Archive for agosto 2009

Summer Breeze – I verbali

 
Buonasera miei prodi,
concludo l’epopea bavarese con il consueto frasario, compilato abbastanza approssimativamente (nel senso che avrò perso per strada almeno metà delle perle). Spero che riscuota un successo un po’ maggiore dell’intervento precedente, che aveva la scusa di essere già edito su Faccialibro (però qui è a colori, ha!)
Se mi è concesso un piccolo off-topic, giusto per i quattro stronzi che ancora leggono sta pagina… godetevi questi interventi spensierati, perchè mi sa che per un po’ non ce ne saranno molti altri. Non sono un granchè come indovino, ma vedo diverse nuvole all’orizzonte, nuvole che non promettono nulla di buono. Non so, sarà questo senso opprimente di deja-vu che avverto da qualche mese… o forse sono gli strascichi di alcune riflessioni che non è il caso di divulgare.
Ma questo in futuro, ora spassiamocela. Gaudeamus igitur, iuvenes dum sumus.
 
 
Folk: "Dato che quest’anno Alberto non c’è, e Mac, come minimo, sarà nell’area Vip a farsi grattare lo scroto da una geisha con una spazzola d’oro, se qualcuno si lamenta della mia igiene gli PETO IN BOCCA!"
 
Dario (durante la guida): "Non sarà il caso di scalare? Il motore è a TRENTAMILA GIRI!"
 
Cappe: "Guardate che bel panorama!"
Io: "Boh, io vedo solo nuvole e cespugli"
Dario: "Ho capito ‘nuvole e GESU’!"
Cappe: "Anch’io!"
 
Red (al momento di ordinare al ristorante): "Uhm… se prendessi uno Speisekarte?" (vuol dire MENU in tedesco, ndA)
 
Io: "Ragazzi, le patate si mangiano con le mani! Usare le posate è da poser! Io infatti le sto usando."
 
Io: "Freud è un po’ come i primi album di BATHORY: possono sembrare obsoleti, e sicuramente dopo è arrivato qualcuno che li ha sviluppati meglio, però sono pionieristici!"
 
Folk: "Quest’anno facciamo a gara a chi contrae per primo la gonorrea?"
 
Folk (rivolto a Dario): "Ma hai scritto il tuo nome e il tuo indirizzo sulla valigia per ricordarti chi sei in caso di crisi di identità?"
 
Io: "Una delle differenze rispetto al Summer dell’anno scorso è che (indicando Folk) LUI ha meno capelli!"
Folk: "Allora, se vogliamo sottilizzare: ho meno capelli, ho più rughe, probabilmente avrò una diottria in meno, l’uccello mi tirerà meno di due gradi e avrò la prostata più grossa! E questo tutti! (indicando Veronica) Compresa LEI!"
 
Cappe: "Dario, guarda che hai la patta aperta!"
Dario: "Ma perchè siete sempre a guardare il mio pacco??"
Io: "Non prendertela con me, io stavo guardando le nuvole!"
Cappe: "… oh, guarda, c’è una nuvola a forma di pacco di Dario!"
 
Veronica: "Il mio T9 al posto di ‘scoiattolo’ scrive ‘PANICUTOLO’, e al posto di ‘rinoceronte’ ‘SGOMBERONTE’!"
 
Io (dopo una battuta di Folk): "Se mi fai ridere ancora così, la prossima volta inghiotto la spiga che ho in bocca e cago pannocchie!" (ndA: successivamente al posto di ‘pannocchie’, il mio T9 ha scritto ‘SCONOCCIGE’)
 
Folk (rivolto a Red): "Cazzo, non puntarmi quella torcia negli occhi! Ho visto le VENE della mia RETINA!"
 
Red (puntando la torcia verso l’alto): "Però non si vede niente… aspettiamo che vada via un po’ di SOLE!" (erano le DIECI DI SERA! ndA)
 
Folk: "Ultimamente pare che molti svedesi vogliano studiare italiano… quando sono stato a Stoccolma l’ho chiesto direttamente ad alcuni di loro, e mi hanno risposto: ‘Perchè abbiamo visto IL PADRINO e ci siamo gasati!’"
 
