PROLOGO

Nonostante, per cause di forza maggiore, non sia riuscito ad annotare degnamente la cosa su questo delirante blog, lo scorso 13 luglio l’orologio biologico della mia tormentata esistenza ha terminato il suo ventesimo giro. Proprio così, 20 anni.
20, come le bottiglie di birra che campeggiano fiere sulle mensole della mia stanza.
20, come l’età di "Keeper Of The Seven Keys 2", "Seventh Son Of A Seventh Son" e "…And Justice For All".
20, come gli anni di carcere del Michè nell’omonima ballata.
20, come il numero atomico del calcio.
20, come le tracce di "Finisterra".
20, come gli aminoacidi che formano le proteine.
20, come gli anni che probabilmente passeranno prima che io riesca a laurearmi (ed esca "Chinese Democracy").
Da molto tempo non mi fregava più nulla degli anni che compivo: passata la smania fanciullesca del compleanno in quanto "giorno in cui si ricevono i regali", mi ero reso conto che, in fondo, prima e dopo ero sempre la stessa persona, e si trattava quindi di una data come le altre. Lo stesso ragionamento era valso anche per il diciottesimo, che per me ha sempre avuto un valore puramente giuridico.
Ma con i vent’anni, era cambiato qualcosa: mi sentivo come se mi stessi definitivamente lasciando alle spalle un’età di spensieratezza, cazzeggio e divertimenti, per entrare nell’età adulta. Come se, da quel giorno in poi, la società si aspettasse da me un comportamento serio, maturo e responsabile, tutte cose che non mi sentivo assolutamente pronto a garantire.
In un contesto del genere, ci voleva solo una cosa: una devastante, ignorante e grezzissima FESTA DI COMPLEANNO! Del resto, 20 è anche il numero della festa nella Smorfia napoletana.

LA RIUNIONE DEGLI UOMINI STRAORDINARI

Il piano, ancora una volta frutto della sapiente mente di Dario, prevedeva il ritrovo a Como city alle 17.15, cazzeggio per qualche ora, cena al giapponese (!) e after all’ormai storico 35, prima di ritirarci a dormire a casa di Dario Folk a Civiglio (questa volta sulla macchina di Grim, dato che nessuno aveva in mente di ripetere la via crucis dell’ultima notte bianca). Partecipanti eletti, oltre ai due Dari, Grim, Veronica, Cappe e, surprise surprise, la mia giovane discepola Lola (il fatto che in vero sia più grande di me è ovviamente un dettaglio di risibile importanza). In realtà, al mio arrivo a Como Dimmu-Borghi, trovo solo quest’ultima ad attendermi; senza perderci d’animo, ci rechiamo a piazza Vittoria ad aspettare gli altri, e inganniamo il tempo discorrendo dei bei tempi andati di Wacken e di altre cose interessanti. Dopo qualche minuto arriva tutta l’allegra comitiva, meno uno: il caro Cappe, infatti, sta ancora dormendo, dopo aver passato tutta la notte in ludoteca a giocare a Warcraft online. Se fossi un nerd terminale, potrei quasi stimarlo.

JAPANESE DEMOCRACY

Al grido di "si fottano gli assenti" ci mettiamo in marcia per un sano shopping comasco: mete del tour, manco a dirlo, la fumetteria, il Posto (l’ormai leggendario negozio di birra, che questa volta viene alleggerito di una Rochefort 10 e una trvissima Delirium Nocturnum) e il negozio di dischi "Vertigo"; tutto all’insegna dell’originalità, insomma. Dopo aver costretto Dario a riaccompagnarmi di corsa al Posto, dove avevo intelligentemente dimenticato gli occhiali da sole, si fa rotta per il ristorante giappo: il nostro essere clochard ci impedisce di strafogarci di pietanze dal prezzo proibitivo, ma non di gustare dell’ottimo sushi condito da frittume vario e birra Asahi, mentre tutto il wasabi disponibile viene gentilmente assimilato dal sottoscritto, sotto gli occhi esterrefatti degli altri avventori (ci mancherebbe altro… dopo la sigaretta al peperoncino, credo di poter ingerire anche del magma fuso e sopravvivere).
Dopo esserci incasinati in maniera irrisolvibile nel pagare il conto – l’ultima analisi parla di 10 euro distrattamente lasciati da Dario Folk alla cassiera – e dopo l’immancabile momento delle foto idiote in piazza, giunge il tempo di trascinare i nostri corpi krieg al claustrofobico e accogliente 35, già sede di memorabili bevute.

