Archive for luglio 2008

I miei primi vent’anni


PROLOGO

Nonostante, per cause di forza maggiore, non sia riuscito ad annotare degnamente la cosa su questo delirante blog, lo scorso 13 luglio l’orologio biologico della mia tormentata esistenza ha terminato il suo ventesimo giro. Proprio così, 20 anni.
20, come le bottiglie di birra che campeggiano fiere sulle mensole della mia stanza.
20, come l’età di "Keeper Of The Seven Keys 2", "Seventh Son Of A Seventh Son" e "…And Justice For All".
20, come gli anni di carcere del Michè nell’omonima ballata.
20, come il numero atomico del calcio.
20, come le tracce di "Finisterra".
20, come gli aminoacidi che formano le proteine.
20, come gli anni che probabilmente passeranno prima che io riesca a laurearmi (ed esca "Chinese Democracy").
Da molto tempo non mi fregava più nulla degli anni che compivo: passata la smania fanciullesca del compleanno in quanto "giorno in cui si ricevono i regali", mi ero reso conto che, in fondo, prima e dopo ero sempre la stessa persona, e si trattava quindi di una data come le altre. Lo stesso ragionamento era valso anche per il diciottesimo, che per me ha sempre avuto un valore puramente giuridico.
Ma con i vent’anni, era cambiato qualcosa: mi sentivo come se mi stessi definitivamente lasciando alle spalle un’età di spensieratezza, cazzeggio e divertimenti, per entrare nell’età adulta. Come se, da quel giorno in poi, la società si aspettasse da me un comportamento serio, maturo e responsabile, tutte cose che non mi sentivo assolutamente pronto a garantire.
In un contesto del genere, ci voleva solo una cosa: una devastante, ignorante e grezzissima FESTA DI COMPLEANNO! Del resto, 20 è anche il numero della festa nella Smorfia napoletana.

LA RIUNIONE DEGLI UOMINI STRAORDINARI

Il piano, ancora una volta frutto della sapiente mente di Dario, prevedeva il ritrovo a Como city alle 17.15, cazzeggio per qualche ora, cena al giapponese (!) e after all’ormai storico 35, prima di ritirarci a dormire a casa di Dario Folk a Civiglio (questa volta sulla macchina di Grim, dato che nessuno aveva in mente di ripetere la via crucis dell’ultima notte bianca). Partecipanti eletti, oltre ai due Dari, Grim, Veronica, Cappe e, surprise surprise, la mia giovane discepola Lola (il fatto che in vero sia più grande di me è ovviamente un dettaglio di risibile importanza). In realtà, al mio arrivo a Como Dimmu-Borghi, trovo solo quest’ultima ad attendermi; senza perderci d’animo, ci rechiamo a piazza Vittoria ad aspettare gli altri, e inganniamo il tempo discorrendo dei bei tempi andati di Wacken e di altre cose interessanti. Dopo qualche minuto arriva tutta l’allegra comitiva, meno uno: il caro Cappe, infatti, sta ancora dormendo, dopo aver passato tutta la notte in ludoteca a giocare a Warcraft online. Se fossi un nerd terminale, potrei quasi stimarlo.

JAPANESE DEMOCRACY

Al grido di "si fottano gli assenti" ci mettiamo in marcia per un sano shopping comasco: mete del tour, manco a dirlo, la fumetteria, il Posto (l’ormai leggendario negozio di birra, che questa volta viene alleggerito di una Rochefort 10 e una trvissima Delirium Nocturnum) e il negozio di dischi "Vertigo"; tutto all’insegna dell’originalità, insomma. Dopo aver costretto Dario a riaccompagnarmi di corsa al Posto, dove avevo intelligentemente dimenticato gli occhiali da sole, si fa rotta per il ristorante giappo: il nostro essere clochard ci impedisce di strafogarci di pietanze dal prezzo proibitivo, ma non di gustare dell’ottimo sushi condito da frittume vario e birra Asahi, mentre tutto il wasabi disponibile viene gentilmente assimilato dal sottoscritto, sotto gli occhi esterrefatti degli altri avventori (ci mancherebbe altro… dopo la sigaretta al peperoncino, credo di poter ingerire anche del magma fuso e sopravvivere).
Dopo esserci incasinati in maniera irrisolvibile nel pagare il conto – l’ultima analisi parla di 10 euro distrattamente lasciati da Dario Folk alla cassiera – e dopo l’immancabile momento delle foto idiote in piazza, giunge il tempo di trascinare i nostri corpi krieg al claustrofobico e accogliente 35, già sede di memorabili bevute.