Tizio tedesco (vedendo Folk vestito con la tunica): "Tu sei un druido! Fai crescere i fiori per terra!"
Folk: "Eh, adesso non posso, non sono abbastanza sbronzo…"
Tizio tedesco: "Ok, torno tra un’ora!"
 
Omar: "Dopo questo festival, voglio un Folk in miniatura da tenere sul cruscotto!"
 
Tizio italiano (osservando Veronica, a voce alta): "Rossa de cavei…"
Veronica: "… MA GOLOSA DI CHE?!?!?!"
Tizio italiano (sbiancando): "Oh cazzo… PARLA ITALIANO!!"
 
Folk (dopo aver bevuto il brodo di una scatola di wurstel, che conteneva più sale che liquido): "Mi serve per reintegrare i sali minerali che ho perso!"
 
Folk: "Di solito i bambini, quando si imbattono in un animale morto, non riescono a comprendere il significato biologico e metafisico della morte; allora rimangono turbati, e si sentono in dovere di seppellirlo, oppure di costruire una tomba con un cumulo di sassi. Io da piccolo ho trovato una talpa morta, l’ho portata a mia madre e le ho detto: ‘SCUOIAMELA’."
 
Folk: "Una volta ho beccato un sito che parlava unicamente della merda…"
Io: "Per caso era
www.POPOLODELLALIBERTA’.it?"
 
(alla frontiera svizzera):
Dario: "Speriamo che non ci facciano storie…"
Cappe: "Ma cosa vuoi che facciano?! La Svizzera fa parte di Schengen! Cosa possono fare, arrestarci per importazione illegale di tende da campeggio usate??"
 
 

Summer Breeze: i responsabili

Giovedì 13
 
VADER
Pronti via: per quanto possa sembrare un’ingiustizia che un gruppo che ha fatto la storia di un genere – il death metal – suoni alle tre di pomeriggio di fronte a quattro gatti, i polacchi non stanno a pensarci e tirano fuori dal cilindro un’esibizione coi controcazzi: death puro suonato con grandissimo trasporto e quella giusta dose di tecnica, come dimostrano pezzi quali Black To The Blind e Rise Of The Undead. Peccato solo per qualche problema di suoni che ha afflitto una delle due chitarre, ma nel complesso nessuna grave pecca. Promossi senza indugi.
Voto: 7,5
 
EQUILIBRIUM
A quanto pare, per regolamento, su uno dei due palchi del Summer Breeze i suoni devono far cagare: ma poichè viviamo in un mondo in continuo mutamento, se l’anno scorso era il Main Stage a ferire l’orecchio umano, quest’anno è toccato al Pain. Peccato che a farne le spese siano stati anche gli Equilibrium, tamarra e pomposa band viking tedesca (che cazzo c’entrino poi i Vichinghi con la Germania non l’ho ancora capito, ma vabbè) da cui mi aspettavo davvero tanto. La loro prestazione è stata azzoppata da una batteria modello-mitragliatrice e da un microfono troppo, troppo basso di volume: e meno male che, a concerto iniziato, giù al mixer si sono ricordati che esistono le tastiere, così pezzi come Blut Im Auge e Unbesiegt non sono stati mutilati delle loro suggestive intro. Un vero peccato, anche perchè la band ce l’ha messa tutta per ben figurare, e la scaletta era oggettivamente da urlo. Unico appunto: con un repertorio così incentrato sulle tastiere, si poteva fare lo sforzo di portarsi un tastierista dietro; a usare le intro pre-registrate sono capace anch’io.
Voto: 6,5
Setlist: Prolog Auf Erden – Wurzelbert – Unter Der Eiche – Blut Im Auge – Wingthors Hammer – Met – Ruf In Der Wind – Unbesiegt – Nordheim
 
KREATOR
Oh, c’è poco da fare, questa è una costante fissa dell’Universo: date a un gruppo thrash un minutaggio ragionevole e dei suoni all’altezza, e vi spaccheranno le ossa. Nella fattispecie, Mille Petrozza e compagni sparano sulla folla del Main Stage una raffica di mazzate in grande stile e senza sosta: da Enemy Of God a Coma Of Souls, dalla terrificante tripletta Violent Revolution + Extreme Aggression + Pleasure To Kill all’encore Flag Of Hate, un concerto d’altri tempi, dinamico e irrefrenabile. Come ulteriore nota positiva, da segnalare il pogo: intenso ma corretto, dominato dalla voglia di scatenarsi e divertirsi e non di fare male a quelli intorno. Non sono un estimatore del genere, ma insomma, diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Voto: 8
 
