PROLOGO
 
Esiste un luogo, nell’universo, dove le dimensioni si fondono, i confini tra spazio e tempo diventano sfumati, e la ragione si inchina alla magia: è Bousson, l’ingresso dell’Ade.
Raggiungere questo luogo superiore è appannaggio di pochi individui eletti, e solo dopo un lungo e periglioso cammino: nella fattispecie, in macchina, attraverso due tratti autostradali e tortuose strade di montagna. Tutto ciò poteva voler dire unicamente FATALITY, ma andiamo con ordine.
In occasione del suo diciottesimo compleanno, la cara Cecilia (a.k.a. Fame del Trio Monnezza) aveva deciso di ospitarci tutti nella sua rustica magione di montagna, per un weekend a base di alcol, fumo e cazzeggio, con annessa festa in maschera in occasione di Halloween (dopo una lunga ricerca, ho optato per un costume da Dio, con tanto di finte Tavole della Legge). Il piano, di per sè accattivante nonostante la distanza proibitiva, era però complicato da alcuni fastidiosi elementi di disturbo: in primis, la presenza di ventuno persone (poi misteriosamente diventate ventinove) in una casa di circa 60 metri quadri, che ci avrebbe costretti a vivere e dormire come mattoncini Lego; poi il rischio di pesante nevicata per tutto il weekend paventato da un po’ tutte le previsioni meteo disponibili; infine, l’incasinato programma della partenza, ritoccato circa dodici volte, che prevedeva la partenza da casa di Fede intorno alle 15 (con mio sommo disappunto, dato che abito a poche centinaia di metri dalla tangenziale est) su due macchine, con una terza che sarebbe partita per i cazzi suoi; una volta a Bousson, avremmo poi scaricato gli occupanti e saremmo tornati alla stazione di Oulx a raccogliere gli invitati giunti col treno. Tutto questo non sarebbe stato poi così drammatico, se non fosse che una delle macchine l’avrei guidata io. Che con la guida ho il rapporto che Superman ha con la criptonite.
Mi chiedevo se sarei arrivato a vedere il 2009.
 
VENERDì 31 – AL BALLO MASCHERATO DELLA CELEBRITA’
 
Il fatidico giorno della partenza arriva puntuale come una bolletta da pagare, e mi reco alla stazione di Cimiano ad accogliere Cecilia: pronti per la prima tappa della missione, la spesa. Fortunatamente ho il buon senso di portare la station-wagon, perchè sono necessari due carrelli pieni (di cui uno quasi solo per gli alcolici) per contenere tutti i nostri acquisti; da notare la faccia a metà tra lo sconvolto e il divertito del cassiere, che ci osserva come se fossimo due contrabbandieri ai tempi del Proibizionismo.
Data l’ora, ospito Cecilia a casa per pranzo, in attesa che Folk ci raggiunga: tra una cazzata e l’altra, l’ottima Ceci si rende protagonista di una scena storica:
Ceci: "Mi raccomando, poi devi mettere tutte le foto su Facebook! Tranne la mia con il costume da suora!"
Io: "Ahahah… no, aspetta: il tuo costume da COSA??"
Ceci: "NOOOOOOOOOO!!! MI SONO SMERDATA DA SOLAAAAAA!!!!"

