Archive for novembre 2008

Tribute to Vittorio Munari

 
Telecronaca del test match di rugby Inghilterra-Nuova Zelanda su Sky Sport, conclusosi poi con la vittoria degli All Blacks per 32-6.
 
 
"Flutey ha commesso il più umano degli errori: anche Adamo non avrebbe resistito alla tentazione di cogliere la meta!"
 
"E’ il più bel scendiletto che si sia mai visto, è difficile non metterci i piedi sopra!" (riferendosi al neozelandese Tailata, calpestato durante una mischia)
 
"Tira una lacrima sul viso, che centra i pali in modo poco ortodosso, ma vale sempre tre punti."
 
"Muliaina è elegante come un dio Mercurio alato, ma quando deve affrontare compiti da ingegnere o da geometra non è molto dotato… se unisse entrambe le cose, un geometra Mercurio, sarebbe l’ideale!"
 
"Va’ dritto, vecchia lenza!"
 
"Sfidare la Nuova Zelanda in campo aperto è come sfidare un cavallo da corsa con la Rosi!"
 
"Oggi i neozelandesi fanno sembrare le truppe di Gengis Khan i ragazzi dell’Azione Cattolica!"
 
"Se gli inglesi non lo fermano, tra qualche minuto lo troviamo a Piccadilly Circus!" (riferendosi all’ala neozelandese Rokocoko)
 
"Henry, se lo guardi di profilo, somiglia a Papa Wojtyla!"
 
 
Ragazzi, Vittorione è tornato. E non ce n’è per nessuno.
 

“Al cuore, Ramon!”

 
Seitan!
Orbene, riemergo dalle profondità degli abissi psicometrici per proporvi una piccola raccolta di frasi, più o meno celebri, raccolte certosinamente tra film e fumetti vari a me molto cari. Non ci sono particolari distinzioni di generi, temi e serietà; semplicemente, come direbbe Dario, sono frasi che "pwnano". Naturalmente, se volete contribuire con altre grandi citazioni di grandi personaggi, siete i benvenuti.
Nota: alcune frasi sono rimaste in inglese, perchè la tradizione italiana, per quanto fedele, non era proprio la stessa cosa.
Have fun!
"I’m the King of the Twentieth century. The Bogeyman. The villain. The black sheep of the family." (V – V For Vendetta)
 
"Penso che, quando non si dice più "grazie" e "per favore", la fine è vicina." (Sceriffo Bell – Non E’ Un Paese Per Vecchi)
 
"La verità è che tu sei il debole, e io sono la tirannia degli uomini malvagi." (Jules Winnfield – Pulp Fiction)
 
"La gente che parla per metafore dovrebbe farmi uno shampoo allo scroto." (Melvin Udall – Qualcosa E’ Cambiato)
 
"Fletto i muscoli e sono nel vuoto!" (Ratman)
 
"Spartani! Preparate la colazione e mangiate tanto… perchè questa sera ceneremo nell’Ade!" (Leonida – 300)
 
"Fuori dalla mia chiesa!!!" (Fra’ Tuck – Robin Hood)
 
"Volete vedere come esplodono le stelle?" (Kanon – Saint Seiya)
 
"Art is a bang!" (Deidara – Naruto)
 
"Qui vige l’uguaglianza, non conta un cazzo nessuno!" (Sergente Hartman – Full Metal Jacket)
 
"Oh mio dio! Hanno ammazzato Kenny!" (Stan – South Park)
 
"Se mi spari solo in sogno, è meglio che ti svegli subito e mi chiedi scusa!" (Mr. White – Le Iene)
 
"E quando i suoi occhi si spegneranno, l’inferno in cui lo spedirò gli sembrerà un paradiso, dopo quello che gli ho fatto." (Marv – Sin City)
 
"Noi mortali non siamo altro che ombre e polvere." (Proximo – Il Gladiatore)
 
"Era un oggetto troppo grande per chiamarlo "spada". Troppo spesso, troppo pesante e troppo grezzo. Non era altro che un blocco di ferro." (Berserk)
 
"May you be in Heaven half an hour, before the Devil knows you’re dead." (Onora Il Padre E La Madre)
 
"All’alcol: la causa di e la soluzione a tutti i problemi della vita!" (Homer Simpson)
 
"Non siete mai in giro quando sono sobrio!" (Andy Capp)
 
"Quattro polli fritti. E una Coca." (Jake – The Blues Brothers)
 
"Sono Pazzi Questi Romani!" (Obelix)
 
"Danziamo un cazzo! Alabarda spaziale!!!" (Madre – Sensualità A Corte)
 
"Questo posto per me è quello che La Mecca è per gli ebrei! Quello che il Kentucky è per i polli!" (Ali G – Ali G Indahouse)
 
"Grande Giove!!" (Emmett "Doc" Brown – Ritorno Al Futuro)
 
"Suonate la Marsigliese! Suonatela!" (Viktor Laszlo – Casablanca)
 
"Fumala tu. Io non ne sono capace." (Novecento – La Leggenda Del Pianista Sull’Oceano)
 
"E’ proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva." (Prof. John Keating – L’Attimo Fuggente)
 

