P F M. Tre lettere marchiate a fuoco nella memoria di ogni appassionato
italiano di rock che si rispetti. Giusto per intenderci, la PFM (o
Premiata Forneria Marconi, se siete in intimità) è stata il gruppo che
più di ogni altro ha fissato i parametri e le coordinate artistiche del
progressive rock italiano; l’unico gruppo italiano di questo genere ad
ottenere il vero successo internazionale (e ai tempi d’oro, non come
operazioni revival per nostalgici), a fare tour negli Stati Uniti, in
Sudamerica e in Giappone, a far entrare i loro album nelle classifiche
inglesi, a suonare alla leggendaria Royal Albert Hall di Londra (come
Cream, ELP e Deep Purple, tanto per fare qualche nome). Ma PFM è anche
un nome legato a doppio filo alla storia di Fabrizio De Andrè – per chi
scrive il più grande cantautore italiano – registrando con lui "La
Buona Novella" e arrangiando alcuni dei suoi pezzi più famosi per una
tournee, quella del 1979, destinata a passare alla storia.
Questa è la band che si presenta, per la prima volta nella sua
ultra-trentennale storia, al Conservatorio di Milano (dove Franz Di
Cioccio da ragazzo avrebbe voluto studiare, salvo poi essere costretto
dal padre a iscriversi al perito ottico…), per un doppio spettacolo
di tre ore: nella prima parte, "PFM Canta De Andrè", vengono riproposti i pezzi più significativi del tour con De Andrè, con gli arrangiamenti di allora; nella seconda parte, "35 E Un Minuto",
sono invece eseguiti alcuni dei brani che hanno fatto la storia del
gruppo (il cui primo album risale al 1972). Il pubblico presente è
numeroso soprattutto nei settori più "economici" della platea, mentre
scarseggia nelle prime file, tanto che molti spettatori vengono fatti
spostare dagli addetti nelle poltroncine vuote più avanti: un ottimo
modo per vedere i propri idoli in azione più da vicino.
I brividi scendono lunga la schiena quando Mussida apre, come nel ’79, con gli accordi di Bocca Di Rosa:
non c’è più il grande Faber al microfono, ma un Di Cioccio con la
grinta di un ragazzino e carisma da vendere: il pubblico se ne accorge
e si lascia volentieri coinvolgere, ragazzi, adulti e anziani senza
differenza. Ora è la volta di La Guerra Di Piero, sorretta da
un imponente di lavoro di tastiere di Tagliavini (eccezionale durante
tutto il concerto, e più che degno di raccogliere l’eredità di un
mostro sacro come Flavio Premoli), quindi di Un Giudice, dove
invece sono le 4 corde di Patrick Djivas a ergersi protagoniste. Il
concerto procede liscio e spedito, dando la sensazione di un viaggio
nel tempo: dopo Andrea, in cui anche Fabbri e Tagliavini imbracciano la chitarra per accompagnare Mussida, tocca alla malinconica Giugno ’73 e all’eccezionale accoppiata Maria Nella Bottega Del Falegname + Il Testamento Di Tito,
suonate come un brano solo, che vedono tutti i musicisti sfoderare una
tecnica invidiabile e la giusta dose di sentimento; la seconda in
particolare, cantata a strofe alternate da Di Cioccio e Mussida,
rappresenta forse l’apice qualitativo ed emotivo della serata (peccato
solo per un errore di distrazione di Franz, che confonde la quinta
strofa con la settima). Se finora il pubblico è rimasto affascinato ma
composto, a farlo scatenare bastano la trascinante ballata sarda Zirichiltaggia e soprattutto Volta La Carta,
dove tutto il Conservatorio in piedi tiene il tempo con le mani mentre
Di Cioccio non sta fermo un secondo, in barba ai suoi 63 anni di età. La Canzone di Marinella è il giusto tributo a un classico molto amato dal pubblico, prima del gran finale con Amico Fragile: Mussida canta e regala assoli di gran classe, aiutato dalle cupe tastiere e da un drumming preciso e dinamico.
