Archive for agosto 2008

Summer Breeze, cap. 4: i verbali

[raccolta delle migliori perle del festival, partorite dalle nostre menti elette XD]
 
"Credo che, se caricassi la pipa oversize, il mio fisico mi direbbe "Sei uno stronzo!"" (Dario Folk)
 
"Dopo stanotte, le mie capacità motorie sono pari a quelle di Margherita Hack!" (Dario Folk)
 
(davanti a un negozio di articoli per fumatori) "Smettetela di farvi le pippe davanti alle pipe!" (io)
 
"Ragazzi, quel tipo sta ancora correndo! E’ il TEODOFORO di Dinkelsbuhl!" (Dario)
 
(raccontando della propria vacanza con la Costa Crociere) "Nei negozi c’erano certi diamanti grossi come uova, che per comprarli dovevi vendere due culi vergini in Svizzera!" (Dario Folk)
 
(raccontando una barzelletta) "I neri hanno solo tre cose bianche: gli occhi, i denti… e il padrone!" (Dario Folk)
 
Dario: "Le mie dita puzzano di merda!"
Io: "Perchè?"
Dario: "Perchè mi sono appena grattato il culo!"
 
Dario Folk: "Tonzo odia i goblin, però è palesemente un goblin!"
Io: "E’ un apostata!"
Dario Folk: "… è una PROSTATA??"
 
"Bene, per ora i miei piedi puzzano solo di caucciù!" (Dario)
 
Dario: "Ad alcune ragazze eccita provare dolore!"
Dario Folk: "Allora mi prendo una paletta chiodata da spanking e vaffanculo!"
 
Io: "Perchè stai ridendo da solo?"
Dario Folk: "Mi sto immaginando Tonzo che, sulla base di Folkthing, tromba una tipa mangiando i suoi organi!"
 
(rivolgendosi a un tipo vestito da vichingo) "BE PAGAN, BE MIGHT!" (Dario)
 
"Wow, un marshmallow degli Amon Amarth! *CRUNCH!*" (Dario) (n.d.a. erano TAPPI PER LE ORECCHIE)
 
(montando la tenda) "Ragazzi, sembriamo un ibrido tra Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto e il mio culo!" (Dario Folk)
 
(come sopra) "Dovevamo chiamare Mac Gyver: ci costruiva una tenda con una cicca, uno stronzo e uno stuzzicadenti!" (Dario Folk)
 
"Voi desiderate mai la roba d’altri? A me capita spesso di desiderare la figa delle altre!" (Dario Folk)
 
(prima di alzarsi la tunica, senza mutande) "SUMMER BREEZE, LO VUOI UN PO’ DI CAZZO???" (Dario Folk)
 
Io (rivolto a Dario Folk ubriaco, dopo aver parlato con un tedesco): "We’re talking about your health conditions"
Dario Folk: "State parlando del mio CULO?!?"
 
Mac: "Ragazzi, è finito il caffè! Dio è morto!!"
Frag: "Tranquillo, abbiamo tanto di quel caffè che possiamo diventare caffeinomani, guarire e farci del male di nuovo!"
 
(facendosi la treccia) "Ma l’elastico è troppo piccolo! E’ piccolo quanto il mio uccello!" (Dario Folk)
 
(cercando qualcosa in tenda) "In mezzo a questo casino è più facile trovare un chiodo della croce… autografato!" (io)
 
"Ragazzi, non trovate commovente l’immagine di un uomo che perde il controllo degli sfinteri?" (Dario Folk)
 
Io: "Cos’hai fatto alla mano?"
Dario Folk: "Stavo tentando di scendere dall’auto di Alberto che partiva, mi è finito un palo catarifrangente nello scroto e mi sono ribaltato!"
 
"Ragazzi, se non becco la prima fila per i Korpiklaani, mi amputo un braccio a morsi!" (Dario Folk)
 
Dario (rivolto a Dario Folk): "Pensa se avessimo rovesciato il mais addosso ad Andrea!"
Io: "Avrei reagito con la sportività di un camionista ubriaco, interrotto mentre si tromba una prostituta dopo 5 anni di astinenza!"
 
Io: "Sei un verro malato!"
Dario Folk: "Sono un VERME ALATO?!?"
 
"Ogni giorno, da qualche parte, c’è un posto dove si bestemmia di più. Oggi, quel posto è qui!" (Alberto)
 
"Ma FRAG è un acronimo per Figa Rovinosamente Assaporata Godendo?" (io)
 
"Ho trovato un granello di pepe fra i denti e l’ho mangiato!" (Dario Folk)
 
(parlando di due tipe norvegesi incontrate precedentemente) "Quella castana era simpatica come un granchio attaccato al prepuzio… [più tardi] … era simpatica come un piercing alla pupilla…" (io)
 
Io (parlando di un amico di Dario che si era appena messo con una grassona): "Si vede che gli piace la carne laida!"
Alberto: "Un po’ come a Mac!"
Mac: "Noooo! Ora me ne vado a casa da solo e vi lascio qui, brutte merde!"
 
"Come descrivere la Valeria…? Diciamo che unisce il fisico di Maurizio Costanzo, la simpatia di Fabio Capello e la bellezza di una bertuccia!" (io)
 
"I wanna see blood, sweat and tears!" (Petri Lindroos, cantante degli Ensiferum, presentando il wall of death)
 
(rivolgendomi a un panzone che mi era appena volato addosso) "Impara a dimagrire prima di fare crowd-surfing, balena di merda!!" (io)
 
"Pettinare i miei capelli è un po’ come il sesso: le dita aprono la strada, e lo strumento fa il resto!" (io)
 
"Quando Andrea fa headbanging, sembra di vedere due cinghiali che si accoppiano!" (Dario Folk)
 
Io: "Ma, secondo te, ci sono delle affinità tra Dani Filth e Cantaluppi?"
Dario Folk: "Mah… entrambi sono alti quanto una Mentos posta orizzontalmente… poi, non so se anche Dani Filth ha un’attività intestinale come quella di un cavallo bulgaro nutrito a biada e guttalax…"
 
"If you go to the Red Square in Moscow and you say "HO TROVATO IL PANE!", you become the King of Russia!" (un ubriaco che abbiamo trovato in campeggio)
 
Mac: (commentando il proprio parcheggio): "Ho trovato il primo buco libero e mi ci sono infilato!"
Io: "E’ un po’ una metafora della vita, vero Mac?"

Summer Breeze, cap. 3: i colpevoli

["breve" rassegna delle band coinvolte…]
 
SALTATIO MORTIS
Il nostro Summer Breeze inizia con un successo a metà: sì perchè, se da una parte l’esibizione del combo folk tedesco è stata convincente, tirata e con dei suoni soddisfacenti (avremo poi modo di scoprire che, per i gruppi del Main Stage, si tratta di una rarità assoluta), sono stati eseguiti praticamente solo brani dall’ultimo "Aus Der Asche", tralasciando tutta la produzione puramente folk di "Tavernakel" e "Heptessenz". D’accordo che siamo a un festival metal e non a una sagra medievale, ma canzoni come "Veitstanz" e "Leporina Venatio" avrebbero fatto una gran figura.
In ogni caso una prova più che positiva, soprattutto con l’ultima, applauditissima "Spielmannschwur", e nota di merito per il cantante Alea der Bescheidene, un vero animale da palco.

