["breve" rassegna delle band coinvolte…]
 
SALTATIO MORTIS
Il nostro Summer Breeze inizia con un successo a metà: sì perchè, se da una parte l’esibizione del combo folk tedesco è stata convincente, tirata e con dei suoni soddisfacenti (avremo poi modo di scoprire che, per i gruppi del Main Stage, si tratta di una rarità assoluta), sono stati eseguiti praticamente solo brani dall’ultimo "Aus Der Asche", tralasciando tutta la produzione puramente folk di "Tavernakel" e "Heptessenz". D’accordo che siamo a un festival metal e non a una sagra medievale, ma canzoni come "Veitstanz" e "Leporina Venatio" avrebbero fatto una gran figura.
In ogni caso una prova più che positiva, soprattutto con l’ultima, applauditissima "Spielmannschwur", e nota di merito per il cantante Alea der Bescheidene, un vero animale da palco.

Voto: 7,5
 
GRAVEWORM
Confermo l’impressione avuta lo scorso Italian Gods Of Metal: una band sicuramente preparata, capace e dal forte impatto scenico, ma musicalmente noiosa, dedita a un black metal mirato tutto alla violenza e ben poco all’aspetto sinfonico che, in teoria, dovrebbe contraddistinguerli. Interessanti per i primi pezzi, poi solo una gran rottura.
Voto: 6
 
BEHEMOTH
Si torna a un altro livello… e che livello! Il quartetto formato da Nergal, Orion, Seth e Inferno mette a ferro e fuoco il palco con uno show violentissimo, veloce e tecnicamente perfetto, e con una setlist ricca di classici: dalla feroce opener Slaves Shall Serve a At The Left Hand Ov God, da From The Pagan Vastlands a Sculpting the Throne Ov Seth, da Christgrinding Avenue (introdotta da Nergal che distrugge una copia del Nuovo Testamento e ne sparge i pezzi sulla folla) alla conclusiva As Above So Below. Poco cazzeggio e tanto brutale death metal, questa la sintesi del concerto dei polacchi. Peccato solo per i suoni, altrimenti il voto sarebbe ancora più alto. Una garanzia.
Voto: 8
 
DIABLO SWING ORCHESTRA
Do you want to dance? Gli estrosi musicisti jazz metal (se così li si può chiamare) mantengono le aspettative sfoderando una prova davvero senza punti deboli, se non la brevissima durata, contenuta dei 30 minuti concessi a ogni gruppo del Party Tent. Oltre alla splendida e superba voce della cantante mezzosoprano Annlouice Loegdlund, degne di nota sono state l’opener Poetic Pitbull Revolution e la travolgente Ballrog Boogie, oltre a un brano ancora inedito di cui non ricordo il titolo, ma che si è dimostrato molto piacevole. Promossi!
Voto: 8
 
PRIMORDIAL
Mi erano stati presentati come gruppo folk metal irlandese, ma di folk non ho sentito proprio nulla: ho sentito solo del black metal abbastanza canonico, arricchito da cori epici sul modello dei Tyr (espressione impropria, dato che i Tyr sono molto più giovani), ma decisamente troppo brutale e non abbastanza atmosferico ed evocativo per meritarsi l’appellativo di "viking". Su disco non li conosco, dal vivo purtroppo non mi hanno trasmesso nulla.
Voto: 5
 
HELLOWEEN
Riecco le zucche sul palco di un festival, questa volta da headliner: il concerto del Summer Breeze si è dimostrato praticamente identico a quello delle date milanesi dell’Hellish Tour e del Rockin’ Field, almeno per quanto riguarda la setlist; sfortunatamente, Weikath e soci sono stati letteralmente massacrati dall’acustica del Main Stage, che ha trasformato i bassi nel rombo di uno shuttle in partenza per lo spazio aperto. Un vero peccato, anche perchè musicalmente la band si è espressa molto bene, con il solito istrionico Deris, ormai a suo agio anche sui brani più insidiosi dell’era-Kiske (Eagle Fly Free compresa; solo Dr. Stein fa ancora storcere un po’ il naso per l’interpretazione), e il solito, tamarrissimo Weikath (fumatore ininterrotto sul palco). Forse l’assolo di batteria di Loeble e il medley potevano essere ridotti per lasciare spazio a qualche altro pezzo, ma tutto sommato l’impressione finale è positiva.
Voto: 7,5
Setlist: Halloween – March Of Time – As Long As I Fall – Eagle Fly Free – A Tale That Wasn’t Right – Drum Solo – If I Could Fly – Dr Stein – Medley: Power, Steel Tormentor, I Can, Perfect Gentleman, Keeper Of The Seven Keys – Future World – I Want Out
 

