubblicità e contratti milionari: naturalmente è giusto che anche loro, se i loro lavori meritano, vedano acquistati dai fan i loro cd, ma se si lamentano degli mp3 che gli "fanno perdere soldi", è unicamente per avidità, e non meritano più scrupoli di quanti loro stessi ne abbiano in merito (qualcuno ha detto Metallica?).
La verità, è che tutta questa polemica nasce da un errore di fondo: e cioè che chi scarica un album poi non sia interessato a comprarlo. Questo è un luogo comune da smontare, così come è da smontare la convinzione che il mercato discografico si rivolga soprattutto ad adulti con stipendi veri e propri da spendere in musica: guardiamoci in faccia, chi acquista più cd sono ragazzi e adolescenti, gente che va al liceo o all’università, e che le uniche entrate su cui può fare affidamento sono la paghetta dei genitori, gli spiccioli delle ripetizioni e qualche lavoretto estivo. Come si può pretendere che comprino tutto quello che ascoltano? Ma nel loro piccolo ci provano, supportano le band preferite e girano per negozi e webshop, come faccio anch’io: ormai mi sono segnato i siti che vendono album a buon mercato, e quando ho un po’ di soldi da parte non manco di procurarmi i miei titoli preferiti. E devo dire che, se scoprire dal nulla un disco che si rivela splendido è una gran soddisfazione, lo è anche apprendere che in uno sconosciuto sito bulgaro, il suddetto disco è in vendita a 10 euro in meno del prezzo al negozio in centro.
Queste sono le cose che ti fanno dire di amare la musica. E io mi ritengo questo, un amante della musica, non permetto a nessuno di chiamarmi ladro, dato che da anni ormai compro più di un cd al mese. Non esistono i ragazzetti criminali di cui blatera Fenrir, esistono solo persone serie che fanno quello che possono per comprare i dischi, e persone meno serie che scaricano e basta. Ma prendersela con il p2p, parlare di vigliaccheria da salotto per un sistema che, piaccia o non piaccia, permette a gruppi minori di avere un seguito (e parla chi, tra concerti e festival, ha visto oltre 70 band live), vuol dire proprio pisciare fuori dal vaso.
Long live Emule, and long live Rock ‘n’ Roll.

Tales from university world


Miei cari e sempre meno numerosi seguaci,
oggi è una data importante. A voi il 23 maggio non dirà nulla, ma oggi finisce l’ultima settimana di corsi dell’ultimo anno della mia università: d’ora in poi ci saranno solo esami, tirocinio e preparazione della tesi. Certo, poi ci sarà ancora la laurea specialistica, quindi altre lezioni e altri esami, ma non credo che ci sarà quel clima di spensieratezza e allegria che ha permeato questi tre anni.
Per questo motivo, ho deciso di scrivere una raccolta di aneddoti, due per anno, per celebrare la fine di questa importante fase della mia vita. Spero che leggendoli sorridiate quanto ho sorriso io nello scriverli e ricordare gli avvenimenti in questione.


– “Deadly fail” (dicembre 2007 – Psicologia generale I)

Il mio primo semestre all’università era all’insegna del cazzeggio più irresponsabile: io e miei compagni saltavamo sistematicamente le lezioni di Psicologia sociale per chiacchierare e fare cruciverba in aula-studio, e seguivamo le lezioni di Generale solo per la prima ora, andandocene subito dopo l’intervallo. Allora il corso, per chi come noi voleva dare l’esame con i parziali, aveva l’obbligo di frequenza, e ogni giorno all’intervallo venivano raccolte le firme di presenza. Noi comunque ce ne sbattevamo altamente: firmavamo alla pausa e, sfruttando la confusione generale, fuggivamo subito dopo. Ma un giorno, io e la mia compagna Martina decidiamo di firmare dopo aver fumato una sigaretta con gli altri, e al nostro ritorno in aula la pausa è quasi terminata e tutti sono già seduti per riprendere la lezione: facciamo finta di niente e andiamo a firmare, quando la prof ci squadra e, vedendoci con giacche e zaini, chiede “Ma voi state per tornare a casa?” Silenzio. “No, perché io sto per ricominciare a spiegare, e non mi sembra corretto firmare e andarsene!” Panico. E qui parte la cazzata: “No no, stiamo uscendo a chiamare gli altri che sono fuori a fumare, poi rientriamo!”. Naturalmente è una balla: una volta fuori, scappiamo a gambe levate. Ma la prof aveva osservato attentamente i nostri nomi e le nostre firme… da allora, nonostante i numerosi tentativi, non sono ancora riuscito a passare quell’esame, e anche Martina ha dovuto sudarsi il suo voto. Sarà stato un caso…?