CORVUS CORAX
Chiariamoci subito: quello dei Corax, più che un concerto vero e proprio, è stata una fusione tra un concerto, una funzione religiosa e un’opera teatrale. Di certo non ha avuto nulla a che vedere con il metal, e qualcuno potrebbe obiettare che fosse fuori posto in un contesto simile. Ma di fronte a un’ora e mezza di canti gregoriani, musiche medieval-rinascimentali, orchestra al completo, percussioni, costumi di scena a non finire, fuochi, parti recitate (peccato non capire il tedesco), cantato lirico da brividi e gran finale folk, uno più che applaudire fino a consumare le mani non può fare. Questa non è musica su cui pogare e fare headbanging, è arte portata su un palco, che andrebbe ascoltata seduti a teatro e in silenzio. Ma, consapevoli che uno spettacolo simile in Italia non lo vedremo MAI (figuriamoci, si beccherebbero una multa solo per i fuochi sul palco…), lunga vita ai Corax e al loro Cantus Buranus II.
Voto: 9
 
SUFFOCATION
Nonostante l’ora tarda, mi sono messo di impegno per seguirli, ma dopo un quarto d’ora circa io e Dario siamo stati avvisati telefonicamente dell’incidente capitato a Veronica, e abbiamo dovuto abbandonare il concerto. Poco male, da quel che ho potuto sentire non mi sono sembrati niente di che.
Voto: s.v.
Venerdì 14
 
SKYFORGER
Finalmente, dopo anni di isolamento, anche nei paesi dell’ex Unione Sovietica ha iniziato a svilupparsi una scena metal di livello, soprattutto in ambito folk estremo: un esempio notevole è questo gruppo, proveniente dalla Lettonia (!) e autore di un folk-pagan dalle forti tinte oscure e dannatamente old-school, per intenderci quel genere che si suonava una decina di anni fa, prima che scoppiasse la cazzo di moda di scrivere canzoni power-gothic, ficcarci dentro qualche violino e blast-beat a caso e chiamarle "viking metal". I nostri Skyforger invece picchiano duro, spaziano dalle ritmiche black a quelle thrash, arricchite da flauti e cornamuse, suonano brani originali e coinvolgenti e hanno anche un’ottima presenza scenica. Su disco non mi avevano impressionato, dal vivo si rivelano una graditissima sorpresa.
Voto: 7,5
 
ENTOMBED
Anche qui siamo davanti alla Storia del death: se oggi la scena svedese (la più importante insieme a quella americana) esiste in quanto tale, lo si deve soprattutto a questi signori, ai Grave (che hanno suonato il giorno dopo) e ai Dismember. Ciononostante, il paragone tra la loro esibizione e quella dei Vader è impietoso: una buona presenza scenica non basta a mascherare canzoni piatte, monotone, dove si punta tutto sulla violenza e quasi niente su tecnica e originalità. Anche i suoni non li hanno aiutati. Qualcosa di buono c’è, ma non impazzirò dalla voglia di rivederli dal vivo in futuro.
Voto: 6
 

SCHANDMAUL
Dopo il primo giorno, pensavo che nulla sarebbe riuscito anche solo ad avvicinare la prestazione superlativa dei Corvus Corax: eppure il rock medievale degli Schandmaul c’è andato molto, molto vicino. Forte di un frontman davvero in palla e carico di entusiasmo, di suoni all’altezza (sticazzi, era il Main Stage…) e di una setlist equilibrata e rappresentativa di un po’ tutta la discografia, il gruppo tedesco ha sfoderato una prova da applausi e balli sfrenati. Difficile segnalare un pezzo in particolare, anche se, personalmente, su Missgeschick, Die Letzte Tröte e Walpurgisnacht era davvero impossibile stare fermi… Nota di colore: prima dell’ultimo pezzo, senza che il cantasse pronunciasse una sola parola a riguardo, si forma un wall of death del tutto spontaneo; tutto è pronto per la deflagrazione, quando viene annunciata… Dein Anblick, praticamente una ballad. A quel punto, dai due schieramenti opposti prima la gente poga al rallentatore, poi si formano le coppie per "der letzte Tanz". Con gli Schandmaul succede anche questo. Splendidi.
Voto: 8,5
Setlist: Vor Der Schlacht – Kein Weg Zu Weit – Wolfsmensch – Missgeschick – Leb! – Medley: Die Letzte Tröte + Mitgift – Lichtblick – Krieger – Vogelfrei – Herren Der Winde – Walpurgisnacht – Frei – Dein Anblick

