Archive for marzo 2009

Wilfred Owen – Dulce Et Decorum Est

Bent double, like old beggars under sacks,
Knock-kneed, coughing like hags, we cursed through sludge,
Till on the haunting flares we turned out backs,
And towards our distant rest began to trudge.
Men marched asleep. Many had lost their boots,
But limped on, blood-shod. All went lame, all blind;
Drunk with fatigue; deaf even to the hoots
Of tired outstripped Five-Nines dropping behind.

Gas! GAS! Quick, boys!–An ecstasy of fumbling
Fitting the clumsy helmets just in time,
But someone still was yelling out and stumbling
And flound’ring like a man in fire or lime.–
Dim through the misty panes and thick green light,
As under a green sea, I saw him drowning.
In all my dreams before my helpless sight
He plunges at me, guttering, choking, drowning.

If in some smothering dreams, you too could pace
Behind the wagon that we flung him in,
And watch the white eyes writhing in his face,
His hanging face, like a devil’s sick of sin,
If you could hear, at every jolt, the blood
Come gargling from the froth-corrupted lungs
Obscene as a cancer, bitter as the cud
Of vile, incurable sores on innocent tongues,–
My friend, you would not tell with such high zest
To children ardent for some desperate glory,
The old Lie: Dulce et decorum est
Pro patria mori.

 


Piegati in due, come vecchi straccioni, sacco in spalla,
le ginocchia ricurve, tossendo come megere, imprecavamo nel fango,
finché volgemmo le spalle all’ossessivo bagliore delle esplosioni
e verso il nostro lontano riposo cominciammo ad arrancare.
Gli uomini marciavano addormentati. Molti, persi gli stivali,
procedevano claudicanti, calzati di sangue. Tutti finirono azzoppati;
tutti orbi; ubriachi di stanchezza; sordi persino al sibilo
di stanche, lontane granate che cadevano alle spalle.

Il GAS! IL GAS! Svelti ragazzi! – Come in estasi annasparono,
infilandosi appena in tempo i goffi elmetti;
ma qualcuno continuava a gridare e a inciampare
dimenandosi come in mezzo alle fiamme o alla calce…
Confusamente, attraverso l’oblò di vetro appannato e la densa luce verdastra
come in un mare verde, lo vidi annegare.
In tutti i miei sogni, davanti ai miei occhi smarriti,
si tuffa verso di me, cola giù, soffoca, annega.

Se in qualche orribile sogno anche tu potessi metterti al passo
dietro il furgone in cui lo scaraventammo,
e guardare i bianchi occhi contorcersi sul suo volto,
il suo volto a penzoloni, come un demonio sazio di peccato;
se solo potessi sentire il sangue, ad ogni sobbalzo,
fuoriuscire gorgogliante dai polmoni guasti di bava,
osceno come il cancro, amaro come il rigurgito
di disgustose, incurabili piaghe su lingue innocenti –
amico mio, non ripeteresti con tanto compiaciuto fervore
a fanciulli ansiosi di gloria disperata,
la vecchia Menzogna: è cosa dolce e onorevole
morire per la patria.

 

Nel caso qualcuno se la fosse persa…

L’ULTIMA VOLTA CHE L’INTER HA VINTO LA COPPA DEI CAMPIONI………..

L’uomo non era ancora sbarcato sulla Luna.
Era appena cominciata la guerra del Vietnam.
A Praga, la primavera era soltanto una stagione.
In Europa, non esistevano in commercio TV a colori.
Il computer più piccolo del mondo era grande come un armadio a quattro ante e funzionava a bobine magnetiche e schede perforate.

I Beatles non avevano ancora composto Eleanor Rigby, Yellow Submarine, Lucy in the Sky with Diamonds e Obladi Oblada.

Presidente neoeletto della Repubblica Italiana era Saragat. Presidente del Consiglio era Aldo Moro (ovviamente, ancora vivo). E, oltre a lui, erano ancora vivi e vegeti il generale De Gaulle, Totò, Churchill, Che Guevara, Amedeo Nazzari, Picasso e Girardengo. Al contrario, non erano ancora nati Kurt Cobain, Julia Roberts, Alberto Tomba, Paolo Maldini.

In Spagna, era ancora saldamente al potere el Caudillo Francisco Franco.

Nelle edicole italiane, non esisteva La Repubblica.
Gimondi era neoprofessionista, e non aveva ancora vinto né un Giro d’Italia, né un Tour de France, né una Milano-Sanremo.

Jim Clark si avviava a vincere il Campionato del Mondo di Formula 1, succedendo nell’albo d’oro a John Surtees.

La CEE era detta anche “L’Europa dei Sei”.

Nel codice penale italiano era contemplato il reato di “abbandono del tetto coniugale”.

Erano d’uso comune, nelle famiglie italiane, le espressioni “paletot”, “ciripà”, “lambretta”, “cucina economica”, “succedaneo”, “cachet”, “radio a transistor” e “torpedone”. Chiunque vi avrebbe guardato attonito se aveste usato espressioni come “extracomunitario”, “personal computer”, “liposuzione”, “videogioco”, “lsd”, “vhs” e “artroscopia”.

Era il 1965.

Sì, se qualcuno non l’aveva ancora capito, sono estremamente soddisfatto di questi ottavi. Avete riso quando il Milan non si è qualificato per questa Champions, vero? Magari avete anche sussurato “Adesso vi facciamo vedere noi come si gioca in Europa!”. Bene, ora guardatemi mentre godo contemplando lo sfascio del calcio italiano. L’ennesima dimostrazione che, quando non c’è il Milan a tenere alto l’onore, facciamo ridere. Poi però, se la Uefa dovesse ridurre da 4 a 3 i posti disponibili per la Champions, non venite a piangere da noi.
 

Spirit crusher

 
"Povero domino. Tanto tempo per costruire il tuo grazioso impero e adesso, con uno schiocco di dita della storia, crolla tutto."
 
 
 
I plunged into misery, I’ll turn off the light… and murder the dawn.