[il devasto prosegue…]

GIOVEDI’ 14 – RISVOLTI PSICOLOGICI NEI RAPPORTI TRA GIOVANI UOMINI E L’IDROMELE

La tenda di Dario è abbastanza grande da contenere i nostri bagagli e i nostri corpi, ma non abbastanza piccola da conservare il calore assorbito durante la giornata; pertanto, passiamo la notte rannicchiati al freddo nei nostri sacchi a pelo. Ci svegliamo con l’aroma del caffè di Mac che si diffonde nell’aria; dopo la colazione, mi allontano dagli altri per testare le docce. Qui mi trovo in una situazione che merita di essere raccontata: i bagni a pagamento del festival hanno due entrate, una per il cesso e l’altra per la doccia, e hanno davanti un banco dove la gente paga per l’ingresso. Noto una fila enorme per l’entrata del cesso, e praticamente nessuno all’entrata delle docce: stupito, chiedo all’ultimo della fila se tutta quella gente fosse lì per usare il cesso, e questo mi risponde che no, la coda è per entrambe. "Allora perchè, se le entrate sono due, la coda è unica?" domando. Il tipo mi guarda come se gli avessi appena svelato l’invenzione della ruota, prende la sua roba, esce dalla coda, si reca all’entrata delle docce, paga e… entra senza problemi. Al che, si volta raggiante verso di me ed esclama "YOU ARE GREAT!!". Sono cose che fanno pensare.
Finalmente pulito, faccio tappa per gli stand del merchandise, dove eravamo d’accordo di trovarci tutti e tre: quello che non so è che, nel frattempo, Dario e Dario Folk vengono approcciati da due tipe norvegesi, che li portano in tenda e li riempiono di cibo e whisky, salvo poi piantarli in asso e andarsene in città, quando loro già speravano di aver rimorchiato.
Io intanto mi dedico a del solitario shopping (cd e maglietta dei Moonsorrow, "Ensiferum" per Danny e braccialetto folk di cuoio): dopo esserci finalmente ricongiunti, aver buttato qualcosa nello stomaco ed esserci truccati in modo idoneo (la mia foto con le trecce e il trucco di guerra sul viso ne è testimone), siamo pronti per il primo concerto interessante, quello dei Saltatio Mortis. Una volta concluso però, avviene l’irreparabile: mentre io e Dario guardiamo i Graveworm, Dario Folk, staccatosi dal gruppo, trova il banchetto dell’idromele, e ne fa un uso smodato (l’ultimo rapporto parla di sei corni pieni, equivalenti a dodici bicchieri, sommati al whisky delle norvegesi): quando lo troviamo è ormai ubriaco perso, abbracciato a un panzone tedesco fuori quanto lui. Per un po’ io e Dario ci divertiamo nel vederlo barcollare per l’area festival, con l’argilla in faccia e la tunica da druido che – senza mutande – continua ad alzare al grido di "SUMMER BREEZE, LO VUOI UN PO’ DI CAZZO?!?!"; poi, quando ci rendiamo conto che non riesce neanche a reggersi in piedi, rinunciamo ai Negura Bunget (che tanto avremmo visto solo perchè il batterista si chiama NEGRU) e lo trasciniamo di peso in tenda. Dormirà fino al nostro ritorno, a mezzanotte passata.
Il resto della giornata è un susseguirsi di concerti: la furia dei Behemoth prosciuga le nostre energie, miracolosamente ritrovate per gli ottimi Diablo Swing Orchestra. Seguono i noiosi Primordial e i sempre bravi Helloween (massacrati dai suoni abominevoli del Main Stage); a quel punto proviamo ad andare al Party Tent per seguire anche i Tyr, ma ormai stiamo dormendo in piedi per la stanchezza, e dopo mezz’ora scarsa torniamo in tenda; lì, troviamo un rinsavito Dario Folk, che ci chiede cos’è successo nell’arco delle ultime nove ore…

