[prosegue l’operazione Amarcord, questa volta in onore delle travagliate vicissitudini che molti amici stanno affrontando di fronte a una delle materie più amate-odiate del classico: FILOSOFIA.]
 
(intervento del 10 novembre 2006)
 
In 4 anni e mezzo di carriera liceale mi sono capitate esperienze di vario tipo, sia positive che negative; ma posso dire, ora che ho quasi finito il mio tortuoso e accidentato percorso verso la maturità, che nulla è più angosciante di un’interrogazione della prof di storia e filosofia. E dire che non è la materia in cui riesco peggio (in matematica e fisica sono tuttora un mezzo incapace), e nemmeno posso dire che la prof mi stia sulle palle: anzi, la ritengo la migliore che abbiamo, sicuramente la più brava a spiegare; paradossalmente mi sta molto più sul cazzo la prof di italiano, con cui ho voti migliori. Eppure, per nessuna materia provo lo stato di inquietudine e tensione di un’interrogazione di filosofia (anche di storia, seppure in minor parte): in matematica o fisica almeno so già in partenza che non sono preparato e mi andrà male; a quel punto sono sereno perchè so che qualunque voto sopra il 4 è già positivo.
Ma in filosofia è diverso, ogni volta si presenta la stessa situazione (per tanta gente a dire il vero): facendo un sforzo titanico per reprimere la tua natura fancazzista, hai studiato a fondo e per giorni interi tutto quello che ti può chiedere, e anche qualcos’altro di più per sicurezza personale. Hai paccato la palestra, il poker con gli amici, i corsi di balalaika e qualsiasi altra inutile occupazione extra-scolastica, non hai ancora visto il dvd dei Rush comprato ormai una settimana fa, hai sacrificato ogni distrazione possibile, ma ne è valsa la pena: sei in una botte di ferro. Poi, al momento di andare a dormire il giorno prima, ti sfiora il dubbio: "E se per caso mi chiedesse qualcosa sugli autori passati?"; ma poi ti dici "No, è impossibile, l’interrogazione è su Hegel (o Kant, o Cartesio, o qualunque altro illustre ciarlatano, è irrilevante), mi chiederà per forza quello!" e ti addormenti tranquillo.
Il giorno dopo a scuola ti siedi sereno al tuo banco, sicuro di essere preparato a dovere; eppure quel maledetto dubbio continua a tampinare il tuo cervello. Poi accade che il/la tuo/a compagno/a X, che deve essere interrogato/a dopo di te, ti chiede "Ma tu la sai la dinamica-del-pensiero-empirico-della-sintesi-delle-categorie-di-stocazzo che c’è in Eraclito e che ha citato l’altro giorno in classe?": e in quell’istante il tuo sorriso ebete si trasforma in una smorfia di dolore che si addice più a un prigioniero del KGB che a uno studente liceale. Sai che non farai mai in tempo a studiare quello che ti manca, cominci a camminare nervosamente per la classe, in dieci minuti hai interamente consumato la suola delle scarpe, ti sembra di aver dimenticato tutto quello che sapevi, e allora ti getti in una revisione spasmodica dei tuoi appunti, col risultato che dopo un quarto d’ora hai riletto tutto il quaderno senza capirci un cazzo e sei ancora più confuso di prima. Poi arriva l’intervallo, tu rimani solo in classe a tentare di ripassare e hai la sensazione che ad aspettarti ci sia la sedia elettrica e non una creatura di neanche un metro e 50, che a vederla ti verrebbe da ridere, e invece ti sta facendo sudare freddo al solo pensiero.
Adesso l’intervallo è finito, tutti sono rientrati, ma la prof non c’è, tu vorresti farla finita subito e toglierti questo peso, e invece no, quella sadica non si fa vedere. Ti sembra di svenire, la tensione è tale che ti fumeresti una stecca intera di marlboro senza filtro, o ti berresti un boccale di vodka, o anche tutte e due le cose insieme; allora ti prendi la testa tra le mani e rimani lì piegato su te stesso, fai un’impressione tale che la gente ti vede e si fa il segno della croce. Finalmente entra in scena l’aguzzino, non ha ancora finito di dire "Buongiorno" che tu sei già in piedi in posizione,a ripetere mentalmente "Sono preparato, sono preparato" 50 volte. Poi lei ti fa la prima domanda: ok, niente panico, te la ricordi, l’hai studiata, allora cominci il tuo discorso, un po’ azzoppato dalla tensione, e lei ti sta ad ascoltare per dieci minuti senza dire niente. Poi senza guardarti dice "Guarda che hai sbagliato tutto, non è così", e tu senti come cento coltelli che si infilzano nello stomaco, cominci a diventare paonazzo, e pensi "Ma se era tutto sbagliato, brutta stronza, perchè cazzo mi hai fatto andare avanti a parlare??". La scena si ripete pateticamente per altri minuti, lei ti chiede la famosa teoria di Eraclito che non avevi studiato e tu te la cavi un po’ con quello che ti ricordi, lei ti fa pesare il fatto che mentre spiegava la dialettica di mio nonno in carriola tu pensavi tranquillamente ai cazzi tuoi o forse non eri neanche a scuola, così un tuo compagno alza la mano e la dice al posto tuo, e tu senti che tutto il tuo impegno è stato inutile, se un tizio che non doveva nemmeno preparare l’interrogazione ne sa più di te sull’argomento.
Alla fine tiri una buona mezz’ora di agonia, lei ti manda a posto commentando con finta delusione "Non va bene", tu non la stai neanche ascoltando perchè sei occupato a pensare a quanti metri separano la finestra dell’aula dal selciato sottostante, e se sono sufficienti a compiere l’insano gesto. Poi, per qualche motivo imperscrutabile, lei conclude dicendo "Ti do 6 perchè hai studiato!" e tu non sai se ringraziare gli dei o farla a pezzi con un colpo di fucile per quello che ti ha fatto passare. Non credi ancora di aver preso la sufficienza dopo la prova penosa che hai offerto, ma non te ne frega niente, sei più esausto e sudato di un maratoneta, l’unica cosa che vorresti fare è andare a casa a dormire (dopo aver visto il dvd dei Rush), e invece ti tocca rimanere in classe e guardare il/la compagno/a X che prende 9 dopo un’interrogazione perfetta su tutto. Compreso Eraclito.
 
E mentre torni a casa spossato, un solo pensiero rimane a tampinarti… "Ma cosa cazzo mi è venuto in mente quando ho deciso di farmi interrogare??"