Carissimi,
alla fine anche quest’estate non siamo morti tutti. Lo so che lo ripeto a ogni viaggio che faccio, ma mai come stavolta siamo andati vicini alla fatality. (oddio, forse a Bousson, ma lì non avevamo tempo sufficiente a disposizione)
Avevo in mente già da qualche giorno di scrivere un reportino, ma faceva troppo caldo e non avevo sbatti. Ora però ho attaccato il condizionatore in stanza, quindi non ho scuse 😀
Lo dividerò in più punti, così senza un perchè.

1) Partendo dalla fine: è stato un bel festival, molto evil, musicalmente molto valido, ma organizzato alla cazzo di cane lebbroso. So che c’è questo luogo comune secondo cui tutto ciò che è organizzato dai tedeschi funziona alla perfezione, ma anche i tedeschi sono esseri umani, e come tali potenzialmente stronzi. E, se i suoni di merda di uno dei due palchi possono essere annoverati tra i rischi del mestiere, la copertura dell’area davanti a uno dei suddetti palchi con sassi grossi come pugni umani è una cosa che non può essere tollerata da alcuna persona raziocinante: se l’avessi voluto, e fossi stato abbastanza sbronzo per farlo davvero, avrei potuto bucare la testa di un cantante antipatico da parte a parte. E tutto questo, quando all’entrata dell’area campeggio, per "ovvi" motivi di sicurezza, non viene consentito l’ingresso a qualsiasi oggetto in vetro (abbiamo quindi dovuto rinunciare a maionese, sughi, frutta sciroppata e persino il meraviglioso spumante dei GORMITI, che intendevamo usare in un non meglio precisato rituale celtico).
Gli stand del cibo e i mercatini di merchandise e cianfrusaglie sono sempre numerosi e ben forniti; la postazione del pronto soccorso (che speravamo di non dover mai sperimentare, ma tant’è) non sarà il Fatebenefratelli, ma per curare una sbronza pesante o una caviglia slogata nel pogo ci sta dentro. Ecco, magari la conoscenza della lingua inglese da parte dello staff di un festival con pretese internazionali può essere migliorata: non voglio fare lo snob o il secchione rompiballe, ma se vado al supermarket, mi aspetto che la commessa sappia cosa vuol dire "SUGAR".

2) Com’è noto, nessuno si sceglie i propri vicini: questo vale per le abitazioni, i mezzi pubblici e anche per i campeggi. Noi abbiamo avuto una discreta sfiga a questo proposito: i nostri vicini di tenda erano dei truzzi tedeschi, armati di un tendone militare di 20 metri x 10 (praticamente nella loro tenda ci sarebbero state tutte le nostre, più le macchine), e dotati di simpatia trascinante e un forte senso civico; anzi, approfitto dell’occasione per augurare loro una diarrea cronica fumante fino alla settima generazione.
Questi graziosi individui praticamente non hanno seguito un concerto che fosse uno: stazionavano permanentemente in quel cazzo di tendone abnorme, perennemente sbronzi, e ascoltavano musica a palla (techno peraltro) quasi 24 ore su 24, comprese le ore in cui noi tentavamo di dormire. Non paghi di ciò, quando ritenevano che fosse giunto il tempo di svegliarsi (cioè le 8 di mattina, un’ora alla quale io dormo SEMPRE, anche in periodo di lezioni) suonavano da un odioso megafono una musichetta insopportabile e decisamente troppo alta di volume. Insomma, ci rendevano la vita impossibile.
La vendetta è giunta l’ultima sera del festival, dopo che avevano mollato le loro sedie nella nostra area (l’avevamo delimitata apposta con del nastro isolante): Folk e Veronica, di ritorno dall’area concerti, hanno lanciato rispettivamente una di quelle sedie e una BOTTIGLIA DI SUGO contro il loro tendone. Di fronte a un simile affronto, questi si sono cagati in mano e hanno chiamato LA POLIZIA, che prima ha ventilato l’ipotesi di farci pagare le spese di pulizia della tenda (per una chiazza di sugo! le nostre scarpe erano ben più sporche), poi ha preso i nostri dati, ci ha detto qualcosa tipo "filate a dormire, se succede qualcos’altro non chiamateci che tanto non veniamo!" e se n’è giustamente andata. Quella è stata l’unica notte del festival in cui abbiamo dormito davvero in pace.