Folk arriva intorno alle 14.30, il che significa che abbiamo solo venti minuti di ritardo secondo la tabella di marcia: ma siccome non poteva andare tutto così liscio, al nostro arrivo da Fede scopriamo che la gente che in teoria dovrebbe essere già pronta a partire, deve ancora iniziare a mangiare. Tra una cazzata e l’altra, compresi i miei scleri per trovare la macchina dispersa in quel fottuto dedalo di vie in cui eravamo, non si parte prima delle 16.30. Il viaggio è dannatamente lungo, la pioggia si mantiene fitta e costante su tutto il percorso, e i pesanti rallentamenti su viale Fermi all’inizio (grazie Taccani…), e successivamente sul primo tratto della Torino – Bardonecchia, fanno lievitare il ritardo: alla fine il povero Servi è costretto a recuperare da solo i passeggeri a Oulx, dato che al nostro arrivo si sono ormai fatte le 19.30.
Considerata l’ora e la stanchezza, non ci resta che attaccarci alle birre in attesa del momento clou della serata e dell’intero weekend: la parata dei costumi! Devo sinceramente ammettere che tutti hanno fatto un lavoro notevole: cito su tutti Sal e Servi vestiti da Blues Brothers, Snicco vestito da Tremonti (con tanto di libro delle fiabe al posto della Finanziaria XD), Giacomo Tognasso vestito da V, Dave vestito da pirata, il citato costume da suora della Ceci e, soprattutto, Alice vestita da JEAN CLAUDE (personalmente, il migliore). Alla fine, il contest se lo aggiudica Michele per l’originalità del suo costume da Rocco Siffredi nel noto spot delle Amica Chips. Menzione d’onore per la geniale idea di Folk, solo parzialmente realizzata: infilarsi il cazzo in un barattolo di vetro e scriversi sul petto "Campanello di allarme: in caso di emergenza rompere il vetro e tirare la leva due-tre volte: vengo subito"; sfortunatamente non ci sono pennarelli a disposizione, per cui deve limitarsi a infilare il pene nel barattolo, mostrandolo alla folla "esultante". Notevoli anche i regali, tra cui segnalo un gigantesco VIBRATORE (da me ribattezzato "Totem Tantra dell’Amicizia") che ovviamente ha eccitato la nostra fantasia nei modi più perversi.
 
SABATO 1 – ADDICTED TO STROBO
 
La folle sovrappopolazione della casa ci costringe a dormire ammassati in modo barbaro: particolarmente contento Folk, che ha dormito nella vasca di bagno, per giunta aprendo per sbaglio il rubinetto nel sonno. Dopo una colazione a base del grezzume più assoluto, io e Folk usciamo per permettere a chi di dovere di ridare alla casa una parvenza umana, e ci dedichiamo a una passeggiata nei dintorni dell’isolato boussonese; a livello di paesaggi e natura è sicuramente una vista piacevole, ma purtroppo il tempo schifoso non ci permette di apprezzare appieno i boschi e le montagne innevate. Rientriamo in tempo per mangiare, concederci un’oretta di sonno fregando letto e sacchi a pelo e gustare un capolavoro del cinema moderno come "Tenacious D e il Destino del Rock".
Nel corso del pomeriggio c’è spazio per un’altra passeggiata nel "centro" del vivace paese, stavolta in compagnia di Livia, Giacomo, Sal e Mimosa: non avendo a disposizione alternative interessanti, finiamo nel cimitero locale, dove si svolge un’altra scena memorabile:
(dopo una lunga discussione sulla vita dopo la morte, la religione, la sepoltura, ecc.)
Folk: "Devo svuotare la merda che ho nelle tasche!"
Io: "Dai Dario, siamo in un cimitero, un minimo di contegno!"
Folk (due secondi dopo): "BUUUUUUUUUUURRRRRPP!!!!!!"

Recuperati i nostri organi interni fuoriusciti dalle risate, usciamo e torniamo a casa: dopo un breve rito pagano effettuato da Folk sul fallo rotante regalato a Cecilia la sera prima, saliamo nella stanza da letto di sopra, che nel frattempo è diventata una sorta di gigantesca sala-fumatori, dominata da orribile musica elettronica da fattoni e illuminata da un’inquietante luce stroboscopica verde: luce che distrugge definitivamente i nostri neuroni, già provati dall’abuso di sostanze di vario tipo. I pochi sopravvissuti sono attesi da una serata a base di birra, South Park (la fantastica trilogia di Imaginationland) e consueto cazzeggio. Chiaramente – non c’è da stupirsi – uno dei principali argomenti di conversazione è Tonzo, e il caro Folk ci racconta un aneddotto geniale: aveva scaricato da internet un’immagine di una donna nuda coperta da pezzi di RAM, e aveva subito pensato di mostrarla a Tonzo (essendo un nerd terminale, avrebbe apprezzato di sicuro); questi, vedendola, dapprima strabuzzò gli occhi, poi con un filo di voce esclamò "… ma queste RAM SONO VECCHIE!!". Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.
 