Anti-guida

 
Luogo: Autostrada A4, dalle parti di Rho
Tempo: 2 novembre 2008, tardo pomeriggio
Protagonisti: Andrea, Navigatore, Folk, Livia, Marghe,
Eden
Premessa: tutte le frasi sono state realmente pronunciate, e sono documentate in un filmato girato da Folk con il proprio cellulare
(precendemente, N aveva detto "Tra 600 metri…", e si era zittito, causando uno scoppio brutale d’ira in A)
F: "Dai che ci arriviamo, a destinazione…"
A: "Tra 600 metri… ma dio…"
N: "Uscite più avanti."
A: "Beh, è precisa come definizione, "uscite più avanti", certo… anche STALINGRADO è più avanti, se continuo ad andare avanti!"
(risate)
L: "Minchia, la parte più bella del week-end è stata il viaggio di ritorno!"
A: "No, non sono per un cazzo d’accordo, cara Livia! Ma proprio per un cazzo!"
[…]
A: "Adesso cosa devo fare…?"
F: "Dai, ci siamo quasi… sì, insomma…"
A: "Che cos’è, una strada a T?!"
F: "Te lo dice, te lo dice, vai tra!"
A: "COSA mi sta dicendo, Dario??"
F: "Eh, ti dirà qualcosa!"
L: "Ti dirà di svoltare più avanti…"
F: "… a Stalingrado!"
L: "Esatto!"
F: "Tra 600 metri, morire!"
A: "Sì, sto svoltando… in questo senso ok, corrisponde a verità…"
F: "Quante frecce blu, non si capisce un cazzo!"
N: "Tra 800 metri uscita, poi spostatevi sulla destra."
L: "Questa frase almeno ha un senso!"
F (ad A): "Lo guardi come un indigeno guarderebbe gli specchietti e le perline!"
A: "Oh, tra 800 metri uscire, e io esco! Usciamo ad Arese."
N: "Uscita, poi spostatevi sulla destra"
M: "Varese??"
A: "Arese… dove fanno le Alfa Romeo. Bene, usciamo! Infatti, per motivi che non ho capito, abbiamo preso la Lainate-Como-Chiasso."
[…]
N: "Girate a destra, più avanti; spostatevi sulla destra, poi girate a destra."
A: "Ho già sentito troppe volte la parola "destra"!"
F: "E ciò che effetti ha avuto sul tuo organismo?"
A: (bofonchia)
N: "Tra 200 metri girate a destra, poi tenete la sinistra."
[…]
N: "Tra 600 metri, tenete la sinistra."
A: "Dio santo, ma cosa sto facendo, dove sto andando, PERCHE’ SONO ANCORA QUA?!?!?!"
F: "Non sei contento? Parla, te le dà lui le indicazioni! Non devi neanche fare fatica!"
A: "NON LI VOGLIO PIU’ VEDERE I CARTELLI VERDI!! BASTA, BASTA!!!!"
M: "Voglio andare a casa…"
A: "EH, IO NO, GUARDA! VOGLIO ANDARE A STALINGRADO DAVVERO!"
(risate)
E: "Tringali…"
F: "… vuoi essere defenestrato?"
E: "Attenzione!"
F: "Eh, ma ha ragione, porca troia…"
A: "Ma non si capisce un cazzo, cristo santo!"
[…]
A: "Dov’è il telepass?"
F: "Sarà lì in basso…"
A: "Eh, magari mi aiuti a cercarlo, che ne dici?"
F: "Eh, ho capito!… dov’è…? Ah, eccolo…"
M: "Dove siamo?"
E: "Ah, boh!"
A: "Bella domanda, ne hai un’altra?"
E: "Siamo… all’entrata di Milano… sembrerebbe…"
F: "Guarda, la strada verde va avanti per chilometri e chilometri e chilometri!"
A: "Sono commosso!"
[…]
(un’altra macchina ostacola la manovra di sorpasso di A)

A: "E tu che cazzo fai??"
F: "Ma sai che questo dovrebbe morire?"
A: "STRONZO!!!!!"
F: "Si fumava anche il cubano…"
[…]
F: "La prossima volta: cartine!"
A: "E le leggi tu?"
F (ridendo): "Così state tranquilli!"
M: "Guarda, siamo vicini a casa mia!"
L: "Siamo vicini a casa mia!"
F: "Eh, fossimo vicini a casa mia…"
A: "Veramente vorrei portarvi vicini a casa MIA! Dove c’è una metro!"
M: "La verde?"
A: "Sì… secondo me questo navigatore di merda ci sta facendo fare un gigantesco giro a cerchio, per poi portarci esattamente dove eravamo prima!"
[…]
F: "Io devo prendere la verde, devo prendere il treno, devo prendere il 5, e devo prendere un cazzo nel culo!"
N: "Uscita a sinistra, più avanti."
A: "A sinistra…"
F: "Più avanti, ma parecchio!"
L: "Io potrei chiedere a mio padre se può venirmi a prendere…"
A: "Chiedi per telefono a tuo padre dove cazzo siamo, e che strada dobbiamo fare per arrivare in Tangenziale Est?"
[…]
E: "Dove siamo?"
A: "Viale Certosa… ma là c’è scritto "Tangenziali"…"
N: "Tra 800 metri prendete l’uscita a sinistra, poi prendete l’autostrada."
F: "Ma non siamo già in autostrada?"
A: ""Tangenziale Est" però… io vado dritto!"
F: "Non fai quello che dice il navigatore?"
A: "No!"
N: "Prendete l’uscita a sinistra, poi…"
A: "STAI ZITTO!!"
[…]
F: "Tra dodici chilometri un’altra indicazione."
A: "Vorrei sapere dove siamo…"
F: "Vabbè… a me sa tanto che moriremo tutti!"
L: "Ma io non voglio morire, voglio vivere!"
A: "No, non ve lo permetterò! Dovrete morire contro il mio volere!"
 
Nota personale: in un modo che tuttora mi è ignoto, siamo poi riusciti a ritrovare la A4, e abbiamo proseguito dritti fino allo svincolo con la Tangenziale Est, che ci ha permesso di arrivare a casa mia intorno alle 6.45.
Tuttora il viaggio in questione, oltre che il più lungo, rimane il più tormentato della mia giovane vita: a confronto, a Torre de’ Roveri è stata una passeggiata.
Questo è essere ROCK!
 