– “Non tutto il male vien per nuocere” (settembre 2008 – Genetica)

Classico esempio di come, a volte, un brutto risultato oggi può fare da prologo a un ottimo risultato domani. Avevo già provato lo scritto di genetica ad aprile, ma più per vedere com’era impostato l’esame e com’erano le domande, ed ero stato bocciato senza troppe pretese. A settembre ci riprovo, forte del buon risultato ottenuto poco prima in Storia della psicologia. Ho studiato abbastanza bene e sono discretamente ottimista, ma i risultati dell’esame non vengono pubblicati per parecchi giorni; divorato dalla tensione, mando una mail alla prof, che mi risponde con un tono estremamente scortese e seccato, dicendomi che l’appello successivo sarebbe stato a gennaio, e non mi cambiava molto sapere il voto subito. Alla fine, dopo quasi venti giorni, escono gli esiti: bocciato di nuovo. La mia delusione è enorme, speravo che almeno un 20 sarei riuscito a portarlo a casa… non sapevo ancora che, a gennaio, avrei ridato l’esame con una preparazione solo un po’ più attenta, e avrei preso il mio primo, e finora unico, 30 e lode.

– “La saga dei Dirty Gonzalez” (aprile 2009 – La ricerca-intervento in ambito psico-sociale)

Il corso prevedeva un’esercitazione facoltativa in cui gli studenti, divisi in gruppi, dovevano simulare una ricerca-intervento in una struttura problematica, basandosi sulle conoscenze apprese a lezione. La ricompensa è ghiotta (un massimo di 3 punti in più sul voto finale), così io e i miei compagni Alessandro, Andrea, Edoardo, Jennifer e Stefania decidiamo di partecipare: simuleremo un intervento in una scuola media con gravi problemi di bullismo. Al momento di scegliere il nome del gruppo, Edoardo prende l’iniziativa e scrive sul foglio “Dirty Gonzalez”: ovvero una storpiatura del Dirty Sanchez, che come potete vedere dal link, è una pratica sessuale connessa alla coprofilia e al sesso anale. Per fortuna nessuno scopre il significato di quel bizzarro nome, e il nostro progetto prosegue: nonostante l’assoluta mancanza di serietà, i ritrovi a casa di Andrea finiti in partite a Guitar Hero, e i deliranti suggerimenti per descrivere la scuola (il preside è un goblin, lo psicologo è un panzone pedofilo che getta panini addosso ai ragazzi ecc.), riusciamo a buttare giù una buona relazione di gruppo, che vale a tutti 2 punti all’esame.

– “La botta di culo del secolo” (luglio 2009 – Psicologia dinamica)

L’esame, orale da 9 crediti, è uno dei piatti forti del secondo anno: il programma verte sui principali ordinamenti e fattori terapeutici delle psicoterapie, dalla psicanalisi classica alla terapia familiare e ambientale. Il programma di conseguenza è molto vasto: un manuale più altri 4 libri, tra obbligatori e da scegliere. Nonostante mi riservi quasi tre settimane per lo studio, la preparazione è estremamente lacunosa: sono ferrato solo sui due libri di Freud, mentre il manuale l’ho studiato praticamente la metà, e gli altri due libri non li ho neanche aperti. Penso seriamente di ritirarmi, ma alla fine mi decido a provare.
All’esame, mentre attendo il mio turno, scopro dagli altri studenti che il prof offre la possibilità di portare un argomento a scelta su tutto il programma, e che su uno dei due libri di Freud la domanda è sempre la stessa (“Qual è l’importanza del caso dell’Uomo dei Topi nella storia della psicanalisi?”): forte di queste informazioni, mi rileggo attentamente il capitolo che so meglio del manuale (transfert e controtransfert), sperando che mi risparmi altre domande da quel libro. Così è: la prima cosa che mi viene chiesta è l’argomento a scelta, e la seconda è la citata domanda sull’Uomo dei Topi; le mie buone risposte mi permettono di portare l’interrogazione sui giusti binari. Sull’altro libro di Freud, “I tre saggi sulla teoria sessuale”, la domanda è tra le più facili (fasi orale-anale-fallica-di latenza); a questo punto il tempo a disposizione è quasi terminato, e quando mi chiede l’ultimo argomento su uno dei libri che non ho letto, il prof ha già iniziato a scrivere il voto sul libretto. Risultato: 27. In un esame in cui avevo studiato meno della metà del programma.

– “C’è uno sportivo in ognuno di noi” (novembre 2009 – Psicologia della personalità)

Anche questo corso è accompagnato da un’esercitazione facoltativa, ma molto più semplice di Ricerca-intervento: si tratta di distribuire dei questionari ad alcune persone, per una ricerca sugli sportivi. Allettato dall’opportunità di beccarmi 2 punti in più senza il minimo sforzo, mi iscrivo subito, ma in seguito scopro l’amara verità: degli 8 questionari assegnati, 5 vanno distribuiti solo a persone che praticano calcio, basket e atletica a livello amatoriale; per giunta, si tratta di questionari molto specifici, che pur essendo anonimi richiedono il nome della squadra e la categoria di appartenenza. Sistemati senza problemi i tre non sportivi (mio padre, Lola e Mordred), come fare per gli altri? Non mi resta che inventare: ecco che Danny diventa una giovane promessa del calcio lombardo e mio fratello un esperto cestista. Riesco a contattare il ragazzo di Roberta che gioca effettivamente a calcio (anche se in una squadra che non risponde ai requisiti richiesti), mentre il secondo giocatore di basket devo impersonarlo io (dopo tutto sono alto, no?). Rimane l’atletica; Veronica l’ha effettivamente praticata alle medie, ma non riesco a consegnarle il questionario in tempo, per cui, all’esame, ne porto solo sette. Per fortuna, nonostante l’incompletezza e la totale non credibilità di molte risposte (un 17enne che gioca in serie D, o è un mezzo fenomeno o è una balla gigante), i responsabili della ricerca prendono tutto senza fare domande, e anch’io ottengo i miei (im)meritati 2 punti.