Voto: 7,5
 
GRAVEWORM
Confermo l’impressione avuta lo scorso Italian Gods Of Metal: una band sicuramente preparata, capace e dal forte impatto scenico, ma musicalmente noiosa, dedita a un black metal mirato tutto alla violenza e ben poco all’aspetto sinfonico che, in teoria, dovrebbe contraddistinguerli. Interessanti per i primi pezzi, poi solo una gran rottura.
Voto: 6
 
BEHEMOTH
Si torna a un altro livello… e che livello! Il quartetto formato da Nergal, Orion, Seth e Inferno mette a ferro e fuoco il palco con uno show violentissimo, veloce e tecnicamente perfetto, e con una setlist ricca di classici: dalla feroce opener Slaves Shall Serve a At The Left Hand Ov God, da From The Pagan Vastlands a Sculpting the Throne Ov Seth, da Christgrinding Avenue (introdotta da Nergal che distrugge una copia del Nuovo Testamento e ne sparge i pezzi sulla folla) alla conclusiva As Above So Below. Poco cazzeggio e tanto brutale death metal, questa la sintesi del concerto dei polacchi. Peccato solo per i suoni, altrimenti il voto sarebbe ancora più alto. Una garanzia.
Voto: 8
 
DIABLO SWING ORCHESTRA
Do you want to dance? Gli estrosi musicisti jazz metal (se così li si può chiamare) mantengono le aspettative sfoderando una prova davvero senza punti deboli, se non la brevissima durata, contenuta dei 30 minuti concessi a ogni gruppo del Party Tent. Oltre alla splendida e superba voce della cantante mezzosoprano Annlouice Loegdlund, degne di nota sono state l’opener Poetic Pitbull Revolution e la travolgente Ballrog Boogie, oltre a un brano ancora inedito di cui non ricordo il titolo, ma che si è dimostrato molto piacevole. Promossi!
Voto: 8
 
PRIMORDIAL
Mi erano stati presentati come gruppo folk metal irlandese, ma di folk non ho sentito proprio nulla: ho sentito solo del black metal abbastanza canonico, arricchito da cori epici sul modello dei Tyr (espressione impropria, dato che i Tyr sono molto più giovani), ma decisamente troppo brutale e non abbastanza atmosferico ed evocativo per meritarsi l’appellativo di "viking". Su disco non li conosco, dal vivo purtroppo non mi hanno trasmesso nulla.
Voto: 5
 
HELLOWEEN
Riecco le zucche sul palco di un festival, questa volta da headliner: il concerto del Summer Breeze si è dimostrato praticamente identico a quello delle date milanesi dell’Hellish Tour e del Rockin’ Field, almeno per quanto riguarda la setlist; sfortunatamente, Weikath e soci sono stati letteralmente massacrati dall’acustica del Main Stage, che ha trasformato i bassi nel rombo di uno shuttle in partenza per lo spazio aperto. Un vero peccato, anche perchè musicalmente la band si è espressa molto bene, con il solito istrionico Deris, ormai a suo agio anche sui brani più insidiosi dell’era-Kiske (Eagle Fly Free compresa; solo Dr. Stein fa ancora storcere un po’ il naso per l’interpretazione), e il solito, tamarrissimo Weikath (fumatore ininterrotto sul palco). Forse l’assolo di batteria di Loeble e il medley potevano essere ridotti per lasciare spazio a qualche altro pezzo, ma tutto sommato l’impressione finale è positiva.
Voto: 7,5
Setlist: Halloween – March Of Time – As Long As I Fall – Eagle Fly Free – A Tale That Wasn’t Right – Drum Solo – If I Could Fly – Dr Stein – Medley: Power, Steel Tormentor, I Can, Perfect Gentleman, Keeper Of The Seven Keys – Future World – I Want Out
 

TYR
Ahimè, questi vichinghi faroesi proprio non riescono a convincermi: nonostante la loro bravura tecnica e i loro splendidi cori, alle loro canzoni manca quel "quid" che, da semplici dimostrazioni di abilità, le trasformi in veri capolavori viking; va pur detto che brani come Regin Smiður e Hail To The Hammer si sono dimostrati di indubbio valore. Promossi, con riserva.
Voto: 6,5

 
HEIDEVOLK
La seconda giornata parte forte con questa giovane band olandese folk-viking: la presenza scenica, grazie anche ai costumi pagani e alle armi da veri vichinghi, è assicurata, e anche la musica, fortemente influenzata dai lavori di Manegarm e Vintersorg, si è rivelata vincente. Di certo non inventano nulla, ma si lasciano ascoltare più che volentieri, e dal vivo questo basta. Da tenere d’occhio per il futuro della scena.
Voto: 7
 
SCHELMISH
Lo confesso: a causa del nostro essere profondamente maiali (come dice Dario Folk), siamo arrivati in ritardo e ci siamo persi più di metà del loro concerto: la parte restante, però, è stata dannatamente intrigante e coinvolgente, all’insegna di un sano medieval rock stile In Extremo. Da segnalare la splendida rivisitazione del classico country-western "Ring Of Fire" di Johnny Cash, davvero da applausi!
Voto: 7,5
 
KORPIKLAANI
Anche il Clan della Foresta ha dovuto pagare dazio alla spietata legge del Main Stage: vedasi l’opener Wooden Pints, dove il microfono di Jonne nella prima parte della canzone è stato tenuto a volumi talmente bassi da trasformare il brano in una grottesca strumentale. Oltretutto, come ampiamente preventivabile, i pezzi del nuovo album "Korven Kuningas" non si sono dimostrati all’altezza dei precedenti: colpa anche della band, che ha assurdamente lasciato fuori dalla scaletta Tapporauta, l’unica in grado di reggere il paragone con macigni come Journey Man o Cottages And Saunas. Per il resto, solito massacro folk metal. Ma si può fare di più.
Voto: 7,5
Setlist: Wooden Pints – Korpiklaani – Cottages And Saunas – Tuli Kokko – Kipumylly – Keep On Galloping – Pellonpekko – Journey Man – Beer Beer
 
EXODUS
Come ci si aspettava, 50 minuti di puro thrash bay area, spaccaossa e senza compromessi: da bravi veterani del genere, gli americani hanno rovesciato sul palco tutta la loro esperienza e la loro furia distruttiva, con una fila di brani da headbanging sfrenato, anche se alla lunga abbastanza ripetitivi. Probabilmente meritavano una posizione più alta nella bill.
Voto: 7,5
 
ELUVEITIE
A conti fatti, anche a causa dei problemi dei diretti concorrenti, sono risultati loro i migliori del festival: anche senza i gemelli Kirder, recentemente usciti dalla band, gli elvetici hanno dimostrato di essere ormai dei giganti del genere, a dispetto della giovanissima età. Presenza scenica, tecnica invidiabile e una scaletta completa e ricca di qualità i punti forti dello show, che ha visto il pubblico entusiasta e partecipe. Unico leggero difetto, gli sforzi spesso esagerati fatti dal cantante Chriegel per tenere le note più difficili, all’interno di una prestazione comunque positiva. Hanno vinto.
Voto: 8,5
Setlist: Inis Mona – Gray Sublime Archon – Of Fire, Wind And Wisdom – Bloodstained Ground – Slania’s Song – The Song Of Life – Your Gaulish
War – The Somber Lay – Tegernako
 
MÅNEGARM
Da lungo tempo attendevo di vederli dal vivo, dopo aver divorato la loro discografia e aver notato con disappunto quanto poco fossero conosciuti nella scena metal: ringrazio questo festival per avermi dato l’opportunità di assistere a un ottimo concerto, che ha visto la band svedese in gran forma, con un Grawsiö perfettamente a suo agio come frontman (lui che normalmente è un batterista), e una scaletta tutto sommato ben fatta, che ha dato uguale spazio agli ultimi album "Dödsfärd", "Vredens Tid" e il sublime "Vargstenen". Speriamo di rivederli presto, magari in Italia, possibilmente con più di mezz’ora a disposizione…
Voto: 8
Setlist: Genom Världar Nio – Fimbultrollet – Sigrblot – I Underjorden – I Evig Tid – Hemfärd
 