Weekend della Malvagità – seconda parte

Korpiklaani live at Alcatraz – Milano
 
Era un luminoso pomeriggio di novembre, e i due giovani Andrea e Dario si incontrarono nella radura di Crescenzago: i due giovani non incrociarono i loro peni in segno di reciproca stima, bensì si diressero alla metro per andare al concerto dei Korpiklaani, la folk metal band più ignorante e caciarona del mondo. Terzo concerto in tredici mesi, stavolta all’interno del "Finnish Fire Tour", insieme a Falchion, Kivimetsän Druidi e Battlelore.
Al nostro arrivo davanti all’Alcatraz, in buon anticipo, troviamo solo pochi irriducibili fan, tra cui un sobrio (in tutti i sensi) Folk, Lola e alcuni suoi amici; presto veniamo raggiunti anche da Danny, Sara, amici vari e Livia: la presenza di una ragazza in particolare nel gruppo causerà un netto calo della concentrazione in uno di noi, ma non starò a dirvi chi 😀
Nonostante l’ottimismo sbandierato sia su internet che sui biglietti in prevendita, i cancelli aprono con quasi un’ora e mezza di ritardo rispetto al previsto: l’attesa è sfiancante, e per ingannarla io e Folk cerchiamo di improvvisarci cabarettisti, intrattenendo il pubblico con cazzate, bestemmie, aneddoti su Tonzo, telefonate a Dio Canaja e via dicendo, suscitando l’entusiasmo popolare. Finalmente i cancelli aprono, e grazie alla nostra perfetta scelta di tempo e a uno scatto "felino", riusciamo ad accaparrarci tutti la prima fila: l’unico escluso è Danny, che sceglie una postazione tattica dietro a Sara – al suo primo concerto – per proteggerla dal pogo feroce che si sarebbe scatenato di lì a breve. Compaiono dal nulla anche Alberto, ormai onnipresente quando si parla di metal e casino, e i nostri amici di MetalFolk, di cui continuo a non ricordare il nome, ma che hanno portato l’idromele, per cui meritano tanto rispetto.
Ma, come detto, prima di godere con i Korpiklaani dobbiamo assistere ad altri tre concerti: i primi a calcare le assi del palco piccolo (potevano anche sprecarsi e concedere quello centrale…) dell’Alcatraz sono i Falchion; spacciati come gruppo folk metal, probabilmente solo per la presenza dei "klaani" Juho e Matson (per la serie "le raccomandazioni non le abbiamo solo in Italia"), offrono in realtà una sorta di death melodico abbastanza monocorde e statico. Quel che più allarma della loro prestazione, però, è il bilanciamento dei suoni, con il microfono e la chitarra solista quasi impercettibili, e una batteria modello-kalashnikov che copre tutto il resto; con ogni probabilità, gli addetti al mixer avranno pensato che i metallari vadano ai concerti solo per fare bordello, e avranno considerato compiuto il loro lavoro settando al massimo la sezione ritmica e uscendo a fumare per il resto della serata. Con i Kivimetsän Druidi la situazione non migliora di certo: se da una parte, rispetto alla moria precedente, si può contare su un repertorio di pezzi efficacissimi (per quanto decisamente impersonali e derivativi) come Blacksmith e Jäässä Varttunut, dall’altra non si ha modo di
apprezzare la voce della cantante Leeni-Maria e l’ottimo tastierista.
La situazione assume caratteri grotteschi con i Battlelore: anche con loro è presente una voce femminile, ma nelle parti lente viene desolantemente sovrastata dalla TASTIERA. In anni di concerti, mai mi era capitata una simile scena. Problemi di sound a parte, la loro proposta un po’ epic, un po’ power-death non dimostra particolare varietà, anzi, alla lunga tende ad annoiare abbastanza (parere in ogni caso viziato dalle condizioni ambientali sfavorevoli), nonostante una presenza scenica più che positiva.
Dopo una breve attesa, nella quale Folk ne approfitta per indossare la sua ormai celebre tunica druidica, finalmente arriva il momento degli headliner, ma le nostre flebili speranze di un miglioramento audio sono subito deluse: il violino di Hittavainen rende quantomeno riconoscibili i brani, ma il volume della batteria rimane troppo alto, e la voce di Jonne si sente a malapena persino dalle prime file. Un vero peccato, anche perchè la band appare parecchio in forma, e anche la scaletta presenta interessanti novità: Viima prende il posto di Veriset Apärät, ricompaiono Happy Little Boozer e Midsummer Night (assenti al Summer Breeze), Northern Fall e Paljon On Koskessa Kivia tengono alto l’onore dell’ultimo "Korven Kuningas" e trova spazio anche un vecchio, godibilissimo cavallo di battaglia come Pine Woods; il resto lo fanno i soliti classici e l’energia di sempre. Anche il pubblico, nonostante i suoni "approssimativi" apprezza, anche troppo: il pogo è potente e senza soste, condannando le prime file a una compressione senza via di scampo; a farne le spese, purtroppo, è anche Sara, ferita addirittura sul viso dallo scarpone di un crowd-surfer, e costretta ad abbandonare la trincea. Chi invece è fin troppo in forma – anche se solo momentaneamente – è Lore, il cantante dei Folkstone, che si cimenta in ben due crowd-surfing (chiaramente con più alcol che sangue in corpo). La chiusura è affidata come di consueto a Beer Beer, come altrettanto consueto è il siparietto in cui Jonne versa della birra nei corni dei fan protesi verso di lui… tra cui ovviamente il mio e quello di Dario. A fine concerto ho persino il grandissimo onore di raccattare per terra il plettro di Cane, che varrà l’invidia brutale di parecchia gente 😀
Non rimane molto da fare: recuperati gli effetti personali lasciati nello zaino di Danny e salutati i Folkstone presenti nella saletta fumatori al capezzale di Lore, usciamo dall’Alcatraz, dove ci congediamo anche dagli altri amici, per incamminarci verso la metro insieme al trio di MetalFolk; trio che saluteremo definitivamente a Centrale,
dandoci appuntamento al prossimo concerto pagano.
Insomma, una serata potenzialmente fantastica, ma in realtà inferiore alle aspettative (di nuovo, parlo a titolo personale); il Clan della Foresta è sempre una garanzia, e anche stavolta non ha fallito, ma la delusione per ciò che avrebbe potuto essere la serata con un audio come quello del MusicDrome (per fare un nome a caso) rimane, e punge. Poco male… c’è quella data ad aprile al Ragnarök…
 
Setlist:
 
