Archive for giugno 2008

Il dilemma del porcospino

(on air: Blind Guardian – Harvest Of Sorrow)

Serata insolita.
Nata in modo anonimo e usuale, sviluppatasi male, proseguita su livelli di avvilimento e depressione che non vedevo da mesi, e poi, quando tutto ormai sfumava nel nero più cupo, risollevata dall’intervento insperato di alcune persone – una in particolare – che mi hanno restituito il sorriso e un briciolo di buonumore.
Una serata in cui ho seriamente rischiato di distruggere con le mie stesse mani due rapporti splendidi che avevo costruito con fatica in mesi e mesi di conversazioni, di confidenze, di risate, di complicità, anche di incomprensioni e di incazzature.

(on air: Deep Purple – Mistreated)

E’ incredibile pensare a quanto siano instabili e illogici i rapporti umani, e a quanto, paradossalmente, questa instabilità sia proporzionale al grado di confidenza: finchè due persone si conoscono abbastanza da trovarsi simpatiche a vicenda, e parlano di argomenti disimpegnati e leggeri, l’amicizia non potrà che consolidarsi; ma quando si arriva a un tale livello di intimità da confrontarsi su questioni spinose come la fede, i sentimenti, le idee… lì basta un attimo, una parola di troppo, un concetto espresso con troppa enfasi, una frase innocente detta con il tono sbagliato, e ti ritrovi seduto ad ammazzarti di seghe mentali, a pensare "Sono un coglione, ho rovinato tutto", a chiederti se ti verrà concessa almeno la possibilità di rimediare. Più passa il tempo, più mi convinco che, nel trattare con gli altri, non esistono esperti, ma solo apprendisti più o meno navigati. E di quanto sia incredibilmente basso il mio livello di apprendistato.

(on air: Iron Maiden, Seventh Son Of A Seventh Son)

Poi ci sono i casi particolari, in cui parti con l’intenzione di fare una buona azione, di aiutare, di usare le tue conoscenze per risolvere i problemi delle persone che ti stanno a cuore, e invece ottieni l’effetto opposto. Alcuni lo chiamano "il dilemma del porcospino": il porcospino è desideroso di legare con gli altri animaletti, ma a causa dei suoi aculei finisce per ferire e allontanare proprio chi aveva cercato di avvicinare.
Ecco, io mi sento molto porcospino stasera.
La mia forma mentis, il mio credo di ricercare sempre le cause di tutto, di non accontentarsi mai della spiegazione più ovvia, di rifiutare dogmi, concetti non argomentati e verità rivelate, di indagare e porsi domande anche su argomenti che sembrano scontati o inutili (ciò che mi ha spinto a dedicarmi alla psicologia, nonchè retaggio della mia grande passione per la storia e la filosofia), ha creato un effetto-valanga, uno tsunami di proporzioni inaspettate che ha finito per minare gran parte delle mie certezze, per trascinarmi legato davanti a uno specchio, a chiedermi se forse non avessi sbagliato tutto, se quella che credevo fosse la mia vocazione invece non fosse altro che una fonte di malintesi, sofferenze e rancori mai del tutto sopiti.

(on air: Moonsorrow – Raunioilla)

Io non mi ritengo perfetto. Non credo di essere depositario della verità assoluta. Nella mia limitatezza intrinseca di essere umano, non posso fare altro che analizzare la situazione, avanzare ipotesi, verificarle, e proporre soluzioni e teorie. E’ molto buffo, in un certo senso, che una persona negata nelle scienze come me, abbia poi un sistema di ragionamento strutturato in modo tanto logico e scientifico.
Ma non posso farci niente. E’ nella mia natura interrogarmi su tutto e rimettere continuamente in discussione le mie idee. Se non facessi così, semplicemente sarei un’altra persona. Molto è anche dovuto all’influenza di mio padre. Il mio schema mentale è praticamente identico al suo, con la differenza che io aggiungo uno stadio: dove lui si ferma, dopo aver analizzato e vagliato ogni soluzione e idea, dicendo che "tutti hanno torto e ragione allo stesso tempo", io invece esprimo un giudizio finale, che esprime la tesi del mio pensiero; una tesi che non pretendo sia accettata da tutti, ma che cerco di difendere, e sicuramente non abbandono finchè qualcuno non mi dimostra razionalmente che è falsa. "Sapientis est mutare consilium" diceva qualcuno di cui non mi ricordo il nome ma sicuramente parlava in latino. Ma trovo anche vero che "Se un uomo non lotta per difendere le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale niente lui".
Anche quando si tratta di consigliare una persona in difficoltà, o che semplicemente è dubbiosa, io applico questo metodo: anche a costo – come a volte accade, senza che io stesso me ne renda conto – di apparire categorico nelle mie affermazioni, di cercare una causa anche dove tutto sembra casuale, persino a costo di far sentire i miei amici dei pazienti su un divano rosso.