REGALI DI CLASSE

Una volta rinfrescati i nostri esofagi con dell’ottima Menabrea rossa da un litro, si decide di fare sul serio ed entrare nel vivo della serata: è giunto il tempo della consegna dei regali! Ad aprire le danze è Lola, che mi consegna uno splendido disegno ritraente me stesso medesimo che celebro, con la compagnia al completo, il mio ingresso in un’abbazia trappista in qualità di monaco produttore di birra, con tanto di dedica sul retro; ideale prologo per il primo regalo, un magnifico boccale bavarese decorato a mano. Ma sono i regali successivi a lasciarmi a bocca spalancata e a decretare definitivamente l’ingresso di questa serata nella leggenda: Dario mi presenta il libro di Piergiorgio Odifreddi "Perchè non possiamo definirci cristiani, e meno che mai cattolici" (per farvi inquadrare il personaggio, nel suddetto libro scrive: "In fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo.") e, invece di un banale e abusato biglietto di auguri, estrae un delirante e geniale foglio stampato, scritto a mo’ di quotidiano (con tanto di foto a colori e pubblicità, tutte risalenti alla notte bianca), che celebra la festa e le mie imprese antidivine e anticlericali. Semplicemente commovente.
Quando ormai sono convinto che non si possa arrivare a un livello più sublime di questo, è Dario Folk a smentirmi, consegnandomi il suo regalo: da una vecchia e logora scatola di scarpe, estrae quattro statuine di angeli e madonne, facendomi quasi credere che il dono consistesse in un mero ammasso di oggetti d’arredamento di dubbio valore; ma subito dopo, da un piccolo sacchetto di plastica sfodera un arsenale degno di un terrorista basco: napalm, polvere da sparo, petardi e micce, tutto creato artigianalmente da lui, e pronto per essere sfoderato contro le sacre icone.

GRAFFITARI E BOMBAROLI

Ormai ebbri di entusiasmo ed etanolo, abbandoniamo il locale e, senza un motivo diverso da un’improvvisa ispirazione, ci mettiamo a decorare il già conciatissimo muro antistante con scritte e disegni, quasi tutti in onore di Riccardo; ovviamente, tra tutti i punti possibili, scegliamo proprio quello davanti all’ingresso, in modo da farci vedere dalla proprietaria e farci cazziare per un quarto d’ora. E vabbè, abbiamo altro a cui pensare… già, perchè, dopo una breve camminata, approdiamo nei pressi di Villa Geno: lì, cerchiamo un posto buio e appartato, il classico punto dove le coppiette si appartano per amoreggiare, o dei malati di mente si nascondono per far detonare delle statuine.
Mentre la dea di plastica viene cosparsa di napalm e condannata a bruciare tra le fiamme blasfeme, i piccoli angioletti vengono letteralmente polverizzati dai petardi forgiati da Dario Folk; notevole l’ultimo, simbolicamente chiamato "IL MALE", la cui esplosione illumina a giorno il bosco e fa a pezzi una statuina grossa come una noce di cocco e pesante più di un chilo.
Sfogata la nostra furia iconoclasta, ci accingiamo a riaccompagnare a casa Lola, per poi andarcene a dormire a casa Folk; durante il tragitto, ci intratteniamo con discussioni profonde ed edificanti, che spaziano dalla filosofia di Epicuro alla riproduzione degli imenotteri: il buon Dario Folk ci insegna, tra l’altro, che il morso della cavalletta è il più forte del regno animale, e che alcune farfalle nascono senza bocca e muoiono di fame subito dopo essersi riprodotte. Ora la nostra vita non sarà più la stessa.