 
CYNIC
Sobri, capelli corti, facce pulite, abbigliamento assolutamente anonimo: i Cynic sfuggono a tutti i clichè del metallaro medio. "Peccato" che la loro musica sia tutto fuorchè anonima, anzi: la band, guidata dai membri fondatori Paul Masvidal alla chitarra e al microfono (a proposito, un giorno gli devo chiedere come diavolo fa ad avere 38 anni e a dimostrarne 25) e Sean Reinert alla batteria, sforna 40 minuti di complesso e tecnicissimo prog metal, con i soli inserti growl del chitarrista olandese Tymon Kruidenier a mantenere qualche legame con il death metal originario, ottenendo meritatissimi applausi: menzione d’onore per il bassista Robin Zielhorst, precisissimo e mai fermo un secondo sul palco. Una sola nota negativa: d’accordo il tempo ridotto a disposizione, ma per quanto sia bello "Traced In Air", lasciare la sola Veil Of Maya a rappresentare lo storico "Focus" mi pare ingeneroso; almeno Celestial Voyage e Textures si potevano inserire. Poco male, lode e gloria.
Voto: 8
Setlist: Nunc Fluens – The Space For This – Evolutionary Sleeper – The Unknown Guest – Veil Of Maya – Adam’s Murmur – King Of Those Who Know – Integral Birth
 
AMON AMARTH
Ci tenevo a vederli, dico davvero. Ma la folla radunatasi davanti al Main Stage era tale da rendere impossibile avvicinarsi a una distanza sufficiente a godersi il concerto, e contemporaneamente dovevo arrivare davanti al palco vicino per prendere un posto decente per gli Haggard. Da quel che ho potuto vedere, un concerto energico e coinvolgente, anche se la voce di Hegg mi è sempre risultata e mi risulta tuttora inascoltabile. Inoltre, non mi sono mai tolto dalla testa l’idea che siano più pompati e famosi di quanto il loro valore meriterebbe, ma in fondo sono opinioni personali.
Voto: s.v.
 
HAGGARD
Dopo sei concerti visti tra Germania e Italia, diventa difficile inventarsi nuovi aggettivi e commenti, senza ripetersi… diciamo che la loro prova, per quanto gradevole, mi dimostra ulteriormente che non sono un gruppo da festival: in primis perchè il poco tempo a disposizione li costringe a tagli dolorosi di scaletta (la quale, comunque, era troppo concentrata sugli ultimi due album, ben 6 pezzi su 7, con la sola Awaking The Centuries a tenere alto l’onore dei primi lavori), poi perchè, con tanti strumentisti sul palco, diventa davvero problematico calibrare bene i suoni tanto rapidamente: nella fattispecie, le chitarre risultavano un po’ troppe confuse e la batteria troppo alta di volume. In ogni caso, le note positive non mancano di certo: soprano bravissime come al solito, un Asis che finalmente ha imparato ad alternare con intelligenza scream e growl, e il corno francese che arricchisce le melodie delle canzoni. Alla prossima, sperando in un contesto più intimo.
Voto: 7,5
Setlist: Tales Of Ithiria – The Observer – Per Aspera Ad Astra – The Sleeping Child – Eppur Si Muove – Upon Fallen Autumn Leaves – Awaking The Centuries
Sabato 15
 
GRAVE
A riscattare la scialba prova degli Entombed del giorno prima ci pensano i connazionali Grave, autori di 40 minuti di death feroce e ben suonato, come si addice a dei califfi del genere come loro. Nonostante una certa monotonia di fondo, le loro canzoni hanno il piglio giusto, e anche il pubblico risponde bene, incurante del caldo quasi insopportabile (per fortuna la security aveva preparato alcuni idranti da sparare sulle prime file). Nulla di eccezionale, ma in mezzo a melodie celtico-medievali e prog da intenditori, una bella mazzata sui denti ci sta sempre bene.
Voto: 7
 