(on air: At The Gates – Into The Dead Sky)

Io non volevo ferire nessuno. Lo voglio chiarire, alle persone che ho consigliato e anche a me stesso. Tutto quel che ho fatto, l’ho fatto con lo scopo preciso di aiutare e trovare la soluzione più idonea. Ma oggi, per la prima volta, mi sono reso conto che ad alcuni questo metodo non sta bene, risulta fastidioso, invadente, forse anche presuntuoso. Ma non me ne viene in mente uno migliore. Non mi piace dire ovvietà per consolare la gente, nè tantomento rimenere inerte e apatico a osservare il mondo da una rupe. Voglio essere come Socrate, un maieuta, voglio trovare la chiave che permette alle persone con cui parlo di relazionarsi in modo diverso al problema, e di risolverlo da soli. Socrate ci riusciva, ma lui era un sapiente di valore assoluto, io sono una matricola al primo anno di università, che non riesce a passare un esame neanche sacrificando agnelli a Thor.
Ciononostante, non voglio arrendermi. Non voglio abbandonare la strada che ho scelto, quando ancora non sapevo dove mi portasse e mi ispirava solo il paesaggio. Voglio trovare un compromesso, un modo per usare il mio metodo psicologico-scientifico senza far sentire i miei amici delle cavie nelle mani di un manipolatore mentale. Voglio tornare a gustare la sensazione meravigliosa che si prova quando qualcuno ti dice "Sai, ero proprio in un bel casino, ma ne sono uscito anche grazie a te". Voglio sentirmi utile e attivo, concretamente.
Ma ne sarò all’altezza?

(on air: Europe – The Final Countdown)

Non ho fatto nomi prima, non li farò neanche adesso: ma c’è stata una persona, stasera, che si merita qualche parola in più degli altri, una persona che forse crede di aver fatto poco, quando ha fatto tantissimo; una persona che, forse, mi ha passato i mattoncini per iniziare la ricostruzione del mio castello diroccato. Spero che questa persona legga queste righe, capisca che mi sto riferendo a lei, e le sfugga un sorriso. Come quelli che si stampano sul mio volto quando, cazzo, per una volta, sento di aver fatto una cosa giusta.
Grazie

Andrea (a.k.a. il porcospino un po’ meno nichilista di prima)

Notte bianca live in Como – 14-15/06/2008


Satana!
Con colpevole ritardo (avevo anche un esame da preparare, capitemi) posto il resoconto dell’ultima notte bianca a Como, in data sabato 14 (o forse è il caso di dire domenica 15…?) giugno. Come da programma, ogni volta che io e Dario ci incontriamo, le normali leggi che governano l’universo si sovvertono e si genera l’Anticristo. Ma andiamo con ordine…