Wooden Pints
Kantaiso
Viima
Korpiklaani
Tuli Kokko
Happy Little Boozer
Northern Fall
Crows Bring The Spring
Palovana
Pine Woods
Paljon On Koskessa Kivia
Cottages And Saunas
Journey Man
Hunting Song
————————————
Let’s Drink
Midsummer Night
Beer Beer
 
KORPIKLAANI are:
 
Jonne Järvelä – voce, chitarra
Kalle "Cane" Savijärvi – chitarra
Jaakko "Hittavainen" Lemmetty – violino, jouhikko
Jarkko Aaltonen – basso
Matti "Matson" Johansson – batteria
Juho Kauppinen – fisarmonica
 

Weekend della Malvagità – prima parte

Haggard live at Fillmore – Cortemaggiore (PC)
 
La storia degli Haggard in Italia è una storia tormentata, fatta di fraintendimenti, imprevisti ed errori di superficialità. Profondamente legati al nostro paese (il chitarrista Claudio è siciliano), suonarono la prima volta all’Evolution 2006: non li conosceva quasi nessuno, e fu un successone. Programmarono poi un tour europeo per l’inverno
seguente, che venne annullato: ma grazie all’influenza del neonato fan club, la data di febbraio a Milano fu confermata, e fu un altro grande concerto. Poi iniziarono i casini: nuovamente confermati all’Evolution (che allora era ancora gestito da LoudSession), furono tolti pochi giorni dopo perchè Asis (leader e manager del gruppo), nella sua infinita lungimiranza, si era DIMENTICATO di aver firmato un contratto di ESCLUSIVA con la Live, agenzia concorrente. Smaltita la figura di merda, fissarono un nuovo tour europeo nell’autunno 2007, per promuovere il nuovo atteso album "Tales Of Ithiria": tour che avrebbe compreso ben tre date italiane. Anche questo venne annullato, perchè Asis, nella sua infinita lungimiranza, aveva descritto come imminente la pubblicazione dell’album, che venne in realtà posticipata a tempo indeterminato perchè i lavori non erano ancora conclusi. Dovette passare un anno di attesa, prima di vedere "Tales Of Ithiria" nei negozi, e sentir parlare di nuovo di concerti; questa volta sarebbero stati ben quattro: uno a settembre a Milano, come "antipasto", e poi le tre date ordinarie del tour, a Treviso, Roma e Cortemaggiore.
Noi del fan club, naturalmente, avevamo fatto le cose in grande: alcuni di noi (il grande capo Highelf, Jovan e Druido) si sarebbero fatti addirittura tutte e tre le date; ma l’appuntamento da non perdere era l’ultimo giorno, quando avremmo avuto l’onore di avere gli Haggard ospiti a pranzo, nel suggestivo e plasticoso borgo di Grazzano Visconti…
 
Secondo il programma della partenza, io e Dario avremmo dovuto prendere il treno da Centrale intorno alle 11 e scendere a Piacenza, dove Jovan puntuale ci avrebbe raccolti e portati a Grazzano. Ovviamente non può filare tutto così liscio: infatti, prima ancora che io esca di casa, il mio degno compare mi avvisa che il treno delle Nord è stato soppresso, e quello delle F.S. ha un ritardo di quasi un’ora. Sparate le bestemmie del caso, ci rassegnamo a prendere il treno dopo: in realtà, anche quello sarebbe stato fortemente a rischio, dato che le biglietterie automatiche della Centrale non accettano contanti; per fortuna Dario ha sempre dietro un bancomat funzionante, altrimenti a quest’ora saremmo ancora in coda per fare il biglietto.
Il viaggio trascorre velocemente e in agiatezza: alla stazione di Piacenza Jovan è presente insieme a Morgue, pronto a caricarci sulla Druido-mobile e a portarci in quel di Grazzano. A causa del nostro ritardo, tutti, Haggard compresi, sono già presenti al ristorante: grande è l’imbarazzo mio e di Dario nel trovarci in un posto elegante e pieno di gente adulta, ma viene facilmente messo da parte assistendo a scene come Asis che mangia porzioni di cibo modello-Obelix, o Suzanne che tenta di ordinare un ammazzacaffè in italiano. Al momento di pagare, però, si presentano i primi problemi: infatti Asis, nella sua infinita lungimiranza, pensava che il pranzo fosse offerto da noi (che numericamente eravamo inferiori a loro), quando in realtà gli admin l’avevano concepita come una proposta volontaria e senza impegno, e se l’era poi presa con Highelf perchè, secondo lui, non era stato abbastanza chiaro; alla fine, grazie anche alla mediazione di Claudio, si decide che ognuno paga per sè, e vaffanculo. Memorabile la scena all’uscita dal ristorante, quando Suzanne chiede a tutti i fan presenti di firmarle il foglio col menù: firmare un autografo a una cantante metal era una scena che ancora ci mancava.
Finito il pranzo, il gruppo si divide: gli Haggard si dirigono al locale per il soundcheck, mentre noi rimaniamo in paese a cazzeggiare. Io accompagno Dario nella sua sacra quest: trovare una spada da combattimento per i suoi tornei di scherma medievale. Fortunatamente il paesino è dotato di vari negozi e botteghe che vendono spade, elmi e cianfrusaglie varie, e la ricerca non dura molto; terminati gli acquisti, raggiungiamo gli altri in un baretto vicino, per berci una birra e chiacchierare del più e del meno.
Verso le cinque, cominciamo a metterci in movimento verso Cortemaggiore: è il fotografo ufficiale Marco da Lugano ad accompagnare noi giovini. Al nostro arrivo non c’è praticamente nessuno, salvo qualche fan e Suzanne, che entra ed esce dal locale come un’anima in pena, cercando chissà cosa. A un certo punto, noto che il pullman del gruppo, parcheggiato di fronte, è aperto: così, per celia, decido di salirci e farmi fare una foto; pochi secondi dopo esce Hans, il pianista, e ha luogo la seguente conversazione:
Io: "Ehi Hans, I just made a photo on the bus as I was a Haggard member!"
Hans (serissimo): "Ahah, funny."