WAYLANDER
Vale lo stesso discorso fatto per gli Skyforger: questi folk metallers irlandesi sono in giro dagli anni ’90, e si sente. Niente tastierine, voci femminili o menate varie, ma uno scream cattivissimo, ritmiche serrate e tanti tin e low whistle, il tutto unito a grinta da vendere; notevoli i pezzi, da quelli più recenti come Walk With Honour e Beyond The Ninth Wave, a quelli più datati come A Hero’s Lament e la conclusiva, devastante Born To The Fight. Insomma, tanta roba.
Voto: 7,5
 
VOIVOD
Lontano dai grandi riflettori, questi pazzi canadesi hanno provato a fondere il thrash più grezzo, cattivo e cromato con il prog visionario e psichedelico dei migliori Rush e Pink Floyd, e ci sono riusciti alla grande: al Summer hanno regalato tecnica in abbondanza, violenza sonora, cambi di tempo, stacchi improvvisi e successive sfuriate, feeling col pubblico e anche la giusta dose di ironia e cazzeggio. Peccato per qualche problemino di bilanciamento dei suoni su "Tribal Convictions", ma è davvero nulla di che, di fronte a tanta bravura. Da segnalare la chiusura in grande stile con la cover della monumentale Astronomy Domine dei Pink Floyd.
Voto: 8
Setlist: Voivod – The Unknown Knows – Ravenous Medicine – Tribal Convictions – Overreaction – The Prow – Treasure Chase – Nothingface – Tornado – Nuclear War – Astronomy Domine
 
OPETH
Su disco personalmente li adoro, ma non avendoli mai visti on stage ero molto curioso, anche perchè avevo sentito commenti che spaziavano da "formidabili" a "peggio della camomilla". Ma a questo Summer Breeze hanno dato un nuovo significato alla parola "sfiga": dopo un’ottima Heir Apparent di apertura, al povero Fredrik Åkesson si fottono completamente pedali e amplificatore della chitarra, e complice l’inefficienza dello staff, passano dieci minuti prima di poter riprendere il concerto; a quel punto, guidata dal carisma e dalla simpatia del frontman Åkerfeldt, la band mantiene la calma, riempiendo la pausa forzata prima con una jam session di basso, batteria e tastiera, poi con una cover assolutamente improvvisata (eppure eseguita impeccabilmente) di "Soldier Of Fortune" dei Deep Purple. Successivamente un’altra canzone, Harvest da "Blackwater Park", viene suonata strumentale e fatta cantare al pubblico, che peraltro non si ricorda una parola del testo: tuttora non ho capito se è stato fatto per prendere tempo di fronte ad altri problemi tecnici, oppure se Åkerfeldt, conscio che il concerto ormai era a puttane, ha pensato di togliersi qualche sfizio. La setlist mutilata ha comunque visto brani ottimamente eseguiti e una grande prestazione di tutti i membri.
Voto: 7,5 (per quello che si è sentito: poteva anche essere 10 di simpatia)
Setlist: Heir Apparent – jam session improvvisata – Soldier Of Fortune – Ghost Of Perdition – Harvest – The Leper Affinity – The Lotus Eater – Deliverance – Hessian Peel
 

Keep on rottin’ in Dinkelsbuhl

Carissimi,
alla fine anche quest’estate non siamo morti tutti. Lo so che lo ripeto a ogni viaggio che faccio, ma mai come stavolta siamo andati vicini alla fatality. (oddio, forse a Bousson, ma lì non avevamo tempo sufficiente a disposizione)
Avevo in mente già da qualche giorno di scrivere un reportino, ma faceva troppo caldo e non avevo sbatti. Ora però ho attaccato il condizionatore in stanza, quindi non ho scuse 😀
Lo dividerò in più punti, così senza un perchè.

