Dopo due interventi seri come gli ultimi, direi che è ora di riportare questo blog al tono con cui è stato concepito: un contenitore di cazzate trash senza senso. E in proposito ho un’autentica chicca per voi, stasera.
Trattasi di un vecchissimo file audio che io ho certosinamente trascritto a mano: l’autore è il signor Parolaccia, webmaster dell’ormai defunto sito Viruschat.it; dato però che Internet, si sa, non vive di innovazione ma di copiaincolla selvaggio, è possibile che qualcuno di voi lo conosca già, magari tramite altri siti. Quella che segue è la trascrizione più fedele possibile (si tratta pur sempre di un testo recitato da una voce computerizzata, per giunta con una concezione della lingua italiana a dir poco "creativa" XD): gli errori di pronuncia e punteggiatura sono quindi voluti.
Godete forte!
 

C’era una volta una puttana di nome Cenerentola, la quale viveva con altre due grandissime zoccole che erano le sue sorellastre. Cenerentola e le sorellastre erano costrette da quella puttana della madre a battere di notte, per trovare i soldi per comprare l’eroina per quel tossico di merda del loro padre. La vita era difficile, anche perché Cenerentola era allergica ai preservativi, che le procuravano spiacevoli pruriti all’interno della sua fighetta da adolescente emancipata.

Un bel giorno, Cenerentola decise di non usare quello strano e fastidioso oggetto: contrasse il virus dell’AIDS e cadde in depressione. Le sorellastre la picchiarono per ore. Quando queste due puttane finirono arrivò la troia della sua mamma e cominciò a colpirla con un pestacarne sulle gengive. Ma quello che faceva più male a Cenerentola era l’idea della malattia: decise di scappare di casa e correre al palazzo reale, solo che si accorse che i suoi vestiti facevano schifo al cazzo e l’avrebbero rimbalzata di sicuro:

Oh che vestiti di merda che ho! Porca troia schifosa, come sono sfigata. Sono proprio una puttana fallita. Anche se devo dire che i pompini li so fare bene.”

A Cenerentola venne in mente che per entrare a palazzo avrebbe potuto fare bocchini alle guardie; così si avvicinò quatta quatta alla prima guardia e gli ficcò la lingua in bocca: questo rimasto stupito la spinse via, ma lei appòggio la sua mano sul suo pacco. La guardia si fermò e la lasciò fare. Cenerentola estrasse il cazzo della guardia e gli fece una pompa: solo che dietro, di lui comparve l’altra guardia che la prese di forza, e la rinchiuse in una cella piena di topi:

“Ma sono troppo fortunata! Cazzo di merda! Quel figlio di puttana che mi ha fatto imprigionare. Giuro che se vuole una pompa, gli tiro un morso di quelli che lo faccio schiattare a quello stronzo!”

Passarono le ore, e Cenerentola venne morsa da un topo:

“Aaaaaaahia topo di merda, figlio di una troia ladra. Pantegana del cazzo! Spero che ti venga un crampo al culo quando scopi con una topa alcolizzata e cocainomane. Bastardo schifoso essere del cazzo!”

Dopo poco tempo, Cenerentola si rese conto che il topo le aveva attaccato la peste bubbonica, e si addormentò tranquilla su alcuni cadaveri pelosi di pantegane in decomposizione. Tutto d’un tratto, la porta della sua cella si aprì ed entrò uno strano ometto basso e tozzo con la faccia da coglione: la prese per un braccio, la spinse sul tavolino, e la violentò per due ore. Cenerentola non sembrava turbata; anzi pensava a cose cazzute:

“Ma questo pirla ce l’ha così piccolo che neanche lo sento! Chissà se almeno lui sta godendo. Mah, che cazzo me ne frega, spero finisca presto così torno a dormire.”

Quando lo scemo ebbe finito e fatto i suoi schifettini in giro, Cenerentola gli disse che era malata di AIDS e il tipo sbiancò, uscì di corsa dalla cella, e Cenerentola tornò a dormire sui cadaveri delle pantegane puzzolenti.

Ed una lunga notte passò silenziosa. Interrotta di tanto in tanto da qualche scoreggia:

“Madonna che fastidio! Quando scoreggio e poi mi prude il culo. Cazzo, ma come sono sfigata! Porca troia!”

 

Il sole filtrava da una piccola finestra, e svegliò il volto da zoccola di Cenerentola. Qualcuno entrò nella sua cella: era il cameriere che le portava la colazione; cappuccio e briosc. Cenerentola si alzò piano, e per ringraziamento fece un bocchino al cameriere. Màngio velocemente, poi arrivò una guardia e le ordinò di seguirlo senza fare domande. Il corridoio che stavano percorrendo era molto lungo, e stranamente illuminato per essere una galera di merda. Mentre camminava pensava, che se avesse corrotto il re, avrebbe potuto avere le giuste cure.