Da allora mi spregerà probabilmente per sempre.
Il tempo di accompagnare Dario a prendersi un kebab, e la zona lentamente si riempie di vari ominidi, tra cui Frag con un assurdo elmo vichingo di peluche, Jovan con sorellina al seguito e Alberto con una damigiana di vino grossa quanto lui (la suddetta damigiana verrà finita praticamente tutta da me, lui e Dario, causandoci gravi danni cerebrali per tutto il resto della serata); arriva anche Asis, che nella sua infinita lungimiranza aveva deciso che il suo soundcheck era terminato dopo circa dieci
minuti, ed era tornato a Grazzano a comprarsi delle pistole giocattolo. Finalmente le porte si aprono, e al momento di entrare scopriamo che Mac, per celebrare il compleanno di Dario, ha convinto gli Haggard a metterci in guestlist, risparmiandoci la spesa del biglietto e guadagnadosi la nostra imperitura stima.
Dopo pochi minuti, passati dal sottoscritto fondamentalmente sotto i rubinetti del bagno per cercare di smaltire il maledetto vino di Alberto, si comincia: ad aprire le danze sono gli sconosciuti Remember Twilight, autori di un folk metal sinfonico abbastanza piacevole. I nostri idoli attaccano con la title-track dell’ultimo album, che ci
permette di apprezzare la loro grande forma, i suoni eccellenti del Fillmore e soprattutto l’ottimo affiatamento della band con le sue new entry; in particolare, la lode se la meritano gli italiani Giacomo (già utente di lungo corso del forum con il nick Astennu) al basso e soprattutto Niccolò: reclutato dopo pochi minuti di prova al termine del concerto di Milano, il biondo baritono mostra di avere una voce poderosa, addirittura superiore al già bravo Fiffi, che si limita ai cori.
La setlist non presenta particolari novità: All’Inizio E’ La Morte e Prophecy Fulfilled vengono accantonate per lasciar spazio alle nuove The Sleeping Child e Upon Fallen Autumn Leaves (personalmente, la migliore della serata); viene invece riproposta Statament Zur Lage Der Musica, il brano in tedesco recitato da Fiffi con l’ausilio di una torcia accesa. Il concerto in generale si mantiene su ottimi livelli, salvo qualche banale errore di tempismo di Claudio e Asis su Eppur Si Muove. Come da tradizione, è Awaking The Centuries a concludere: salutiamo gli Haggard, soprattutto l’affettuosissima e gentilissima Suzanne, raccattiamo i resti di Alberto – semidistrutto per l’abuso di vino – e ci dirigiamo verso il meritato riposo; ovvero, nel caso mio e di Dario, casa di Jovan.
 
In linea puramente teorica, avremmo dovuto prendere il treno delle 13.45 da Piacenza; in realtà, essendoci svegliati dopo mezzogiorno, decidiamo saggiamente di trattenerci a pranzo, apprezzando l’ottima cucina di mamma Jovan e soprattutto il suo splendido animaletto, un graziosissimo e coccolosissimo furetto di nome Virgola (e vabbè…). Sfortunatamente, anche il treno successivo va incontro a un colossale quanto irrevocabile FAIL: Jovan infatti, convinto di avere tempo sufficiente a disposizione, decide di fare una piccola deviazione per mostrarci un castello nei dintorni, causando un ritardo di pochi ma decisivi minuti. Alla fine prendiamo il treno delle 17.05, chiudendo così la prima parte del Week-end della Malvagità.
Doveroso il ringraziamento agli Haggard per la compagnia e per l’ottimo concerto (il quinto in due anni!), e al fan club per aver reso possibile questa impresa.
Al prossimo devasto!
Setlist:
The Origin (intro)
Tales Of Ithiria
Per Aspera Ad Astra
In A Fullmoon Procession
The Observer
The Day As Heaven Wept + Origin Of A Crystal Soul
The Sleeping Child
Statement Zur Lage Der Musica
De La Morte Noire
Herr Mannelig
Heavenly Damnation
The Final Victory
Upon Fallen Autumn Leaves
Eppur Si Muove
———————————–
In A Pale Moon’s Shadow
Awaking The Centuries
HAGGARD were:
Asis: voce, chitarra elettrica/acustica
Claudio: chitarra elettrica
Luz: batteria
Suzanne: soprano
Manuela: soprano
Niccolò: baritono
Fiffi: tenore, fiati, giochi pirotecnici
Giacomo: basso elettrico
Hans: piano
Michael: violino
Ally: violino
Steffi: viola
nonmiricordocomesichiama: violoncello
Linda: oboe
Anna: flauto traverso
Andi: corno francese
(continua…)

Amarcord – Interrogazione

 
[prosegue l’operazione Amarcord, questa volta in onore delle travagliate vicissitudini che molti amici stanno affrontando di fronte a una delle materie più amate-odiate del classico: FILOSOFIA.]
 
(intervento del 10 novembre 2006)
 