– “Audentes fortuna iuvat” (maggio 2010 – Disturbi evolutivi delle funzioni cognitive)

I disturbi in questione sono dislessia, disortografia, discalculia e disturbo da deficit dell’attenzione-iperattività. L’argomento non mi appassiona granchè, e richiede uno studio piuttosto faticoso nonostante i 3 crediti, con diversi modelli teorici e terapeutici da imparare praticamente a memoria. Lo provo la prima volta a febbraio, preparandolo in modo improvvisato nei soli 5 giorni che ho a disposizione: risultato, 18 con orale obbligatorio. Peccato che gli esiti escano il giorno prima della registrazione, alle 17.30: avrei solo poche ore per preparare l’orale. L’idea di ripassare disperatamente fino a tarda notte per poi, nella migliore delle ipotesi, confermare il 18, mi pare un pessimo affare: così decido di rifiutarlo e di riprepararlo a maggio, sicuro di avere più tempo a disposizione. Cazzata: scopro troppo tardi che l’appello è fissato quattro giorni prima dell’ultimo parziale di Generale (quello che determina il voto finale); mi arrangio e tento di prepararli entrambi in modo accettabile. Il giorno dell’esame (scritto con 6 domande aperte) gli iscritti vengono divisi in due turni; una mia amica nel primo turno, una volta consegnato il compito, riesce a inviarmi per sms le domande del suo foglio: nei pochi minuti che mi restano mi getto a ripassare tutti gli argomenti correlati, ma è fatica vana: quando tocca a me, mi capita un foglio totalmente diverso. Una domanda la lascio in bianco, a un’altra do una risposta che scopro poi essere sbagliata, ma nelle 4 restanti dovrei essere andato bene, in fondo avevo studiato più della volta precedente… ma quando escono gli esiti (stavolta alle 19 del giorno prima), la beffa è atroce: di nuovo 18 con orale obbligatorio, adesso con ancora meno tempo per prepararlo.
Perso per perso, decido di provare: ripasso almeno le domande dell’esame e il giorno dopo mi presento in aula. Sono in due a interrogare: il prof boccia senza pietà la prima, che sembrava preparata molto meglio di me, e già mi sento spacciato. Ma per fortuna va in ordine alfabetico, e quando tocca a me, anche lui se n’è andato, e io rimango con l’assistente, che grazie al cielo non è una stronza: dopo una decina di minuti mi manda a casa con un 20. Ad averlo saputo prima…

Notizie dal mondo #7


Buongiorno,
la Voce del Fato vi dà il benvenuto per un’altra puntata di MuseoNewz, il webgiornale che il Washington Daily ha definito "coraggioso e innovativo", anche se purtroppo non esiste nessun giornale con questo nome.
Il clima è sereno e ci sono all’incirca 37 gradi: questa, almeno, è la situazione meteorologica in Turkmenistan.
Passiamo alla rassegna principale.

L’EROE DEL GIORNO: si chiama Raffaele Ferraioli ed è il sindaco di Furore, paesino in provincia di Salerno; recentemente è balzato agli onori della cronaca locale per la sua battaglia contro le costruzioni che deturpano il paesaggio. E’ comprensibile: la riviera amalfitana è uno degli scenari più suggestivi del Meridione. Se pensate però che si tratti di una lotta contro palazzoni ed eco-mostri, vi sbagliate di grosso: le opere artificiali a cui il sindaco ha dichiarato guerra sono i NANI DA GIARDINO.
http://notizie.virgilio.it/notizie/cronaca/2010/05_maggio/14/guerra_ai_nanetti_da_giardino_sulla_costiera_amalfitana,24315515.html
"Sono opere abusive che alterano l’ambiente naturale" ha dichiarato il sindaco. Effettivamente una faccia come quella di Brontolo, col nasone e l’aria corrucciata, non è un bel vedere… ma guardate il lato positivo: ogni statua di Brunetta ad altezza naturale sarà preventivamente bandita.

ESTERI: è tristemente attuale, di questi tempi, la polemica sull’omofobia: sono purtroppo numerosi i casi di persone discriminate e maltrattate in quanto omosessuali. Questo in Italia: in Australia, invece, a essere discriminati sono i CANI. Ebbene sì: Ian Jolly, cieco, si era recato a mangiare in un ristorante, accompagnato ovviamente del suo cane-guida Nudge; il cameriere ha però invitato entrambi ad andarsene, affermando che il cane era stato OPERATO per diventare GAY:
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo480111.shtml
Non saprei sinceramente dire quale aspetto della notizia sia più allucinante: l’idea che un cieco si porti un cane a spasso per il gusto di farlo, il timore che il suddetto cane possa molestare sessualmente gli avventori del ristorante, o il concetto stesso di un cane che si sottopone a un intervento per "diventare gay" (come poi? mostrandogli video porno con Pluto e Rin Tin Tin?). Se poi il problema era il fatto che il cane cercasse di scopare ogni cosa si muove, beh… conosco persone che non sono tanto diverse (e qui ci sta un omaggio a un grande).