SUBWAY TO SALLY
Li ho sfiorati a Wacken, ma a causa della stanchezza non sono riuscito ad assistere al loro show: ho rimediato a questo Summer Breeze, godendomi un’ora e venti di piacevole medieval rock con pesanti influenze industrial alla Rammstein; i due generi, teoricamente lontanissimi, riescono in realtà a convivere molto bene nella loro proposta. Ma l’aspetto che gli vale il mezzo punto in più sono stati gli straordinari giochi pirotecnici sul palco, con fiamme e fuochi artificiali, davvero uno spettacolo nello spettacolo.
Voto: 8
 
KEEP OF KALESSIN
Su disco sono stati per me un’autentica sorpresa: l’ultimo lavoro "Kolossus" è sì un disco black metal, ma radicalmente lontano dai canoni del genere, ricco di parti vocali pulite e toni epici. Dal vivo hanno mantenuto parte di queste sonorità, aggiungendone altre più marcatamente thrash, e unendole a una possente presenza scenica, soprattutto da parte del cantante Obsidian C.: il risultato è stato decisamente positivo, con ottimi brani come A New Empire’s Birth e Ascendant, anche se alla lunga leggermente monotono. In ogni caso, un altro gruppo da tenere presente.
Voto: 7,5
 
ENSIFERUM
Anche loro, come molti altri, hanno dovuto fare i conti con i suoni scadenti del Main Stage: ma, dove non arriva l’acustica, supplisce la grinta. Il concerto dei guerrieri finnici è stato infatti uno dei più devastanti a livello di partecipazione di pubblico, con ben due wall of death e innumerevoli crowd-surfing; gran parte del merito va al carisma del cantante Petri Lindroos (evidentemente di umore migliore rispetto al concerto di Milano…). Per il resto, un ottimo concerto musicalmente parlando, con una conclusiva Battle Song che ha visto anche un bizzarro medley con The Trooper, suonata strumentale e lasciata cantare al pubblico. Anche in questo caso, con dei suoni all’altezza il voto sarebbe stato ben più alto, peccato. 
Voto: 7,5
Setlist: Deathbringer From The Sky – Token Of Time – Iron – Tale Of Revenge – Ahti – Lai Lai Hei – Blood Is The Price Of Glory – One More Magic Potion – Battle Song
 
DESTRUCTION
Stesso discorso fatto per gli Exodus: un’esibizione potente, cattiva, grezza, tremendamente thrash. Numerosi i cavalli di battaglia sfoderati, da Mad Butcher a Bestial Invasion, passando per Thrash Till Death. Il mezzo punto in più rispetto agli Exodus se lo prendono per gli effetti scenici di grande impatto, come i numerosi fuochi artificiali, e soprattutto le coreografie sul palco durante la citata Mad Butcher, con un macellaio che finge di fare a pezzi un’avvenente bionda per poi gettare pezzi di carne (non umana, spero XD) sul pubblico. Distruttivi, come da monicker.
Voto: 8
 
CRADLE OF FILTH

Qui, davvero, non so che dire. Il loro genere c’entra con i miei gusti personali quanto il curry con la nutella. Volendo essere più oggettivi possibile, il leader Dani Filth tiene ancora il palco, ma si sente che la voce è debole e forzatissima; quanto alla musica, il solito black metal sinfonico: tastiere cupe e decadenti, tappetoni di doppia cassa, scream e growl alternati, tutto da copione. I brani, anche se superclassici come Dusk And Her Embrace e The Principle Of Evil Made Flesh, non avevano quasi nulla che li distinguesse tra loro. Dopo meno di un’ora ho lasciato lo stage per salvare i miei testicoli dalla deflagrazione. Bocciarli non avrebbe neanche senso, non sarei obiettivo.
Voto: n.g.

Summer Breeze, cap. 2: i crimini (seconda parte)

[il devasto prosegue…]

GIOVEDI’ 14 – RISVOLTI PSICOLOGICI NEI RAPPORTI TRA GIOVANI UOMINI E L’IDROMELE

La tenda di Dario è abbastanza grande da contenere i nostri bagagli e i nostri corpi, ma non abbastanza piccola da conservare il calore assorbito durante la giornata; pertanto, passiamo la notte rannicchiati al freddo nei nostri sacchi a pelo. Ci svegliamo con l’aroma del caffè di Mac che si diffonde nell’aria; dopo la colazione, mi allontano dagli altri per testare le docce. Qui mi trovo in una situazione che merita di essere raccontata: i bagni a pagamento del festival hanno due entrate, una per il cesso e l’altra per la doccia, e hanno davanti un banco dove la gente paga per l’ingresso. Noto una fila enorme per l’entrata del cesso, e praticamente nessuno all’entrata delle docce: stupito, chiedo all’ultimo della fila se tutta quella gente fosse lì per usare il cesso, e questo mi risponde che no, la coda è per entrambe. "Allora perchè, se le entrate sono due, la coda è unica?" domando. Il tipo mi guarda come se gli avessi appena svelato l’invenzione della ruota, prende la sua roba, esce dalla coda, si reca all’entrata delle docce, paga e… entra senza problemi. Al che, si volta raggiante verso di me ed esclama "YOU ARE GREAT!!". Sono cose che fanno pensare.
Finalmente pulito, faccio tappa per gli stand del merchandise, dove eravamo d’accordo di trovarci tutti e tre: quello che non so è che, nel frattempo, Dario e Dario Folk vengono approcciati da due tipe norvegesi, che li portano in tenda e li riempiono di cibo e whisky, salvo poi piantarli in asso e andarsene in città, quando loro già speravano di aver rimorchiato.
Io intanto mi dedico a del solitario shopping (cd e maglietta dei Moonsorrow, "Ensiferum" per Danny e braccialetto folk di cuoio): dopo esserci finalmente ricongiunti, aver buttato qualcosa nello stomaco ed esserci truccati in modo idoneo (la mia foto con le trecce e il trucco di guerra sul viso ne è testimone), siamo pronti per il primo concerto interessante, quello dei Saltatio Mortis. Una volta concluso però, avviene l’irreparabile: mentre io e Dario guardiamo i Graveworm, Dario Folk, staccatosi dal gruppo, trova il banchetto dell’idromele, e ne fa un uso smodato (l’ultimo rapporto parla di sei corni pieni, equivalenti a dodici bicchieri, sommati al whisky delle norvegesi): quando lo troviamo è ormai ubriaco perso, abbracciato a un panzone tedesco fuori quanto lui. Per un po’ io e Dario ci divertiamo nel vederlo barcollare per l’area festival, con l’argilla in faccia e la tunica da druido che – senza mutande – continua ad alzare al grido di "SUMMER BREEZE, LO VUOI UN PO’ DI CAZZO?!?!"; poi, quando ci rendiamo conto che non riesce neanche a reggersi in piedi, rinunciamo ai Negura Bunget (che tanto avremmo visto solo perchè il batterista si chiama NEGRU) e lo trasciniamo di peso in tenda. Dormirà fino al nostro ritorno, a mezzanotte passata.
Il resto della giornata è un susseguirsi di concerti: la furia dei Behemoth prosciuga le nostre energie, miracolosamente ritrovate per gli ottimi Diablo Swing Orchestra. Seguono i noiosi Primordial e i sempre bravi Helloween (massacrati dai suoni abominevoli del Main Stage); a quel punto proviamo ad andare al Party Tent per seguire anche i Tyr, ma ormai stiamo dormendo in piedi per la stanchezza, e dopo mezz’ora scarsa torniamo in tenda; lì, troviamo un rinsavito Dario Folk, che ci chiede cos’è successo nell’arco delle ultime nove ore…