VENERDI’ 15 – IL GIORNO DEL FOLK

Al nostro risveglio, veniamo accolti dall’inconfondibile suono della pioggia che cade sulla tenda: proprio così, il tempo, che solo il giorno prima aveva deciso di mostrare un po’ di sole, è tornato a rompere implacabilmente i coglioni.
Bocciata per cause di forza maggiore la proposta, avanzata da Frag, di provare a uscire dal campeggio per cercare un bar e fare una colazione decente, noi tre giovani molliamo gli altri (cosa che abbiamo fatto nel corso di tutto il festival… praticamente, siamo rimasti uniti solo nei viaggi in auto) e andiamo a sentirci gli Heidevolk, primi di una serie di ottimi gruppi folk-viking. Dato il vuoto nei nostri stomaci, pacchiamo i 3 Inches Of Blood per andare a mangiare qualcosa in tenda, ma sforiamo pesantemente coi tempi, e ci perdiamo quasi metà del concerto degli Schelmish, venendo però ripagati dall’altra, ottima, metà.
A quel punto il gruppo si divide: Dario Folk, che da ore continua a ripetere di essere pronto a uccidere per avere la prima fila con i Korpiklaani, va a mangiare in tenda insieme a Dario, mentre io affronto la chilometrica coda ai cessi belli per poter espletare le mie funzioni corporali in un posto "decente". Arriviamo con un discreto anticipo, ma ormai la prima fila è ampiamente fottuta, e anche il concerto, per quanto piacevole, non si distingue particolarmente, grazie anche ai soliti suoni osceni. Una volta ritrovatici, pazientemente ci mettiamo in coda al meet and greet degli Eluveitie, mangiando hot dog e fumando: riesco a fare le foto con Chriegel, Ivo e Anna (*__*), mentre Dario Folk si concede addirittura l’onore di far fumare a Chriegel un tiro della sua pipa XD
Per un po’ seguiamo il cazzuto concerto thrash degli Exodus, ma poi stacchiamo per andare a prendere un posto decente per gli Eluveitie, e ne vale assolutamente la pena: gli elvetici alla fine risultano i migliori dell’intero festival (forso sono io a essere di parte, visto che mi sono perdutamente innamorato della ghirondista XD), e l’esibizione è davvero piacevole, nonostante le numerose pedate ricevute dagli ominidi che fanno crowd surfing, ai quali rispondo sussurrando dolcemente "PERCHE’ NON MUORI?!?!". A concerto concluso, ribecchiamo casualmente Mac e gli altri, che molliamo subito dopo per andare in tenda a rilassarci.
Grazie al solito pasto grezzo a base di birra, mais e patè di porco, abbiamo abbastanza energia per sopravvivere ai 30 minuti dei miei protetti Månegarm – riesco persino nell’impresa di strappare una foto con il violinista, forse impietosito dai miei strilli da groupie – e all’ora e venti degli idoli di casa Subway To Sally, protagonisti di uno show convincente e ricco di giochi pirotecnici. Esausti, ci trasciniamo in tenda, cazzeggiamo un po’ con Albie e Frag e abbandoniamo i nostri corpi al consueto freddoloso riposo.