CRONACA: divorziare non è mai un’esperienza felice, soprattutto per chi ha figli: oltre ai problemi psicologici che comporta la rottura del nucleo familiare, nella maggior parte dei casi la prole viene affidata alla madre, e il padre può passare del tempo con loro solo a intervalli pre-stabiliti. Perciò l’americano Mark Seamands ha deciso di cautelarsi: ha MARCHIATO A FUOCO i propri figli, come se fossero delle VACCHE. Con le lettere "SK", cioè "Seamands Kids". Ma non è stato condannato per questo, anzi: i figli l’hanno fatto scarcerare, dicendosi ORGOGLIOSI della cosa.
http://notizieincredibili.scuolazoo.com/incredibile/paura-del-divorzio-uomo-marchia-a-fuoco-i-figli-come-bestie
Probabilmente, visto che ultimamente vanno di moda i tatuaggi, l’avranno inteso come un regalo trendy.

SALUTE: siete dei ferventi cattolici e ritenete che il sesso sia ammesso solo a fini procreativi? Vi va male: secondo due ricercatori australiani, entro dieci anni la fecondazione avverrà esclusivamente in vitro, un metodo più sicuro e più efficace. Con i bovini, animali abbastanza saggi da non inventarsi una gerarchia ecclesiastica, la cosa ha funzionato alla grande, e non c’è motivo di ritenere che non valga anche per gli esseri umani:
http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_17/marchetti-sesso-concepimento_33fb5536-61e9-11df-a380-00144f02aabe.shtml
Si presentano a questo punto due scenari: 1. se l’ipotesi è corretta, entro dieci anni il sesso diventerà uno svago al pari di calcio, poker e Playstation; 2. se la Chiesa ha ragione, l’umanità INTERA finirà all’Inferno per la violazione dello stesso precetto. Quindi, dopo la morte, vi ritroverete in compagnia dei soliti stronzi. Regòl… regolatevi!

AMBIENTE: vi ricordate il lampione che funziona cagandoci dentro? Bene, ecco una nuova straordinaria invenzione ecologica: la batteria che funziona a PISCIA!
http://www.ecologiae.com/inventata-batteria-urina/15504/
Realizzata in Corea, è in grado, pensate, di alimentare un computer portatile per quattro ore con una sola dose di urina. Si tratterebbe di una tecnologia militare, ma pensate agli utilizzi nella vita quotidiana: state giocando a WoW e siete talmente presi da non potervi neanche permettere di andare al cesso? Potete pisciare sul computer, e non solo risparmiate tempo, ma guadagnate energia! Pensate a un mondo in cui la popolazione riesce a sfruttare le proprie secrezioni come fonti di energia rinnovabile… il nostro pianeta ce ne sarebbe grato! I nostri nasi un po’ meno.

MUSICA: chiunque di voi, alla parola "Viagra", penserebbe a un anziano arzillo che non ha ancora perso la voglia di divertirsi sotto le lenzuola; ma non si tratta solo di un prodotto per la terza età, anzi. Tom Kaulitz, 20 anni, noto al mondo per essere il – scusate la parola – chitarrista dei Tokio Hotel, è stato convinto da un venditore a fare uso della magica pillola blu; purtroppo per lui, ne ha assunta una dose leggermente eccessiva: è rimasto inchiodato due giorni a letto, con mal di testa incessante e vista offuscata:
http://www.corriere.it/spettacoli/10_maggio_17/tokio-hotel-viagra_6c4223ec-61b3-11df-a380-00144f02aabe.shtml
Secondo me è stato fortunato: considerata l’età media delle fan dei Tokio Hotel, se il farmaco avesse avuto effetto, sarebbe stato condannato per pedofilia.

Anche per oggi è tutto. La Voce del Fato vi augura un buon proseguimento di giornata, e vi invita a partecipare alla prossima edizione del Foschfest, il 31 luglio: festival indipendente con Eluveitie, Folkstone, Metalfolk, idromele, mercatini e devasto, tutto completamente GRATIS! Fatene un uso responsabile.
Arrivederci alla prossima puntata.

Vincitori o vincenti?