VENERDI’ 15 – IL GIORNO DEL FOLK

Al nostro risveglio, veniamo accolti dall’inconfondibile suono della pioggia che cade sulla tenda: proprio così, il tempo, che solo il giorno prima aveva deciso di mostrare un po’ di sole, è tornato a rompere implacabilmente i coglioni.
Bocciata per cause di forza maggiore la proposta, avanzata da Frag, di provare a uscire dal campeggio per cercare un bar e fare una colazione decente, noi tre giovani molliamo gli altri (cosa che abbiamo fatto nel corso di tutto il festival… praticamente, siamo rimasti uniti solo nei viaggi in auto) e andiamo a sentirci gli Heidevolk, primi di una serie di ottimi gruppi folk-viking. Dato il vuoto nei nostri stomaci, pacchiamo i 3 Inches Of Blood per andare a mangiare qualcosa in tenda, ma sforiamo pesantemente coi tempi, e ci perdiamo quasi metà del concerto degli Schelmish, venendo però ripagati dall’altra, ottima, metà.
A quel punto il gruppo si divide: Dario Folk, che da ore continua a ripetere di essere pronto a uccidere per avere la prima fila con i Korpiklaani, va a mangiare in tenda insieme a Dario, mentre io affronto la chilometrica coda ai cessi belli per poter espletare le mie funzioni corporali in un posto "decente". Arriviamo con un discreto anticipo, ma ormai la prima fila è ampiamente fottuta, e anche il concerto, per quanto piacevole, non si distingue particolarmente, grazie anche ai soliti suoni osceni. Una volta ritrovatici, pazientemente ci mettiamo in coda al meet and greet degli Eluveitie, mangiando hot dog e fumando: riesco a fare le foto con Chriegel, Ivo e Anna (*__*), mentre Dario Folk si concede addirittura l’onore di far fumare a Chriegel un tiro della sua pipa XD
Per un po’ seguiamo il cazzuto concerto thrash degli Exodus, ma poi stacchiamo per andare a prendere un posto decente per gli Eluveitie, e ne vale assolutamente la pena: gli elvetici alla fine risultano i migliori dell’intero festival (forso sono io a essere di parte, visto che mi sono perdutamente innamorato della ghirondista XD), e l’esibizione è davvero piacevole, nonostante le numerose pedate ricevute dagli ominidi che fanno crowd surfing, ai quali rispondo sussurrando dolcemente "PERCHE’ NON MUORI?!?!". A concerto concluso, ribecchiamo casualmente Mac e gli altri, che molliamo subito dopo per andare in tenda a rilassarci.
Grazie al solito pasto grezzo a base di birra, mais e patè di porco, abbiamo abbastanza energia per sopravvivere ai 30 minuti dei miei protetti Månegarm – riesco persino nell’impresa di strappare una foto con il violinista, forse impietosito dai miei strilli da groupie – e all’ora e venti degli idoli di casa Subway To Sally, protagonisti di uno show convincente e ricco di giochi pirotecnici. Esausti, ci trasciniamo in tenda, cazzeggiamo un po’ con Albie e Frag e abbandoniamo i nostri corpi al consueto freddoloso riposo.

SABATO 16 – LA CORSA DEI FOLLI IGNUDI

La terza giornata del Summer Breeze, quanto a gruppi, è nettamente inferiore alle due precedenti: per questo motivo, dopo l’ennesima improvvisata colazione, decidiamo di prenderci un ampio tempo per girare tra gli stand: Dario rinuncia alla collana gothic, ma si consola con una tamarrissima cintura di proiettili e la solita scorpacciata di cd, mentre Dario Folk mi presta generosamente i soldi per prendere "Slania" degli Eluveitie, dato che io ho praticamente finito i miei, e si regala un cd dei Subway, sorpresa di questo festival.
Il tempo, inizialmente nuvoloso e con occasionale pioggia, si placa giusto in tempo per il concerto dei Keep Of Kalessin, dopo il quale torniamo in tenda per rifarci il trucco di guerra in vista del massacro previsto con gli Ensiferum. Massacro che non si fa attendere: il concerto, per quanto martoriato dai suoni, è devastante sul piano dell’impatto, con ben due wall of death (di cui uno vissuto dalla seconda fila!) e infiniti crowd surfing. Alla fine ne esco con le ossa rotte (durante il mio crowd surfing, la gente mi ha lasciato cadere con la spalla sinistra dove non c’era la paglia… ma è sicuramente andata a peggio al poveretto a cui è franato addosso Dario Folk, visto che è rimasto a terra 20 secondi buoni XD).
A questo punto il programma prevede cazzeggio ininterrotto fino alle 21, ora di inizio del concerto degli italiani Novembre. Inganniamo il tempo nel modo migliore: dapprima, mentre io e Dario Folk ci riposiamo nella tenda, Dario scopre un punto in cui è possibile uscire dalle recinzioni del campeggio – e quindi dal festival – per entrare nel bosco circostante; eleggiamo quindi la suddetta area "cesso bello gratis", domandandoci per un po’ quanti soldi avremmo risparmiato se l’avessimo scoperta il primo giorno e non l’ultimo. Poi, i Dari hanno un’idea che si rivelerà devastante, entrando nell’aneddotica e diventando il vero simbolo di questo festival: una volta terminata la doccia, sarebbero usciti nudi e avrebbero corso per il campeggio, filmati dal sottoscritto. Inizialmente penso che sia solo una battuta, un modo di dire, ma quando mi fanno lo squillo per dirmi di recarmi alle docce, non credo ai miei occhi: Dario indossa l’accappatoio legato con la cintura di proiettili, e al posto delle mutande un asciugamano a mo’ di tanga, anch’esso legato con una cintura; Dario Folk è invece completamente nudo, fatta esclusione per del nastro isolante sui capezzoli e un asciugamano per coprire il davanti, anch’esso fissato col nastro isolante… ma con il didietro scoperto. Così conciati corrono urlando per metà campeggio, suscitando applausi ed entusiasmo in gran parte dei metallari presenti (fatta esclusione per una tedesca che chiede a Dario Folk "CHE CAZO FAI??"); memorabile il momento in cui, di fronte al banchetto dei tizi che chiedono donazioni per il Tibet (come se quei soldi non venissero spesi 10 minuti dopo per la birra…), Dario Folk si alza l’asciugamano, mostrando il pacco al grido di "THIS IS FOR TIBET!!!!". Incontriamo anche Alberto che, sconvolto, finge di non conoscerci, salvo poi cazziarci in separata sede perchè "abbiamo fatto gli italiani come al solito". Gente che non si sa divertire.
Ridendo e scherzando, abbiamo sforato pesantemente coi tempi: scopriamo che ci siamo persi sia il meet and greet coi Destruction – a cui Dario voleva andare per farsi firmare la cintura – sia il concerto dei Novembre, e se non ci sbrighiamo, rischiamo di perderci anche quello dei citati Destruction. Ci affrettiamo, e arriviamo in tempo per goderci un’ottima esibizione; terminata quella, diamo una chance anche ai Cradle Of Filth, sperando che l’eclissi di luna migliori la loro qualità: purtroppo, il concerto è una rottura di palle ininterrotta, e dopo quaranti minuti circa li abbandoniamo.
A questo punto, essendo l’ultima sera, decidiamo di fare un po’ più tardi del solito e congedarci degnamente dal Summer Breeze: di fronte al Party Tent ormai deserto, troviamo il Vichingo, lo stesso pazzo in costume che avevamo incontrato lo scorso Wacken, e che ci dà appuntamento al 2009; dopodichè, tornati al campeggio, scopriamo che gli altri pazzi hanno attaccato col nastro isolante tutte le lattine di birra vuote alla veranda della nostra tenda, formando un crocifisso rovesciato XD; infine, ci aggiriamo per il campeggio, dove ormai diversi gazebo e tende sono stati abbandonati, e facciamo un po’ di casino con i rottami. A quel punto, veniamo avvicinati da un tale, visibilmente sbronzo, che, riconosciutici come italiani, ci chiede come si dice nella nostra lingua "I’ve found the bread": di fronte al nostro stupore, ci dimostra che sa dirlo in una decina di lingue e ci spiega che è una frase dai poteri arcani e invincibili; addirittura, se viene pronunciata in russo sulla Piazza Rossa di Mosca, permette di diventare re di Russia. Annuiamo convinti e lo salutiamo, ormai la giornata ha dato il suo meglio.