3) Mi sembra incredibile ancora adesso, ma tolta un po’ di coda al ritorno, il viaggio in auto non ha dato problemi, nonostante nella nostra macchina i guidatori designati fossero Cappe (che è patentato da pochi mesi), Dario (che si fa prendere dal panico e inizia a bestemmiare ogni volta che una macchina lo sorpassa) e il sottoscritto, che con la guida ha il rapporto che ha Berlusconi con i comunisti. Addirittura, la mia guida è stata definita "sportiva" dagli altri del gruppo, nonostante qualcuno, il cui nome inizia con T e finisce per "accani", in passato avesse fatto strane illazioni circa la mia scarsa abilità. Che palle avere sempre ragione.

4) Anche questo Summer Breeze ha preteso il suo tributo di sangue. Nella fattispecie, dobbiamo inserire nella lista dei caduti per la Causa:
– il bancomat di Folk, succhiato via dalla banca subito il primo giorno, quando eravamo ancora a Como;
– la macchina fotografica di Dario, persa in circostanze misteriose prima di un concerto;
– il mio corno, volato via durante il pogo degli Entombed e mai più ritrovato (e c’erano dentro tabacco e cartine, dioffà)
– il FANALE posteriore sinistro della Punto di Omar, rotto con un pugno da Folk in un eccesso d’ira (sic!)
Volendo essere pignoli, ci sarebbero anche le mie scarpe, rotte entrambe nello stesso punto, e l’accendino-lanciafiamme di Cappe (quello però me lo sono preso io. Cappe tuttora non ne è al corrente: non mettetelo su internet! :D).
Volendo essere ancora più pignoli, ci sarebbe l’incidente capitato a Veronica: la prima sera di concerti decenti, mentre io e Dario eravamo a seguire i Suffocation e gli altri erano in tenda a cazzeggiare, dalle vicinanze sono partiti dei fuochi d’artificio. Uno di essi, lanciato decisamente a bassa quota, è esploso vicino a lei, che non è stata colpita direttamente, ma per lo shock ha preso un forte colpo alla testa sbattendo contro la portiera della Panda di Cappe. Alla fine, la cosa si è risolta in un grosso livido, tanto dolore e qualche bestemmia, ma al momento lo spavento è stato grande, perchè si è dovuto portarla in barella al pronto soccorso del campeggio, e per un’oretta è rimasta praticamente priva di conoscenza.

4) Notevoli sono stati anche i culti mentali generati: tra di essi, ricordiamo "TANGIJIA", una parola meravigliosa che il mio T9 ha composto mentre cercavo di fargli scrivere "VANIGLIA", la frase "Scusi, babadabubi?", risposta standard a ogni domanda formulata in tedesco (se volete scoprire il perchè cliccate qua), e soprattutto il culto di NIKITROLL. Trattasi di un utente di Metalfolk, un ragazzo di Brescia che era comparso dal nulla al concerto dei Folkstone a Bagnatica, aveva pronunciato quattro frasi a dir tanto, si era scolato due bottiglie di idromele ed era finito in COMA ETILICO, sboccando dappertutto e finendo in ambulanza: siccome siamo dei cazzoni, abbiamo ben pensato di trasformarlo nella nostra divinità protettrice, nominandolo in continuazione e commentando ogni evento negativo con la frase "Nikitroll ha giudicato!". E’ nato anche un gruppo su Facebook per celebrare le sue imprese… indovinate chi l’ha creato? 😀

5) L’ambito premio "Eroe del Summer Breeze 2009" va senza ombra di dubbio a un simpatico ragazzo italiano, il cui nome ci è ignoto, che passeggiando per l’area festival ha visto Veronica e le ha urlato "Rossa de cavei…", sentendosi rispondere "… MA GOLOSA DI CHE???"; la scena, già di per sè abbastanza divertente, assume connotati leggendari, se si pensa alla sfiga assoluta di costui: in un festival tedesco, ha beccato l’UNICA ragazza italiana, con i capelli rossi, che conosce il detto "Rossa de cavei, golosa d’osei". Statisticamente, era più facile trovare un distributore di benzina su Marte.

6) Bon, direi che ho scritto fin troppe cose, raffrontate alla gente che le leggerà. Prossimamente troverete anche il resoconto dei concerti e il frasario. Le foto invece NON le troverete, perchè da tempo ormai mando avanti una battaglia personale contro Microsoft su tutti i livelli esclusa la videoscrittura, incluso quindi l’upload di immagini; le troverete invece sul mio profilo di Facebook, quindi se siete amici andate lì, altrimenti dovrete mettervi l’anima in pace. Non state a inviarmi richieste di amicizie, tanto con ogni probabilità vi rimbalzerò.
Andate in pace… nel nome di Nikitroll, naturalmente!