1) Partendo dalla fine: è stato un bel festival, molto evil, musicalmente molto valido, ma organizzato alla cazzo di cane lebbroso. So che c’è questo luogo comune secondo cui tutto ciò che è organizzato dai tedeschi funziona alla perfezione, ma anche i tedeschi sono esseri umani, e come tali potenzialmente stronzi. E, se i suoni di merda di uno dei due palchi possono essere annoverati tra i rischi del mestiere, la copertura dell’area davanti a uno dei suddetti palchi con sassi grossi come pugni umani è una cosa che non può essere tollerata da alcuna persona raziocinante: se l’avessi voluto, e fossi stato abbastanza sbronzo per farlo davvero, avrei potuto bucare la testa di un cantante antipatico da parte a parte. E tutto questo, quando all’entrata dell’area campeggio, per "ovvi" motivi di sicurezza, non viene consentito l’ingresso a qualsiasi oggetto in vetro (abbiamo quindi dovuto rinunciare a maionese, sughi, frutta sciroppata e persino il meraviglioso spumante dei GORMITI, che intendevamo usare in un non meglio precisato rituale celtico).
Gli stand del cibo e i mercatini di merchandise e cianfrusaglie sono sempre numerosi e ben forniti; la postazione del pronto soccorso (che speravamo di non dover mai sperimentare, ma tant’è) non sarà il Fatebenefratelli, ma per curare una sbronza pesante o una caviglia slogata nel pogo ci sta dentro. Ecco, magari la conoscenza della lingua inglese da parte dello staff di un festival con pretese internazionali può essere migliorata: non voglio fare lo snob o il secchione rompiballe, ma se vado al supermarket, mi aspetto che la commessa sappia cosa vuol dire "SUGAR".

2) Com’è noto, nessuno si sceglie i propri vicini: questo vale per le abitazioni, i mezzi pubblici e anche per i campeggi. Noi abbiamo avuto una discreta sfiga a questo proposito: i nostri vicini di tenda erano dei truzzi tedeschi, armati di un tendone militare di 20 metri x 10 (praticamente nella loro tenda ci sarebbero state tutte le nostre, più le macchine), e dotati di simpatia trascinante e un forte senso civico; anzi, approfitto dell’occasione per augurare loro una diarrea cronica fumante fino alla settima generazione.
Questi graziosi individui praticamente non hanno seguito un concerto che fosse uno: stazionavano permanentemente in quel cazzo di tendone abnorme, perennemente sbronzi, e ascoltavano musica a palla (techno peraltro) quasi 24 ore su 24, comprese le ore in cui noi tentavamo di dormire. Non paghi di ciò, quando ritenevano che fosse giunto il tempo di svegliarsi (cioè le 8 di mattina, un’ora alla quale io dormo SEMPRE, anche in periodo di lezioni) suonavano da un odioso megafono una musichetta insopportabile e decisamente troppo alta di volume. Insomma, ci rendevano la vita impossibile.
La vendetta è giunta l’ultima sera del festival, dopo che avevano mollato le loro sedie nella nostra area (l’avevamo delimitata apposta con del nastro isolante): Folk e Veronica, di ritorno dall’area concerti, hanno lanciato rispettivamente una di quelle sedie e una BOTTIGLIA DI SUGO contro il loro tendone. Di fronte a un simile affronto, questi si sono cagati in mano e hanno chiamato LA POLIZIA, che prima ha ventilato l’ipotesi di farci pagare le spese di pulizia della tenda (per una chiazza di sugo! le nostre scarpe erano ben più sporche), poi ha preso i nostri dati, ci ha detto qualcosa tipo "filate a dormire, se succede qualcos’altro non chiamateci che tanto non veniamo!" e se n’è giustamente andata. Quella è stata l’unica notte del festival in cui abbiamo dormito davvero in pace.

3) Mi sembra incredibile ancora adesso, ma tolta un po’ di coda al ritorno, il viaggio in auto non ha dato problemi, nonostante nella nostra macchina i guidatori designati fossero Cappe (che è patentato da pochi mesi), Dario (che si fa prendere dal panico e inizia a bestemmiare ogni volta che una macchina lo sorpassa) e il sottoscritto, che con la guida ha il rapporto che ha Berlusconi con i comunisti. Addirittura, la mia guida è stata definita "sportiva" dagli altri del gruppo, nonostante qualcuno, il cui nome inizia con T e finisce per "accani", in passato avesse fatto strane illazioni circa la mia scarsa abilità. Che palle avere sempre ragione.