DOMENICA 17 – VIAGGIO ALLUCINANTE

Ahinoi, è giunto il momento tanto temuto; non si tratta tanto della tristezza per il festival finito, quando della consapevolezza di: dover sistemare tutta la monnezza che abbiamo generato e rimettere vestiti e robe varie negli zaini; smontare la tenda; affrontare una decina di ore di viaggio, su due macchine, in nove più bagagli (eggià, anche Linda e Astennu si uniscono a noi per il ritorno); dulcis in fundo, sopportare la presenza di Demonaz XD
Dopo due ore buone di fatica, bestemmie e insulti agli "anziani", le macchine sono pronte a partire, con due vittime illustri: la pipa di Dario, scomparsa il primo giorno del festival e mai più ritrovata, e il mio scudo di polistirolo, fatto a pezzi per evitargli l’ingloriosa fine di rompersi schiacciato tra i bagagli. Verso le 11 si parte, io sulla macchina di Mac insieme a Demonaz, Frag e quintali di roba, gli altri sulla macchina di Alberto, anch’essa stipata all’inverosimile. Prima di affrontare il lungo viaggio, ci fermiamo un’ultima volta a Dinkelsbühl per comprare dell’idromele, che peraltro non riusciamo a trovare; non troviamo nemmeno un posto per imbucare le cartoline, che andranno quindi consegnate a mano ai diretti interessati.
Il viaggio procede in condizioni subumane, con solo due soste previste: la prima in un’area di servizio al confine tra Germania e Austria, dove ci rifocilliamo e abbiamo l’onore di usare i cessi hi-tech (con l’asse che viene automaticamente pulito da un braccio meccanico); la seconda in un minuscolo autogrill dalle parti del passo di S.Bernardino in Svizzera, dove salutiamo Alberto e gli altri, che proseguiranno da soli alla volta di Como prima, e poi Bologna. Durante il resto del tragitto l’unica cosa sana da fare è dormire, ascoltando di tanto in tanto la musica e Mac che delira parlando di AUSFAHRT, la città più grande del mondo, che attraversa tre nazioni, i cui paesi sono solo suoi quartieri (in realtà, vuol dire banalmente "USCITA" in tedesco, cartello presente in ogni svincolo autostradale, ma un nuovo culto assurdo ci voleva).
Dopo aver scaricato e salutato Frag a casa sua, noi tre superstiti arriviamo finalmente a Cascina Gobba verso le 10; con poca commozione e tanta stanchezza saluto i miei due compagni di viaggio rimasti e, carico come un mulo, faccio infine rotta verso la mia patria dimora.

EPILOGO

E’ stato indiscutibilmente un grande festival. Meglio di Wacken? No, non credo: le band viste sono state tutte indubbiamente valide e interessanti, e a conti fatti ho assistito a più concerti rispetto all’anno scorso; ma i suoni sono stati decisamente peggiori, e questo ha pesato molto. Per il resto, i livelli di delirio e le assurdità create sono stati forse superiori (gran parte del merito va a Dario Folk, fondamentale new entry), ma la compagnia, mi spiace davvero dirlo, non è proprio stata così piacevole: se a Wacken eravamo tutti uniti in uno splendido gruppo, quest’anno io e miei due amici abbiamo sempre agito per conto nostro, mentre gli altri ragazzi, pur senza farcelo intendere chiaramente, hanno sempre dato l’occasione di considerarci una palla al piede, dei ragazzini immaturi e casinisti da tenere a bada, più che dei veri compagni.
Ciononostante, è assolutamente valsa la pena di andare, è stato il coronamento ideale a un’estate intensa come mai in passato; l’anno prossimo, fondi permettendo, saremo forse abbastanza indipendenti da muoverci per conto nostro; e allora, che sia Wacken, Summer Breeze, Metal Camp o chissà cos’altro… definitivamente, moriremo tutti!
Heavy Metal Is The Law!

Viking (proud survivor of 2008 Summer Breeze)

Summer Breeze 2008, cap. 1: i crimini (prima parte)

[inizia con questo post il resoconto del nostro festival tedesco dell’estate. Inizialmente l’ho concepito diviso in 4 parti: cronaca del festival, report delle band, frasario e foto; sfortunatamente, la prima parte è venuta troppo lunga, e ho dovuto dividerla in due. Prometto che concluderò la seconda quanto prima.
ATTENZIONE: tutti i fatti narrati sono realmente accaduti e non vi sono licenze poetiche. L’uso è sconsigliato a deboli di cuore, chierici e poser. Ricordiamo ai passeggeri che il fumo è tollerato e incentivato. Allacciate le cinture e buona lettura!]

PROLOGO

Tra incerti e dubbiosi, il gruppo dei partecipanti prevedeva: il sottoscritto, Dario, Dario Folk, Mac, Mr.Frag, Demonaz, Alberto, Jovan e un suo amico, Linda e Astennu, tutti membri o amici di membri del forum "In Shadows And Dust" (che ormai aveva soppiantato de facto il vecchio Haggard Forum). Fin dal momento in cui si è data per certa la nostra presenza al festival, si sono presentati i primi problemi da risolvere: primo fra tutti, stabilire il giorno della partenza. Posto che il festival vero e proprio durava dal 13 al 16, il gruppo si è diviso in due correnti opposte: da una parte, chi voleva partire l’11, e dedicare i primi giorni alla visita della regione di Dinkelsbü
hl (che è ricca di castelli e suggestivi borghi medievali); dall’altra chi preferiva partire il giorno dopo e recarsi subito in paese, in attesa di prendere posto nell’area campeggio (che avrebbe aperto solo il 13 mattina). Alla fine, dopo una lunghissima discussione all’insegna del "decidete voi, per me va bene qualunque cosa", l’ha spuntata la prima fazione, e si è deciso di partire lunedì.
Altro problema, la questione macchine: dato che due del gruppo non erano patentati, e su un terzo non conveniva fare troppo affidamento (indovinate di chi si tratta…), e dato che i restanti erano sparpagliati tra Lombardia, Romagna e Triveneto, chi avrebbe messo a disposizione la propria auto e chi solo la propria patente? Anche qui non sono mancate le complicazioni, poichè Frag era patentato sì, ma essendo abituato alla macchina col cambio automatico, preferiva evitarne una con cambio manuale; quando ormai si era raggiunto un accordo (Mac, Alberto e Jovan i guidatori designati, con Demonaz come riserva, mentre Linda e Astennu sarebbero andati in treno per i cazzi loro), è arrivata la tragica notizia: Jovan e l’amico paccavano, per motivi mai del tutto chiariti (il commento dell’interessato: "MORDO chi chiede spiegazioni"). Come se non bastasse, un ulteriore imprevisto ha incasinato tutto: la patente di Alberto non era valida fuori dall’Italia. Sarebbe stato un lungo viaggio…