In 4 anni e mezzo di carriera liceale mi sono capitate esperienze di vario tipo, sia positive che negative; ma posso dire, ora che ho quasi finito il mio tortuoso e accidentato percorso verso la maturità, che nulla è più angosciante di un’interrogazione della prof di storia e filosofia. E dire che non è la materia in cui riesco peggio (in matematica e fisica sono tuttora un mezzo incapace), e nemmeno posso dire che la prof mi stia sulle palle: anzi, la ritengo la migliore che abbiamo, sicuramente la più brava a spiegare; paradossalmente mi sta molto più sul cazzo la prof di italiano, con cui ho voti migliori. Eppure, per nessuna materia provo lo stato di inquietudine e tensione di un’interrogazione di filosofia (anche di storia, seppure in minor parte): in matematica o fisica almeno so già in partenza che non sono preparato e mi andrà male; a quel punto sono sereno perchè so che qualunque voto sopra il 4 è già positivo.
Ma in filosofia è diverso, ogni volta si presenta la stessa situazione (per tanta gente a dire il vero): facendo un sforzo titanico per reprimere la tua natura fancazzista, hai studiato a fondo e per giorni interi tutto quello che ti può chiedere, e anche qualcos’altro di più per sicurezza personale. Hai paccato la palestra, il poker con gli amici, i corsi di balalaika e qualsiasi altra inutile occupazione extra-scolastica, non hai ancora visto il dvd dei Rush comprato ormai una settimana fa, hai sacrificato ogni distrazione possibile, ma ne è valsa la pena: sei in una botte di ferro. Poi, al momento di andare a dormire il giorno prima, ti sfiora il dubbio: "E se per caso mi chiedesse qualcosa sugli autori passati?"; ma poi ti dici "No, è impossibile, l’interrogazione è su Hegel (o Kant, o Cartesio, o qualunque altro illustre ciarlatano, è irrilevante), mi chiederà per forza quello!" e ti addormenti tranquillo.
Il giorno dopo a scuola ti siedi sereno al tuo banco, sicuro di essere preparato a dovere; eppure quel maledetto dubbio continua a tampinare il tuo cervello. Poi accade che il/la tuo/a compagno/a X, che deve essere interrogato/a dopo di te, ti chiede "Ma tu la sai la dinamica-del-pensiero-empirico-della-sintesi-delle-categorie-di-stocazzo che c’è in Eraclito e che ha citato l’altro giorno in classe?": e in quell’istante il tuo sorriso ebete si trasforma in una smorfia di dolore che si addice più a un prigioniero del KGB che a uno studente liceale. Sai che non farai mai in tempo a studiare quello che ti manca, cominci a camminare nervosamente per la classe, in dieci minuti hai interamente consumato la suola delle scarpe, ti sembra di aver dimenticato tutto quello che sapevi, e allora ti getti in una revisione spasmodica dei tuoi appunti, col risultato che dopo un quarto d’ora hai riletto tutto il quaderno senza capirci un cazzo e sei ancora più confuso di prima. Poi arriva l’intervallo, tu rimani solo in classe a tentare di ripassare e hai la sensazione che ad aspettarti ci sia la sedia elettrica e non una creatura di neanche un metro e 50, che a vederla ti verrebbe da ridere, e invece ti sta facendo sudare freddo al solo pensiero.
Adesso l’intervallo è finito, tutti sono rientrati, ma la prof non c’è, tu vorresti farla finita subito e toglierti questo peso, e invece no, quella sadica non si fa vedere. Ti sembra di svenire, la tensione è tale che ti fumeresti una stecca intera di marlboro senza filtro, o ti berresti un boccale di vodka, o anche tutte e due le cose insieme; allora ti prendi la testa tra le mani e rimani lì piegato su te stesso, fai un’impressione tale che la gente ti vede e si fa il segno della croce. Finalmente entra in scena l’aguzzino, non ha ancora finito di dire "Buongiorno" che tu sei già in piedi in posizione,a ripetere mentalmente "Sono preparato, sono preparato" 50 volte. Poi lei ti fa la prima domanda: ok, niente panico, te la ricordi, l’hai studiata, allora cominci il tuo discorso, un po’ azzoppato dalla tensione, e lei ti sta ad ascoltare per dieci minuti senza dire niente. Poi senza guardarti dice "Guarda che hai sbagliato tutto, non è così", e tu senti come cento coltelli che si infilzano nello stomaco, cominci a diventare paonazzo, e pensi "Ma se era tutto sbagliato, brutta stronza, perchè cazzo mi hai fatto andare avanti a parlare??". La scena si ripete pateticamente per altri minuti, lei ti chiede la famosa teoria di Eraclito che non avevi studiato e tu te la cavi un po’ con quello che ti ricordi, lei ti fa pesare il fatto che mentre spiegava la dialettica di mio nonno in carriola tu pensavi tranquillamente ai cazzi tuoi o forse non eri neanche a scuola, così un tuo compagno alza la mano e la dice al posto tuo, e tu senti che tutto il tuo impegno è stato inutile, se un tizio che non doveva nemmeno preparare l’interrogazione ne sa più di te sull’argomento.
Alla fine tiri una buona mezz’ora di agonia, lei ti manda a posto commentando con finta delusione "Non va bene", tu non la stai neanche ascoltando perchè sei occupato a pensare a quanti metri separano la finestra dell’aula dal selciato sottostante, e se sono sufficienti a compiere l’insano gesto. Poi, per qualche motivo imperscrutabile, lei conclude dicendo "Ti do 6 perchè hai studiato!" e tu non sai se ringraziare gli dei o farla a pezzi con un colpo di fucile per quello che ti ha fatto passare. Non credi ancora di aver preso la sufficienza dopo la prova penosa che hai offerto, ma non te ne frega niente, sei più esausto e sudato di un maratoneta, l’unica cosa che vorresti fare è andare a casa a dormire (dopo aver visto il dvd dei Rush), e invece ti tocca rimanere in classe e guardare il/la compagno/a X che prende 9 dopo un’interrogazione perfetta su tutto. Compreso Eraclito.
 
E mentre torni a casa spossato, un solo pensiero rimane a tampinarti… "Ma cosa cazzo mi è venuto in mente quando ho deciso di farmi interrogare??"
 

Le cose che non hai fatto

 
Ricordi quando presi in prestito la tua macchina nuova, e la ammaccai?
Credevo che mi avresti uccisa, ma tu non l’hai fatto.
Ricordi quando ti trascinai sulla spiaggia, e tu dicevi che avrebbe piovuto, e piovve?
Credevo che avresti esclamato "Te l’avevo detto!", ma tu non l’hai fatto.
Ricordi quando civettavo con tutti per farti ingelosire, e tu ti eri ingelosito?
Credevo che mi avresti lasciata, ma tu non l’hai fatto.
Ricordi quando rovesciai la torta di fragole sul tappettino della tua auto?
Credevo che mi avresti picchiata, ma tu non l’hai fatto.
Ricordi quando dimenticai di dirti che la festa era in abito da sera, e ti presentasti in jeans?
Credevo che mi avresti mollata, ma tu non l’hai fatto.
Sì, ci sono molte cose che non hai fatto. Ma avevi pazienza con me, e mi amavi e mi proteggevi.
Ci sono molte cose per cui avrei voluto farmi perdonare, una volta che tu fossi tornato dal Vietnam.