PROLOGO

La notizia dell’imminente notte bianca mi era già stata data la domenica precedente, alla festa di compleanno del caro Jacopo: trattandosi però di una notte bianca, si dava per scontata l’idea di star fuori fino a tardi, e considerata la mia avversione per la guida (anche solo per andare alla Coop in fondo alla strada, figuriamoci a Como), diventava prioritario trovare una sistemazione per la notte. Mi congedavo quindi dicendogli che "gli avrei fatto sapere"… fatto sta che, pochi giorni dopo, era Dario stesso a convincermi in chat. Il programma era interessante: saremmo stati io, lui, Mattia "The Grim Reaper", Tonzo, Veronica e Dario Folk, che aveva la casa libera a Civiglio, quindi potevamo arrivare da lui a qualsiasi ora e rimanere a dormire e/o cazzeggiare quanto ci pareva; ci sarebbe stato il concerto dei Cromo, ottima band heavy, amici di Dario; inoltre avremmo potuto trovarci con Jacopo e la sua compagnia al Tempio, dove sarebbero state allestite varie giostre e bancarelle. Sì, insomma, figata! Però sembrava tutto troppo bello… da qualche parte doveva esserci la fregatura…
Dario: "… ah, comunque da Como a Civiglio dobbiamo farcela a piedi!"
A PIEDI. Da Como a CIVIGLIO. La distanza era più o meno quella tra Cascina Gobba e Porta Venezia, però IN SALITA. E, ovviamente, con più alcol che sangue in corpo. Il piano era assolutamente folle, nessun essere umano raziocinante avrebbe mai tentato un’idiozia simile… accettai al volo.
Com’è poetico morire giovani.

IL POSTO

Giunge il gran giorno, e il progetto parte subito col piede giusto: dopo aver chiesto almeno tre volte a Dario se dovevo scendere a Como Borghi (ribattezzata "Dimmu Borghi" in onore di Arius XD), ed essermi sentito rispondere affermativamente, arrivo puntuale e scopro che i baldi giovani mi stanno aspettando a Como Lago. Poco male: ci si trova con qualche minuto di ritardo, e subito ho l’onore di contemplare l’ultimo prodotto della vena artistica di Dario Folk: un’ode dedicata alla Madonna, interamente farcita di bestemmie crudelissime e profondamente articolate, per di più scritta di getto in un momento di rabbia. Il rapporto di quel ragazzo con la religione è sublime.
Ci mettiamo subito in cammino alla ricerca del "Posto", un luogo misterioso scoperto dai due membri comaschi del Trio Metallo, che dovrebbe costituire la sorpresa più bella possibile per me e Mattia; lungo la strada ci imbattiamo in Arius e friends, tra cui Riccardo (recentemente soprannominato "DITTO" o "emulatore Riccardo.exe), che vengono simpaticamente allontanati per rendere il pomeriggio "no posers/nerds allowed". Dopo una breve deviazione in fumetteria, arriviamo al fantomatico "posto", che si rivela superiore a ogni nostra più rosea aspettativa: un negozio minuscolo, ma fornitissimo di birre importate, comprendente tutte le marche dei miei sogni – trappiste incluse. Lo alleggerisco all’istante di una bottiglia di Aventinus (EDIT: buonaaaaa… sbav!), quindi, dopo aver salutato Tonzo, tutti insieme si riparte alla volta del Tempio.

SUONI DI UN CERTO LIVELLO

Arriviamo puntuali per vedere all’opera uno dei gruppi più ignobili che abbia mai calcato le assi di un palco (sono riusciti a cannare completamente persino "Smells Like Teen Spirit", manco stessimo parlando di un pezzo fusion), e scambiare quattro chiacchiere con gli Underline, altro giovane e simpatico gruppo metal. Giusto il tempo di una fumatina con Dario Folk (e di un mio allucinante medley di Old Holborn, Clan e Latakia, ovvero un tabacco da sigaretta e due da pipa… un altro di questi esperimenti prog, e potrei non arrivare a vedere il 2009), ed andiamo ad osservare gli Underline on stage: la prova è buona, ma completamente sminchiata da un fonico che, probabilmente, sotto l’effetto di allucinogeni aveva deciso di suicidarsi facendosi esplodere col mixer; fatto sta che il microfono era praticamente inesistente, trasformando tutti i pezzi in strumentali. Peccato.
Finito il concerto, mentre Dario e Veronica rimangono a chiacchierare con gli altri, io, Mattia e Dario Folk ci rechiamo al vicino GS per la sacra quest: la spesa alcolica. Carichi di una decina di birre, due sangrie, due Nero D’Avola e un Genepi, ci ricongiungiamo agli altri e facciamo rotta al Merendero per la cena.

