(tratta dalla quinta puntata di Telekommando su TMC, 1994)
 
Un uomo aveva due figli: il primo era mite, parsimonioso e rispettoso dell’autorità; l’altro iracondo, spendaccione e irriverente.
Un giorno, sentendosi prossimo alla fine e non volendosene andare prima di avere sistemato la questione dell’eredità, quell’uomo chiamò i figli al suo capezzale e disse loro: "Sentendomi prossimo alla fine e non volendomene andare prima di avere sistemato la questione dell’eredità, vi ho chiamati al mio capezzale". Il figlio buono, con la consueta mitezza, parsimonia e rispetto dell’autorità, disse: "Padre, hai un gran bel capezzale"; l’altro si erse in un moto di infinita superbia e disse: "Merda piscia figa e vaffanculo, vecchio scemo!"
Il padre proseguì: "Così dispongo: a uno di voi lascio la casa, il podere, il bestiame e tutto ciò che posseggo; scenda la mia benedizione su di lui e la sua discendenza fino alla quarta generazione. Nulla vada all’altro, se non il mio biasimo". Il primo figlio replicò: "Sono certo io il destinatario del tuo lascito, e mio fratello la carne che maledici"; e l’altro: "Del tuo sepolcro faccio la mia cloaca, delle tue maledizioni giaciglio per scrofe, e per inciso, merda piscia figa e vaffanculo!", quindi prorose in un osceno rumore foriero di miasmi infernali. Il figlio buono avvampò di sdegno, si levò in piedi e gridò: "Padre, padre! Sono dunque io il prescelto!" "Certo che sì" rispose, "non gli lascio un cazzo, a quello stronzo di tuo fratello!". E morì.