A distanza di 24 ore, torno a scrivere, stavolta su toni completamente differenti, e su un argomento molto meno serio.
Come avrà saputo chiunque possieda un televisore e non esaurisca il proprio concetto di "sport" in Tetris e Pacman, ieri l’Inter ha vinto il campionato. Una vittoria arrivata sul filo di lana, ma comunque meritata, ottenuta dalla squadra più forte e che ha espresso maggiore continuità durante le 38 giornate del torneo. Si tratta ormai della quinta vittoria consecutiva, la quarta sul campo, quindi per me che sono milanista ormai non dovrebbe fare più nè caldo nè freddo: al primo successo dei rivali storici ci rimani di merda, al secondo ti girano i coglioni, dopo un po’ ci fai quasi il callo. Perchè allora questo intervento?
Stamattina ho letto qualcosa che mi ha fatto pensare. La firma è di uno dei tifosi interisti più illustri, il giornalista del Corriere Beppe Severgnini. L’articolo vorrebbe essere una celebrazione personale della grande stagione nerazzurra, ma ai miei occhi di avversario, costituisce l’emblema della mentalità classica interista (pur nella sua rappresentazione più rispettabile e meno becera). Riporto alcuni stralci:
"Qualcuno ora dice: eravate più simpatici prima! Ovvio, ma è una qualità cui rinunciamo volentieri. C’è una simpatia che scivola nella compassione; e noi l’abbiamo rischiata, anni fa. […] Com’è possibile che la nostra gioia non susciti un po’ d’invidia, e l’invidia cerchi le sue giustificazioni? Josè Mourinho, per esempio? Sarebbe lui il generatore di antipatia? Ma quando mai! L’avete visto ieri a Siena? Commosso e con gli occhi lucidi. Va be’, un’ora dopo ha trovato il modo di ricordare che gli avversari, una volta ancora, vanno in vacanza con "zero tituli". Ma che ci volete fare? Il Comandante Mou è un timido-aggressivo […]. Oppure è Moratti che non si fa amare? Ma se gliene hanno dette e fatte di tutti i colori, per anni! L’uomo che non sa di calcio, il miliardario pollo e spendaccione, il membro poco furbo della famiglia, e via carogneggiando. Dal ’95 al 2005 ha imparato il mestiere, mentre intorno a lui trafficavano in modo indegno. […] Ho capito: siamo noi interisti a essere antipatici. Perchè, da qualche anno, vinciamo? Se fosse così, ditecelo subito. Siamo disposti a continuare, antipaticamente, così. PS: la chiamate antipatia. Ma non è piuttoso, invidia?"
No, caro Severgnini: quella nei vostri confronti è antipatia, o meglio odio, ed è tutto meritato.
Ve lo siete meritato inneggiando a uno scudetto "vinto in segreteria" (Mourinho dixit: proprio lui, il vostro eroe!), in un campionato in cui siete arrivati terzi a più di 10 punti dalla vetta; ve lo siete meritato con quella squallida pantomima del "vinciamo senza rubare"; ve lo siete meritato blaterando di complotti al primo rigore a favore del Milan (quando voi non ne avete avuti contro per oltre un anno); ve lo siete meritato facendo quadrato intorno a Mourinho, il vostro duce, arrivando a inventare le giustificazioni più acrobatiche per difendere i suoi eccessi, anche quelli obiettivamente indifendibili. Già, Mourinho. "Sarebbe lui il generatore di antipatia?": beh, a me uno che, di fronte a due espulsioni CORRETTE dei suoi giocatori, sfoggia il gesto delle manette in diretta nazionale, come a dire "guardate, ci stanno derubando di ciò che è nostro di diritto!", proprio l’esempio per antonomasia della simpatia e della sportività non sembra. Ma questo non ha importanza per voi: Mourinho vi ha portati in finale di Champions, quindi è il solo dio dell’universo. Ormai molti interisti hanno sviluppato un tale amore incondizionato per il loro condottiero, che se lui si presentasse a casa loro e stuprasse le loro madri, non solo non si incazzerebbero, ma troverebbero il modo di ringraziarlo, perchè sicuramente era giusto così, e se non l’hanno capito, è colpa loro che non sono intelligenti come lui. Ed effettivamente tutto si può dire di Mourinho, tranne che non sia intelligente: anzi, è un fantastico parlatore. Uno di quelli che, se facesse il venditore porta-a-porta, in mezza giornata piazzerebbe l’intero stock. Ma questo non vuol dire che sia perfetto: perchè, altrimenti, con una squadra talmente più forte delle avversarie che molti panchinari sarebbero titolari da qualsiasi altra parte, ha vinto lo scudetto solo all’ultima giornata, facendosi mangiare un distacco di 14 punti sulla seconda? Forse perchè ha a tal punto esaltato i suoi giocatori con le sue deliranti teorie complottiste, che questi sono finiti a febbraio sull’orlo dell’esaurimento nervoso? No, naturalmente: il distacco si è perso perchè c’era il complotto. La verità, cari miei, è che se Mourinho si fosse fatto più i cazzi suoi, l’Inter avrebbe vinto lo scudetto con tre-quattro giornate d’anticipo, senza patemi.