Ma tu non l’hai fatto.

 

Owning Bousson

 
PROLOGO
 
Esiste un luogo, nell’universo, dove le dimensioni si fondono, i confini tra spazio e tempo diventano sfumati, e la ragione si inchina alla magia: è Bousson, l’ingresso dell’Ade.
Raggiungere questo luogo superiore è appannaggio di pochi individui eletti, e solo dopo un lungo e periglioso cammino: nella fattispecie, in macchina, attraverso due tratti autostradali e tortuose strade di montagna. Tutto ciò poteva voler dire unicamente FATALITY, ma andiamo con ordine.
In occasione del suo diciottesimo compleanno, la cara Cecilia (a.k.a. Fame del Trio Monnezza) aveva deciso di ospitarci tutti nella sua rustica magione di montagna, per un weekend a base di alcol, fumo e cazzeggio, con annessa festa in maschera in occasione di Halloween (dopo una lunga ricerca, ho optato per un costume da Dio, con tanto di finte Tavole della Legge). Il piano, di per sè accattivante nonostante la distanza proibitiva, era però complicato da alcuni fastidiosi elementi di disturbo: in primis, la presenza di ventuno persone (poi misteriosamente diventate ventinove) in una casa di circa 60 metri quadri, che ci avrebbe costretti a vivere e dormire come mattoncini Lego; poi il rischio di pesante nevicata per tutto il weekend paventato da un po’ tutte le previsioni meteo disponibili; infine, l’incasinato programma della partenza, ritoccato circa dodici volte, che prevedeva la partenza da casa di Fede intorno alle 15 (con mio sommo disappunto, dato che abito a poche centinaia di metri dalla tangenziale est) su due macchine, con una terza che sarebbe partita per i cazzi suoi; una volta a Bousson, avremmo poi scaricato gli occupanti e saremmo tornati alla stazione di Oulx a raccogliere gli invitati giunti col treno. Tutto questo non sarebbe stato poi così drammatico, se non fosse che una delle macchine l’avrei guidata io. Che con la guida ho il rapporto che Superman ha con la criptonite.
Mi chiedevo se sarei arrivato a vedere il 2009.
 
VENERDì 31 – AL BALLO MASCHERATO DELLA CELEBRITA’
 
Il fatidico giorno della partenza arriva puntuale come una bolletta da pagare, e mi reco alla stazione di Cimiano ad accogliere Cecilia: pronti per la prima tappa della missione, la spesa. Fortunatamente ho il buon senso di portare la station-wagon, perchè sono necessari due carrelli pieni (di cui uno quasi solo per gli alcolici) per contenere tutti i nostri acquisti; da notare la faccia a metà tra lo sconvolto e il divertito del cassiere, che ci osserva come se fossimo due contrabbandieri ai tempi del Proibizionismo.
Data l’ora, ospito Cecilia a casa per pranzo, in attesa che Folk ci raggiunga: tra una cazzata e l’altra, l’ottima Ceci si rende protagonista di una scena storica:
Ceci: "Mi raccomando, poi devi mettere tutte le foto su Facebook! Tranne la mia con il costume da suora!"
Io: "Ahahah… no, aspetta: il tuo costume da COSA??"
Ceci: "NOOOOOOOOOO!!! MI SONO SMERDATA DA SOLAAAAAA!!!!"

Folk arriva intorno alle 14.30, il che significa che abbiamo solo venti minuti di ritardo secondo la tabella di marcia: ma siccome non poteva andare tutto così liscio, al nostro arrivo da Fede scopriamo che la gente che in teoria dovrebbe essere già pronta a partire, deve ancora iniziare a mangiare. Tra una cazzata e l’altra, compresi i miei scleri per trovare la macchina dispersa in quel fottuto dedalo di vie in cui eravamo, non si parte prima delle 16.30. Il viaggio è dannatamente lungo, la pioggia si mantiene fitta e costante su tutto il percorso, e i pesanti rallentamenti su viale Fermi all’inizio (grazie Taccani…), e successivamente sul primo tratto della Torino – Bardonecchia, fanno lievitare il ritardo: alla fine il povero Servi è costretto a recuperare da solo i passeggeri a Oulx, dato che al nostro arrivo si sono ormai fatte le 19.30.
Considerata l’ora e la stanchezza, non ci resta che attaccarci alle birre in attesa del momento clou della serata e dell’intero weekend: la parata dei costumi! Devo sinceramente ammettere che tutti hanno fatto un lavoro notevole: cito su tutti Sal e Servi vestiti da Blues Brothers, Snicco vestito da Tremonti (con tanto di libro delle fiabe al posto della Finanziaria XD), Giacomo Tognasso vestito da V, Dave vestito da pirata, il citato costume da suora della Ceci e, soprattutto, Alice vestita da JEAN CLAUDE (personalmente, il migliore). Alla fine, il contest se lo aggiudica Michele per l’originalità del suo costume da Rocco Siffredi nel noto spot delle Amica Chips. Menzione d’onore per la geniale idea di Folk, solo parzialmente realizzata: infilarsi il cazzo in un barattolo di vetro e scriversi sul petto "Campanello di allarme: in caso di emergenza rompere il vetro e tirare la leva due-tre volte: vengo subito"; sfortunatamente non ci sono pennarelli a disposizione, per cui deve limitarsi a infilare il pene nel barattolo, mostrandolo alla folla "esultante". Notevoli anche i regali, tra cui segnalo un gigantesco VIBRATORE (da me ribattezzato "Totem Tantra dell’Amicizia") che ovviamente ha eccitato la nostra fantasia nei modi più perversi.
 