EPILOGO

Tra una cazzata e l’altra, andiamo a letto alle 5 per poi svegliarci alle 2 di pomeriggio (e io che dovevo tornare a Milano per pranzo… XD); nel corso della rimanente giornata ci raggiunge anche Tonzo, che assiste alla memorabile colazione dei campioni, con thè, biscotti e patè di suino (il tutto con "Nattfodd" dei Finntroll in sottofondo), e soprattutto alla proiezione dei mitici video sul computer di Dario Folk: tra essi, ricordiamo la Comunione col suino – ossia salame – celebrata dal celticissimo individuo nel cortile della sua scuola, i video del motoraduno, e soprattutto l’immancabile video di Torriggia… esatto, quello della discussione tra me e Cappe. Il giorno in cui quel video comparirà su Youtube, sarà la fine dell’umanità.
Il ritorno a casa si svolge senza particolari impedimenti, salvo una feroce grandinata che mi accoglie al mio arrivo a Cimiano; il mio pensiero non può che andare a Danny, in quel momento all’Idroscalo per il Rockin’ Field Festival… è proprio vero, gli agenti atmosferici non amano i concerti metal (vedi il secondo giorno dell’Evolution 2008).

Il resoconto si chiude qui; seguirà una raccolta di perle partorite dalle nostre fertili menti nel corso della giornata, e – non appena saranno disponibili – le foto.
Per quanto mi riguarda, conserverò per sempre il ricordo di questa festa, passata con i miei amici nel contesto più delirante possibile. Tra questo giorno, e la prima sera del campeggio, non potevo immaginare nulla di meglio per i miei vent’anni.
Perchè è vero!

LE PERLE

– "Tonzo mangia solo roba che si può tirare su con un badile!" (Dario Folk)

(parlando di un amico di Dario Folk significativamente chiamato "Dio Canaja") "Sembra la fusione tra il gemello pirla di Sammet e il gemello gay di Lemmy!" (io)

– "Ragazzi, tiriamo su la tovaglia e ce la strizziamo in bocca?" (Dario Folk)

(rivolto a Dario) "Sei talmente subculturato che se ti vedono gli aztechi pensano di poter andare nello spazio! Sei l’anello di congiunzione tra l’uomo e il mitocondrio!" (io)

– "Che la luce di tutti coloro che hanno saputo opporsi ai prelati rischiari il vostro cammino!" (io)

– "Ma chi ha più tette, la Sandrine o la Greta?"
  "Mah… diciamo che, se la Sandrine sfama mezzo Botswana, la Greta sfama un quarto di Burkina Faso!" (io – Dario Folk)

(rivolto a Dario che si passa un coltello sulla barba) "Sai che la prima causa di morte per tetano è questa?" (io)

– "L’ eloquio del Dario Folk è tanto forbito perchè ha Mercurio in Bilancia. Antidio, sicuramente anche tu hai Mercurio ben collocato!"
  "Ma quindi Tonzo ha Mercurio in MS DOS?"
  "Sì, e il quadrato che esso forma con qualche pianeta non gli permette di avere donne, se non in formato .jpeg!" (Lola – io – Dario Folk)

– "Il petardo ha fatto cilecca, eh? COL CAZZO!!" (Dario Folk)

– "Sapete che la cavalletta ha il morso più forte del regno animale?"
  "Ma in maniera relativa, proporzionata alle sue dimensioni?"
  "No no, in generale!"
  "Cioè, morde più forte di un pitbull?"
  "Sì… cioè, in maniera relativa, proporzionata alle sue dimensioni" (Dario Folk – io)