REGALI DI CLASSE

Una volta rinfrescati i nostri esofagi con dell’ottima Menabrea rossa da un litro, si decide di fare sul serio ed entrare nel vivo della serata: è giunto il tempo della consegna dei regali! Ad aprire le danze è Lola, che mi consegna uno splendido disegno ritraente me stesso medesimo che celebro, con la compagnia al completo, il mio ingresso in un’abbazia trappista in qualità di monaco produttore di birra, con tanto di dedica sul retro; ideale prologo per il primo regalo, un magnifico boccale bavarese decorato a mano. Ma sono i regali successivi a lasciarmi a bocca spalancata e a decretare definitivamente l’ingresso di questa serata nella leggenda: Dario mi presenta il libro di Piergiorgio Odifreddi "Perchè non possiamo definirci cristiani, e meno che mai cattolici" (per farvi inquadrare il personaggio, nel suddetto libro scrive: "In fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo.") e, invece di un banale e abusato biglietto di auguri, estrae un delirante e geniale foglio stampato, scritto a mo’ di quotidiano (con tanto di foto a colori e pubblicità, tutte risalenti alla notte bianca), che celebra la festa e le mie imprese antidivine e anticlericali. Semplicemente commovente.
Quando ormai sono convinto che non si possa arrivare a un livello più sublime di questo, è Dario Folk a smentirmi, consegnandomi il suo regalo: da una vecchia e logora scatola di scarpe, estrae quattro statuine di angeli e madonne, facendomi quasi credere che il dono consistesse in un mero ammasso di oggetti d’arredamento di dubbio valore; ma subito dopo, da un piccolo sacchetto di plastica sfodera un arsenale degno di un terrorista basco: napalm, polvere da sparo, petardi e micce, tutto creato artigianalmente da lui, e pronto per essere sfoderato contro le sacre icone.

GRAFFITARI E BOMBAROLI

Ormai ebbri di entusiasmo ed etanolo, abbandoniamo il locale e, senza un motivo diverso da un’improvvisa ispirazione, ci mettiamo a decorare il già conciatissimo muro antistante con scritte e disegni, quasi tutti in onore di Riccardo; ovviamente, tra tutti i punti possibili, scegliamo proprio quello davanti all’ingresso, in modo da farci vedere dalla proprietaria e farci cazziare per un quarto d’ora. E vabbè, abbiamo altro a cui pensare… già, perchè, dopo una breve camminata, approdiamo nei pressi di Villa Geno: lì, cerchiamo un posto buio e appartato, il classico punto dove le coppiette si appartano per amoreggiare, o dei malati di mente si nascondono per far detonare delle statuine.
Mentre la dea di plastica viene cosparsa di napalm e condannata a bruciare tra le fiamme blasfeme, i piccoli angioletti vengono letteralmente polverizzati dai petardi forgiati da Dario Folk; notevole l’ultimo, simbolicamente chiamato "IL MALE", la cui esplosione illumina a giorno il bosco e fa a pezzi una statuina grossa come una noce di cocco e pesante più di un chilo.
Sfogata la nostra furia iconoclasta, ci accingiamo a riaccompagnare a casa Lola, per poi andarcene a dormire a casa Folk; durante il tragitto, ci intratteniamo con discussioni profonde ed edificanti, che spaziano dalla filosofia di Epicuro alla riproduzione degli imenotteri: il buon Dario Folk ci insegna, tra l’altro, che il morso della cavalletta è il più forte del regno animale, e che alcune farfalle nascono senza bocca e muoiono di fame subito dopo essersi riprodotte. Ora la nostra vita non sarà più la stessa.