Quanto a Moratti, il signor "lo scudetto 2006 ce lo teniamo perchè è la prova che noi siamo onesti", tutto quello che gli hanno detto contro è vero: non sapeva di calcio, perchè i fenomeni che ha ingaggiato nell’Inter pre-2006 non glieli ho comprati io; era pollo e spendaccione, perchè 600 milioni di euro per vincere una Coppa Uefa in undici anni di presidenza non sono esattamente un affare da Zio Paperone; è il membro poco furbo della famiglia, perchè altrimenti sarebbe in Saras, dove certo non gli permetterebbero di spendere e spandere senza conseguire risultati tanto a lungo. Ora le cose vanno meglio perchè, almeno lui, ha imparato a stare zitto, e ha saputo circondarsi di persone che, almeno loro, gli affari li sanno portare a termine.
E veniamo a voi, cari interisti: voi siete non solo antipatici, ma più propriamente insopportabili. Perchè anche in questa stagione in cui vi va veramente tutto per il verso giusto, in cui non solo voi vincete, ma le vostre rivali storiche annaspano nel fango, non siete capaci di limitarvi a godere, ma dovete per forza lamentarvi e vomitare accuse ridicole, come avete fatto per decenni: gli arbitri, il Palazzo, rigori di qui, espulsioni di là… Questa è la vostra natura: lamentarvi e negare la realtà. Siete stati capaci, nel giro di quattro anni, di passare da "non abbiamo vinto per colpa degli arbitri" a "vinciamo perchè siamo i più forti, non perchè gli arbitri ci aiutano", fino a "vinciamo nonostante gli arbitri tentino di impedircelo": congratulazioni, un simile esempio di bispensiero è degno del miglior Orwell.
Ma è la memoria il vostro punto debole, lo è sempre stato. Quando, negli anni passati, Milan e Juve si contendevano gli scudetti (voi dite rubando, io dico che il Milan è stato condannato per qualcosa che avete fatto anche voi, ovvero avere rapporti privilegiati con i designatori), gli interisti non si trovavano neanche col radar: al massimo, la risposta standard era "sì, simpatizzo per l’Inter, ma non è che segua tanto il calcio". Ora che l’Inter vince, magia! gli interisti si sono moltiplicati più dei pani e dei pesci quel giorno in Galilea; e anche quelli che, prima del 2006, pensavano che il calcio fosse quell’elemento chimico che fa bene alle ossa, ora sfoggiano fieri foto di Zanetti e Milito, ripetono come tanti pappagalli "zeru tituli!" (a proposito, grazie. Ennesimo tormentone di cui non sentivamo il bisogno) e fanno gli spacconi a destra e a manca. E sono assolutamente certo che, se tra qualche anno l’Inter dovesse tornare nelle retrovie, anche loro ritornerebbero nelle grotte in cui si sono nascosti per quindici anni.
Ma si può continuare! Per esempio, ora sfottete il Milan perchè compra solo vecchi e bidoni, e avete ragione, ci sfottiamo noi da soli: ma mi permettete di ricordarvi i fuoriclasse che avete orgogliosamente schierato in campo, diciamo, dal 1997 al 2006 (quando, per intenderci, non vincevate per colpa di Moggi e Galliani)? Eccone alcuni: Galante, Colonnese, Zè Elias, Domoraud, Farinòs, Dalmat, Gresko, Pasquale, Emre, Van Der Meyde, Brechet, ecc.; tutta che gente che nell’Inter attuale non vedrebbe neanche la panchina, e allora era semi-titolare. Oppure ci sfottete perchè due anni fa non ci siamo qualificati per la Champions e abbiamo giocato la Uefa; magari sabato vincete la finale e amen, ma fino ad oggi, 17 maggio 2010, i vostri unici trofei europei in epoca non paleolitica sono proprio tre coppe Uefa: 1991, 1994 (nell’anno in cui avete chiuso il campionato a UN PUNTO dalla serie B!) e 1998; a casa mia questo si chiama "sputare nel piatto in cui si mangia". Ci avete sfottuto perchè Kakà, dopo aver detto che sarebbe rimasto, se n’è andato al Real: io ricordo tanti di voi, nell’estate del 2002, cantare sotto la sede della società "Ronaldo bastardo!" e "Zoppo di merda!". Potrei andare avanti tutta notte, a enumerare gli esempi di coerenza interista; ma sarebbe come ribadire che il mare è salato.

