So già che con questo intervento mi attirerò gli strali di molti, ma volevo per una volta esulare dal semplice contesto delle cazzate e dal recupero di lavori altrui, per proporre uno spunto di discussione un minimo fuori dall’ordinario.
Il tema in questione è di quelli delicati e scottanti, anche perchè molto attuale: il catastrofico terremoto in Abruzzo.
Non starò a riassumere la portata di questo disastro, sia perchè i dati su danni economici, vittime e sfollati sono in continuo – drammatico – aggiornamento, sia perchè tutti voi, tra internet, giornali e tv, sarete già dettagliatamente informati. Voglio invece approfondire questa vicenda dal punto di vista dell’atteggiamento che tutti noi abbiamo tenuto in queste ore.
Da quando le prime notizie hanno iniziato a rincorrersi, moltissima gente, tramite svariati strumenti telematici (forum vari, Facebook, Messenger, ecc.), ha voluto manifestare pubblicamente la propria partecipazione al dramma, nei modi più disparati: inviti a donare e ad aiutare le vittime, avatar tirati a lutto, messaggi di dolore e commozione di fronte al dramma umano. E non sto parlando di personaggi pubblici, politici, celebrità o in generale chi è tenuto, per etichetta, a comportarsi in un certo modo: parlo di noi, comuni cittadini/mortali che teoricamente rispondono solo a se stessi.
Quello che io mi chiedo, a questo punto, è: quanto c’è di sincero e spontaneo in tutto ciò?
Lungi da me generalizzare, e tantomeno fare nomi: sicuramente c’è chi, pur non avendo amici e parenti nei paesi colpiti, e pur non avendo vissuto sulla propria pelle eventi analoghi, si è sentito profondamente colpito da questa sciagura. Ma la mia impressione è che, nelle frasi che ho letto, ci sia un profondo spirito di accettazione e convenienza sociale; detto in parole povere, "mi faccio vedere addolorato perchè lo sono tutti, e non voglio fare brutta figura".
Personalmente, questa vicenda mi ha toccato in minima parte. Certo, vedere le cifre dei morti, dei feriti e dei senzatetto fa inorridire anche me; ma è un sentimento che lascia presto spazio alle banali vicende quotidiane che riguardano me, come chiunque altro. Non conosco nessuno in Abruzzo, non ci sono nemmeno mai stato; del resto, nel mondo capitano ogni anno sciagure naturali e disastri provocati dall’uomo, che mietono molte più vittime, ma passano totalmente inosservati. Devo forse sentirmi più coinvolto perchè, a questo giro, è toccato all’Italia? Mi sembra decisamente scorretto, la vita umana ha lo stesso valore qui piuttosto che in Asia o in America.
Quanto alla questione degli aiuti "umanitari", è certamente una bella cosa contribuire nel proprio piccolo ad alleviare le pene di chi sta soffrendo: ma siamo veramente sicuri che, alla base di tutto, ci sia del genuino altruismo, e non una sorta di auto-compiacimento? Intendiamoci, non voglio fare polemiche gratuite: in fondo, è meglio un ricco che fa la carità di uno che non la fa. Ma vorrei anche citare un aforisma estremamente cinico, ma forse proprio per questo geniale, di Sartre: "Anche il povero ha una precisa funzione nella vita sociale: permettere al ricco l’esercizio della generosità". Trovo che calzi a pennello.
In questi due giorni, ho anche letto gente che invitava a riflettere sulla futilità dei beni materiali e della propria vita agiata, di fronte a disgrazie di questa portata: queste frasi mi riportano alla mente le elementari, quando alla mensa, le suore rimproveravano aspramente i bambini che avanzavano il cibo ricordandogli "tutti i bambini in Africa che non hanno niente da mangiare". Saro anche un cinico egoista, ma sinceramente dubito che, se smettessi di dare importanza a tutti i miei averi effimeri e superflui, la gente che in questo momento non ha una casa si sentirebbe meglio, così come dubito che al bambino africano denutrito freghi qualcosa del fatto che, da qualche parte, in una città che lui neanche conosce, qualcuno stia divorando un tegame di pasta al forno. Chi sta male sta male, punto, indipendentemente dal fatto che qualcun altro, in quel preciso istante, si stia facendo le seghe davanti all’ultimo modello di televisore al plasma.
Ripeto che non voglio condannare o criticare nessuno: il mio unico invito, se così lo si può definire, è di riflettere: ma noi ci sentiamo davvero toccati da questo evento, o ci stiamo solo conformando a quello che la morale – nel suo significato più vasto – prescrive in questi casi? Se qualcuno, alla luce della mia esposizione, mi ritiene uno stronzo senza cuore, è libero di farlo; vorrei solo sottolineare che io preferisco essere sincero e rimanere indifferente, piuttosto che fingere e commuovermi.