EPILOGO

Tra una cazzata e l’altra, andiamo a letto alle 5 per poi svegliarci alle 2 di pomeriggio (e io che dovevo tornare a Milano per pranzo… XD); nel corso della rimanente giornata ci raggiunge anche Tonzo, che assiste alla memorabile colazione dei campioni, con thè, biscotti e patè di suino (il tutto con "Nattfodd" dei Finntroll in sottofondo), e soprattutto alla proiezione dei mitici video sul computer di Dario Folk: tra essi, ricordiamo la Comunione col suino – ossia salame – celebrata dal celticissimo individuo nel cortile della sua scuola, i video del motoraduno, e soprattutto l’immancabile video di Torriggia… esatto, quello della discussione tra me e Cappe. Il giorno in cui quel video comparirà su Youtube, sarà la fine dell’umanità.
Il ritorno a casa si svolge senza particolari impedimenti, salvo una feroce grandinata che mi accoglie al mio arrivo a Cimiano; il mio pensiero non può che andare a Danny, in quel momento all’Idroscalo per il Rockin’ Field Festival… è proprio vero, gli agenti atmosferici non amano i concerti metal (vedi il secondo giorno dell’Evolution 2008).

Il resoconto si chiude qui; seguirà una raccolta di perle partorite dalle nostre fertili menti nel corso della giornata, e – non appena saranno disponibili – le foto.
Per quanto mi riguarda, conserverò per sempre il ricordo di questa festa, passata con i miei amici nel contesto più delirante possibile. Tra questo giorno, e la prima sera del campeggio, non potevo immaginare nulla di meglio per i miei vent’anni.
Perchè è vero!

LE PERLE

– "Tonzo mangia solo roba che si può tirare su con un badile!" (Dario Folk)

(parlando di un amico di Dario Folk significativamente chiamato "Dio Canaja") "Sembra la fusione tra il gemello pirla di Sammet e il gemello gay di Lemmy!" (io)

– "Ragazzi, tiriamo su la tovaglia e ce la strizziamo in bocca?" (Dario Folk)

(rivolto a Dario) "Sei talmente subculturato che se ti vedono gli aztechi pensano di poter andare nello spazio! Sei l’anello di congiunzione tra l’uomo e il mitocondrio!" (io)

– "Che la luce di tutti coloro che hanno saputo opporsi ai prelati rischiari il vostro cammino!" (io)

– "Ma chi ha più tette, la Sandrine o la Greta?"
  "Mah… diciamo che, se la Sandrine sfama mezzo Botswana, la Greta sfama un quarto di Burkina Faso!" (io – Dario Folk)

(rivolto a Dario che si passa un coltello sulla barba) "Sai che la prima causa di morte per tetano è questa?" (io)

– "L’ eloquio del Dario Folk è tanto forbito perchè ha Mercurio in Bilancia. Antidio, sicuramente anche tu hai Mercurio ben collocato!"
  "Ma quindi Tonzo ha Mercurio in MS DOS?"
  "Sì, e il quadrato che esso forma con qualche pianeta non gli permette di avere donne, se non in formato .jpeg!" (Lola – io – Dario Folk)

– "Il petardo ha fatto cilecca, eh? COL CAZZO!!" (Dario Folk)

– "Sapete che la cavalletta ha il morso più forte del regno animale?"
  "Ma in maniera relativa, proporzionata alle sue dimensioni?"
  "No no, in generale!"
  "Cioè, morde più forte di un pitbull?"
  "Sì… cioè, in maniera relativa, proporzionata alle sue dimensioni" (Dario Folk – io)

