Satana!
Con colpevole ritardo (avevo anche un esame da preparare, capitemi) posto il resoconto dell’ultima notte bianca a Como, in data sabato 14 (o forse è il caso di dire domenica 15…?) giugno. Come da programma, ogni volta che io e Dario ci incontriamo, le normali leggi che governano l’universo si sovvertono e si genera l’Anticristo. Ma andiamo con ordine…

PROLOGO

La notizia dell’imminente notte bianca mi era già stata data la domenica precedente, alla festa di compleanno del caro Jacopo: trattandosi però di una notte bianca, si dava per scontata l’idea di star fuori fino a tardi, e considerata la mia avversione per la guida (anche solo per andare alla Coop in fondo alla strada, figuriamoci a Como), diventava prioritario trovare una sistemazione per la notte. Mi congedavo quindi dicendogli che "gli avrei fatto sapere"… fatto sta che, pochi giorni dopo, era Dario stesso a convincermi in chat. Il programma era interessante: saremmo stati io, lui, Mattia "The Grim Reaper", Tonzo, Veronica e Dario Folk, che aveva la casa libera a Civiglio, quindi potevamo arrivare da lui a qualsiasi ora e rimanere a dormire e/o cazzeggiare quanto ci pareva; ci sarebbe stato il concerto dei Cromo, ottima band heavy, amici di Dario; inoltre avremmo potuto trovarci con Jacopo e la sua compagnia al Tempio, dove sarebbero state allestite varie giostre e bancarelle. Sì, insomma, figata! Però sembrava tutto troppo bello… da qualche parte doveva esserci la fregatura…
Dario: "… ah, comunque da Como a Civiglio dobbiamo farcela a piedi!"
A PIEDI. Da Como a CIVIGLIO. La distanza era più o meno quella tra Cascina Gobba e Porta Venezia, però IN SALITA. E, ovviamente, con più alcol che sangue in corpo. Il piano era assolutamente folle, nessun essere umano raziocinante avrebbe mai tentato un’idiozia simile… accettai al volo.
Com’è poetico morire giovani.

IL POSTO

Giunge il gran giorno, e il progetto parte subito col piede giusto: dopo aver chiesto almeno tre volte a Dario se dovevo scendere a Como Borghi (ribattezzata "Dimmu Borghi" in onore di Arius XD), ed essermi sentito rispondere affermativamente, arrivo puntuale e scopro che i baldi giovani mi stanno aspettando a Como Lago. Poco male: ci si trova con qualche minuto di ritardo, e subito ho l’onore di contemplare l’ultimo prodotto della vena artistica di Dario Folk: un’ode dedicata alla Madonna, interamente farcita di bestemmie crudelissime e profondamente articolate, per di più scritta di getto in un momento di rabbia. Il rapporto di quel ragazzo con la religione è sublime.
Ci mettiamo subito in cammino alla ricerca del "Posto", un luogo misterioso scoperto dai due membri comaschi del Trio Metallo, che dovrebbe costituire la sorpresa più bella possibile per me e Mattia; lungo la strada ci imbattiamo in Arius e friends, tra cui Riccardo (recentemente soprannominato "DITTO" o "emulatore Riccardo.exe), che vengono simpaticamente allontanati per rendere il pomeriggio "no posers/nerds allowed". Dopo una breve deviazione in fumetteria, arriviamo al fantomatico "posto", che si rivela superiore a ogni nostra più rosea aspettativa: un negozio minuscolo, ma fornitissimo di birre importate, comprendente tutte le marche dei miei sogni – trappiste incluse. Lo alleggerisco all’istante di una bottiglia di Aventinus (EDIT: buonaaaaa… sbav!), quindi, dopo aver salutato Tonzo, tutti insieme si riparte alla volta del Tempio.

SUONI DI UN CERTO LIVELLO

Arriviamo puntuali per vedere all’opera uno dei gruppi più ignobili che abbia mai calcato le assi di un palco (sono riusciti a cannare completamente persino "Smells Like Teen Spirit", manco stessimo parlando di un pezzo fusion), e scambiare quattro chiacchiere con gli Underline, altro giovane e simpatico gruppo metal. Giusto il tempo di una fumatina con Dario Folk (e di un mio allucinante medley di Old Holborn, Clan e Latakia, ovvero un tabacco da sigaretta e due da pipa… un altro di questi esperimenti prog, e potrei non arrivare a vedere il 2009), ed andiamo ad osservare gli Underline on stage: la prova è buona, ma completamente sminchiata da un fonico che, probabilmente, sotto l’effetto di allucinogeni aveva deciso di suicidarsi facendosi esplodere col mixer; fatto sta che il microfono era praticamente inesistente, trasformando tutti i pezzi in strumentali. Peccato.
Finito il concerto, mentre Dario e Veronica rimangono a chiacchierare con gli altri, io, Mattia e Dario Folk ci rechiamo al vicino GS per la sacra quest: la spesa alcolica. Carichi di una decina di birre, due sangrie, due Nero D’Avola e un Genepi, ci ricongiungiamo agli altri e facciamo rotta al Merendero per la cena.