SABATO 16 – LA CORSA DEI FOLLI IGNUDI

La terza giornata del Summer Breeze, quanto a gruppi, è nettamente inferiore alle due precedenti: per questo motivo, dopo l’ennesima improvvisata colazione, decidiamo di prenderci un ampio tempo per girare tra gli stand: Dario rinuncia alla collana gothic, ma si consola con una tamarrissima cintura di proiettili e la solita scorpacciata di cd, mentre Dario Folk mi presta generosamente i soldi per prendere "Slania" degli Eluveitie, dato che io ho praticamente finito i miei, e si regala un cd dei Subway, sorpresa di questo festival.
Il tempo, inizialmente nuvoloso e con occasionale pioggia, si placa giusto in tempo per il concerto dei Keep Of Kalessin, dopo il quale torniamo in tenda per rifarci il trucco di guerra in vista del massacro previsto con gli Ensiferum. Massacro che non si fa attendere: il concerto, per quanto martoriato dai suoni, è devastante sul piano dell’impatto, con ben due wall of death (di cui uno vissuto dalla seconda fila!) e infiniti crowd surfing. Alla fine ne esco con le ossa rotte (durante il mio crowd surfing, la gente mi ha lasciato cadere con la spalla sinistra dove non c’era la paglia… ma è sicuramente andata a peggio al poveretto a cui è franato addosso Dario Folk, visto che è rimasto a terra 20 secondi buoni XD).
A questo punto il programma prevede cazzeggio ininterrotto fino alle 21, ora di inizio del concerto degli italiani Novembre. Inganniamo il tempo nel modo migliore: dapprima, mentre io e Dario Folk ci riposiamo nella tenda, Dario scopre un punto in cui è possibile uscire dalle recinzioni del campeggio – e quindi dal festival – per entrare nel bosco circostante; eleggiamo quindi la suddetta area "cesso bello gratis", domandandoci per un po’ quanti soldi avremmo risparmiato se l’avessimo scoperta il primo giorno e non l’ultimo. Poi, i Dari hanno un’idea che si rivelerà devastante, entrando nell’aneddotica e diventando il vero simbolo di questo festival: una volta terminata la doccia, sarebbero usciti nudi e avrebbero corso per il campeggio, filmati dal sottoscritto. Inizialmente penso che sia solo una battuta, un modo di dire, ma quando mi fanno lo squillo per dirmi di recarmi alle docce, non credo ai miei occhi: Dario indossa l’accappatoio legato con la cintura di proiettili, e al posto delle mutande un asciugamano a mo’ di tanga, anch’esso legato con una cintura; Dario Folk è invece completamente nudo, fatta esclusione per del nastro isolante sui capezzoli e un asciugamano per coprire il davanti, anch’esso fissato col nastro isolante… ma con il didietro scoperto. Così conciati corrono urlando per metà campeggio, suscitando applausi ed entusiasmo in gran parte dei metallari presenti (fatta esclusione per una tedesca che chiede a Dario Folk "CHE CAZO FAI??"); memorabile il momento in cui, di fronte al banchetto dei tizi che chiedono donazioni per il Tibet (come se quei soldi non venissero spesi 10 minuti dopo per la birra…), Dario Folk si alza l’asciugamano, mostrando il pacco al grido di "THIS IS FOR TIBET!!!!". Incontriamo anche Alberto che, sconvolto, finge di non conoscerci, salvo poi cazziarci in separata sede perchè "abbiamo fatto gli italiani come al solito". Gente che non si sa divertire.
Ridendo e scherzando, abbiamo sforato pesantemente coi tempi: scopriamo che ci siamo persi sia il meet and greet coi Destruction – a cui Dario voleva andare per farsi firmare la cintura – sia il concerto dei Novembre, e se non ci sbrighiamo, rischiamo di perderci anche quello dei citati Destruction. Ci affrettiamo, e arriviamo in tempo per goderci un’ottima esibizione; terminata quella, diamo una chance anche ai Cradle Of Filth, sperando che l’eclissi di luna migliori la loro qualità: purtroppo, il concerto è una rottura di palle ininterrotta, e dopo quaranti minuti circa li abbandoniamo.
A questo punto, essendo l’ultima sera, decidiamo di fare un po’ più tardi del solito e congedarci degnamente dal Summer Breeze: di fronte al Party Tent ormai deserto, troviamo il Vichingo, lo stesso pazzo in costume che avevamo incontrato lo scorso Wacken, e che ci dà appuntamento al 2009; dopodichè, tornati al campeggio, scopriamo che gli altri pazzi hanno attaccato col nastro isolante tutte le lattine di birra vuote alla veranda della nostra tenda, formando un crocifisso rovesciato XD; infine, ci aggiriamo per il campeggio, dove ormai diversi gazebo e tende sono stati abbandonati, e facciamo un po’ di casino con i rottami. A quel punto, veniamo avvicinati da un tale, visibilmente sbronzo, che, riconosciutici come italiani, ci chiede come si dice nella nostra lingua "I’ve found the bread": di fronte al nostro stupore, ci dimostra che sa dirlo in una decina di lingue e ci spiega che è una frase dai poteri arcani e invincibili; addirittura, se viene pronunciata in russo sulla Piazza Rossa di Mosca, permette di diventare re di Russia. Annuiamo convinti e lo salutiamo, ormai la giornata ha dato il suo meglio.

