(on air: Blind Guardian – Harvest Of Sorrow)

Serata insolita.
Nata in modo anonimo e usuale, sviluppatasi male, proseguita su livelli di avvilimento e depressione che non vedevo da mesi, e poi, quando tutto ormai sfumava nel nero più cupo, risollevata dall’intervento insperato di alcune persone – una in particolare – che mi hanno restituito il sorriso e un briciolo di buonumore.
Una serata in cui ho seriamente rischiato di distruggere con le mie stesse mani due rapporti splendidi che avevo costruito con fatica in mesi e mesi di conversazioni, di confidenze, di risate, di complicità, anche di incomprensioni e di incazzature.

(on air: Deep Purple – Mistreated)

E’ incredibile pensare a quanto siano instabili e illogici i rapporti umani, e a quanto, paradossalmente, questa instabilità sia proporzionale al grado di confidenza: finchè due persone si conoscono abbastanza da trovarsi simpatiche a vicenda, e parlano di argomenti disimpegnati e leggeri, l’amicizia non potrà che consolidarsi; ma quando si arriva a un tale livello di intimità da confrontarsi su questioni spinose come la fede, i sentimenti, le idee… lì basta un attimo, una parola di troppo, un concetto espresso con troppa enfasi, una frase innocente detta con il tono sbagliato, e ti ritrovi seduto ad ammazzarti di seghe mentali, a pensare "Sono un coglione, ho rovinato tutto", a chiederti se ti verrà concessa almeno la possibilità di rimediare. Più passa il tempo, più mi convinco che, nel trattare con gli altri, non esistono esperti, ma solo apprendisti più o meno navigati. E di quanto sia incredibilmente basso il mio livello di apprendistato.

(on air: Iron Maiden, Seventh Son Of A Seventh Son)

Poi ci sono i casi particolari, in cui parti con l’intenzione di fare una buona azione, di aiutare, di usare le tue conoscenze per risolvere i problemi delle persone che ti stanno a cuore, e invece ottieni l’effetto opposto. Alcuni lo chiamano "il dilemma del porcospino": il porcospino è desideroso di legare con gli altri animaletti, ma a causa dei suoi aculei finisce per ferire e allontanare proprio chi aveva cercato di avvicinare.
Ecco, io mi sento molto porcospino stasera.
La mia forma mentis, il mio credo di ricercare sempre le cause di tutto, di non accontentarsi mai della spiegazione più ovvia, di rifiutare dogmi, concetti non argomentati e verità rivelate, di indagare e porsi domande anche su argomenti che sembrano scontati o inutili (ciò che mi ha spinto a dedicarmi alla psicologia, nonchè retaggio della mia grande passione per la storia e la filosofia), ha creato un effetto-valanga, uno tsunami di proporzioni inaspettate che ha finito per minare gran parte delle mie certezze, per trascinarmi legato davanti a uno specchio, a chiedermi se forse non avessi sbagliato tutto, se quella che credevo fosse la mia vocazione invece non fosse altro che una fonte di malintesi, sofferenze e rancori mai del tutto sopiti.

(on air: Moonsorrow – Raunioilla)

Io non mi ritengo perfetto. Non credo di essere depositario della verità assoluta. Nella mia limitatezza intrinseca di essere umano, non posso fare altro che analizzare la situazione, avanzare ipotesi, verificarle, e proporre soluzioni e teorie. E’ molto buffo, in un certo senso, che una persona negata nelle scienze come me, abbia poi un sistema di ragionamento strutturato in modo tanto logico e scientifico.
Ma non posso farci niente. E’ nella mia natura interrogarmi su tutto e rimettere continuamente in discussione le mie idee. Se non facessi così, semplicemente sarei un’altra persona. Molto è anche dovuto all’influenza di mio padre. Il mio schema mentale è praticamente identico al suo, con la differenza che io aggiungo uno stadio: dove lui si ferma, dopo aver analizzato e vagliato ogni soluzione e idea, dicendo che "tutti hanno torto e ragione allo stesso tempo", io invece esprimo un giudizio finale, che esprime la tesi del mio pensiero; una tesi che non pretendo sia accettata da tutti, ma che cerco di difendere, e sicuramente non abbandono finchè qualcuno non mi dimostra razionalmente che è falsa. "Sapientis est mutare consilium" diceva qualcuno di cui non mi ricordo il nome ma sicuramente parlava in latino. Ma trovo anche vero che "Se un uomo non lotta per difendere le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale niente lui".
Anche quando si tratta di consigliare una persona in difficoltà, o che semplicemente è dubbiosa, io applico questo metodo: anche a costo – come a volte accade, senza che io stesso me ne renda conto – di apparire categorico nelle mie affermazioni, di cercare una causa anche dove tutto sembra casuale, persino a costo di far sentire i miei amici dei pazienti su un divano rosso.

(on air: At The Gates – Into The Dead Sky)

Io non volevo ferire nessuno. Lo voglio chiarire, alle persone che ho consigliato e anche a me stesso. Tutto quel che ho fatto, l’ho fatto con lo scopo preciso di aiutare e trovare la soluzione più idonea. Ma oggi, per la prima volta, mi sono reso conto che ad alcuni questo metodo non sta bene, risulta fastidioso, invadente, forse anche presuntuoso. Ma non me ne viene in mente uno migliore. Non mi piace dire ovvietà per consolare la gente, nè tantomento rimenere inerte e apatico a osservare il mondo da una rupe. Voglio essere come Socrate, un maieuta, voglio trovare la chiave che permette alle persone con cui parlo di relazionarsi in modo diverso al problema, e di risolverlo da soli. Socrate ci riusciva, ma lui era un sapiente di valore assoluto, io sono una matricola al primo anno di università, che non riesce a passare un esame neanche sacrificando agnelli a Thor.
Ciononostante, non voglio arrendermi. Non voglio abbandonare la strada che ho scelto, quando ancora non sapevo dove mi portasse e mi ispirava solo il paesaggio. Voglio trovare un compromesso, un modo per usare il mio metodo psicologico-scientifico senza far sentire i miei amici delle cavie nelle mani di un manipolatore mentale. Voglio tornare a gustare la sensazione meravigliosa che si prova quando qualcuno ti dice "Sai, ero proprio in un bel casino, ma ne sono uscito anche grazie a te". Voglio sentirmi utile e attivo, concretamente.
Ma ne sarò all’altezza?

(on air: Europe – The Final Countdown)

Non ho fatto nomi prima, non li farò neanche adesso: ma c’è stata una persona, stasera, che si merita qualche parola in più degli altri, una persona che forse crede di aver fatto poco, quando ha fatto tantissimo; una persona che, forse, mi ha passato i mattoncini per iniziare la ricostruzione del mio castello diroccato. Spero che questa persona legga queste righe, capisca che mi sto riferendo a lei, e le sfugga un sorriso. Come quelli che si stampano sul mio volto quando, cazzo, per una volta, sento di aver fatto una cosa giusta.
Grazie

Andrea (a.k.a. il porcospino un po’ meno nichilista di prima)