TYR
Ahimè, questi vichinghi faroesi proprio non riescono a convincermi: nonostante la loro bravura tecnica e i loro splendidi cori, alle loro canzoni manca quel "quid" che, da semplici dimostrazioni di abilità, le trasformi in veri capolavori viking; va pur detto che brani come Regin Smiður e Hail To The Hammer si sono dimostrati di indubbio valore. Promossi, con riserva.
Voto: 6,5

 
HEIDEVOLK
La seconda giornata parte forte con questa giovane band olandese folk-viking: la presenza scenica, grazie anche ai costumi pagani e alle armi da veri vichinghi, è assicurata, e anche la musica, fortemente influenzata dai lavori di Manegarm e Vintersorg, si è rivelata vincente. Di certo non inventano nulla, ma si lasciano ascoltare più che volentieri, e dal vivo questo basta. Da tenere d’occhio per il futuro della scena.
Voto: 7
 
SCHELMISH
Lo confesso: a causa del nostro essere profondamente maiali (come dice Dario Folk), siamo arrivati in ritardo e ci siamo persi più di metà del loro concerto: la parte restante, però, è stata dannatamente intrigante e coinvolgente, all’insegna di un sano medieval rock stile In Extremo. Da segnalare la splendida rivisitazione del classico country-western "Ring Of Fire" di Johnny Cash, davvero da applausi!
Voto: 7,5
 
KORPIKLAANI
Anche il Clan della Foresta ha dovuto pagare dazio alla spietata legge del Main Stage: vedasi l’opener Wooden Pints, dove il microfono di Jonne nella prima parte della canzone è stato tenuto a volumi talmente bassi da trasformare il brano in una grottesca strumentale. Oltretutto, come ampiamente preventivabile, i pezzi del nuovo album "Korven Kuningas" non si sono dimostrati all’altezza dei precedenti: colpa anche della band, che ha assurdamente lasciato fuori dalla scaletta Tapporauta, l’unica in grado di reggere il paragone con macigni come Journey Man o Cottages And Saunas. Per il resto, solito massacro folk metal. Ma si può fare di più.
Voto: 7,5
Setlist: Wooden Pints – Korpiklaani – Cottages And Saunas – Tuli Kokko – Kipumylly – Keep On Galloping – Pellonpekko – Journey Man – Beer Beer
 
EXODUS
Come ci si aspettava, 50 minuti di puro thrash bay area, spaccaossa e senza compromessi: da bravi veterani del genere, gli americani hanno rovesciato sul palco tutta la loro esperienza e la loro furia distruttiva, con una fila di brani da headbanging sfrenato, anche se alla lunga abbastanza ripetitivi. Probabilmente meritavano una posizione più alta nella bill.
Voto: 7,5
 
ELUVEITIE
A conti fatti, anche a causa dei problemi dei diretti concorrenti, sono risultati loro i migliori del festival: anche senza i gemelli Kirder, recentemente usciti dalla band, gli elvetici hanno dimostrato di essere ormai dei giganti del genere, a dispetto della giovanissima età. Presenza scenica, tecnica invidiabile e una scaletta completa e ricca di qualità i punti forti dello show, che ha visto il pubblico entusiasta e partecipe. Unico leggero difetto, gli sforzi spesso esagerati fatti dal cantante Chriegel per tenere le note più difficili, all’interno di una prestazione comunque positiva. Hanno vinto.
Voto: 8,5
Setlist: Inis Mona – Gray Sublime Archon – Of Fire, Wind And Wisdom – Bloodstained Ground – Slania’s Song – The Song Of Life – Your Gaulish
War – The Somber Lay – Tegernako
 