A NIGHT AT THE TEMPIO

Nonostante qualche piccolo intoppo (tipo il rifiuto dei gestori di accettare ticket, il ritardo di circa mezz’ora con cui veniamo serviti e la quantità irrisoria di birra), la cena scorre liscia tra oscenità di vario grado, e ci incamminiamo di nuovo per il Tempio per trascorrere la serata (non prima di aver deliziato la piazza con una performance alla Billy Ballo su base reggae, sotto gli occhi di un rasta giamaicano enorme che ci guardava compiaciuto. Immagine dei metallari nel mondo: meno 1000). In linea del tutto teorica, avremmo dovuto contare anche su Tonzo, ma veniamo informati del fatto che preferisce stare a casa, nonostante la possibile presenza della Sandrin, la donna della sua vita. Ha ragione il Dottor Marok, computer batte figa.
La serata si evolve rapidamente verso il devasto più osceno: l’alcol viene seccato a tempo di record; dal nulla salta fuori un goldone, che diventa presto un palloncino, comparendo in svariate foto; alcuni fanno avances a ogni creatura di sesso femminile che capiti sotto tiro, mentre altri si dirigono verso il cesso e non tornano più, fagocitati dalla folla ubriaca e festante. Nel mentre, incontro anche Jacopo, che come al solito ha ricevuto pacchi da 3/4 della sua compagnia.  Chiaramente, quando ci saranno tutti, tirerà pacco lui.
A un certo punto, ci ritroviamo io – con i polsi devastati da una caduta dopo una delle mie peregrinazioni in cerca di un bagno -, Mattia e Dario Folk – pesantemente sbronzi -, Dario e Veronica; ridotti come un branco di evasi da una comunità di recupero, ci trasciniamo verso il palco dove stanno per suonare i Cromo. Mentre Dario assiste Veronica in preda a un malore momentaneo, io e Mattia contempliamo lo spettacolo di Dario Folk che, interrogato sul suo stato di salute, risponde "Non tentarmi!" e si disattiva.

APOCALYPSE NOW!

Il concerto dei Cromo è notevole sotto tutti gli aspetti, compresa la resa sonora (era anche ora, al ventunesimo gruppo della giornata!): dopo esserci complimentati con loro, ci rendiamo conto che sono ormai le 4.30. E’ tempo di andare: miracolosamente Dario Folk riprende coscienza di sè, e inizia a guidarci lungo il periglioso cammino. E’ l’inizio di un’autentica odissea: il tracciato è meno complicato rispetto a quello di Torriggia, ma qui si tratta di una strada asfaltata perfettamente percorribile in una decina di minuti in macchina, il che ci porta a riflettere sull’inutilità delle nostre vite. Giunti a metà strada, Dario Folk avvista una scorciatoia che, a suo dire, ci avrebbe portati a destinazione in pochi minuti: certo, è un po’ accidentata, e c’è il rischio di essere aggrediti da qualche cinghiale (sic), ma in fondo siamo tutti uomini trve, vogliamo non farcela? In realtà, capiamo presto che abbiamo sopravvalutato il nostro essere folk: la "scorciatoia" è in realtà il GRETO di un TORRENTE in secca, con massi alti più di un metro e bagnati dalla pioggia, da scalare a mani nude e scarpe da ginnastica. Mi rimbocco le maniche e in qualche modo salgo il primo, ma arrivato al secondo, i miei polsi doloranti perdono la presa e mi schianto a terra, immolando un ginocchio e i suddetti polsi, definitivamente. Mesto, torno alla strada ordinaria con Dario, mentre gli altri tre continuano per il sentiero-fiume, che alla fine percorreranno integralmente, guadagnandosi un posto d’onore nei Finntroll.
Arriviamo a Civiglio che si sono ormai fatte le 6: senza troppe domande, ci spogliamo di ciò che resta dei vestiti e ci sbattiamo a dormire.

