Buondì, miei prodi
non dovrei essere qui a scrivere, dato che domattina ho un esame; ma a volte l’ispirazione brilla senza alcun preavviso, senza badare a impegni, e scompare in fretta, per cui è necessario riversare su "carta" i propri pensieri, prima di rischiare di perdere l’attimo. Lo prenderò come un intervallo tra l’articolo sul reato di stupro e il libro sui furti ("Ma tu non facevi psicologia?", eh, cazzo vi devo dire… :D)
Il post di oggi origina da una mia riflessione di stamattina. Con l’intento preciso di evitare ogni programma/mezzo d’informazione che mi ricordasse che l’Inter ieri ha battuto il mio Barcellona, ho acceso la tv su History Channel, dove trasmettevano un documentario sull’invasione sovietica dell’Afghanistan, paragonandola a quella americana del Vietnam. In particolare, mi ha colpito la parte in cui si spiegava che, in entrambi i casi, gli occidentali provarono a conquistarsi i favori della popolazione civile tramite l’introduzione della modernità: denaro contante al posto del baratto, scuole, infrastrutture, una vera e propria opera di "conversione" che mirava a vincere le resistenze degli autoctoni con il benessere, per poi piegarli alla propria ideologia. Questa strategia aveva però portato i risultati opposti: la popolazione, spaventata da tutte queste novità improvvise, aveva finito per abbracciare il fanatismo dei capi-clan e dell’autorità locale, pronta a mettere gli abitanti in guardia contro gli invasori stranieri che volevano cancellare le loro tradizioni e la loro identità.
Abbiamo assistito a un fenomeno del genere anche in tempi recenti, con l’intervento americano in Iraq e in Afghanistan: le forze di occupazione non sono riuscite, e non riescono tuttora, a spiegarsi come sia possibile che, nel Terzo Millennio, dove la globalizzazione e le innovazioni tecnologiche permettono di collegare in poche ore mondi separati per secoli come l’Europa e il Medio Oriente, ci siano ancora paesi che rifiutano apertamente democrazia e progresso in nome di uno stile di vita tribale, arretrato, dove i più basilari diritti civili vengono calpestati e l’unica legge è quella dei testi sacri. La spiegazione che tutti, me compreso, hanno adottato, è che l’Occidente – America in primis – ha sempre avuto la presunzione di considerare il proprio modello di società il migliore possibile, commettendo l’errore di pensare che chiunque, dopo averlo sperimentato, non potesse fare altro che accettarlo entusiasticamente. Ma ora mi chiedo: per quanto tempo ancora le cose andranno avanti in questo modo?
L’Occidente, e l’Europa in particolare, sono arrivati a costruire la civiltà in cui viviamo oggi passando attraverso una serie di avvenimenti storici che, in un modo o nell’altro, hanno modificato l’impostazione precedente per creare un nuovo modello: Medioevo, Rinascimento, guerre di religione, Illuminismo, tutto ciò ha contribuito a plasmare la società odierna; processo che non è avvenuto invece in Oriente, i cui abitanti hanno condiviso solo la parte esteriore e "pratica" del nostro stile di vita (jeans, Coca-Cola, calcio, ecc.), mantenendo però intatte per secoli le proprie abitudini. Ma sto iniziando a pensare che una nuova rivoluzione sia all’orizzonte: qualcosa che non si realizzerà in pochi decenni, più probabilmente richiederà secoli, ma alla fine arriverà a massificare e "conformare" il genere umano, facendo leva sui suoi bisogni più elementari: benessere, socialità, spiritualità. E’ facile continuare il proprio stile di vita in un ambiente isolato e chiuso dall’interno; ma quando scopri cosa succede fuori, quando vieni a sapere che altrove non esistono fenomeni che hai sempre considerato fastidiosi ma inevitabili, cosa fai? Quando scopri che un certo comportamento è piacevole, e altrove puoi farlo liberamente, mentre nel tuo paese è proibito?
Pochi ci pensano, ma la Sicilia di inizio ‘900 non era poi così diversa da altre località oggi considerate "Terzo Mondo": la legge religiosa non era messa in discussione, l’onore di famiglia e il pubblico decoro venivano prima delle libertà individuali, e la legge dello Stato era spesso e volentieri rimpiazzata dalla più antica legge del "clan". Ma adesso i tempi sono cambiati, le nuove generazioni si staccano dalla famiglia, vanno a studiare e a lavorare all’estero e nelle grandi città, e una volta venute a contatto con la modernità, spesso e volentieri rifiutano il proprio retaggio culturale. Quando la generazione dei nostri nonni e genitori sarà scomparsa, e gli "anziani" saranno i nati negli anni ’70 e ’80, è possibile che dell’antica società pre-Internet non rimangano che poche superficiali tracce. Qualcosa di simile a quello che al Nord è già accaduto: ci sono ancora le persone che parlano in dialetto e si esaltano pensando ai Celti e alle rivalità tra i Comuni, ci sono ancora le processioni nelle strade del borgo, le feste patronali e le manifestazioni con gli abiti medievali; ma non sono altro che momentanee evasioni dalla routine quotidiana. Qualche ora di rievocazione storica e poi tutti tornano alla propria esistenza fatta di adsl, discoteche e Italia 1. Possiamo escludere che, con il tempo necessario, anche in Iraq possa avvenire la stessa cosa? Possiamo escludere che la sedicenne afghana del 2110, vestita come la coetanea di Londra, ascolti con aria annoiata l’imam che recita passi del Corano, mentre pensa "Sisicerto, tutto molto bello, però ora dacci un taglio che devo andare a sballarmi", e tiene una birra in una mano e un Big Mac nell’altra? Qualcosa di simile sta già accadendo in paesi come l’Iran, dove la popolazione più giovane comincia a contrastare seriamente il potere dominante, reclamando diritti che in Occidente sono visti come ovvi e fondamentali, e là sono considerati sovversivi e demoniaci.
Va oltretutto considerato un altro fattore, quando si parla di Medio Oriente: mentre il Cristianesimo ha iniziato a diffondersi nella prima metà del I secolo, quando gli Apostoli iniziarono a diffondere gli insegnamenti di Gesù, l’Islam è nato come religione nel VI secolo; vale a dire che ha oltre 500 anni di "ritardo" rispetto al Cristianesimo. E 500 anni fa il mondo cristiano (o meglio cattolico, prendendo in esame la confessione dominante in Europa) non era certo più tollerante dell’Islam odierno: riuscite a immaginare un europeo di allora che se ne usciva con frasi come "E’ giusto che gli omosessuali vedano tutelati i propri diritti", "Libera Chiesa in libero Stato" o "Secondo me Dio non esiste!" ? Non penso che sarebbe rimasto in vita molto a lungo… Chi può immaginare cosa sarà il mondo islamico tra cinquecento anni, quando avrà recuperato il gap temporale con l’Occidente moderno?
In sintesi, la mia opinione è che, in sostanza, agli esseri umani piace fare le stesse cose, quale che sia il loro luogo di nascita, credo o colore della pelle. A tutti piace scopare, divertirsi, fare quello che si vuole senza che ci sia qualcuno che dice "Non si fa perchè Dio/il prete/il capo/il papà non vuole". E il potere religioso non potrà impedire all’infinito che la popolazione sfugga ai suoi dogmi per abbracciare l’invidualismo e il relativismo culturale. Per dirla come uno che vorrebbe citare Marx ma è ignorante, le spinte della Storia convergono in un’unica direzione. Si tratta solo di stare a guardare.