LUNEDI’ 11 – IT’S A LONG WAY TO DINKELSBÜ
HL

Superate le bestemmie e i tentativi di suicidio, il programma veniva ridisegnato nel seguente modo: io, Demonaz e Mac saremmo partiti da Milano con la macchina di quest’ultimo, avremmo atteso da qualche parte l’arrivo di Alberto con la sua vettura (ignorando bellamente le sue possibili grane giuridiche), saremmo passati da Busto Arsizio a prendere Frag e da lì avremmo fatto rotta per Como, per caricare gli ultimi due membri dell’equipaggio e fare scorta di provviste. A rendere più folle il tutto, su idea di Mac avevamo deciso di portarci tutti qualcosa di stupido da indossare, in modo da poter girare per il campeggio a fare i giullari.
Tra una balla e l’altra, si parte! La prima parte del viaggio scorre abbastanza agevolmente, con una piccola pausa in autogrill per mangiare qualcosa, e le due macchine arrivano a Como verso le 4: lì, ad attenderci, i due Dari, che ci accompagnano al Bennet per la sacra spesa. Dopo aver comprato un’ingente quantità di cibarie e altri oggetti di grande utilità (tipo uno SPAZZOLONE PER IL WATER), e aver rispolverato le nostre abilità di giocatori di Tetris nel disporre borse e bagagli su due macchine (di cui una è un’utilitaria), si riparte: da una parte Mac, Demonaz, io e Dario, tutti gli altri sulla macchina di Alberto.
Il viaggio è veramente infinito, dobbiamo attraversare tre nazioni (compreso il Liechtenstein) per arrivare in Germania: verso le 9 arriviamo nel paese di Lindau, poco oltre il confine austriaco, e decidiamo di fermarci per cenare e trovare un posto per la notte. Purtroppo, se per il primo punto un kebabbaro basta a placare i nostri bisogni, per il secondo dobbiamo constatare che tutti gli alberghi del luogo, appena ci vedono entrare, si affrettano a comunicarci che non ci sono stanze libere (spesso dopo aver sparato cifre talmente alte da far impallidire anche Abramovich). Come questo sia possibile, in un paese che sembra privo di qualunque attrattiva turistica, non è noto, ma dobbiamo rassegnarci e decidiamo di rimetterci in marcia alla volta di
Dinkelsbühl, nonostante si stia facendo tardi. Arriviamo infatti verso l’una, e chiaramente ogni possibile alloggio è chiuso, per cui si passa all’estrema ratio: cerchiamo un’area di servizio e, mentre tutti si adattano a dormire in macchina, io e Dario Folk decidiamo di montare la sua tenda monoposto, nella totale oscurità: altri punti da aggiungere sotto la voce "Quanto sei Finntroll".

MARTEDI’ 12 – A SPASSO SOTTO LA PIOGGIA

Il risveglio è abbastanza traumatico: sotto una fitta pioggia dobbiamo svuotare le nostre scarpe dall’acqua, piegare tenda e sacchi a pelo e rimettere tutto in macchina, continuamente punzecchiati e sollecitati dai "vecchi" del gruppo. Torniamo così a
Dinkelsbühl, che si rivela un luogo molto bello e pittoresco, nonostante il tempo ignobile; troviamo finalmente alloggio in un albergo proprio davanti alla cattedrale del paese, un posto davvero carino e molto più economico degli hotel di Lindau. Posati i bagagli nelle stanze, ci rechiamo a una locanda vicina, dove consumiamo un lauto pasto teutonico (ovviamente i menù NON sono tradotti in inglese, per cui capire cosa si sta ordinando è un autentico azzardo), prima di tornare in albergo per una sana dormita ristoratrice.
Recuperate le energie, e ormai bocciata per cause di forza maggiore l’ipotesi "visita delle città vicine", decidiamo di girare un po’ almeno per il paese, anche se il tour si limita a una breve escursione presso le mura cittadine, con una rapida capatina a un parco giochi nei dintorni, dove abbiamo modo di sfoderare tutta la nostra imbecillità sulle giostre. Dopo un’altra pantagruelica abbuffata, il gruppo si divide, e il Trio Metallo parte alla ricerca di un pub: ne troviamo uno molto interessante – dove la birra media costa la bellezza di 2,50 EURO – e passiamo la serata chiacchierando amabilmente delle nostre vite, prima di ricongiungerci casualmente agli altri per il momento top della giornata, la visita guidata della città. La guardia cittadina, vestita in modo tradizionale (mantello, alabarda, lanterna e corno), ci accompagna per le strade, fermandosi davanti a ogni taverna: lì canta una canzone in tedesco medievale, il segnale che chiama fuori un cameriere del locale con vino o birra, che la nostra simpatica guida offre gentilmente a tutti i presenti. Il giro termina proprio davanti al nostro albergo: dopo le foto e i saluti, saliamo in stanza e ci godiamo il meritato riposo.    

MERCOLEDI’ 13 – MAC POSER!!

La sera prima era partita una proposta: dato che il tempo non voleva saperne di migliorare, e l’albergo in fondo era economico e accogliente, perchè non abbandonare l’idea-campeggio e usare le macchine per andare avanti e indietro dal paese al festival? Alla fine solo Alberto e Demonaz decidono di rimanere, e solo per la notte seguente, mentre gli altri avrebbero sfidato le intemperie per montare tende e gazebo. Così il solerte Mac, per arrivare il più in fretta possibile all’area festival, ci butta giù dal letto alle 7: giusto il tempo di fare colazione e pagare la stanza, e siamo subito in macchina.
A quel punto, accade l’inaspettato, che metterà Mac alla gogna per sempre. Essendo già in paese, anche fermandoci un attimo per fare benzina e comprare cartoline e gingilli vari, avremmo potuto giungere al campeggio rapidamente, trovando anche poco traffico… invece, il nostro impeccabile autista ci guida esattamente dalla PARTE OPPOSTA; quando ce ne accorgiamo, l’imputato casca delle nuvole, ma ormai è troppo tardi: siamo esattamente IN FONDO alla coda, che nel frattempo è diventata interminabile. Procedendo a passo d’uomo, non arriviamo all’entrata prima delle 17.30.
Durante l’insopportabile attesa, ci si arrangia come si può. Io, Dario e Frag sfoderiamo i nostri costumi di scena: io prendo lo scudo di polistirolo, il mantello, e sostituisco l’ascia rotta con lo spazzolone del water; Dario indossa la sua armatura di cartone e Frag l’asciugamano a forma di squalo di Mac; così bardati, giriamo in un lungo e in largo per la coda, guadagnandoci foto e stima dEgli altri metallari.
Dopo aver ingannato il tempo restante provolando con più tipe possibile (Dario), bevendo birra e riflettendo su quanto la vita sia una troia (io e Dario Folk), finalmente giungiamo a destinazione: ritirati i pass per i paraculi Mac e Demonaz, prendiamo posto nel campeggio, e iniziamo a montare le tende. Ovviamente, è la nostra l’unica a dare problemi, con Dario che inizialmente ci dice che manca un pezzo, poi, quando Mac e Alberto si sono già arrangiati per costruirne uno di riserva, casualmente lo trova, beccandosi una meritata dose di insulti.
Dato che non c’è nessun gruppo interessante nel programma della giornata, decidiamo di fare un giro di perlustrazione: dapprima, presso il radio-stand del campeggio, io e i Dari insceniamo un’epica battaglia con le nostre armi e "Blut In Auge" degli Equilibrium in sottofondo, conclusasi con gli applausi di tutti i presenti; poi ci ricongiungiamo agli altri davanti al Party Tent (il palco al coperto). Purtroppo l’area festival vera e propria è ancora chiusa, così come i negozi di merchandise: passiamo la serata a bere birra, mangiare crepes e cazzeggiare con altri metallari tedeschi, talmente ubriachi da farsi insegnare dal sottoscritto a imprecare in italiano e in sardo XD
Verso mezzanotte si torna in tenda, in attesa che il festival vero e proprio inizi…

(continua…)