EPILOGO

Per le 11 siamo tutti svegli, con i nostri corpi ormai ridotti a una poltiglia lercia e umida, grazie anche alle mefitiche pozzanghere presenti in massa lungo la "scorciatoia": ne sa qualcosa Mattia, che mette calze e pantaloni ad asciugare nel FORNO… spargendo per tutta la casa una gradevole fragranza di putrefazione. La giornata riserva un’altra sorpresa: dal computer di Dario Folk ho l’onore di vedere alcuni frammenti del leggendario video della domenica di Pasqua a Torriggia, quello in cui io e Cappe ubriachi discutiamo di potere, Orwell e Machiavelli. Alcune frasi entreranno nella leggenda: tra queste ricordiamo "Ti spacco tutte le bottiglie in testa!", "Le masse non devono esistere!", "Vaffanculo Socrate!" e la mia preferita, "Non puoi, è antistorico!!" (urlata da me con voce alla Maccio Capatonda XD).
Siamo alle battute finali: dopo aver pranzato velocemente con piadine e affettati (scaldati nello stesso forno dove Mattia ha asciugato i vestiti puzzolenti… viva l’igiene!), ed osservato Dario Folk suonare alla tastiera la Marcia Turca e il tema di Trollhammaren, non ci resta che tornare a Como – in autobus, grazie al cielo – e salutarci.

Una giornata epica, delirante e profondamente autolesionistica… degno preludio all’estate che sta arrivando. Chiudo con un omaggio al geniale Tonzo e alla sua frase personale su Messenger: "Se gli architetti costruissero come i programmatori programmano, basterebbe l’arrivo di un picchio per causare la rovina dell’umanità".
Long live insanity!!



Comunicazione di servizio + nonsense


(ATTENZIONE: il seguente post è totalmente privo di significato e potrebbe turbare la serenità dell’utente. Si prega di mandare a letto bambini e anziani, e di tenere lontano dalla portata di donne incinte, cardiopatici, lebbrosi e francesi.)

Rieccomi!
Alla fine, tra tentativi a vuoto, bestemmie, sudore e incazzature, sono riuscito a rendere questo blog quasi guardabile. Andrea 1 – Mondo 0, come direbbe Marta.
Già che ci sono ricordo, a quanti non l’abbiano ancora fatto, di cancellare il mio vecchio contatto giovanni.tringali@fastwebnet.it: ho scoperto che può inviare virus alla mia lista contatti anche se lo lascio disconnesso per sempre. Vedermi arrivare tramite Messenger un virus da ME STESSO è un’esperienza che ha del trascendentale.
Bene, teoricamente ho detto tutto quello che avevo dire; ma, dato che è un intervento decisamente troppo corto per i miei standard, lo infarcirò di un po’ di minchiate assolutamente senza senso. Del resto, anche la vita stessa è un po’ senza senso talvolta, no?

Innanzitutto, è doveroso fare i complimenti al buon Salvatore per il grande concerto di ieri sera al Limelight, luogo che si candida con forza per la palma di locale più farlocco dell’intera città: il palco era costituito da una sorta di recinto per animali di 5 metri x 2, la prima fila era occupata da divanetti che VOLTAVANO LE SPALLE ai musicisti (è un po’ come andare al cinema e scoprire che lo schermo è messo dietro alle poltroncine), praticamente privo di servizi igienici ubicati in modo raggiungibile, e con una security composta essenzialmente da tamarri analfabeti rompicoglioni.
Location a parte, la band – composta da Sal al microfono, Paul alla chitarra, Archimede al basso, Spagnol alla batteria e una compagna di classe di Danny alla tastiera – si è cimentata ottimamente tra energico hard ‘n’ heavy e spettacolari brani grindcore (per non parlare degli spassosissimi intermezzi tra un brano e l’altro), il tutto ben orchestrato dal bravissimo frontman, che ha dimostrato di reggere alla grande il palco, e si è successivamente esibito in una prova solista alla chitarra acustica, molto piacevole. Molto bravi anche i Blindness del sempre impeccabile "Virgult" Martelloni. Insomma, serata coi controcazzi, per essere fini.