The camping – Tales from Principina a Mare


Eccoci qui…
al mio ritorno dalla settimana trascorsa sui suggestivi lidi di Principina Ammare, ritrovo le piccole giuoie della vita quotidiana: una Milano assolata e spopolata, una Franziskaner che mi fissa lussuriosa dal cassetto del frigo, il sacchetto dei filtri ormai vuoto e il gatto che dorme sullo scanner. Conscio della totale assenza di impegni e cose da fare nei giorni che mi separano dalla partenza per il Summer Breeze (ovvero seconda settimana di agosto), il mio pensiero si sposta di nuovo su questa fantastica vacanza… una vacanza di cui, se non fosse stato per qualche stupido incidente di percorso, parlerei come della migliore mai fatta finora, forse persino superiore al Wacken 2007.
Se tentassi di descrivere, uno per uno, tutti i momenti incredibili di questi otto giorni, verrebbe fuori un intervento interminabile. Potrei parlare delle mirabolanti imprese di Fede da sverso ("Oh, se smettete di parlargli, penserà di non esistere!" – riferito a me); potrei raccontare dei miei maldestri tentativi di riprendere in mano una bicicletta dopo 12 anni, riuscendo comunque a non ammazzare nè me stesso nè gli altri intorno a me; potrei dipingere le ore notturne passate in spiaggia, completamente soli, a bere, cantare De Andrè a squarciagola e bruciare giornali per riscaldarci (ebbene sì, in pieno luglio e sul livello del mare, la notte faceva un freddo cane); potrei svelare il nostro stupore nel mangiare, alle 4 di notte, una pasta alla Sofista finalmente BUONA; potrei celebrare la mitica battaglia a colpi di asciugamani bagnati in mezzo al mare, a bordo di due pedalò, tra gli equipaggi Fede+Snicco e io+Tonoi+Jack; potrei ricordare le nostre assurde imitazioni degli insegnanti della 2^G – che io neanche conosco! – soprattutto lo Zeni e la Portaluppi ("The prototype of English colonizer, ahmmrhm!!!!"); potrei narrare le nostre epiche gesta alla Baby-dance del campeggio, coi deliranti balli di gruppo modello-orango, e le ormai storiche performance alla Billy Ballo (se riesco a trovare su youtube il video in cui una tipa del pubblico ci ha filmato, è la volta che lo linko su tutti i forum dell’universo mondo); potrei ridere ancora adesso nel raccontare i grandi successi di Tonoi al minigolf e di Eden a Uno, o il super-torneo di calcetto "Svizzera – America – Genova – Europa – Bollate – Finlandia"; potrei lanciare qualche anatema al dannato vecchio in bici che ogni sera, dopo "l’ora del silenzio", passava a cazziarci ogni mezz’ora, minacciando di sbatterci fuori entro il giorno seguente (tale rigore non si era mai visto nemmeno ad Auschwitz); potrei rammentare le sensazioni provate fumando un tiro di sigaretta al PEPERONCINO, perversa creazione di Cecilia e Fede, che ho avuto il coraggio di finire quando perfino gli ideatori si erano arresi (mai provato nulla di più autodistruttivo); potrei rievocare il ricordo delle interminabili discussioni alcoliche con Snicco e Jack, su argomenti di poco conto come Dio, l’aldilà e lo scopo della vita; potrei anche attraversare litri e litri di corallo per raggiungere un posto che si chiamasse "Arrivederci"… ma in un certo senso lo sto già facendo, e in ogni caso le mie parole non riuscirebbero mai a trasmettere le risate e le emozioni di questo campeggio.
Una cosa però potrei farla, banale volendo, ma dovuta: ringraziare i miei compagni di viaggio, in ordine assolutamente casuale, dato che per me hanno avuto tutti un ruolo fondamentale. Quindi, grazie a:

i Sofisti, nelle persone di:
  – Snicco, inseparabile compagno di battute atroci, canzoni deandreiane e conversazioni serissime, perchè ha dimostrato di essere una persona fantastica, disponibile e degna del massimo rispetto, perchè le sue parole sulla nostra amicizia mi hanno quasi commosso, e perchè comunque è un grande, e sono fiero di averlo conosciuto;
  – Tonoi, perchè si è rivelato un organizzatore con i controcazzi, perchè mi ha trasmesso il culto della Portaluppi – con cui contagerò il mondo così come ho fatto con altri viaggi mentali – e perchè, in coppia con Snicco, mi ha regalato il fantastico libro del "Male", la più cattiva e spietata rivista satirica della storia (ah, mi raccomando: voglio TUTTE le foto, dalla prima all’ultima!);
Jack, perchè pur essendo arrivato solo tre giorni prima della partenza, si è reso subito protagonista, portando un’indispensabile carica di simpatia, cazzate e politically incorrectness, e per la nostra lunga chiacchierata in roulotte, in cui ho avuto modo di conoscerlo e apprezzarlo più che nelle sporadiche conversazioni su msn dall’America;
il Trio Monnezza, nelle persone di:
  – Cecilia, per la fondamentale presenza e disponibilità nei momenti di cazzeggio come in quelli seri, perchè era troppo divertente vederla sclerare di fronte alle nostre battute e imitazioni, e perchè comunque è stata lei a parlarmi dell’idea-campeggio e invitarmi informalmente;
  – Livia, perchè in questa settimana il nostro rapporto si è ulteriormente consolidato, con i discorsi su Nightwish e metallo in generale, e la reciproca assistenza nei momenti di "svarionamento", e in generale perchè è un’ottima persona (peccato non sia riuscita nell’impresa di farmi i boccoli col diffusore… XD);
  – Marghe, per la simpatia e le tante piccole cose, tipo l’avermi piastrato i capelli in treno e l’avermi prestato il caricabatterie del cellulare (anche se si è dimenticata il mio regalo di compleanno, lol);
Fede, altro grande patito del Faber, perchè in questa settimana è assurto al rango di idolo incontrastato del gruppo, con le sue invettive contro i comunisti (ossia me e Tonoi), i suoi discorsi strampalati sulla superiorità di Genova sul resto del mondo, e soprattutto le mille cazzate da fattone: tra esse, ricordiamo la teoria secondo cui, in caso di inversione dei poli, Genova sarebbe più a nord della Svizzera (motivo per cui la croce sulla loro bandiera rimane uguale anche se ribaltata), e soprattutto il suo convincimento che io fossi un frocio che lo voleva inculare (cosa per cui lo sfotterò a vita, tanto… "no problem, 5 euro!" XD);
Eden, altra illustre protagonista del delirio alcolico, per le mirabolanti prestazioni a Uno e scala 40, ma anche perchè era una delle poche tra noi a badare all’ordine e all’organizzazione, e perchè ho avuto modo di chiacchierarci piacevolmente;
Davide e Marta, che sono rimasti un po’ in disparte (di sicuro non si sono coperti di ridicolo, il che va a loro vantaggio XD), ma che alla fine hanno saputo divertirsi insieme a noi, e soprattutto si sono dimostrati dei cuochi provetti, preparandoci piatti che sinceramente non avrei mai pensato di mangiare in un contesto tanto grezzo…

… a tutti voi, grazie. Siete degli eroi.

Cosa aggiungere? Tra vacanze e cazzi misti, non si riuscirà a ritrovarci tutti insieme prima di settembre, e allora sarò costretto a paccare ulteriori gite per motivi universitari (a proposito, ho passato Biologia! Evviva! Ora mi manca solo il 63% degli esami!). Ma una cosa è certa: questa settimana non rimarrà un caso isolato: ormai sono anch’io un membro del gruppo. Ed è solo l’inizio.

Principina a Mare, 2008.