Vigilia teutonica


Bene bene bene,

l’ultimo intervento parlava di musica, e anche questo parlerà di musica. In realtà, la quantità di alcol (e non solo alcol XD) che ho in corpo dovrebbe suggerirmi di andare a letto e rinunciare a ogni velleità giornalistico-letteraria, ma siccome mi piace fare il bastian contrario, per spregio approfitterò delle mie precarie condizioni psicofisiche per scrivere quest’intervento. (per inciso, sto iniziando a scriverlo all’1.38, ma non ho idea di quando lo pubblicherò, visto che al momento nè Explorer nè Mozilla mi permettono di visualizzare il mio blog, perkele)
E così, finalmente ci siamo. Tra circa 24 ore partirò, la seconda vacanza di quest’estate e la seconda della mia vita in Germania: destinazione Dinkelsbuhl, ridente località nei paraggi della Romantischestrasse. L’itinerario prevede un giorno per visitare i numerosi castelli e borghi medievali della regione (il che, come portata dell’impresa, equivale a svuotare il lago di Garda con un cucchiaio), un giorno per raggiungere Dinkelsbuhl e stabilirci nel campeggio insieme ai nostri 86 chili di bagagli e aggeggi vari, e altri 4 giorni di concerti e shopping feroce tra stand di dischi e di prodotti folk.
Un altro festival. Se sarà all’altezza del Wacken 2007, ormai autentico termine di paragone per ogni futura vacanza che si rispetti, si potrà dire solo tra una settimana. Quel che è certo, è che, per una settimana, lascerò da parte seghe mentali, dubbi esistenziali, manie ossessivo-compulsive, curiosità indiscrete, autolesionismo sentimentale e tutti i vari costrutti psicologici che mi hanno tormentato negli ultimi giorni; per una settimana, le sole parole d’ordine saranno metallo, alcol, cazzeggio e risate. Come al campeggio di Principina, però con un sottofondo musicale enormemente migliore.
Già, ma chi lo crea ‘sto sottofondo musicale? Vediamo di parlare un po’ della bill di questo Summer Breeze (che doveva essere lo scopo primario di questo post… sì, insomma, chicazzosenefotte):

BEHEMOTH: esponenti di punta della scena death europea, i polacchi su disco non sbagliano un colpo, ormai è assodato (specie dopo quel capolavoro di malvagità ed epicità che è "The Apostasy"); è il momento di mettere alla prova dal vivo la loro potenza distruttiva;

DIABLO SWING ORCHESTRA: lontani dai grandi riflettori, questi pazzi svedesi hanno creato una band che unisce heavy metal, jazz e musica classica, in una miscela versatile, estrosa e assolutamente coinvolgente. Nonostante abbiano rilasciato un solo cd, sono già un mito per gli appassionati, e il Summer Breeze è un’occasione unica per vederli on stage;

ELUVEITIE: sono una band ancora molto giovane, e hanno all’attivo solo due dischi, ma questi svizzeri hanno fatto già scalpore, con la loro musica cupa e suggestiva, che unisce il death stile Dark Tranquillity alla tradizione folk gaelico-bretone. Chi li ha visti dal vivo parla di uno spettacolo da non perdere, e io non vedo l’ora di verificare;

ENSIFERUM: ormai non sono più una sorpresa per nessuno: Petri Lindroos e co. sono una delle punte di diamante del Viking più melodico e battagliero, e dopo le sorti alterne dell’ultimo "Victory Songs", non vedono l’ora di tornare a mietere vittime all’insegna di Odino e del metal più epico;

EXODUS: autentici padri fondatori del Thrash anni ’80, prima ancora di Metallica e friends, non hanno ottenuto la fama che meritavano ma, come altri mostri sacri del genere (Megadeth, Overkill, Forbidden, ecc.) , dal vivo sono una garanzia, e lo dimostreranno ancora un volta;

HELLOWEEN: dopo il grande successo del tour con gli amici-nemici-cugini Gamma Ray, tornano sul palco Weikath e soci, ormai un’istituzione senza tempo del power; le recenti esibizioni parlano di uno stato di forma eccezionale, e se la scaletta sarà dello stesso livello del concerto dello scorso novembre, ci sarà da divertirsi;

KORPIKLAANI: nati in sordina e poi letteralmente esplosi a livello internazionale, questi finnici sono gli alfieri del folk nordico più allegro, quello scanzonato, ignorante e godereccio, che scorre nei boschi tra carne arrosto e fiumi di idromele; i loro concerti sono un vero evento, e io sto aspettando con ansia il bis;

MÅNEGARM: pur non essendo considerati tra i massimi esponenti di un genere comunque di nicchia come il viking, i nostri hanno talento da vendere, e l’hanno dimostrato con lo strepitoso ultimo album "Vargstenen"; in realtà la loro discografia è piena di pezzi degni di nota, ma al Summer Breeze suoneranno solo mezz’ora, perchè la vita è una troia;

SALTATIO MORTIS: considerati tra i migliori interpreti nel "medieval rock" (corrente della musica folk molto in voga in Germania, vedi In Extremo), inizialmente suonavano solo folk, mentre adesso lo combinano egregiamente con del sano heavy metal, e il risultato è davvero pregevole: uno di quei concerti da ballare fino alla fine;

TYR: nonostante provengano da una terra dalla tradizione musicale di basso rilievo come le isole Far Oer, si sono fatti conoscere per i loro album mai banali, dove fondono il Viking canonico con un prog lento e complesso, ricco di cori epici. Su disco sono piacevoli e originali ma parecchio pesanti, sarà il palco a dirci qual è la verità.

In realtà, oltre a queste che ho citato ci sono quasi 60 altre band, che si alterneranno su tre palchi per quattro giorni; questi però sono i gruppi che hanno determinato la mia presenza forzata a questo festival, e da cui mi aspetto di più.
Ovviamente, oltre alla musica, ci sarà tutto l’apparato di culti strampalati, miti, gesta e scene che compongono un festival metal che si rispetti: anche quest’anno, la nostra intenzione è di adeguarci al clima di delirio generale, e per l’occasione abbiamo deciso di portare ognuno qualcosa di assurdo, per far scena al campeggio e nell’area festival. Che cosa porterò io? Ancora non vi è dato saperlo, però vi prometto che farò tante foto (no Fede, non è un vibratore). Il motto di quest’anno, ancora una volta, è di Mac: "Più si è deficienti, più si è trù!!".
Ora sarà il caso che vada: prima che riacquisti lucidità, rilegga il post, me ne vergogni e lo cancelli per sempre, vi ricordo che tornerò il 17 agosto, e probabilmente a tarda ora: se avete cose urgenti da dirmi o farmi sapere, vi suggerisco di farlo entro il 10 sera, altrimenti vi toccherà quasi sicuramente aspettare il mio ritorno. Eggià, perchè in Germania sarò difficilmente rintracciabile, dato che il mio cellulare ha un’autonomia di tre giorni scarsi; per cui, a meno che non riesca a costruire un carica-batterie che funzioni a sidro, sarò costretto a tenerlo spento per la maggior parte della giornata. Lo so, è crudele. Ma tanto, se tutto va secondo i piani, sarò troppo impegnato a fare il trve per badare a voi XD
Alla prossima!

 