Siamo quasi senza fiato, e il concerto non è neppure a metà: reso omaggio a De Andrè, ora è tempo dei classici della band: è La Luna Nuova, direttamente da "L’Isola Di Niente", a regalare le prime emozioni con le sue note complesse e suadenti. Il brano successivo, Out Of The Roundabout
(l’unico capitolo in inglese della serata), viene introdotto da un
lungo assolo di chitarra classica, e continua per oltre dieci minuti di
divagazioni strumentali e cinguettii di uccelli artificialmente
riprodotti, tutto per suggellare l’unione con il "cerchio della
natura". Terminato il brano, tocca a "le roi" Djivas a salire in
cattedra, con un altro sapiente assolo: blues, jazz e rock si
incontrano, con tanto di citazione a "Luglio Agosto Settembre (Nero)"
degli Area; non c’è modo migliore per introdurre Maestro Della Voce,
l’omaggio della PFM all’immenso Demetrio Stratos (il grande cantante
degli Area, morto nel 1979, ex compagno di band dello stesso Djivas e
grande amico del gruppo), che con i suoi ritmi cadenzati è un altro
invito a nozze per il pubblico. Di classico in classico, i suoni
psichedelici e futuristici delle tastiere di Tagliavini fanno da
prologo per una devastante La Carrozza Di Hans, autentico tuffo
al cuore per gli appassionati; terminato il brano, Di Cioccio prende il
microfono e dice: "Prima ci siamo dimenticati di fare l’appello: Bocca
Di Rosa presente, Andrea presente, Piero presente… non manca
qualcuno?". Esatto, manca Il Pescatore, storicamente il pezzo
di De Andrè più trascinante dal vivo, e anche stasera immancabilmente
le pareti tremano all’assolo di batteria a quattro mani di Di Cioccio e
Monterisi, e al coro unanime finale "Lalalalallalallalaaa,
lalalalallalallalaaaa". Gli applausi meritatissimi accompagnano il
gruppo fuori dal palco… solo per un attimo ovviamente.
"Ho sentito qualcuno richiedere Impressioni Di Settembre
ragazzi, che giorno è oggi? Esatto, è il 24 ottobre! Le cose si fanno
nella stagione giusta, perciò Impressioni di Settembre la sentirete
l’anno prossimo: stasera suoniamo Impressioni di Ottobre!". Con queste
parole Di Cioccio scherzosamente introduce il più grande classico della
band e del progressive italiano, per l’occasione preceduta da due
minuti di intense improvvisazioni strumentali, nel pieno spirito degli
anni Settanta: è il primo dei due bis del concerto, a cui segue la
dirompente E’ Festa, suonata in una "long extended version" per
dare il modo al cantante di presentare tutti i componenti del gruppo, e
al pubblico di perdere gli ultimi brandelli di voce. Ora la festa è
davvero finita.
Insomma, un concerto fantastico, d’altri tempi, come durata, intensità
e qualità: tutti i musicisti hanno sfoderato prestazioni brillanti, e
anche la setlist è stata all’altezza; personalmente avrei ridotto le
improvvisazioni e gli assoli per inserire un paio di pezzi in più,
magari Photos Of Ghosts o River Of Life… ma sono dettagli, di fronte
a una serata così.
Lunga vita alla PFM… con la certezza che anche Fabrizio, dovunque egli sia adesso, avrà senz’altro approvato.

Setlist:

Bocca Di Rosa
La Guerra Di Piero
Un Giudice
Andrea
Giugno ’73
Maria Nella Bottega Del Falegname
Il Testamento Di Tito
Zirichiltaggia
Volta La Carta
La Canzone Di Marinella
Amico Fragile
La Luna Nuova
Out Of The Roundabout
Maestro Della Voce
La Carrozza Di Hans
Il Pescatore
————————-
Impressioni Di Settembre
E’ Festa

PFM sono:

Franz Di Cioccio – voce, batteria, percussioni
Franco Mussida – voce, chitarra
Patrick Djivas – basso
Gianluca Tagliavini – tastiere, pianoforte, chitarra
Lucio Fabbri – violino, tastiere, chitarra
Piero Monterisi – batteria