Dracula

Gods Of Metal 2008: report

Bluargh!
E anche il Gods è andato… una tre giorni (o meglio quattro, considerando anche il ritorno) fantastica, forse non ai livelli di Wacken come delirio e qualità musicale, ma senza dubbio indimenticabile.
Il devastante viaggio in treno fino a Bologna, con la foto alle carte 2112 e "Broggi Gay" scritto nelle caselle del cruciverba; l’acquazzone che ci ha colpiti la prima notte, allagando la nostra tenda e mettendo k.o. la mia macchina fotografica per sempre; le canzoni dei Maiden riadattate per infamare il Pantheon ("Yeah, yeah, yeah! cursed be thy name!" XD); Dario che, vedendo il cellulare che non funziona, lo scaglia a terra spaccandolo, per poi ricomporre i pezzi e scoprire che FUNZIONA; le colazioni dei campioni all’Autogrill, e il salame mangiato a morsi alle 8 di mattina; le toppe che ci siamo "dimenticati di pagare" agli stand; le continue spedizioni ai bagni per riempire le bottigliette d’acqua e sfuggire alla disidratazione; la performance alla Billy Ballo mia e di Dario durante gli Slayer; il concerto dei Judas Priest che io mi salto per sentire la radiocronaca di Germania-Spagna, e la mia esultanza da solo come un pirla al gol di Torres; le patatine offerte a Dario che aveva speso i suoi ultimi soldi per comprarsi un pendaglio a forma di Mjollnir… ma soprattutto, il mito di BELLO 1, l’emoticon più stupido di sempre, che ormai imiteremo in ogni foto per l’eternità… anche qui, come l’anno scorso, abbiamo assistito alla nascita di miti e scene di culto che, lo sappiamo già, popoleranno il nostro immaginario comune per molto tempo.
Per questo e altro, è doveroso ringraziare tutti gli amici, i conoscenti e gli estranei che mi hanno accompagnato in questo folle festival, e mi hanno regalato perle da raccontare: perciò grazie ai miei compagni comaschi Dario "Epic Defender" e Mattia "Grim", per l’indispensabile presenza e le numerose cazzate insieme; grazie a Mordred ("Quante insidie!") e a suo cugino, che hanno dormito nella tenda di fianco alla nostra (che però non si è allagata…), per la compagnia e l’ispirazione artistica; grazie a Jovan, Antonio ("Non hai bestemmiato! Per punizione finirai in Paradiso… che sarà gestito dalla Live!" XD), Red, Druido e Alberto di In Shadow And Dust (ex Haggard-Forum, R.I.P.) per le oscenità e le risate; grazie a Delphi, gli Underline, Devil Dark Slayer, gli alcolizzati della tenda accanto, tutti quelli di cui non ho neanche saputo il nome, ma con cui ho scambiato quattro chiacchiere, e che hanno, nel loro piccolo, contribuito a rendere quest’esperienza così grandiosa.
E ora… parliamo delle band!


APOCALYPTICA

Il Gods 2008 per me non poteva cominciare in modo migliore: i quattro violoncellisti finlandesi hanno dato vita a uno show superbo e tecnicamente impeccabile, fatto di musiche velocissime e headbanging sfrenati, ma anche melodie suadenti e suggestive, aiutati anche da una resa sonora all’altezza. Anche qui non è mancato un discreto repertorio di cover dei Metallica, nella fattispecie "Fight Fire With Fire", "Creeping Death", l’acclamatissima "Nothing Else Matters" e "Seek And Destroy". Chiusura in grande stile con il capolavoro di Edvard Grieg "Hall Of The Mountain King".
Voto: 8

IRON MAIDEN

Si può stare a parlare per ore sulla commercialità di un tour dedicato solo agli album classici, o lamentarsi della mancanza di questo o quel pezzo dalla setlist: ma quando Steve Harris e co. ti servono un concerto aperto da "Aces High", con una "Rime Of The Ancient Mariner" di un’intensità senza pari (alla fine stavo quasi per piangere dalla commozione) e un Bruce Dickinson che è quasi più in forma adesso che ha cinquant’anni di quando ne aveva trenta, puoi solo toglierti l’immaginario cappello e applaudire fino a non sentire più le mani. Musica straordinaria a parte, degne di nota sono state anche le scenografie, con i teloni interscambiabili e sempre legati alla canzone in corso, e ben due Eddie giganti: uno a forma di mummia, e un altro in versione Somewhere In Time, aggiratosi per il palco durante "The Clairvoyant". Peccato solo per qualche imprecisione tecnica, ma sono dettagli irrilevanti di fronte a una prestazione del genere. Immortali.
Voto: 9
Setlist: Churchill’s Speech (intro) – Aces High – 2 Minutes To Midnight – Revelations – The Trooper – Wasted Years – The Number Of The Beast – Can I Play With Madness? – Rime Of The Ancient Mariner – Powerslave – Run To The Hills – Heaven Can Wait – Fear Of The Dark – Iron Maiden – Moonchild – The Clairvoyant – Hallowed Be Thy Name