A night to remember: Mago De Oz live at Idropark 27/07/2008

Li abbiamo attesi per anni. Abbiamo ballato e cantato le loro canzoni. Ci siamo domandati a lungo per quale motivo insistessero tanto nel suonare solo in paesi ispanofoni, e abbiamo infine esultato a gran voce vedendoli confermati il 27 luglio all’Idroscalo di Milano, per giunta in una bill di tutto rispetto: ora per i Mago De Oz, band spagnola di folk metal (definizione estremamente riduttiva per un gruppo che mescola sapientemente musica celtica, un massiccio sound heavy alla Iron Maiden ed eleganti inserti rock di stampo Rainbow – Jethro Tull), è arrivato il momento del battesimo del fuoco in terra italica.
Compagni di viaggio per questa esperienza musicale, ancora una volta, Dario e Dario Folk, insieme a Lola. Il viaggio per arrivare alla location è a dir poco periglioso: dapprima, giunti quasi a metà strada, siamo costretti a tornare indietro perchè il solerte defender si accorge di aver dimenticato il suo biglietto in camera mia; successivamente, pur essendo dotati di navigatore satellitare, rischiamo di perderci nelle sconosciute stradine tra Milano e Segrate, finendo addirittura davanti a una caserma, dove un perplesso poliziotto ci spiega la strada per arrivare a destinazione; infine, al momento di cercare parcheggio, vedendo una lunga fila di macchine lasciate sul bordo della strada apparentemente senza alcun problema, decido di posteggiare lì anche la mia, cosa che mi costerà poi una multa per "parcheggio sulla banchina fuori dal centro abitato".
Ignari di tutto questo, ci rechiamo all’entrata, dove troviamo anche due nostre vecchie conoscenze: Jovan e Mac, ormai conosciuto come "Il Fabbricante di Pass", che ancora una volta assiste a un concerto gratis in qualità di fotografo e redattore.
Una corsa a perdifiato appena aperti i cancelli ci vale la prima fila: posizione ideale per goderci l’esibizione dei Trick Or Treat, il primo gruppo della giornata. Non potendo suonare le tradizionali cover degli Helloween per motivi legali (dato che si erano esibiti proprio il giorno prima per il Rockin’ Field Festival), la setlist si concentra sul debut album "Evil Needs Candy Too", con l’aggiunta dell’inedito di prossima pubblicazione Freedom e della spassosa cover di Robin Hood, sigla dell’omonimo cartone animato. Da sottolineare l’altra cover, Girls Just Want To Have Fun di Cyndi Lauper, e la conclusiva Like Donald Duck, che mette in evidenza le ottime capacità canore del frontman Alessandro: proprio lui, per chiudere in bellezza, spara coriandoli sul pubblico e finge di rompere una chitarra di gomma. Promossi senza indugi.
Pochi minuti dopo, i Folkstone sono già sul palco per il soundcheck e, per ingannare l’attesa, io e Dario convinciamo il bassista a urlare nel microfono "MAC POSER!!!!!": il nostro amico, che proprio in quel momento si trova sotto il palco per le foto, dapprima tenta di fermarlo, poi affronta le nostre risate fragorose gridando "Bastardi!!!"… Ma c’è poco tempo per cazzeggiare: dopo la consueta intro acustica, l’attacco di Folk Stone catalizza l’attenzione di tutti i presenti sugli otto musicisti bergamaschi: tra cornamuse, bombarde e chitarre elettriche, il loro folk medievale modello In Extremo – Saltatio Mortis conquista subito il pubblico, come dimostrano le successive Alza Il Corno, Oltre Il Tempo e In Taberna. Ottima anche la presenza scenica, con il cantante Lore che non manca mai di sottolineare il forte attaccamento alla sua terra; bello anche il gesto di passare la birra fresca alla prima fila (cioè noi XD), per combattere il caldo. Anche qui non manca il momento-cover: quando viene annunciata Vanità Di Vanità di Angelo Branduardi lo stupore è totale, ma il brano rende alla grande anche in chiave folk metal. Si prosegue poi con i collaudati pezzi del primo – e finora unico – album, Rocce Nere, Lo Stendardo, Briganti Di Montagna e Con Passo Pesante, prima dell’ultimo, graditissimo omaggio a dei maestri del genere: per la gioia mia e dei miei compagni, viene suonata Ai Vis Lo Lop degli In Extremo, degna chiusura per una prestazione coi fiocchi: attualmente, una delle migliori realtà europee di folk medievale.
Finito il concerto, il Trio Metallo prende una dolorosa decisione: abbandonare la prima fila per andare a cazzeggiare con i Folkstone. Così, approfittando del cambio di palco, abbiamo l’occasione per rilassarci, bere un sorso dal vino portato da Mac, farci firmare autografi e scattare foto con i "guerrieri orobici", che si mostrano di ottima compagnia (oltre che pesantemente brilli XD). In realtà, sforiamo pesantemente con i tempi, e ci perdiamo gran parte del concerto degli Elvenking; il nostro rimpianto tuttavia non dura molto, perchè il loro power-folk non è paragonabile come qualità e intensità ai gruppi precedenti, e anche il cantante non sembra perfetto, nè come tecnica nè come capacità di intrattenimento. Terminata anche la terza esibizione della giornata, veniamo raggiunti da due ospiti d’eccezione: mio fratello e mia madre! (proprio così: il metal unisce le generazioni!) Scopriamo anche che il gruppo che dovrebbe suonare prima dei Mago De Oz, i Breed 77, non è presente per problemi di natura sconosciuta, il che significa che è arrivato il momento dei tanto attesi headliner.
Il soundcheck stavolta è molto più lungo, e la tensione è palpabile, ma alle 21.40 finalmente le casse diffondono le note dell’intro El Espiritu Del Bosque, e uno dopo l’altro salgono sul palco i dieci musicisti metal più amati di Spagna. Come era lecito aspettarsi, spetta a La Ciudad De Los Arboles, title-track dell’ultimo album, il compito di scaldare a dovere il pubblico: sfortunatamente, chiunque può accorgersi che la voce del cantante Jose è letteralmente oscurata dalla corista Patricia e dal resto degli strumenti; oltre a un mixaggio dei suoni decisamente scadente, si aggiungono le sue non perfette condizioni fisiche, che purtroppo mineranno il resto dell’esibizione. Van A Rodar Cabezas e Hazme Un Sitio Entre Tu Piel sono l’ideale per far cantare gli appassionati con i loro ritmi semplici e accattivanti, prima di un altro nuovo pezzo: El Rincon De Los Sentidos. Un’inedita Alma completa il repertorio tratto dal primo capitolo della trilogia "Gaia"; ma se finora qualcuno ha storto il naso di fronte a una scaletta decisamente insolita, i brani successivi mettono d’accordo proprio tutti: senza un attimo di respiro, gli iberici incendiano l’Idroscalo sulle note di Hasta Que El Cuerpo Aguante (vero e proprio manifesto del gruppo) e Molinos De Viento, seguite dalla vivacissima e "messicana" Y Ahora Voy A Salir, che vede Jose, il violinista Mohamed e il flautista Fernando esibirsi in un delirante balletto.
Terminata la prima parte di concerto, il resto del gruppo si prende una pausa, mentre sul palco rimane il chitarrista Jorge Salan, che si esibisce nel suo ormai classico assolo, dal sapore piacevolmente neoclassico-malmsteeniano. Si rientra nel vivo con Mi Nombre Es Rock And Roll, tratta dall’ultimo album (pezzo sinceramente di dubbio valore, ma di sicura presa sul pubblico), per continuare con due estratti da "Gaia 2 – La Voz Dormida": El Poema De La Lluvia Triste e La Posada De Los Muertos, ormai rodate e apprezzate in sede live. Siamo alle battute finali: dopo l’orecchiabile Deja De Llorar, chitarristi e batterista improvvisano un assurdo medley di My Sharona, Another One Bites The Dust e Enter Sandman: è il siparietto che introduce la conclusiva, acclamatissima e dirompente Fiesta Pagana, che suggella nel migliore dei modi el fin del camino.
Un concerto estremamente piacevole dunque: la setlist ha dovuto fare i conti con gli orari "da festival", tagliando quindi diversi classici (La Danza Del Fuego, Gaia, El Que Quiera Entender Que Entienda e La Costa Del Silencio, per citarne alcuni); ma i brani suonati hanno mostrato qualità e carattere, e il pubblico ha apprezzato. La band, del resto, si è mostrata energica e precisa come al solito, compreso Jose che, nonostante i problemi tecnici e fisici di cui sopra, se l’è cavata più che dignitosamente, sfoderando anche qualche bell’acuto dei suoi.
Non resta che sperare che il gruppo decida di tornare al più presto in Italia, magari con più tempo a disposizione, per emozionarci e cantare ancora i loro pezzi unici.
¡¡Hasta la vista, Cabrones!!

Line-up

Jose Andrea – voce
Txus – batteria
Carlitos – chitarra
Frank – chitarra
Jorge Salàn – chitarra
Pedro Diaz "Peri" – basso
Carlos Guijarro "Mohamed" – violino
Sergio Cisneros "Kiskilla" – tastiera
Fernando Ponce De Leòn – flauto
Patricia Tapia – voce femminile