DOMENICA 17 – VIAGGIO ALLUCINANTE

Ahinoi, è giunto il momento tanto temuto; non si tratta tanto della tristezza per il festival finito, quando della consapevolezza di: dover sistemare tutta la monnezza che abbiamo generato e rimettere vestiti e robe varie negli zaini; smontare la tenda; affrontare una decina di ore di viaggio, su due macchine, in nove più bagagli (eggià, anche Linda e Astennu si uniscono a noi per il ritorno); dulcis in fundo, sopportare la presenza di Demonaz XD
Dopo due ore buone di fatica, bestemmie e insulti agli "anziani", le macchine sono pronte a partire, con due vittime illustri: la pipa di Dario, scomparsa il primo giorno del festival e mai più ritrovata, e il mio scudo di polistirolo, fatto a pezzi per evitargli l’ingloriosa fine di rompersi schiacciato tra i bagagli. Verso le 11 si parte, io sulla macchina di Mac insieme a Demonaz, Frag e quintali di roba, gli altri sulla macchina di Alberto, anch’essa stipata all’inverosimile. Prima di affrontare il lungo viaggio, ci fermiamo un’ultima volta a Dinkelsbühl per comprare dell’idromele, che peraltro non riusciamo a trovare; non troviamo nemmeno un posto per imbucare le cartoline, che andranno quindi consegnate a mano ai diretti interessati.
Il viaggio procede in condizioni subumane, con solo due soste previste: la prima in un’area di servizio al confine tra Germania e Austria, dove ci rifocilliamo e abbiamo l’onore di usare i cessi hi-tech (con l’asse che viene automaticamente pulito da un braccio meccanico); la seconda in un minuscolo autogrill dalle parti del passo di S.Bernardino in Svizzera, dove salutiamo Alberto e gli altri, che proseguiranno da soli alla volta di Como prima, e poi Bologna. Durante il resto del tragitto l’unica cosa sana da fare è dormire, ascoltando di tanto in tanto la musica e Mac che delira parlando di AUSFAHRT, la città più grande del mondo, che attraversa tre nazioni, i cui paesi sono solo suoi quartieri (in realtà, vuol dire banalmente "USCITA" in tedesco, cartello presente in ogni svincolo autostradale, ma un nuovo culto assurdo ci voleva).
Dopo aver scaricato e salutato Frag a casa sua, noi tre superstiti arriviamo finalmente a Cascina Gobba verso le 10; con poca commozione e tanta stanchezza saluto i miei due compagni di viaggio rimasti e, carico come un mulo, faccio infine rotta verso la mia patria dimora.

EPILOGO

E’ stato indiscutibilmente un grande festival. Meglio di Wacken? No, non credo: le band viste sono state tutte indubbiamente valide e interessanti, e a conti fatti ho assistito a più concerti rispetto all’anno scorso; ma i suoni sono stati decisamente peggiori, e questo ha pesato molto. Per il resto, i livelli di delirio e le assurdità create sono stati forse superiori (gran parte del merito va a Dario Folk, fondamentale new entry), ma la compagnia, mi spiace davvero dirlo, non è proprio stata così piacevole: se a Wacken eravamo tutti uniti in uno splendido gruppo, quest’anno io e miei due amici abbiamo sempre agito per conto nostro, mentre gli altri ragazzi, pur senza farcelo intendere chiaramente, hanno sempre dato l’occasione di considerarci una palla al piede, dei ragazzini immaturi e casinisti da tenere a bada, più che dei veri compagni.
Ciononostante, è assolutamente valsa la pena di andare, è stato il coronamento ideale a un’estate intensa come mai in passato; l’anno prossimo, fondi permettendo, saremo forse abbastanza indipendenti da muoverci per conto nostro; e allora, che sia Wacken, Summer Breeze, Metal Camp o chissà cos’altro… definitivamente, moriremo tutti!
Heavy Metal Is The Law!

Viking (proud survivor of 2008 Summer Breeze)