SABATO 1 – ADDICTED TO STROBO
 
La folle sovrappopolazione della casa ci costringe a dormire ammassati in modo barbaro: particolarmente contento Folk, che ha dormito nella vasca di bagno, per giunta aprendo per sbaglio il rubinetto nel sonno. Dopo una colazione a base del grezzume più assoluto, io e Folk usciamo per permettere a chi di dovere di ridare alla casa una parvenza umana, e ci dedichiamo a una passeggiata nei dintorni dell’isolato boussonese; a livello di paesaggi e natura è sicuramente una vista piacevole, ma purtroppo il tempo schifoso non ci permette di apprezzare appieno i boschi e le montagne innevate. Rientriamo in tempo per mangiare, concederci un’oretta di sonno fregando letto e sacchi a pelo e gustare un capolavoro del cinema moderno come "Tenacious D e il Destino del Rock".
Nel corso del pomeriggio c’è spazio per un’altra passeggiata nel "centro" del vivace paese, stavolta in compagnia di Livia, Giacomo, Sal e Mimosa: non avendo a disposizione alternative interessanti, finiamo nel cimitero locale, dove si svolge un’altra scena memorabile:
(dopo una lunga discussione sulla vita dopo la morte, la religione, la sepoltura, ecc.)
Folk: "Devo svuotare la merda che ho nelle tasche!"
Io: "Dai Dario, siamo in un cimitero, un minimo di contegno!"
Folk (due secondi dopo): "BUUUUUUUUUUURRRRRPP!!!!!!"

Recuperati i nostri organi interni fuoriusciti dalle risate, usciamo e torniamo a casa: dopo un breve rito pagano effettuato da Folk sul fallo rotante regalato a Cecilia la sera prima, saliamo nella stanza da letto di sopra, che nel frattempo è diventata una sorta di gigantesca sala-fumatori, dominata da orribile musica elettronica da fattoni e illuminata da un’inquietante luce stroboscopica verde: luce che distrugge definitivamente i nostri neuroni, già provati dall’abuso di sostanze di vario tipo. I pochi sopravvissuti sono attesi da una serata a base di birra, South Park (la fantastica trilogia di Imaginationland) e consueto cazzeggio. Chiaramente – non c’è da stupirsi – uno dei principali argomenti di conversazione è Tonzo, e il caro Folk ci racconta un aneddotto geniale: aveva scaricato da internet un’immagine di una donna nuda coperta da pezzi di RAM, e aveva subito pensato di mostrarla a Tonzo (essendo un nerd terminale, avrebbe apprezzato di sicuro); questi, vedendola, dapprima strabuzzò gli occhi, poi con un filo di voce esclamò "… ma queste RAM SONO VECCHIE!!". Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.
 
DOMENICA 2 – CONSIGLIERE FRAUDOLENTO
 
Se possibile, la notte è ancora più traumatica della precedente: sapendo che – in quanto guidatore – avevo diritto a un posto letto, lascio volentieri il sacco a pelo e il materassino a Folk, ma non potevo immaginare che avrei dormito in ORIZZONTALE su un matrimoniale insieme a QUATTRO persone (Michele, Servi, Tognasso e Tonoi); oltretutto, ero quello più vicino al muro, con una trave del tetto a 10 cm dalla faccia e metà del corpo giù dal materasso. Nonostante la squallida propaganda comunista degli altri occupanti, atta ad affermare il contrario, dormo poco, al freddo e da schifo, e verso le 8 mi alzo per disperazione e vado a fare un giro fuori da solo, per recuperare una forma umana. Al mio rientro gran parte della gente è sveglia, e si comincia a organizzare il viaggio di ritorno: io e Taccani avremmo accompagnato in tarda mattinata chi doveva prendere il treno, e io poi sarei partito per i cazzi miei, mentre Cecilia e altri sarebbero rimasti a riordinare la casa.
Infatti (dopo aver passato una mezz’oretta a dare da mangiare un branco di gatti bellissimi e famelici) verso mezzogiorno mi preparo e conduco alla stazione i primi partenti; nonostante sia io che i miei passeggeri non vediamo l’ora di levare le tende, a me e a Folk tocca pulire il bagno. Finalmente dopo le 14 ci mettiamo in movimento: capisco subito che sarà un’esperienza seccante nel momento in cui la portiera del bagagliaio rimane incastrata e non si apre (riuscirò a sbloccarla solo a Milano con l’aiuto di mio padre), e soprattutto quando vedo una multa sul tergicristallo; tale multa si rivelerà poi una burla, causando l’ilarità di tutti i presenti… tranne me.
Il viaggio, nonostante la pioggia torrenziale, non presenta particolari problemi, e ci concediamo anche una mezz’oretta di sosta in Autogrill per mangiare e riposarci; i problemi iniziano sul tratto milanese della A4, quando un’incomprensione con il navigatore mi porta a uscire su Viale Certosa. Da lì è l’inizio di un’odissea breve ma allucinante, con continui dentro-fuori dagli stessi caselli a causa del fottutissimo navigatore, che ci mette secoli ad aggiornare la posizione, ed è comprensibile come una guida telefonica in sanscrito. Ritrovo per puro culo la A4, e riesco ad arrivare a destinazione. Il tempo di recuperare i bagagli e salutarci, prima di mettere il sigillo su questo folle weekend.
 
EPILOGO
 
Per l’ennesima volta, il tentativo di fare un report breve è miseramente fallito. Come concludere… una festa sicuramente piacevole, anche se minata dal poco spazio fisico a disposizione e da qualche screzio riguardo alla mia guida: questo punto in particolare mi ha un po’ irritato, dato che i nostri ritardi sulla tabella di marcia non sono dipesi dalla mia velocità di crociera (vorrei far notare che, in quanto neo-patentato, in teoria non potrei superare i 100 all’ora in autostrada…). Anche il fastidioso tormentone sulle mie gomme sgonfie si è rivelato privo di fondamento, visto che, quando mi sono fermato apposta per gonfiarle, la pompa ha rilevato una pressione di 1,5 bar (grazie Taccani 2).
In ogni caso sono contento di aver dato il mio contributo alla festa, e ringrazio più o meno tutti i presenti, Folk in particolare, per ovvi motivi.
Al prossimo devasto… e Long Live Rock ‘n’ Roll!
 
P.S. Le foto che ho scattato le ho già uppate, le altre guardatevele sul blog di Tonoi, scaricarle una ad una mi pesa troppo il culo XD