4) Anche questo Summer Breeze ha preteso il suo tributo di sangue. Nella fattispecie, dobbiamo inserire nella lista dei caduti per la Causa:
– il bancomat di Folk, succhiato via dalla banca subito il primo giorno, quando eravamo ancora a Como;
– la macchina fotografica di Dario, persa in circostanze misteriose prima di un concerto;
– il mio corno, volato via durante il pogo degli Entombed e mai più ritrovato (e c’erano dentro tabacco e cartine, dioffà)
– il FANALE posteriore sinistro della Punto di Omar, rotto con un pugno da Folk in un eccesso d’ira (sic!)
Volendo essere pignoli, ci sarebbero anche le mie scarpe, rotte entrambe nello stesso punto, e l’accendino-lanciafiamme di Cappe (quello però me lo sono preso io. Cappe tuttora non ne è al corrente: non mettetelo su internet! :D).
Volendo essere ancora più pignoli, ci sarebbe l’incidente capitato a Veronica: la prima sera di concerti decenti, mentre io e Dario eravamo a seguire i Suffocation e gli altri erano in tenda a cazzeggiare, dalle vicinanze sono partiti dei fuochi d’artificio. Uno di essi, lanciato decisamente a bassa quota, è esploso vicino a lei, che non è stata colpita direttamente, ma per lo shock ha preso un forte colpo alla testa sbattendo contro la portiera della Panda di Cappe. Alla fine, la cosa si è risolta in un grosso livido, tanto dolore e qualche bestemmia, ma al momento lo spavento è stato grande, perchè si è dovuto portarla in barella al pronto soccorso del campeggio, e per un’oretta è rimasta praticamente priva di conoscenza.

4) Notevoli sono stati anche i culti mentali generati: tra di essi, ricordiamo "TANGIJIA", una parola meravigliosa che il mio T9 ha composto mentre cercavo di fargli scrivere "VANIGLIA", la frase "Scusi, babadabubi?", risposta standard a ogni domanda formulata in tedesco (se volete scoprire il perchè cliccate qua), e soprattutto il culto di NIKITROLL. Trattasi di un utente di Metalfolk, un ragazzo di Brescia che era comparso dal nulla al concerto dei Folkstone a Bagnatica, aveva pronunciato quattro frasi a dir tanto, si era scolato due bottiglie di idromele ed era finito in COMA ETILICO, sboccando dappertutto e finendo in ambulanza: siccome siamo dei cazzoni, abbiamo ben pensato di trasformarlo nella nostra divinità protettrice, nominandolo in continuazione e commentando ogni evento negativo con la frase "Nikitroll ha giudicato!". E’ nato anche un gruppo su Facebook per celebrare le sue imprese… indovinate chi l’ha creato? 😀

5) L’ambito premio "Eroe del Summer Breeze 2009" va senza ombra di dubbio a un simpatico ragazzo italiano, il cui nome ci è ignoto, che passeggiando per l’area festival ha visto Veronica e le ha urlato "Rossa de cavei…", sentendosi rispondere "… MA GOLOSA DI CHE???"; la scena, già di per sè abbastanza divertente, assume connotati leggendari, se si pensa alla sfiga assoluta di costui: in un festival tedesco, ha beccato l’UNICA ragazza italiana, con i capelli rossi, che conosce il detto "Rossa de cavei, golosa d’osei". Statisticamente, era più facile trovare un distributore di benzina su Marte.

6) Bon, direi che ho scritto fin troppe cose, raffrontate alla gente che le leggerà. Prossimamente troverete anche il resoconto dei concerti e il frasario. Le foto invece NON le troverete, perchè da tempo ormai mando avanti una battaglia personale contro Microsoft su tutti i livelli esclusa la videoscrittura, incluso quindi l’upload di immagini; le troverete invece sul mio profilo di Facebook, quindi se siete amici andate lì, altrimenti dovrete mettervi l’anima in pace. Non state a inviarmi richieste di amicizie, tanto con ogni probabilità vi rimbalzerò.
Andate in pace… nel nome di Nikitroll, naturalmente!