MÅNEGARM
Da lungo tempo attendevo di vederli dal vivo, dopo aver divorato la loro discografia e aver notato con disappunto quanto poco fossero conosciuti nella scena metal: ringrazio questo festival per avermi dato l’opportunità di assistere a un ottimo concerto, che ha visto la band svedese in gran forma, con un Grawsiö perfettamente a suo agio come frontman (lui che normalmente è un batterista), e una scaletta tutto sommato ben fatta, che ha dato uguale spazio agli ultimi album "Dödsfärd", "Vredens Tid" e il sublime "Vargstenen". Speriamo di rivederli presto, magari in Italia, possibilmente con più di mezz’ora a disposizione…
Voto: 8
Setlist: Genom Världar Nio – Fimbultrollet – Sigrblot – I Underjorden – I Evig Tid – Hemfärd
 
SUBWAY TO SALLY
Li ho sfiorati a Wacken, ma a causa della stanchezza non sono riuscito ad assistere al loro show: ho rimediato a questo Summer Breeze, godendomi un’ora e venti di piacevole medieval rock con pesanti influenze industrial alla Rammstein; i due generi, teoricamente lontanissimi, riescono in realtà a convivere molto bene nella loro proposta. Ma l’aspetto che gli vale il mezzo punto in più sono stati gli straordinari giochi pirotecnici sul palco, con fiamme e fuochi artificiali, davvero uno spettacolo nello spettacolo.
Voto: 8
 
KEEP OF KALESSIN
Su disco sono stati per me un’autentica sorpresa: l’ultimo lavoro "Kolossus" è sì un disco black metal, ma radicalmente lontano dai canoni del genere, ricco di parti vocali pulite e toni epici. Dal vivo hanno mantenuto parte di queste sonorità, aggiungendone altre più marcatamente thrash, e unendole a una possente presenza scenica, soprattutto da parte del cantante Obsidian C.: il risultato è stato decisamente positivo, con ottimi brani come A New Empire’s Birth e Ascendant, anche se alla lunga leggermente monotono. In ogni caso, un altro gruppo da tenere presente.
Voto: 7,5
 
ENSIFERUM
Anche loro, come molti altri, hanno dovuto fare i conti con i suoni scadenti del Main Stage: ma, dove non arriva l’acustica, supplisce la grinta. Il concerto dei guerrieri finnici è stato infatti uno dei più devastanti a livello di partecipazione di pubblico, con ben due wall of death e innumerevoli crowd-surfing; gran parte del merito va al carisma del cantante Petri Lindroos (evidentemente di umore migliore rispetto al concerto di Milano…). Per il resto, un ottimo concerto musicalmente parlando, con una conclusiva Battle Song che ha visto anche un bizzarro medley con The Trooper, suonata strumentale e lasciata cantare al pubblico. Anche in questo caso, con dei suoni all’altezza il voto sarebbe stato ben più alto, peccato. 
Voto: 7,5
Setlist: Deathbringer From The Sky – Token Of Time – Iron – Tale Of Revenge – Ahti – Lai Lai Hei – Blood Is The Price Of Glory – One More Magic Potion – Battle Song
 
DESTRUCTION
Stesso discorso fatto per gli Exodus: un’esibizione potente, cattiva, grezza, tremendamente thrash. Numerosi i cavalli di battaglia sfoderati, da Mad Butcher a Bestial Invasion, passando per Thrash Till Death. Il mezzo punto in più rispetto agli Exodus se lo prendono per gli effetti scenici di grande impatto, come i numerosi fuochi artificiali, e soprattutto le coreografie sul palco durante la citata Mad Butcher, con un macellaio che finge di fare a pezzi un’avvenente bionda per poi gettare pezzi di carne (non umana, spero XD) sul pubblico. Distruttivi, come da monicker.
Voto: 8
 
CRADLE OF FILTH

Qui, davvero, non so che dire. Il loro genere c’entra con i miei gusti personali quanto il curry con la nutella. Volendo essere più oggettivi possibile, il leader Dani Filth tiene ancora il palco, ma si sente che la voce è debole e forzatissima; quanto alla musica, il solito black metal sinfonico: tastiere cupe e decadenti, tappetoni di doppia cassa, scream e growl alternati, tutto da copione. I brani, anche se superclassici come Dusk And Her Embrace e The Principle Of Evil Made Flesh, non avevano quasi nulla che li distinguesse tra loro. Dopo meno di un’ora ho lasciato lo stage per salvare i miei testicoli dalla deflagrazione. Bocciarli non avrebbe neanche senso, non sarei obiettivo.
Voto: n.g.