Arrivarono davanti a una porta, la guardia le disse di aspettare un secondo, e di non rompere i coglioni con eventuali pianti da bambinetta isterica; lei gli disse che non gliene fotteva un cazzo.

La porta si aprì ed entrò in uno stanzone, e venne invitata a sedersi ad un tavolo. La guardia uscì e lei restò seduta in attesa di chissà cosa:

“Minchia ma che due coglioni, stare qui ad aspettare! Ci fosse almeno un posacenere d’argento da ciulare. Che palle, cazzo! Che noia!”

Notò però una piccola porta a vetri sulla sinistra che dava sul cortile; guardando di là nòto che era una buona occasione per fuggire. Si alzò e si avvicinò alla porta: spinse leggermente la porta e questa si aprì. Rimase stupita da quanto fosse facile fuggire, e si dileguò fino a raggiungere il portone che portava all’esterno del palazzo; rimase più stupita ancora quando le guardie la fecero passare ed uscire senza problemi:

“Certo che sono proprio dei babbioni questi guardiani! Ma poi, guarda in che situazioni mi va a mettere questo Parolaccia e quel suo cazzo di sito: VirusChat.”

Ehi! Non distrarti, che stiamo raccontando una storia. Non dire cazzate e pensa a recitare la tua parte. Brutta ciofeca!

“Ops. Scusa, mi sono lasciata prendere.”

Vabbè, andiamo avanti, allora.

Cenerentola uscì, e decise di procurarsi un po’ di soldi per comprarsi dei vestiti decenti. Andò sul Raccordo Anulare e prese posto in un punto dove avrebbero potuto fermarsi tanti potenziali clienti: non fece fatica a trovare clienti, e dopo circa tre scopate in macchina, aveva a disposizione circa 250.000 lire, e poteva comprarsi qualcòsina di carino.

Andò in centro con un taxi e pagò l’autista facendogli un pompino: comprò un vestitino che faceva schifo, ma a lei piaceva e se lo mise. Tornò davanti al castello, e questa volta la fecero passare senza problemi. Trovò un cesso, ed entrò per cagare:

“Cazzo! Ora devo riuscire a trovare il re, o almeno quel cretino del figlio: il principe sfigato e cannaiuolo. Magari mi offre due tiro di spinello e mi rilasso un po’.”

Addentrandosi nel castello, riuscì a raggiungere la zona vip del castello, dove Cenerentola riconobbe alcune celebrità e qualche personaggio dello spettacolo. L’ambiente le piaceva molto. Notò poi che c’era anche quel babbo di minchia del principino che stava fumando la marijuana insieme a quegli esaltati dei suoi amici, che fanno sempre casino con i motorini nella sua zona. Facendo la parte della ragazza facile, si avvicinò al gruppo e cominciò a distribuire favori sessuali a tutta l’allegra compagnia, non curandosi del fatto di essere vista da tutti.

Tutti abusarono di lei. Si aggiunse anche altra gente, e trasformò il pomeriggio tranquillo in una mega-orgia, dove poi cominciarono a partecipare anche le altre donne annoiate. Quando tutti furono venuti, Cenerentola si avvicinò al principino e gli chiese se avesse potuto restare con lui per sempre; non è che gli piacesse, ma lui aveva tanti soldi. Lui accettò la sua proposta, ma chiarì che voleva quel trattamento sessuale tutti i giorni; sempre sesso a comando:

Ma tu guarda che porco di merda! Questo figlio di puttana è proprio un bastardo. Ma alla fine, non è che poi mi chiede chissà cosa. Ma sì, mi sa, gli dico di sì.”

E gli disse:

“Certo amore. Voglio essere solo tua e farti pompini come non mai. Voglio farti impazzire mio tesoro. Voglio fare sempre sesso con te.”

E da quel giorno, Cenerentola visse al castello. Rubava di tanto in tanto qualche oggetto prezioso e lo andava a rivendere alla fiera del centro che fanno al sabato. Il principe pirla pagò le sue cure, e lei si rimise in forze come non mai. Il re incuriosito dalla presenza di questa ragazza, la convocò per poter testare le sue potenzialità: se la chiavò anche lui, di nascosto dalla regina.

Cenerentola divenne ufficialmente la puttana di corte. Lei ebbe in dono una villa con piscina, campi da tennis e televisione satellitare. Il principino scopava con Cenerentola tutti i giorni, ma lei mentre scopava pensava alle cose da comprarsi.

 

La morale non può che essere una sola: Cenerentola una puttana era, ed una puttana è rimasta; quindi, se vedi che sei una merda, rassegnàti: lo sarai per sempre.