Più passa il tempo, più mi convinco che parlare a mio padre dei cazzi miei porti sfiga: agli inizi di aprile, parlando della mia situazione universitaria, gli avevo detto, parafrasando Galliani dopo Milan-Arsenal, che mi aspettavano "8 finali da giocare", alludendo agli 8 esami – tra scritti e orali – che mi separavano dalla fine dell’anno accademico. Bene, dopo questa geniale trovata, ho cannato senza appello i primi quattro nel giro di 6 settimane, e ora mi trovo in una situazione che mi fa apparire allettante la prospettiva del suicidio: anche ammesso che io riesca a passare Storia della Psicologia tra 2 settimane, Psicologia Generale a luglio e Psicologia dello Sviluppo a settembre, rimarrebbero ancora fuori Biologia e Genetica. Proprio quelle che andavano date tassativamente entro quest’anno, perchè dal prossimo sarebbero state riunite in un unico esame, più lungo e più cattivo. Tutto questo tralasciando Fondamenti Anatomo-Fisiologici Dell’Attività Psichica, che probabilmente mi trascinerò dietro fino alla laurea (che conseguirò quando a Milano ci saranno 10 linee della metropolitana, le auto andranno a idrogeno, "Chinese Democracy" sarà ormai considerato un classico del rock e gli attuali docenti saranno tutti morti di vecchiaia). Niente panico: mi hanno detto che la Polonia ha un mercato del lavoro in grande espansione…

Parlando di cose più felici, l’estate che mi si prospetta ha tutti gli attributi per risultare qualcosa di epico: il 26 giugno si parte impennando con il Gods Of Metal a Bologna, che vedrà esibirsi gente del calibro di Iron Maiden (con i classici degli anni ’80), Judas Priest, Testament, le reunion di Carcass e At The Gates, Iced Earth con Matt Barlow e tanti altri. Mi spiace solo che l’ultima giornata coincida con la finale degli Europei: nel caso, i Judas Priest si fotteranno e andrò a cercare un maxischermo.
Luglio prevede, salvo stravolgimenti, una devastante settimana di campeggio in Toscana con i miei giovani protetti della 2G, che si preannuncia già all’insegna di alcol e folk a manetta; tutto questo sommato al primo, imperdibile concerto italiano dei Mago De Oz, il 27 luglio all’Idroscalo. Dulcis in fundo, agosto vedrà il mio arrembante ritorno in Germania, a Dinkelsbuhl per il Summer Breeze: l’evento è di quelli col botto, con gente come Helloween, Ensiferum, Korpiklaani, Behemoth, Månegarm, Eluveitie, Diablo Swing Orchestra e Saltatio Mortis. Se tutto va bene, potrei persino ascoltare "Tales Of Ithiria", l’ormai leggendario nuovo album degli Haggard, che doveva uscire a fine 2006 e tuttora latita nell’Iperuranio.
Certo, come in tutte le cose belle, c’è la fregatura: nella fattispecie, tutto questo allettante programmino richiederà mezzi economici che, al momento, non sono sicuro di possedere (a meno che non mi nutra di bacche e acqua piovana per entrambi i festival); ho già dovuto a malincuore sopprimere il concerto dei Jethro Tull agli Arcimboldi, e con ogni probabilità dovrò paccare e/o rinviare i vari meeting e feste celtiche a cui sarò invitato. Oh, non sono onnipotente. Vorrà dire che, dopo l’estate, mi cercherò un lavoretto (non in Polonia), in modo da non arrivare anche l’estate prossima con l’acqua alla gola; estate prossima in cui, ricordiamo, si terrà il ventennale di Wacken, e la nostra presenza è obbligatoria.

Ragazzi, meno male che c’è la musica. Per quanto mi riguarda, l’unico motivo tangibile per cui questo 2008 non è interamente da buttare nel cesso. Vabbè, aggiungiamoci anche le nuove amicizie che sono riuscito a stringere in questi mesi… ma solo perchè stasera sono preso bene. Anzi no, esageriamo: sono abbastanza fiero di me da questo punto di vista: ho salvato un rapporto con due persone che rischiava di essere compromesso, ho legato con gente in gamba e simpatica, e sono riuscito a conservare in maniera soddisfacente le amicizie che avevo già. Se anche sotto gli altri aspetti il bilancio fosse così positivo, non avrei motivi per dire che quest’anno sta andando allegramente a fare in culo. Ma sì, in fondo ho vissuto momenti peggiori: in confronto al 2004, il 2008 è un paradiso terrestre senza Dio.

Boh, penso che vi saluterò. L’intervento è abbastanza ignobile, ma ho fatto di peggio. Spero che i commenti, qualora presenti, siano sulla stessa lunghezza d’onda.
Forever and ever, Heavy Metal is the Law. And long live Rock ‘n’ Roll.