STORMLORD

Per ragioni di scaletta, questa band romana dedita a un Black metal dalle forti influenze Epic ha suonato solo tre pezzi (tutti tratti dall’ultimo lavoro "Mare Nostrum" dedicato alla storia del Mar Mediterraneo), ma ha dimostrato di saperci fare, grazie soprattutto ai sapienti inserti di tastiera, complemento ideale alla violenza delle canzoni. Solo la voce, in scream puro, è sembrata fuori posto in un contesto così evocativo, ma il giudizio finale è positivo. Da rivedere con più tempo a disposizione.
Voto: 6,5

BETWEEN THE BURIED AND ME

Nonostante conoscessi molto poco questo gruppo, mi ha fatto un’ottima impressione: dotati di un’ottima tecnica individuale, e forti di una proposta musicale originale e variegata (death metal con influenze che spaziano dal Metalcore al Prog), la loro esibizione è stata interessante e coinvolgente, seppure un po’ prolissa in alcuni tratti. Promossi.
Voto: 7

AT THE GATES

Grande era l’attesa per la reunion di questi colossi del Death melodico, 13 anni dopo il capolavoro "Slaughter Of The Soul", e loro si sono dimostrati all’altezza: sfortunatamente, la pessima acustica li ha fortemente penalizzati, soprattutto per quanto riguarda il microfono e la chitarra solista (mancanza imperdonabile, in un gruppo che ha negli assoli il suo maggior punto di forza). Ma l’energia sprigionata dalle canzoni, e la setlist eccezionale, alla fine hanno lasciato tutti soddisfatti.
Voto: 7,5
Setlist: Slaughter Of The Soul – Cold – Terminal Spirit Disease – Forever Blind – The Swarm – Under A Serpent Sun – Suicide Nation – Windows – World Of Lies – Nausea – The Burning Darkness – The Beautiful Wound – All Life Ends – Kingdom Gone – Blinded By Fear – The Flames Of The End (outro)

TESTAMENT

Lo confesso: ho seguito poco la loro esibizione, a causa della stanchezza per i concerti precedenti, e del desiderio di preservare le energie per i Carcass. Non posso esprimere un giudizio fondato, ma posso dire che, da quel poco che ho visto, mi sono sembrati carichi e pieni di energia. Mi spiace, sarà per la prossima volta.
Voto: n.g. 

CARCASS

Rabbia, violenza, malvagità e un pizzico di humour nero, senza dimenticare una tecnica invidiabile: questo e altro nei circa 80 minuti di concerto dei Carcass, seminale band Death-Grindcore, riunita per l’occasione e ancora perfettamente in grado di dimostrare cosa voglia dire "spaccare tutto". Tra autentici classici come "Heartwork", "Buried Dreams" e "Keep On Rotting", gli inglesi hanno accontentato tutti, chi voleva distruggersi nel pogo, e chi voleva godersi un po’ di musica estrema e ben suonata. Momento di grande commozione alla fine, quando sul palco è salito Ken Owen (storico batterista, uscito dalla band dopo un’emorragia cerebrale che lo ha tenuto in coma per oltre dieci mesi), che ha letto un biglietto in italiano in cui ringraziava il pubblico e i vecchi compagni.
Voto: 8

SLAYER

Pallosi. Pallosi. Pallosi. Canzoni tutte uguali (Uno dei brani aveva l’attacco identico a quello di Raining Blood, solo più veloce). Voce di Araya ai limiti dell’inascoltabile. Può bastare?
Voto: 5