A NIGHT AT THE TEMPIO

Nonostante qualche piccolo intoppo (tipo il rifiuto dei gestori di accettare ticket, il ritardo di circa mezz’ora con cui veniamo serviti e la quantità irrisoria di birra), la cena scorre liscia tra oscenità di vario grado, e ci incamminiamo di nuovo per il Tempio per trascorrere la serata (non prima di aver deliziato la piazza con una performance alla Billy Ballo su base reggae, sotto gli occhi di un rasta giamaicano enorme che ci guardava compiaciuto. Immagine dei metallari nel mondo: meno 1000). In linea del tutto teorica, avremmo dovuto contare anche su Tonzo, ma veniamo informati del fatto che preferisce stare a casa, nonostante la possibile presenza della Sandrin, la donna della sua vita. Ha ragione il Dottor Marok, computer batte figa.
La serata si evolve rapidamente verso il devasto più osceno: l’alcol viene seccato a tempo di record; dal nulla salta fuori un goldone, che diventa presto un palloncino, comparendo in svariate foto; alcuni fanno avances a ogni creatura di sesso femminile che capiti sotto tiro, mentre altri si dirigono verso il cesso e non tornano più, fagocitati dalla folla ubriaca e festante. Nel mentre, incontro anche Jacopo, che come al solito ha ricevuto pacchi da 3/4 della sua compagnia.  Chiaramente, quando ci saranno tutti, tirerà pacco lui.
A un certo punto, ci ritroviamo io – con i polsi devastati da una caduta dopo una delle mie peregrinazioni in cerca di un bagno -, Mattia e Dario Folk – pesantemente sbronzi -, Dario e Veronica; ridotti come un branco di evasi da una comunità di recupero, ci trasciniamo verso il palco dove stanno per suonare i Cromo. Mentre Dario assiste Veronica in preda a un malore momentaneo, io e Mattia contempliamo lo spettacolo di Dario Folk che, interrogato sul suo stato di salute, risponde "Non tentarmi!" e si disattiva.

APOCALYPSE NOW!

Il concerto dei Cromo è notevole sotto tutti gli aspetti, compresa la resa sonora (era anche ora, al ventunesimo gruppo della giornata!): dopo esserci complimentati con loro, ci rendiamo conto che sono ormai le 4.30. E’ tempo di andare: miracolosamente Dario Folk riprende coscienza di sè, e inizia a guidarci lungo il periglioso cammino. E’ l’inizio di un’autentica odissea: il tracciato è meno complicato rispetto a quello di Torriggia, ma qui si tratta di una strada asfaltata perfettamente percorribile in una decina di minuti in macchina, il che ci porta a riflettere sull’inutilità delle nostre vite. Giunti a metà strada, Dario Folk avvista una scorciatoia che, a suo dire, ci avrebbe portati a destinazione in pochi minuti: certo, è un po’ accidentata, e c’è il rischio di essere aggrediti da qualche cinghiale (sic), ma in fondo siamo tutti uomini trve, vogliamo non farcela? In realtà, capiamo presto che abbiamo sopravvalutato il nostro essere folk: la "scorciatoia" è in realtà il GRETO di un TORRENTE in secca, con massi alti più di un metro e bagnati dalla pioggia, da scalare a mani nude e scarpe da ginnastica. Mi rimbocco le maniche e in qualche modo salgo il primo, ma arrivato al secondo, i miei polsi doloranti perdono la presa e mi schianto a terra, immolando un ginocchio e i suddetti polsi, definitivamente. Mesto, torno alla strada ordinaria con Dario, mentre gli altri tre continuano per il sentiero-fiume, che alla fine percorreranno integralmente, guadagnandosi un posto d’onore nei Finntroll.
Arriviamo a Civiglio che si sono ormai fatte le 6: senza troppe domande, ci spogliamo di ciò che resta dei vestiti e ci sbattiamo a dormire.

EPILOGO

Per le 11 siamo tutti svegli, con i nostri corpi ormai ridotti a una poltiglia lercia e umida, grazie anche alle mefitiche pozzanghere presenti in massa lungo la "scorciatoia": ne sa qualcosa Mattia, che mette calze e pantaloni ad asciugare nel FORNO… spargendo per tutta la casa una gradevole fragranza di putrefazione. La giornata riserva un’altra sorpresa: dal computer di Dario Folk ho l’onore di vedere alcuni frammenti del leggendario video della domenica di Pasqua a Torriggia, quello in cui io e Cappe ubriachi discutiamo di potere, Orwell e Machiavelli. Alcune frasi entreranno nella leggenda: tra queste ricordiamo "Ti spacco tutte le bottiglie in testa!", "Le masse non devono esistere!", "Vaffanculo Socrate!" e la mia preferita, "Non puoi, è antistorico!!" (urlata da me con voce alla Maccio Capatonda XD).
Siamo alle battute finali: dopo aver pranzato velocemente con piadine e affettati (scaldati nello stesso forno dove Mattia ha asciugato i vestiti puzzolenti… viva l’igiene!), ed osservato Dario Folk suonare alla tastiera la Marcia Turca e il tema di Trollhammaren, non ci resta che tornare a Como – in autobus, grazie al cielo – e salutarci.

Una giornata epica, delirante e profondamente autolesionistica… degno preludio all’estate che sta arrivando. Chiudo con un omaggio al geniale Tonzo e alla sua frase personale su Messenger: "Se gli architetti costruissero come i programmatori programmano, basterebbe l’arrivo di un picchio per causare la rovina dell’umanità".
Long live insanity!!