La realtà dei fatti rimane la stessa: l’Inter è la squadra che ha vinto di più in questi anni, quindi voi interisti avete diritto di essere considerati vincitori. Vincenti però, quello no, non lo siete e non lo sarete mai. Non è nel vostro dna, come la serie B.

Still we’re sad


Non è facile scrivere stasera. Perchè stasera il microfono non ce l’ha la ragione, ce l’ha il cuore.
Oggi, 16 maggio 2010, ci ha lasciati uno dei più grandi cantanti della storia del rock. Non ho intenzione di scrivere una biografia della sua vita… molti conoscono bene i suoi trascorsi con i Rainbow prima, con i Black Sabbath poi e infine da solista, così come gli album storici che ha inciso e le canzoni indimenticabili che ha cantato. Stasera voglio provare a spiegare cosa mi rende così legato a lui e al suo ricordo.
Iniziò tutto nel 2006, con Man On The Silver Mountain e il Live In Germany 1976: mi colpì la sua voce incredibile, profonda e straodinariamente evocativa. Anche coi Sabbath e da solista, le sue canzoni hanno continuato a regalarmi emozioni continue: Gates Of Babylon, Heaven And Hell, Holy Diver, Stargazer, Don’t Talk To Strangers, Lonely Is A Word, Temple Of The King… pezzi che hanno fatto la storia del rock e del metal, ma anche la MIA storia, io che a tutti quei pezzi lego tanti piccoli ricordi. Mi viene quasi da sorridere, adesso, pensando alla mia esaltazione quando trovai in uno sfigatissimo negozio di dischi usati in via Padova una copia di Live In Germany… o quando, dopo l’esame di pratica della patente, passai tutto il tragitto a parlare con l’istruttore dei Rainbow (l’unico momento in cui non l’ho odiato per tutto quello che mi ha fatto passare)…
E adesso, il mio grande rimpianto è non averlo mai visto dal vivo… nel 2005, al Tradate Iron Fest, non lo conoscevo ancora; nel 2007, al Gods, mi dispiaceva perdere la giornata con lui, i Blind Guardian e i Symphony X, ma andando già a Wacken non potevo fare diversamente; e anche l’anno scorso, sempre al Gods, pur suonando a pochi chilometri da casa mia, scelsi di non andare, sempre per altri programmi. Ora che non c’è più, mi sento come se gli avessi fatto un torto. Potessi tornare indietro… E dire che avevano già annunciato le date del tour estivo degli Heaven And Hell, e nonostante le mie perplessità sul suo stato di salute, ero già gasatissimo e stavo per comprare il biglietto, prima che annullassero tutto per l’aggravarsi delle sue condizioni.
Ronnie James Dio non è morto davvero. Sembra retorica, ne sono consapevole, ma mai come in questi casi va detto che l’Uomo muore, ma l’Arte vive per sempre. E quindi nei nostri cuori, nei nostri cd e lp, nei nostri stereo, nelle nostre orecchie, Ronnie vive ancora; insieme al suo amico di sempre Cozy Powell, insieme a De Andrè, insieme a Freddie, Chuck Schuldiner, Cliff Burton, Criss Oliva, Randy Rhoads, John Bonham, Syd Barrett, Feiez, a tutti gli artisti che ci hanno lasciato troppo presto, ma che non dimenticheremo mai.
Da oggi siamo tutti più poveri.

Ciao, Ronnie. Grazie di tutto.

A night to remember: Biglietto Per L’Inferno.folk live in Trescore Balneario, 30/04/2010