DOMENICA 2 – CONSIGLIERE FRAUDOLENTO
 
Se possibile, la notte è ancora più traumatica della precedente: sapendo che – in quanto guidatore – avevo diritto a un posto letto, lascio volentieri il sacco a pelo e il materassino a Folk, ma non potevo immaginare che avrei dormito in ORIZZONTALE su un matrimoniale insieme a QUATTRO persone (Michele, Servi, Tognasso e Tonoi); oltretutto, ero quello più vicino al muro, con una trave del tetto a 10 cm dalla faccia e metà del corpo giù dal materasso. Nonostante la squallida propaganda comunista degli altri occupanti, atta ad affermare il contrario, dormo poco, al freddo e da schifo, e verso le 8 mi alzo per disperazione e vado a fare un giro fuori da solo, per recuperare una forma umana. Al mio rientro gran parte della gente è sveglia, e si comincia a organizzare il viaggio di ritorno: io e Taccani avremmo accompagnato in tarda mattinata chi doveva prendere il treno, e io poi sarei partito per i cazzi miei, mentre Cecilia e altri sarebbero rimasti a riordinare la casa.
Infatti (dopo aver passato una mezz’oretta a dare da mangiare un branco di gatti bellissimi e famelici) verso mezzogiorno mi preparo e conduco alla stazione i primi partenti; nonostante sia io che i miei passeggeri non vediamo l’ora di levare le tende, a me e a Folk tocca pulire il bagno. Finalmente dopo le 14 ci mettiamo in movimento: capisco subito che sarà un’esperienza seccante nel momento in cui la portiera del bagagliaio rimane incastrata e non si apre (riuscirò a sbloccarla solo a Milano con l’aiuto di mio padre), e soprattutto quando vedo una multa sul tergicristallo; tale multa si rivelerà poi una burla, causando l’ilarità di tutti i presenti… tranne me.
Il viaggio, nonostante la pioggia torrenziale, non presenta particolari problemi, e ci concediamo anche una mezz’oretta di sosta in Autogrill per mangiare e riposarci; i problemi iniziano sul tratto milanese della A4, quando un’incomprensione con il navigatore mi porta a uscire su Viale Certosa. Da lì è l’inizio di un’odissea breve ma allucinante, con continui dentro-fuori dagli stessi caselli a causa del fottutissimo navigatore, che ci mette secoli ad aggiornare la posizione, ed è comprensibile come una guida telefonica in sanscrito. Ritrovo per puro culo la A4, e riesco ad arrivare a destinazione. Il tempo di recuperare i bagagli e salutarci, prima di mettere il sigillo su questo folle weekend.
 
EPILOGO
 
Per l’ennesima volta, il tentativo di fare un report breve è miseramente fallito. Come concludere… una festa sicuramente piacevole, anche se minata dal poco spazio fisico a disposizione e da qualche screzio riguardo alla mia guida: questo punto in particolare mi ha un po’ irritato, dato che i nostri ritardi sulla tabella di marcia non sono dipesi dalla mia velocità di crociera (vorrei far notare che, in quanto neo-patentato, in teoria non potrei superare i 100 all’ora in autostrada…). Anche il fastidioso tormentone sulle mie gomme sgonfie si è rivelato privo di fondamento, visto che, quando mi sono fermato apposta per gonfiarle, la pompa ha rilevato una pressione di 1,5 bar (grazie Taccani 2).
In ogni caso sono contento di aver dato il mio contributo alla festa, e ringrazio più o meno tutti i presenti, Folk in particolare, per ovvi motivi.
Al prossimo devasto… e Long Live Rock ‘n’ Roll!
 
P.S. Le foto che ho scattato le ho già uppate, le altre guardatevele sul blog di Tonoi, scaricarle una ad una mi pesa troppo il culo XD