FRATELLO METALLO

Chi di noi potrebbe non amare un frate cappuccino che canta heavy metal? Con queste premesse ho assistito al concerto di Frate Cesare, e mi ritrovo ora a stroncarlo nettamente. Perchè un conto è arringare la folla sfruttando il personaggio non convenzionale di "prete metallaro", un altro è esibirsi da musicista a tutti gli effetti: e in questo caso, giudicandolo come tale, devo sottolineare che, dei tre pezzi suonati, il primo è un testo recitato pieno di frasi originali come "Metallo! Metallo ben suonato! Sì! Misteri metallici!" ecc., il secondo è praticamente un plagio di "Guerrieri Del Metallo" degli Atroci, e il terzo è un terrificante brano sulla sessualità (!), che alla fine non si capisce se condanni o meno, risultando più che altro un ammasso di frasi messe insieme senza criterio. Il tutto con un sottofondo musicale estremamente monotono e ripetitivo. Caro fratello, sarai anche simpatico, ma la musica lasciala a chi la sa fare.
Voto: 5

ENSLAVED

La prima volta che li ho visti, al Wacken 2007, l’acustica faceva talmente schifo che non sono stato in grado di esprimere un giudizio appropriato: stavolta la situazione è nettamente migliorata, e ho potuto apprezzare le particolarissime sonorità di questo gruppo Viking "atipico", che mischia la furia tipica del genere a melodie ricercate e assoli elaborati e intricati, quasi prog. Assolutamente consigliati.
Voto: 7,5

MORBID ANGEL

So che sono uno dei gruppi più importanti della storia del Death, ma l’esibizione di Vincent e soci, comparata all’inferno scatenato da At The Gates e Carcass il giorno prima, a mio giudizio viene pesantemente ridimensionata. Gli assoli di Azagtoth, per quanto tecnici e piacevoli, sono sembrati troppo schizofrenici, e anche i pezzi difettavano di quel "non so che" per convincere. Peccato.
Voto: 6

YNGWIE MALMSTEEN

Difficile lamentarsi di un concerto in cui vengono eseguiti brani del calibro di "Rising Force", "I Am A Viking" e "I’ll See The Light Tonight", e in cui l’ospite d’eccezione Tim "Ripper" Owens sfodera una prestazione da applausi a scena aperta (anche per solidarietà: non si era mai visto un cantante esibirsi subito prima dei due gruppi che l’hanno licenziato, per giunta per riassumere coloro che lui stesso era stato chiamato a sostituire). Rimane il fatto che il chitarrista svedese sta all’heavy metal come gli Harlem Globetrotters stanno al basket: per cui abbiamo assistito a continue e divertenti tamarrate (chitarra suonata coi denti, dietro la schiena, fatta girare intorno al collo, ecc.), unite ad assoli belli, ma interminabili, che potevano benissimo essere ridotti in favore di qualche altro pezzo classico. Concerto piacevole comunque.
Voto: 7
 
ICED EARTH

Semplicemente immensi. Per celebrare il ritorno del figliol prodigo Matt Barlow alla voce, il lunatico Jon Schaffer e i suoi compagni mettono a ferro e fuoco il palco, con una scaletta da urlo e una bravura totale: in particolare, è lo storico cantante a farla da padrone, tra acuti difficilissimi tenuti alla perfezione, e grande espressività nelle parti più gravi e lente (compresi i pezzi scritti per Owens). Menzione d’onore per la magnifica "Dracula", di un’intensità incredibile. In attesa che ritrovino la strada maestra anche in studio, un ritorno che non poteva essere migliore.
Voto: 8,5
Setlist: Dark Saga – Vengeance Is Mine – Burning Times – Declaration Day – Violate – Pure Evil – Ten Thousand Strong – Dracula – Travel In Stygian – The Coming Curse – Melancholy – My Own Savior – Iced Earth


Bene, direi che ho concluso. E ora… Mago De Oz e Summer Breeze!
Heavy Metal is the Law!