1974 – 2009. Trentacinque anni sono passati, da quando un gruppo di ragazzi lecchesi affamati di musica e creatività diede alle stampe un disco destinato a lasciare una firma indelebile nella storia del rock italiano. Erano gli anni in cui in Italia la lezione impartita dai grandi gruppi prog inglesi (ELP, King Crimson, Genesis, ecc.) veniva appresa e rielaborata, e ovunque lungo la penisola nascevano decine di band decise a misurarsi con quei mostri sacri con la propria musica. Ma erano anche gli anni in cui i cantautori e il pop di Canzonissima e Sanremo spadroneggiavano senza ostacoli, e solo poche di quelle band riuscirono a imporsi sulle spietate leggi del mercato; chi non ce la faceva era destinato a rilasciare uno o due album, prima di scomparire nell’oblio. E’ sfortunatamente il caso dei Biglietto Per L’Inferno, che pubblicarono nel 1974 l’omonimo album per la Trident Records, casa discografica che fallì prima che il gruppo potesse completare i lavori per il secondo album (pubblicato postumo nel 1992). La band fu costretta a sciogliersi, come tante altre, ma non fu dimenticata: negli anni, gli amanti del prog italiano riscoprirono tutti quei lavori passati sotto silenzio ai tempi, e migliaia di appassionati dall’Europa, dal Sudamerica e dal Giappone setacciarono fiere e mercati per accaparrarsi una copia di quel capolavoro. Qualcuno disse che si trattava del miglior disco della storia del genere. Qualcun altro descrisse la loro musica come la più potente e oscura del paese, fino all’avvento dei Death SS. Fu così che il Biglietto divenne una band di culto, i dischi furono ristampati su cd e su vinile e venne tributato loro il giusto riconoscimento… fino ad arrivare a oggi.
Oggi ci sono tre signori sulla sessantina (Baffo Banfi, Pilly Cossa e Mauro Gnecchi) che, stanchi di guardare al passato con la nostalgia di chi non ha più stimoli, hanno deciso di chiamare a raccolta un gruppo di validi amici, riprendere in mano i ferri del mestiere e ridare nuova linfa vitale ai loro vecchi classici: il risultato è "Tra L’Assurdo E La Ragione". Il Biglietto Per L’Inferno è tornato.
Perchè .folk? Perchè non si tratta di una semplice reunion, così come il disco in questione non è una semplice raccolta: i brani sono stati riarrangiati attingendo alle esperienze artistiche dei nuovi membri e alla tradizione folk lombarda, e affianco agli strumenti classici del rock ora compaiono flauti, fisarmoniche e mandolini. Non c’è più lo storico cantante Claudio Canali, che ormai da tempo ha abbandonato il mondo del rock per vestire gli umili panni di frate di clausura: spetta a Mariolina Sala il compito di raccogliere la pesante eredità di un frontman che – più della tecnica – faceva del carisma e dell’interpretazione i suoi punti di forza.
Grazie a una combinazione favorevole di eventi (e grazie all’aiuto di Richard, manager dei Folkstone e amico del gruppo), io e Dario abbiamo l’occasione di assistere a uno dei primi concerti in programma del nuovo Biglietto, al Teatro-Cinema Nuovo di Trescore Balneario (BG): non avendo ascoltato il nuovo lavoro, la curiosità è alta. Come renderanno, in questa nuova inedita veste, brani scritti trentacinque anni fa? E quell’insolita componente folk non finirà per mettere in secondo piano la natura rock della loro musica?
Tutti i dubbi sono fugati quando il gruppo apre con Il Tempo Della Semina, title-track del secondo album: il rock c’è eccome ed è in primo piano, con la chitarra a prendere le redini e tastiera e flauti a inseguirla, per costruire una canzone che, salvo il tema iniziale, si faticherebbe a collegare con la versione originale. Anche Il Nevare viene completamente stravolta: ora è una ballad di grande atmosfera, con il testo quasi recitato dall’ottima Mariolina Sala. Tra L’Assurdo E La Ragione, creazione del nuovo progetto, è una perla di folk-rock di grande impatto, mentre invece L’Amico Suicida, uno dei pezzi più crudi e amati del gruppo, fa storcere più di un naso: anche qui il testo viene recitato a mo’ di poesia, ma la musica, che nell’originale era un’opera di quattordici minuti di intense sfuriate dark-progressive, qui viene ridotta a pochi scampoli strumentali.
E’ importante segnalare che, tra un pezzo e l’altro, "Baffo" Banfi si alza e racconta diversi aneddoti sulla storia e le origini del Biglietto, come le difficoltà per dei ragazzi ancora senza patente di andare alle prove e ai concerti, o l’impresa di far passare in radio il brano "Confessione" senza censure, nonostante il genere lontano dai gusti popolari e soprattutto la parola "bastardo" nel testo; notevoli anche gli accompagnamenti musicali a questi monologhi, con la chitarra di Giaffreda che riproduce le melodie di grandi classici del rock, da "Dancing With The Moonlit Knight" dei Genesis a "Stairway To Heaven" dei Led Zeppelin.
L’esibizione continua su livelli qualitativi altissimi: Ansia, introdotta da un ottimo assolo di batteria, esce rivitalizzata e migliorata dall’opera di "ringiovanimento"; Tarantella, vivace divagazione nel folk puro, mette in mostra tutta l’abilità e la coesione dei musicisti, prima del brano più atteso; la storica Confessione (per chi scrive, insieme a "Impressioni Di Settembre" il picco più alto mai raggiunto dal prog italiano anni ’70) fa esplodere tutta la sua magia, con la voce dura ed energica stile-Gianna Nannini della Sala, i flauti che si inseriscono e Giaffreda che lascia libero sfogo a tutte le sue influenze chitarristiche (da Hendrix a Blackmore, a Van Halen) con un assolo di quelli che lasciano il segno.
Rimane il tempo per un’incursione tra i solchi di "Il Tempo Della Semina" con l’accoppiata L’Arte Sublime Di Un Giusto Regnare + Mente Solamente, suonate in successione e abbellite da un arrangiamento nettamente superiore all’originale, grazie anche alla nuovamente ottima prova della cantante; la conclusione viene lasciata a una versione molto personale di Una Strana Regina, che inizia con delicatezza e prosegue con un tono quasi solenne, lontano dalla rabbia della vecchia interpretazione, prima dell’ultimo assolo dal gusto pinkfloydiano di un Giaffreda sempre sugli scudi.
Il concerto è terminato ma, come da consuetudine, gli applausi richiamano sul palco la band, che ripropone Tra L’Assurdo E La Ragione e Confessione. Una scelta non casuale, ma un ideale connubio tra il passato e un presente ricco di soddisfazioni, con la benedizione di Fra’ Claudio, l’appoggio di un pubblico fedele e la magia mai sopita del vero prog rock italiano.


Setlist:

Il Tempo Della Semina
Il Nevare
Tra L’Assurdo E La Ragione
L’Amico Suicida
Ansia
Tarantella
Confessione
L’Arte Sublime Di Un Giusto Regnare
Mente Solamente
Una Strana Regina
Encore:
Tra L’Assurdo E La Ragione
Confessione


BIGLIETTO PER L’INFERNO.FOLK are:

Mariolina Sala: voce
Franco Giaffreda: chitarra
Enrico Fagnoni: basso, contrabbasso, chitarra
Mauro Gnecchi: batteria
Giuseppe "Pilly" Cossa: tastiere, fisarmonica, cori
Renata Tomasella: flauto, ocarina, bombarda, cori
Ranieri "Ragno" Fumagalli: flauto, ocarina, cornamusa
Carlo Redi: violino, mandolino
Giuseppe "Baffo" Banfi: monologhi e direzione artistica